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GORGO

Matteo Bandiello – “Personal Collective” Photo Project

Scendere in strada, guardarsi attorno, catturare attraverso la propria lente quello che ci circonda, i movimenti, le pennellate di artisti che attraverso il loro talento imprimono su parete il proprio immaginario, scatti su scatti per approfondire l’operato di questi dei redivivi della strada, una curiosità sgorgante che Matteo Bandiello ha fatto sua trasformandola in passione ed evolvendola in un progetto a più ampio respiro.

“Personal Collective” non è una sequenza cruda di scatti con i lavori degli artisti, assolutamente, è il passo successivo, un analisi del dettaglio, della singola spruzzata di vernice che si immerge nella calce e che interrotta da un insenatura riprende la sua folle corsa trasformando la propria cromatura, ancora ed ancora, è il dettaglio che sfugge all’occhio di chi scruta solo l’insieme del lavoro, qui non c’è una panoramica ma piuttosto una grande lente d’ingrandimento che si focalizza sul medium stesso, sulla sua trasformazione più recondita e pura, sul pennello che agisce incontrastato sulla parete, sul tocco di chi ha lasciato lì un dono, il suo, per tutti e di tutti.

Sin da bambino sono stato incuriosito da riviste e libri che trovavo in giro per casa; in modo particolare la mia attenzione veniva catturata dalle copertine coloratissime su cui amavo soffermarmi per poter catturare ogni singolo particolare. Il tempo ha poi semplicemente “curato” e accresciuto l’interesse per quella forma d’arte “altra” della Street art.
La Street art racchiude in sé forme diversificate d’arte ed è una sorta di disciplina composita che va oltre la concezione di strada come galleria, manifestandosi in uno spazio urbano e sociale, modificandolo e modificandosi in una sinergia creativa.
Cercando i segni lasciati dai writer e andando di persona a vederli in azione per fotografarli, è nato con alcuni di loro un rapporto di amicizia e stima reciproca.

Nell’ambito della documentazione fotografando ogni tipo di muro, mi sono reso conto che c’è qualcosa che va oltre la stessa.
Così ho focalizzato la mia attenzione su frammenti o dettagli di muro facenti parte di composizioni già esistenti, per evidenziare il segno impresso nella superficie tracciata e attraversata dal tempo.
In questo modo ho scoperto un mio segno sulla e nella superficie dei muri basando la ricerca su ciò che si tende a scartare, a ignorare.
La capacità di scoprire e di saper cogliere il bello nei dettagli apparentemente insignificanti, nel quotidiano, nel banale, nei muri scrostati è concepita sulla base del nostro ideale moderno, dove la bellezza deve essere individuata attraverso un altro modo di vedere.

Negli ultimi anni la fotografia é divenuta la pratica di tanti, principalmente come passatempo o divertimento per alcuni, mentre espressione artistica o lavoro per altri.
Come afferma Susan Sontag, fotografare è diventato una sorta di rito sociale. Mi affido alle sue parole: “L’ultima ragione del bisogno di fotografare tutto è nella logica stessa dei consumi. Consumare significa bruciare, esaurire, e postula quindi una necessaria reintegrazione. Man mano che facciamo e consumiamo immagini abbiamo bisogno di altre immagini e di altre ancora (…) noi consumiamo immagini a un ritmo sempre più rapido”.

Quando penso al consumo di immagini e alla possibilità di produrre e condividere penso ai fenomeni del blog e dei social network.
Lo strumento che ho deciso di utilizzare è Instagram, in quanto si occupa principalmente di fotografia digitale con tutti i processi di condivisione, ideazione e post-produzione che si sviluppano in pochi secondi ed ha un pubblico ampio e differente.

Il progetto ambisce a superare il concetto classico di esibizione ed installazione di foto d’arte e ha come obiettivo quello di stabilire una comunicazione intenzionale step by step e frame by frame, dove l’intento è quello di creare una Personale Collettiva che può continuare in maniera trasversale nel tempo. È un’opera in continua evoluzione dove si conosce l’inizio ma non la fine ed è il pubblico a stabilire la durata del lavoro.

I “muri”, che tradizionalmente evidenziano lo scorrere del tempo, si trasformano in momenti- istanti artistici, in cui la sensibilità e la capacità creativa di ogni persona, che ha deciso di prendere parte al progetto, sono in relazione con la mia estetica e poetica.
Inizialmente sono stati coinvolti 25 dei miei contatti Instagram i quali hanno successivamente contribuito a innescare il “processo” di diffusione e condivisione delle immagini, che nasce dalla superficie, dalla ricerca dei muri mediante la mia esperienza nel contesto urbano.

I contatti interagiscono con la foto attraverso la piattaforma virtuale, seguendo degli “step”:

  • Scegliere un muro come cornice
  • Appendere/attaccare la foto sul muro
  •  Scattare e taggare con l’hashtag #personal_collective
  • Localizzare e condividere in Instagram
  • Coinvolgere un altro contatto

Un processo in cui la fisicità della fotografia compare ma non è il soggetto principale bensì medium per una successione continua di dati, segnali, vibrazioni contestuali amplificate e rinviate dal contesto urbano alla rete nel suo continuo divenire.

Il territorio urbano è il luogo reale di contesa, coesistenza, interazione e passaggio, un punto di partenza presente da cui può nascere un’esperienza, una ricerca reale e una comunicazione virtuale. La città o meglio i suoi frammenti di memoria (muri e superfici) rappresentano il punto di partenza dell’interazione fra immaginari dove il ricercare, selezionare e fotografare conduce verso una “nuova” concezione del muro come dimensione presente e futura, “un muro del desiderio”.

