GORGO

Ravo – “Il Santo dell’abbandono” A New Mural

A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Ravo, l’artista italiano ha infatti da poco terminato un nuovo intervento su questa porzione di parete esterna di un ex setificio abbandonato degli inizi del 900, un lavoro che proseguo il personale studio visivo e tematico.

Riprendendo direttamente quello che è il costante lavoro in studio, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte Ravo sta portando avanti un percorso di ricerca personale direttamente legato alle differenti sfaccettature del proprio stesso volto calamitate da emozioni, sensazioni e stati d’animo differenti. Nell’idea dell’artista c’è quindi l’esigenza di tracciare attraverso il proprio operato tutte quelle diverse sfaccettature del proprio stesso io, i differenti volti, le profondità espressive spesso difficili da decifrare all’interno di un labirinto di stati d’animo direttamente legati con il quotidiano e che vanno a forgiare il carattere di una persona. Questo particolare filone di opere ha in sé anche una precisa spinta personale, entrano in contatto con la parte più nuda e cruda dell’artista, scavano affondo rivelando uno delle difficoltà intrinseche del vivere, il capire se stessi attraverso un osservazione continua e profonda.

Come detto questo filone è direttamente collegabile all’attività in studio ma in particolare va a collocarsi temporalmente nel momento in cui l’interprete sceglie di lasciare il percorso da graffiti artist per uno studio ed una ricerca più pittorica contraddistinta da una ricerca introspettiva che lo vede impegnarsi in una reinterpretazione del proprio stesso corpo in tutte le sue parti. Da qui, andando quindi a ripescare un filone interrotto da tempo, lo scorso anno l’artista riprende la sua ricerca focalizzandosi in particolare sul volto, vero e proprio specchio dei sentimenti e delle emozioni umane. La pittura è quindi caratterizzata dall’utilizzo di differenti frame e situazioni sovrapposte all’interno di un unico disegno, l’espressioni, gli occhi, così come le mani, viene tutto miscelato all’interno di unica immagine che grazie alla sua mutabilità si fondono con la personalità e gli stati d’animo dell’artista stesso andando a generare un complesso dialogo personale ma anche una connessione con chi si ritrova nei gesti, negli sguardi e nelle emozioni incanalate nel disegno finale.

Esattamente come per quest’ultimo intervento, dal titolo “Il Santo dell’abbandono”, Ravo concentra il suo lavoro sulla propria stessa faccia, la scelta di utilizzare un campionario di tinte verosimili va a contrastare la particolare natura delle visioni che l’interprete va a realizzare. Come in questo caso i volti risultano quasi deformi ma al contempo restituiscono un senso di realisticità, lasciando chi osserva in una sorta di limbo visivo. Per quest’ultimo intervento l’artista si diverte a proporre una versione ‘santificata’ di se stesso, a caratterizzare l’opere è senza dubbio il particolare sguardo con gli occhi che sembrano quasi schizzare via ed in seguito i due fasci viola, a mo’ di fiamme, che fuoriescono dalle cavità del naso quasi a voler proteggere il particolare luogo scelto.

Scrollate giù, dopo il salto infatti ad attendervi una lunga serie di scatti con tutte le immagini di quest’ultimo intervento realizzati dall’artista italiano, in attesa di scoprire i prossimi aggiornamenti, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata.

Thanks to The Artist for The Pics

Ravo – “Il Santo dell’abbandono” A New Mural

A distanza di tempo torniamo ad approfondire il lavoro di Ravo, l’artista italiano ha infatti da poco terminato un nuovo intervento su questa porzione di parete esterna di un ex setificio abbandonato degli inizi del 900, un lavoro che proseguo il personale studio visivo e tematico.

Riprendendo direttamente quello che è il costante lavoro in studio, come abbiamo avuto modo di vedere diverse volte Ravo sta portando avanti un percorso di ricerca personale direttamente legato alle differenti sfaccettature del proprio stesso volto calamitate da emozioni, sensazioni e stati d’animo differenti. Nell’idea dell’artista c’è quindi l’esigenza di tracciare attraverso il proprio operato tutte quelle diverse sfaccettature del proprio stesso io, i differenti volti, le profondità espressive spesso difficili da decifrare all’interno di un labirinto di stati d’animo direttamente legati con il quotidiano e che vanno a forgiare il carattere di una persona. Questo particolare filone di opere ha in sé anche una precisa spinta personale, entrano in contatto con la parte più nuda e cruda dell’artista, scavano affondo rivelando uno delle difficoltà intrinseche del vivere, il capire se stessi attraverso un osservazione continua e profonda.

Come detto questo filone è direttamente collegabile all’attività in studio ma in particolare va a collocarsi temporalmente nel momento in cui l’interprete sceglie di lasciare il percorso da graffiti artist per uno studio ed una ricerca più pittorica contraddistinta da una ricerca introspettiva che lo vede impegnarsi in una reinterpretazione del proprio stesso corpo in tutte le sue parti. Da qui, andando quindi a ripescare un filone interrotto da tempo, lo scorso anno l’artista riprende la sua ricerca focalizzandosi in particolare sul volto, vero e proprio specchio dei sentimenti e delle emozioni umane. La pittura è quindi caratterizzata dall’utilizzo di differenti frame e situazioni sovrapposte all’interno di un unico disegno, l’espressioni, gli occhi, così come le mani, viene tutto miscelato all’interno di unica immagine che grazie alla sua mutabilità si fondono con la personalità e gli stati d’animo dell’artista stesso andando a generare un complesso dialogo personale ma anche una connessione con chi si ritrova nei gesti, negli sguardi e nelle emozioni incanalate nel disegno finale.

Esattamente come per quest’ultimo intervento, dal titolo “Il Santo dell’abbandono”, Ravo concentra il suo lavoro sulla propria stessa faccia, la scelta di utilizzare un campionario di tinte verosimili va a contrastare la particolare natura delle visioni che l’interprete va a realizzare. Come in questo caso i volti risultano quasi deformi ma al contempo restituiscono un senso di realisticità, lasciando chi osserva in una sorta di limbo visivo. Per quest’ultimo intervento l’artista si diverte a proporre una versione ‘santificata’ di se stesso, a caratterizzare l’opere è senza dubbio il particolare sguardo con gli occhi che sembrano quasi schizzare via ed in seguito i due fasci viola, a mo’ di fiamme, che fuoriescono dalle cavità del naso quasi a voler proteggere il particolare luogo scelto.

Scrollate giù, dopo il salto infatti ad attendervi una lunga serie di scatti con tutte le immagini di quest’ultimo intervento realizzati dall’artista italiano, in attesa di scoprire i prossimi aggiornamenti, il consiglio è come sempre quello di darci un occhiata.

Thanks to The Artist for The Pics