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GORGO

THE BOOST – MANTXO

THE BOOST nasce dalla voglia di raccontarvi quella che è la grande scena artistica italiana, in questa rubrica cercheremo di proporvi artisti dotati ma poco conosciuti al grande pubblico. Uno spazio che vogliamo dedicare a coloro che ci hanno colpito per capacità e stile personale, andando poi seguirne l’evoluzione nel corso del tempo.

Quest’oggi la rubrica si tinge di rosa con MANTXO

Ombre, ombre in ogni dove, avvolgono corpi, volti e nudità, si muovono silenziose sulla tela immergendosi sempre più in profondità, stringendo il cappio e reclamando la tua attenzione, spostandola verso di loro e cancellando temporaneamente lo sguardo dal resto di quello proposto che diviene invisibile e appannato, vedo non vedo, spengo gli occhi e mi faccio attraversare da sensazioni.

Sono rimasto stordito nell’osservare i disegni di MANTXO, è un gioco a ricorrersi tra quanto disegnato e la sovrapposizione di toni neri, il gioco della vita dove davanti alla bellezza ci si trova spesso a combattere con le brutture, tristezze ed ostacoli nei quali inciampiamo molte volte.

Gli sguardi sono penetranti, una spada secca e decisa in petto, le figure, gli uomini e le donne proposti rappresentano un istantanea, come un ricordo, veloce, rapido e poi scompare, è fumo nero che intacca la superficie e scappa, lasciandosi alla spalle poche tracce visibili.

Il lavoro di Chiara Manchovas aka MANTXO, si evolve e sviluppa a Torino dove, dopo aver completato gli studi, porta avanti il proprio personale approccio artistico muovendosi in diversi campi, dall’illustrazione, alla fotografia, alla grafica, al design, fino ad arrivare alle prime esperienze all’arte urbana attraverso una sperimentazione che vede l’artista coinvolta in progetti come il BUNKER e il SAM di Torino, il tutto condito con una forte vena esplorativa e simbiotica con l’arte.

L’equilibrio tra la propria personalità e quello che circonda l’artista, l’equilibrio tra cultura appresa negli anni ed un istinto forte che porta l’artista a buttare fuori il proprio credo artistico, unito all’incredibile capacità di disegno di MANTXO, esplode nelle sue illustrazioni, attraverso l’utilizzo principalmente di china, pastelli neri, gessetti. L’istinto abbinato alla “cultura”, laddove l’istinto è qualcosa di inciso internamente in quanto parte viscerale di ognuno di noi, mentre la cultura è qualcosa che viene dal di fuori, dalle esperienze maturate, tutto ciò in un costante equilibrio.

Lo sporcarsi di colore, strappare la carta, schizzare con la china, consumare una matita, cambiare un rullino, ascoltare il rumore di uno scatto, rappresentano la gestualità, la fisicità e la passione per gli strumenti utilizzati da Chiara. La passione guida l’artista che viene attraversata da stimoli e situazioni esterne, i lavori nascono da quello che MANTXO vive ogni giorno, le esperienze di vita rappresentano il sangue e la sostanza di quello che fà. E’ uno scontrarsi e contemporaneamente ricercare sensazioni ricche, forti e contrastanti, situazioni pericolose e violente ma anche delicate e pure. Dall’altra parte invece troviamo una forte attrazione per ciò che rappresenta l’invisibile e l’intangibile alle nostre percezioni, personalità misteriose, sogni rarefatti, poco chiari e quasi dimenticati, tutto ciò viene instillato in macchie, strappi, confusione e disordine fino ad un equilibrio, un riordinare, digerire e gestire tutte queste componenti in una forza stimolante per tutte le sue creazioni.

L’equilibrio e l’opposto rappresentano i temi ricorrenti nel suo lavoro, nel modo di pensare e nella composizione finale dell’immagine, di una fotografia o di un disegno.
La musica, trasmette e racchiude in maniera facile e diretta tutte le percezioni dell’artista, guida Chiara che si immerge in suoni e note durante le sue sessioni di lavoro, emergendone in seguito solo a lavoro completato.

Ancora l’equilibrio è ben distinguibile in un simbolo ricorrente che utilizza nelle sue creazioni, il triangolo equilatero. È intrinseca in questa figura il significato della dicotomia, per esempio esprime l’idea della divinità, sia l’idea dell’ascesi dell’uomo verso il divino, o il microcosmo che si innalza verso il macrocosmo. Il triangolo come entità intermedia, tra cerchio e quadrato, di un entità astratta e spirituale e la materia che invece incarna i nostri sensi. Ancora, il triangolo rappresenta graficamente i quattro elementi, se posizionato con la punta verso l’alto, il fuoco e il sesso maschile, con la punta in basso invece l’acqua e il sesso femminile, l’equilibrio tra queste due posizioni è dato dalla loro unione nella forma dell’esagono stellato, composto dall’incrocio delle due figure inverse.

Un lavoro in moto perpetuo, intriso di segni e di calore umano rappresentato dalle esperienze, lavori che racchiudo al loro interno sguardi, istanti e storie, macchie e allucinazioni, dove tutto e percettibile ma allo stesso tempo trasparente, immobile e effimero.
Sguardi silenziosi, niente pupille, solo schizzi di colore collocati istintivamente e riequilibrati dai corpi e dalle facce arse di nero, corpi vacui che trovano nido nella tela, nella fotografia, nei poster, fermi li a guardarti e a nascondersi allo stesso tempo.

www.chiaramanchovas.com

THE BOOST – MANTXO

THE BOOST nasce dalla voglia di raccontarvi quella che è la grande scena artistica italiana, in questa rubrica cercheremo di proporvi artisti dotati ma poco conosciuti al grande pubblico. Uno spazio che vogliamo dedicare a coloro che ci hanno colpito per capacità e stile personale, andando poi seguirne l’evoluzione nel corso del tempo.

