GORGO

Hyuro – A New Piece in Valencia, Spain

Proseguiamo il nostro viaggio per i cunicoli di Valencia, Hyuro infatti ha da poco terminato un nuovo intervento, un lavoro che continua a segnare con efficacia il personale approccio tematico dell’artista Argentina.

In una ipotetico manifesto dell’operato e dei temi trattati dall’interprete, senza dubbio questo suo ultimo lavoro rappresenta una sorta di immagine di copertina, Hyuro continua a spingere su temi forti, a prendere una posizione ben delineata portando a galla riflessioni scomode, situazioni surreali in cui emerge tutta il filtro tematico imbastito dall’artista in questi ultimi anni. L’interprete ci parla della donna e lo fa attraverso una personale visione decadente, malinconica, poggiando le basi del suo lavoro su una scala cromatica tetra e cupa atta proprio ad alimentare il senso di malessere dei suoi personaggi, vuole raccontarci il proprio punto di vista, le sofferenze psicologiche e repressive della vita di tutto i giorni, un pugno inferto alla stomaco per ricordarci ancora una volta la realtà dei fatti. La donna di Hyuro è impotente, condizionata dagli stereotipi della società moderna, legata ed imprigionata, quest’ultimo forse è l’aggettivo che meglio rende l’idea, all’interno del proprio ruolo, cucito e ricamato dal sessismo, dal maschilismo più ostentato e celato dietro una coltre di perbenismo sbandierato ai quattro venti, pitture istantanee di vita l’artista segnando le piccole porzioni di pareti attraverso personaggi spenti, specchio veritiero e sensibile di una condizione che tarda a cambiare. La denuncia dell’artista si fà forte e ridondante attraverso situazioni al limite el grottesco e che proprio per la loro natura, riservano a chi osserva i suoi interventi, l’opportunità di riflettere sulla reale condizione dell’universo femminile, sui compiti allo stesso assegnati, la casa che diventa una prigione, con il peso delle pentole sempre più forte ed insistente – lo abbiamo visto in un piccola serie dell’anno scorso – le scope che anziché strumento per spazzare diventano un oggetto per il personale equilibrio mentale, il cibo e la cucina giochi di prestigio da preparare e servire, è una consapevolezza forte e decisa quella di Hyuro in una denuncia che arriva qui ad essere senza dubbio affilata e dall’intuibile significato.

Con quest’ultimo lavoro l’interprete compie un nuovo passo, dipinge il corpo raggrinzito e fragile di una delle sue donne armato di una scopa elettrica, alla prese con la pulizia del proprio regno, mentre contemporaneamente sorregge e tiene in braccia la vita di un uomo. La figura dell’uomo entra direttamente in conflitto con quella del bambino, da accudire e da proteggere, il personaggio dipinto qui sembra letteralmente aggrapparsi con vigore al corpo segnato della fanciulla, non si tratta di amore materno, ma piuttosto di una condizione subdola ed auto imposta. Emerge allora una secondo significato, quasi sussurrato alle nostre orecchie, una nuova lettura nella quale si fa strada l’idea che sia in realtà la donna quella dotata di più forza, non prettamente fisica, ma piuttosto mentale, psicologica, in uno spaccato chiaro e violento allo stesso tempo e che ancora una volta ci mette di fronte i demoni di un sistema semplicistico ed auto imposto che non possiamo che trovare disumani.

Pics by The Artist

Hyuro – A New Piece in Valencia, Spain

Proseguiamo il nostro viaggio per i cunicoli di Valencia, Hyuro infatti ha da poco terminato un nuovo intervento, un lavoro che continua a segnare con efficacia il personale approccio tematico dell’artista Argentina.

In una ipotetico manifesto dell’operato e dei temi trattati dall’interprete, senza dubbio questo suo ultimo lavoro rappresenta una sorta di immagine di copertina, Hyuro continua a spingere su temi forti, a prendere una posizione ben delineata portando a galla riflessioni scomode, situazioni surreali in cui emerge tutta il filtro tematico imbastito dall’artista in questi ultimi anni. L’interprete ci parla della donna e lo fa attraverso una personale visione decadente, malinconica, poggiando le basi del suo lavoro su una scala cromatica tetra e cupa atta proprio ad alimentare il senso di malessere dei suoi personaggi, vuole raccontarci il proprio punto di vista, le sofferenze psicologiche e repressive della vita di tutto i giorni, un pugno inferto alla stomaco per ricordarci ancora una volta la realtà dei fatti. La donna di Hyuro è impotente, condizionata dagli stereotipi della società moderna, legata ed imprigionata, quest’ultimo forse è l’aggettivo che meglio rende l’idea, all’interno del proprio ruolo, cucito e ricamato dal sessismo, dal maschilismo più ostentato e celato dietro una coltre di perbenismo sbandierato ai quattro venti, pitture istantanee di vita l’artista segnando le piccole porzioni di pareti attraverso personaggi spenti, specchio veritiero e sensibile di una condizione che tarda a cambiare. La denuncia dell’artista si fà forte e ridondante attraverso situazioni al limite el grottesco e che proprio per la loro natura, riservano a chi osserva i suoi interventi, l’opportunità di riflettere sulla reale condizione dell’universo femminile, sui compiti allo stesso assegnati, la casa che diventa una prigione, con il peso delle pentole sempre più forte ed insistente – lo abbiamo visto in un piccola serie dell’anno scorso – le scope che anziché strumento per spazzare diventano un oggetto per il personale equilibrio mentale, il cibo e la cucina giochi di prestigio da preparare e servire, è una consapevolezza forte e decisa quella di Hyuro in una denuncia che arriva qui ad essere senza dubbio affilata e dall’intuibile significato.

Con quest’ultimo lavoro l’interprete compie un nuovo passo, dipinge il corpo raggrinzito e fragile di una delle sue donne armato di una scopa elettrica, alla prese con la pulizia del proprio regno, mentre contemporaneamente sorregge e tiene in braccia la vita di un uomo. La figura dell’uomo entra direttamente in conflitto con quella del bambino, da accudire e da proteggere, il personaggio dipinto qui sembra letteralmente aggrapparsi con vigore al corpo segnato della fanciulla, non si tratta di amore materno, ma piuttosto di una condizione subdola ed auto imposta. Emerge allora una secondo significato, quasi sussurrato alle nostre orecchie, una nuova lettura nella quale si fa strada l’idea che sia in realtà la donna quella dotata di più forza, non prettamente fisica, ma piuttosto mentale, psicologica, in uno spaccato chiaro e violento allo stesso tempo e che ancora una volta ci mette di fronte i demoni di un sistema semplicistico ed auto imposto che non possiamo che trovare disumani.

Pics by The Artist