GORGO

Reflections – The Ephemeral of the Urban Art

Reflections è un dialogo che vogliamo istaurare con voi, un testo aperto, uno spunto di discussione e riflessione su determinati argomenti che ci hanno maggiormente coinvolto e che per una ragione o per un’altra ci spingono ad aprire un dialogo con voi.

Per una volta non vogliamo mostrarvi le immagini di un lavoro terminato, ma piuttosto attuare una riflessione su uno degli aspetti più intriganti dell’arte urbana, lo spunto ce l’hanno dato i Truly Design con la distruzione di una delle loro opere più celebri.

Ci arriva una mail con alcuni scatti legati alla distruzione di “Medusa”, quest’intervento è senza dubbio uno dei lavori più conosciuti del collettivo, pubblicato su decine di libri, blog e riviste di tutto il mondo, trattasi di un lavoro realizzato quasi tre anni fa all’interno di un ex fabbrica di sistemi di aerazione, messa a disposizione agli artisti dalla sempre reattiva Associazione Urbe. Per lo spazio gli interpreti hanno quindi realizzato un dipinto anamorfico contraddistinto dalla figura di Medusa appunto come soggetto principale. Non essendoci alcun tipo di committenza alla base del progetto ha richiesto un investimento di risorse economiche, materiali ed umane decisamente elevato ci viene spiegato, e la realizzazione di questo particolare tipo di intervento aveva richiesto un duro lavoro progettuale ma soprattutto realizzativo con Mach505 e Ninja1 che per dieci giorni hanno lavorato praticamente giorno e notte.

Se questa è la sinossi del lavoro, la conclusione, con la distruzione dell’opera, spinge una riflessione da parte degli artisti sulla effimerità dell’arte urbana, l’idea stessa che un opera possa vivere non in eterno stimola il continuo cammino degli stessi interpreti e rappresenta una delle principali caratteristiche di tutta l’arte urbana, che va a collidere con uno degli aspetti più controversi, è parere infatti comune che i graffiti cosi come la street art possano essere inseriti nel vasto filone dell’arte contemporanea e che per questo tutte le opere appartenenti a questo debbano essere tutelate per il valore economico che gli sarebbe riconosciuto.

Lo stesso lavoro è stato concepito e realizzato all’interno di un contesto a breve termine, la fabbrica sarebbe infatti dovuta rimanere in piedi unicamente per il solo mese successivo, ma ciò non ha assolutamente costituito un freno dove anzi, all’interno della stessa struttura, si sono impegnate decine di altri artisti, che hanno visto quindi le loro opere distrutte, e gli stessi interpreti con altri interventi.

Il contesto preciso e peculiare come quello degli edifici abbandonati continua sempre più ad interessare tutti quegli interpreti che non riescono o non hanno la possibilità di esercitare il proprio talento su pareti pubbliche o comunque tutti coloro che scelgono di mantenere un approccio più puro e votato proprio alla ricerca di queste particolari strutture e magari affiancare lo stesso ad una pratica marcatamente più pubblica. Quella che emerge è l’idea quindi di lavorare attraverso un approccio tipicamente effimero, prima o poi quel luogo verrà distrutto che rappresenta una delle peculiarità di chi sceglie di dipingere in strada, come spiegano gli stessi Truly Design si tratta di un processo produttivo spontaneo e completamente slegato da costrizioni tematiche o dai dettami della committenza o funzione da assolvere, ma unicamente legato ad approccio largamente più emotivo, connesso alle sensazioni del momento ma anche ad un esercizio che posso sviluppare la personale ricerca, un vasto calderone che racchiude in sé senza troppi giri da parole la forma più vicina alla definizione più pura di Arte e su questo siamo assolutamente d’accordo.

I graffiti continuano a farci sentire come quando da bambini scarabocchiavamo decine di disegni su fogli di carta, solo per la felicità che quel gesto ci procurava e per il piacere di sentirsi dire “che bello” dalla mamma. E se alla fine il cane ti mangiava i disegni, o un bulldozzer te li demoliva, alla fine pensavi “chissenefrega”, è stato bello comunque. – Truly Design

Thanks to The Artists for Info e Pics

Reflections – The Ephemeral of the Urban Art

Reflections è un dialogo che vogliamo istaurare con voi, un testo aperto, uno spunto di discussione e riflessione su determinati argomenti che ci hanno maggiormente coinvolto e che per una ragione o per un’altra ci spingono ad aprire un dialogo con voi.

