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GORGO

Sepe – “One day that all’s gonna be ours” New Mural

E’ molto interessante vedere come i grandi interpreti riescano a sviluppare il proprio immaginario sia sulle grandi pareti sia in lavori decisamente di dimensioni più ridotte, è il caso di Sepe, di cui ci siamo spesso occupati mostrandovi le splendide composizioni elaborate sui grandi spazi che l’Europa dell’Est può offrire, che torna ora con un nuovo intervento all’interno di un vecchio edificio abbandonato.

Abbiamo raccolto il suo immaginario tra le viscere delle gigantesche creazioni dei festival europei, ne abbiamo colto il talento incastonato all’interno di una particolare tinta vinacea che ne rimarcava il passaggio fino a scoprine la meraviglia dei personaggi surreali dai corpi impossibili, dotati di arti minuscoli e busti giganteschi, abbiamo amato i loro passi incerti ed il loro eccezionale livello di dettaglio, ora Sepe torna a colpire in solitaria con un nuovo lavoro dal titolo “One day that all’s gonna be ours”.

Facendo propria questa parete fatiscente Sepe mette da parte l’immaginario fantasy per mostrarci un piccolo spaccato di vita, i suoi personaggi animano una conversazione tra padre e figlio, il tema ci risulta piuttosto ironico, sembra infatti che l’artista voglia giocare con la percezione stessa dei due character, il posto stesso, in totale declino ed abbandono sta a simboleggiare un lascito che sà di niente, un bel nulla, macerie da donare ai propri figli, un futuro avvolto nella più totale incertezza. Il tratto si fà veloce, rapido ed incessante, le linee formano i corpi, la panchina, fino a delineare lo sguardo perplesso del ragazzo, c’è la volontà dell’artista di imprimere negli occhi e nei tratti del giovane tutto il caleidoscopio di sentimenti che stanno caratterizzano questi tempi, un lavoro semplice ma dal forte impatto emotivo, come piace a noi.

Pics by The Artist

Sepe – “One day that all’s gonna be ours” New Mural

E’ molto interessante vedere come i grandi interpreti riescano a sviluppare il proprio immaginario sia sulle grandi pareti sia in lavori decisamente di dimensioni più ridotte, è il caso di Sepe, di cui ci siamo spesso occupati mostrandovi le splendide composizioni elaborate sui grandi spazi che l’Europa dell’Est può offrire, che torna ora con un nuovo intervento all’interno di un vecchio edificio abbandonato.

Abbiamo raccolto il suo immaginario tra le viscere delle gigantesche creazioni dei festival europei, ne abbiamo colto il talento incastonato all’interno di una particolare tinta vinacea che ne rimarcava il passaggio fino a scoprine la meraviglia dei personaggi surreali dai corpi impossibili, dotati di arti minuscoli e busti giganteschi, abbiamo amato i loro passi incerti ed il loro eccezionale livello di dettaglio, ora Sepe torna a colpire in solitaria con un nuovo lavoro dal titolo “One day that all’s gonna be ours”.

Facendo propria questa parete fatiscente Sepe mette da parte l’immaginario fantasy per mostrarci un piccolo spaccato di vita, i suoi personaggi animano una conversazione tra padre e figlio, il tema ci risulta piuttosto ironico, sembra infatti che l’artista voglia giocare con la percezione stessa dei due character, il posto stesso, in totale declino ed abbandono sta a simboleggiare un lascito che sà di niente, un bel nulla, macerie da donare ai propri figli, un futuro avvolto nella più totale incertezza. Il tratto si fà veloce, rapido ed incessante, le linee formano i corpi, la panchina, fino a delineare lo sguardo perplesso del ragazzo, c’è la volontà dell’artista di imprimere negli occhi e nei tratti del giovane tutto il caleidoscopio di sentimenti che stanno caratterizzano questi tempi, un lavoro semplice ma dal forte impatto emotivo, come piace a noi.

Pics by The Artist