ROA – New Mural in Jersey City, New York
In occasione dell’apertura di “Metazoa”, bel solo show inaugurato all’interno degli spazi della Jonathan LeVine Gallery, il grande ROA ha avuto modo di impegnarsi in una nuova e stupefacente pittura sulla facciata esterna di questa vecchia e fatiscente struttura.
Proprio l’esibizione newyorkese, debutto dell’artista nella prestigiosa galleria Statunitense, ci ha offerto in dono l’opportunità di un nuovo approfondimento, cadenzato da una nuova riflessione sulla fauna locale. Inevitabilmente per eventi di questo tipo, oltre al lavoro in studio abbiamo spesso l’opportunità di osservare il lavoro in strada, in modo tale da avere di fronte, le differenti sfaccettatura della ricerca visiva e tematica di un determinato autore.
Ci siamo spesso confrontati con le produzioni di ROA, probabilmente e senza troppi giri di parole uno degli artisti più rappresentativi ed importanti dell’intero movimento. Una ricerca la sua, costantemente in movimento, come del resto lo stesso interprete, e cadenzata dall’esigenza di un contatto differente con lo spazio urbano. La strada diviene tela si, ma al tempo stesso habitat per una riappropriazione da parte della natura, ed in particolare degli animali, vero ed unico fulcro tematico di tutta l’esperienza visiva dell’artista.
Le immagini proposte dal Belga raccontano di un immaginario denso, oscuro, cadenzato da colori grigio e nero pece, una corsa oscura interrotta unicamente dal rosso sangue. Tracciano una narrativa violenta, oscura, instabile e capace di raffigurare il mondo animale come mai prima d’ora. Sentimenti contrastanti, tra vita e morte, capaci di porsi come ideale contenitore delle violenza sugli animali, del loro allontanamento dai contesti cittadini, dei loro sentimenti di rivalsa e di riappropriazione di ciò che gli spetta di diritto.
Le creature dell’artista impattano quindi lo spettatore od il passante casuale attraverso la loro maestosa brutalità, un tonfo sordo che annoda lo stomaco, produce sentimenti contrastanti ed inevitabilmente pone domande e riflessioni differenti.
Quest’ultima fatica di ROA ci proietta ancora una volta all’interno delle piaghe oscure, una proposta se possibile ancora più cruda, con la realizzazione di una carcassa letteralmente appoggiata sulla superfice di una lunga parete, un eco imprescindibile dal degrado e dalla distruzione del luogo di lavoro.
In attesa di nuovi aggiornamenti dal globetrotter Belga, vi lasciamo ad alcuni scatti con i dettagli dell’intervento ed il bel risultato finale, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi approfondimenti.