Per una volta non vogliamo mostrarvi le immagini di un lavoro terminato, ma piuttosto attuare una riflessione su uno degli aspetti più intriganti dell’arte urbana, lo spunto ce l’hanno dato i Truly Design con la distruzione di una delle loro opere più celebri.

Ci arriva una mail con alcuni scatti legati alla distruzione di “Medusa”, quest’intervento è senza dubbio uno dei lavori più conosciuti del collettivo, pubblicato su decine di libri, blog e riviste di tutto il mondo, trattasi di un lavoro realizzato quasi tre anni fa all’interno di un ex fabbrica di sistemi di aerazione, messa a disposizione agli artisti dalla sempre reattiva Associazione Urbe. Per lo spazio gli interpreti hanno quindi realizzato un dipinto anamorfico contraddistinto dalla figura di Medusa appunto come soggetto principale. Non essendoci alcun tipo di committenza alla base del progetto ha richiesto un investimento di risorse economiche, materiali ed umane decisamente elevato ci viene spiegato, e la realizzazione di questo particolare tipo di intervento aveva richiesto un duro lavoro progettuale ma soprattutto realizzativo con Mach505 e Ninja1 che per dieci giorni hanno lavorato praticamente giorno e notte.

Se questa è la sinossi del lavoro, la conclusione, con la distruzione dell’opera, spinge una riflessione da parte degli artisti sulla effimerità dell’arte urbana, l’idea stessa che un opera possa vivere non in eterno stimola il continuo cammino degli stessi interpreti e rappresenta una delle principali caratteristiche di tutta l’arte urbana, che va a collidere con uno degli aspetti più controversi, è parere infatti comune che i graffiti cosi come la street art possano essere inseriti nel vasto filone dell’arte contemporanea e che per questo tutte le opere appartenenti a questo debbano essere tutelate per il valore economico che gli sarebbe riconosciuto.

Lo stesso lavoro è stato concepito e realizzato all’interno di un contesto a breve termine, la fabbrica sarebbe infatti dovuta rimanere in piedi unicamente per il solo mese successivo, ma ciò non ha assolutamente costituito un freno dove anzi, all’interno della stessa struttura, si sono impegnate decine di altri artisti, che hanno visto quindi le loro opere distrutte, e gli stessi interpreti con altri interventi.

Il contesto preciso e peculiare come quello degli edifici abbandonati continua sempre più ad interessare tutti quegli interpreti che non riescono o non hanno la possibilità di esercitare il proprio talento su pareti pubbliche o comunque tutti coloro che scelgono di mantenere un approccio più puro e votato proprio alla ricerca di queste particolari strutture e magari affiancare lo stesso ad una pratica marcatamente più pubblica. Quella che emerge è l’idea quindi di lavorare attraverso un approccio tipicamente effimero, prima o poi quel luogo verrà distrutto che rappresenta una delle peculiarità di chi sceglie di dipingere in strada, come spiegano gli stessi Truly Design si tratta di un processo produttivo spontaneo e completamente slegato da costrizioni tematiche o dai dettami della committenza o funzione da assolvere, ma unicamente legato ad approccio largamente più emotivo, connesso alle sensazioni del momento ma anche ad un esercizio che posso sviluppare la personale ricerca, un vasto calderone che racchiude in sé senza troppi giri da parole la forma più vicina alla definizione più pura di Arte e su questo siamo assolutamente d’accordo.

I graffiti continuano a farci sentire come quando da bambini scarabocchiavamo decine di disegni su fogli di carta, solo per la felicità che quel gesto ci procurava e per il piacere di sentirsi dire “che bello” dalla mamma. E se alla fine il cane ti mangiava i disegni, o un bulldozzer te li demoliva, alla fine pensavi “chissenefrega”, è stato bello comunque. – Truly Design

Thanks to The Artists for Info e Pics