Matteo Bandiello – “Personal Collective” Photo Project

Scendere in strada, guardarsi attorno, catturare attraverso la propria lente quello che ci circonda, i movimenti, le pennellate di artisti che attraverso il loro talento imprimono su parete il proprio immaginario, scatti su scatti per approfondire l’operato di questi dei redivivi della strada, una curiosità sgorgante che Matteo Bandiello ha fatto sua trasformandola in passione ed evolvendola in un progetto a più ampio respiro.

“Personal Collective” non è una sequenza cruda di scatti con i lavori degli artisti, assolutamente, è il passo successivo, un analisi del dettaglio, della singola spruzzata di vernice che si immerge nella calce e che interrotta da un insenatura riprende la sua folle corsa trasformando la propria cromatura, ancora ed ancora, è il dettaglio che sfugge all’occhio di chi scruta solo l’insieme del lavoro, qui non c’è una panoramica ma piuttosto una grande lente d’ingrandimento che si focalizza sul medium stesso, sulla sua trasformazione più recondita e pura, sul pennello che agisce incontrastato sulla parete, sul tocco di chi ha lasciato lì un dono, il suo, per tutti e di tutti.

Sin da bambino sono stato incuriosito da riviste e libri che trovavo in giro per casa; in modo particolare la mia attenzione veniva catturata dalle copertine coloratissime su cui amavo soffermarmi per poter catturare ogni singolo particolare. Il tempo ha poi semplicemente “curato” e accresciuto l’interesse per quella forma d’arte “altra” della Street art.
La Street art racchiude in sé forme diversificate d’arte ed è una sorta di disciplina composita che va oltre la concezione di strada come galleria, manifestandosi in uno spazio urbano e sociale, modificandolo e modificandosi in una sinergia creativa.
Cercando i segni lasciati dai writer e andando di persona a vederli in azione per fotografarli, è nato con alcuni di loro un rapporto di amicizia e stima reciproca.

Nell’ambito della documentazione fotografando ogni tipo di muro, mi sono reso conto che c’è qualcosa che va oltre la stessa.
Così ho focalizzato la mia attenzione su frammenti o dettagli di muro facenti parte di composizioni già esistenti, per evidenziare il segno impresso nella superficie tracciata e attraversata dal tempo.
In questo modo ho scoperto un mio segno sulla e nella superficie dei muri basando la ricerca su ciò che si tende a scartare, a ignorare.
La capacità di scoprire e di saper cogliere il bello nei dettagli apparentemente insignificanti, nel quotidiano, nel banale, nei muri scrostati è concepita sulla base del nostro ideale moderno, dove la bellezza deve essere individuata attraverso un altro modo di vedere.

Negli ultimi anni la fotografia é divenuta la pratica di tanti, principalmente come passatempo o divertimento per alcuni, mentre espressione artistica o lavoro per altri.
Come afferma Susan Sontag, fotografare è diventato una sorta di rito sociale. Mi affido alle sue parole: “L’ultima ragione del bisogno di fotografare tutto è nella logica stessa dei consumi. Consumare significa bruciare, esaurire, e postula quindi una necessaria reintegrazione. Man mano che facciamo e consumiamo immagini abbiamo bisogno di altre immagini e di altre ancora (…) noi consumiamo immagini a un ritmo sempre più rapido”.

Quando penso al consumo di immagini e alla possibilità di produrre e condividere penso ai fenomeni del blog e dei social network.
Lo strumento che ho deciso di utilizzare è Instagram, in quanto si occupa principalmente di fotografia digitale con tutti i processi di condivisione, ideazione e post-produzione che si sviluppano in pochi secondi ed ha un pubblico ampio e differente.

Il progetto ambisce a superare il concetto classico di esibizione ed installazione di foto d’arte e ha come obiettivo quello di stabilire una comunicazione intenzionale step by step e frame by frame, dove l’intento è quello di creare una Personale Collettiva che può continuare in maniera trasversale nel tempo. È un’opera in continua evoluzione dove si conosce l’inizio ma non la fine ed è il pubblico a stabilire la durata del lavoro.

I “muri”, che tradizionalmente evidenziano lo scorrere del tempo, si trasformano in momenti- istanti artistici, in cui la sensibilità e la capacità creativa di ogni persona, che ha deciso di prendere parte al progetto, sono in relazione con la mia estetica e poetica.
Inizialmente sono stati coinvolti 25 dei miei contatti Instagram i quali hanno successivamente contribuito a innescare il “processo” di diffusione e condivisione delle immagini, che nasce dalla superficie, dalla ricerca dei muri mediante la mia esperienza nel contesto urbano.

I contatti interagiscono con la foto attraverso la piattaforma virtuale, seguendo degli “step”:

  • Scegliere un muro come cornice
  • Appendere/attaccare la foto sul muro
  •  Scattare e taggare con l’hashtag #personal_collective
  • Localizzare e condividere in Instagram
  • Coinvolgere un altro contatto

Un processo in cui la fisicità della fotografia compare ma non è il soggetto principale bensì medium per una successione continua di dati, segnali, vibrazioni contestuali amplificate e rinviate dal contesto urbano alla rete nel suo continuo divenire.

Il territorio urbano è il luogo reale di contesa, coesistenza, interazione e passaggio, un punto di partenza presente da cui può nascere un’esperienza, una ricerca reale e una comunicazione virtuale. La città o meglio i suoi frammenti di memoria (muri e superfici) rappresentano il punto di partenza dell’interazione fra immaginari dove il ricercare, selezionare e fotografare conduce verso una “nuova” concezione del muro come dimensione presente e futura, “un muro del desiderio”.