Quest’oggi la rubrica si tinge di rosa con MANTXO

Ombre, ombre in ogni dove, avvolgono corpi, volti e nudità, si muovono silenziose sulla tela immergendosi sempre più in profondità, stringendo il cappio e reclamando la tua attenzione, spostandola verso di loro e cancellando temporaneamente lo sguardo dal resto di quello proposto che diviene invisibile e appannato, vedo non vedo, spengo gli occhi e mi faccio attraversare da sensazioni.

Sono rimasto stordito nell’osservare i disegni di MANTXO, è un gioco a ricorrersi tra quanto disegnato e la sovrapposizione di toni neri, il gioco della vita dove davanti alla bellezza ci si trova spesso a combattere con le brutture, tristezze ed ostacoli nei quali inciampiamo molte volte.

Gli sguardi sono penetranti, una spada secca e decisa in petto, le figure, gli uomini e le donne proposti rappresentano un istantanea, come un ricordo, veloce, rapido e poi scompare, è fumo nero che intacca la superficie e scappa, lasciandosi alla spalle poche tracce visibili.

Il lavoro di Chiara Manchovas aka MANTXO, si evolve e sviluppa a Torino dove, dopo aver completato gli studi, porta avanti il proprio personale approccio artistico muovendosi in diversi campi, dall’illustrazione, alla fotografia, alla grafica, al design, fino ad arrivare alle prime esperienze all’arte urbana attraverso una sperimentazione che vede l’artista coinvolta in progetti come il BUNKER e il SAM di Torino, il tutto condito con una forte vena esplorativa e simbiotica con l’arte.

L’equilibrio tra la propria personalità e quello che circonda l’artista, l’equilibrio tra cultura appresa negli anni ed un istinto forte che porta l’artista a buttare fuori il proprio credo artistico, unito all’incredibile capacità di disegno di MANTXO, esplode nelle sue illustrazioni, attraverso l’utilizzo principalmente di china, pastelli neri, gessetti. L’istinto abbinato alla “cultura”, laddove l’istinto è qualcosa di inciso internamente in quanto parte viscerale di ognuno di noi, mentre la cultura è qualcosa che viene dal di fuori, dalle esperienze maturate, tutto ciò in un costante equilibrio.

Lo sporcarsi di colore, strappare la carta, schizzare con la china, consumare una matita, cambiare un rullino, ascoltare il rumore di uno scatto, rappresentano la gestualità, la fisicità e la passione per gli strumenti utilizzati da Chiara. La passione guida l’artista che viene attraversata da stimoli e situazioni esterne, i lavori nascono da quello che MANTXO vive ogni giorno, le esperienze di vita rappresentano il sangue e la sostanza di quello che fà. E’ uno scontrarsi e contemporaneamente ricercare sensazioni ricche, forti e contrastanti, situazioni pericolose e violente ma anche delicate e pure. Dall’altra parte invece troviamo una forte attrazione per ciò che rappresenta l’invisibile e l’intangibile alle nostre percezioni, personalità misteriose, sogni rarefatti, poco chiari e quasi dimenticati, tutto ciò viene instillato in macchie, strappi, confusione e disordine fino ad un equilibrio, un riordinare, digerire e gestire tutte queste componenti in una forza stimolante per tutte le sue creazioni.

L’equilibrio e l’opposto rappresentano i temi ricorrenti nel suo lavoro, nel modo di pensare e nella composizione finale dell’immagine, di una fotografia o di un disegno.
La musica, trasmette e racchiude in maniera facile e diretta tutte le percezioni dell’artista, guida Chiara che si immerge in suoni e note durante le sue sessioni di lavoro, emergendone in seguito solo a lavoro completato.

Ancora l’equilibrio è ben distinguibile in un simbolo ricorrente che utilizza nelle sue creazioni, il triangolo equilatero. È intrinseca in questa figura il significato della dicotomia, per esempio esprime l’idea della divinità, sia l’idea dell’ascesi dell’uomo verso il divino, o il microcosmo che si innalza verso il macrocosmo. Il triangolo come entità intermedia, tra cerchio e quadrato, di un entità astratta e spirituale e la materia che invece incarna i nostri sensi. Ancora, il triangolo rappresenta graficamente i quattro elementi, se posizionato con la punta verso l’alto, il fuoco e il sesso maschile, con la punta in basso invece l’acqua e il sesso femminile, l’equilibrio tra queste due posizioni è dato dalla loro unione nella forma dell’esagono stellato, composto dall’incrocio delle due figure inverse.

Un lavoro in moto perpetuo, intriso di segni e di calore umano rappresentato dalle esperienze, lavori che racchiudo al loro interno sguardi, istanti e storie, macchie e allucinazioni, dove tutto e percettibile ma allo stesso tempo trasparente, immobile e effimero.
Sguardi silenziosi, niente pupille, solo schizzi di colore collocati istintivamente e riequilibrati dai corpi e dalle facce arse di nero, corpi vacui che trovano nido nella tela, nella fotografia, nei poster, fermi li a guardarti e a nascondersi allo stesso tempo.

www.chiaramanchovas.com