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Boa Mistura – New Piece at CIUDAD DEL SABER in Panama

A distanza di parecchie settimane torniamo con piacere a parlarvi del lavoro del collettivo Boa Mistura, gli artisti infatti sono di tappa a Panama dove hanno da poco terminato un nuovo intervento all’interno della CIUDAD DEL SABER.

Il gruppo Spagnolo dopo l’eccellente Somoz Luz di qualche settimana addietro, torna così al lavoro presentando un nuovo progetto a carattere sociale ed intrinsecamente legato con gli aspetti più emotivi, nonché riflessivi del luogo di lavoro, il tutto attraverso l’inconfondibile stile di lettering essenziale e pulito con gli effetti ottici che danno vita a parole, che da sempre ne ha caratterizzato l’operato.

Quest’ultimo intervento porta in dote tutta la sensibilità del collettivo, i Boa Mistura si interrogano sull’essenza stessa del luogo, ci troviamo infatti all’interno di ben 200 ettari sede di una fiorente comunità internazionale istituita per imbastire una collaborazione accademica, scientifica ed umanistica con il fine ultimo di incentivare uno sviluppo umano e sostenibile basato sulla conoscenza. Quella che ne scaturisce è una vera e propria interpretazione dell’ambizioso progetto che trova nello sviluppo del pensare e del sentire la sua stesse principali prerogative, il luogo stesso dell’intervento è la chiesa ecumenica, una sorta di spazio neutro e non focalizzato su alcun rito religioso che viene attualmente utilizzato come contenitore di mostre ed esibizioni.

Se il palcoscenico dell’intervento è quindi ben delineato, il lavoro viene sviluppato dai Boa Mistura con un interessante pattern ritmico sui prospetti laterali della struttura provocando un gioco di effetti interessante ha anche nella scelta dei colori un nuovo riferimento alla comunità, l’arancione delle case viene così rapportato al verde della vegetazione circostante nella creazione di due singole parole, Sentir e Pensar che vengono elaborate in direzioni opposte sulla stessa superfice. Emerge così una duplice lettura che abbraccia tutto lo spazio a disposizione, sviscerando, ponendole in direzioni opposte attraverso l’utilizzo delle insenatura della struttura, due singole parole che sembrano quasi rincorrersi a vicenda, miscelarsi in un’unica tematica ricca ed assolutamente profonda, tra giochi di prospettive, tra un passo avanti che fa scomparire il testo ed un altro che ne fa comparire un altro, ancora una volta impressionati dall’efficacia del loro operato.

Per darvi modo di cogliere tutto l’impatto di quest’ultimo intervento del collettivo, vi lasciamo ad una bella serie di scatti che documentano tutto il processo produttivo fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata, ne vale davvero la pena.

Hemos interpretado la Ciudad del Saber basándonos en su esencia: la Sabiduría. Que para nosotros es la mezcla del PENSAR y el SENTIR. El pensar como acto racional, meditado y aprendido, y el sentir como parte intrínseca, libre y fuera de control.

El lugar de la intervención es el Templo Ecuménico de la Ciudad del Saber. Construido en 1965 como “capilla multidenominacional”, es decir, un espacio neutro no centrado en el rito de una religión específica, que en la actualidad ha cambiado de uso convirtiéndose en un contenedor expositivo.
El rasgo fundamental es el ritmo que pauta sus alzados laterales. Cada fachada cuenta con 11 machones separados 2,60m y cada machón tiene un ancho de 1 m y sobresale 80 cm del plano de fachada. Esto provoca un juego de luces y sombras y de volúmenes superpuestos que nos parecían muy interesantes.

La forma más clara de resolver este espacio es la anamorfosis: generar un efecto óptico mediante la deformación de la perspectiva que, desde un punto concreto, hace que el espacio se aplane y cobre sentido. El resto de miradas interpretan un paisaje abstracto de formas y colores.
Descifrando el edificio lo intervenimos en dos direcciones mezclando los dos conceptos con los que estamos trabajando: PENSAR y SENTIR para que se entremezclen generando el SABER.

La intervención es tan poética como radical.
Otorgamos un color cálido a SENTIR. Y un color frío a PENSAR. Los colores utilizados se relacionan con el lugar: se mantiene el blanco de las casas de Clayton, el naranja de las tejas y el verde de la vegetación.

Pics by Alegre Saporta

Boa Mistura – New Piece at CIUDAD DEL SABER in Panama

A distanza di parecchie settimane torniamo con piacere a parlarvi del lavoro del collettivo Boa Mistura, gli artisti infatti sono di tappa a Panama dove hanno da poco terminato un nuovo intervento all’interno della CIUDAD DEL SABER.

Il gruppo Spagnolo dopo l’eccellente Somoz Luz di qualche settimana addietro, torna così al lavoro presentando un nuovo progetto a carattere sociale ed intrinsecamente legato con gli aspetti più emotivi, nonché riflessivi del luogo di lavoro, il tutto attraverso l’inconfondibile stile di lettering essenziale e pulito con gli effetti ottici che danno vita a parole, che da sempre ne ha caratterizzato l’operato.

Quest’ultimo intervento porta in dote tutta la sensibilità del collettivo, i Boa Mistura si interrogano sull’essenza stessa del luogo, ci troviamo infatti all’interno di ben 200 ettari sede di una fiorente comunità internazionale istituita per imbastire una collaborazione accademica, scientifica ed umanistica con il fine ultimo di incentivare uno sviluppo umano e sostenibile basato sulla conoscenza. Quella che ne scaturisce è una vera e propria interpretazione dell’ambizioso progetto che trova nello sviluppo del pensare e del sentire la sua stesse principali prerogative, il luogo stesso dell’intervento è la chiesa ecumenica, una sorta di spazio neutro e non focalizzato su alcun rito religioso che viene attualmente utilizzato come contenitore di mostre ed esibizioni.

Se il palcoscenico dell’intervento è quindi ben delineato, il lavoro viene sviluppato dai Boa Mistura con un interessante pattern ritmico sui prospetti laterali della struttura provocando un gioco di effetti interessante ha anche nella scelta dei colori un nuovo riferimento alla comunità, l’arancione delle case viene così rapportato al verde della vegetazione circostante nella creazione di due singole parole, Sentir e Pensar che vengono elaborate in direzioni opposte sulla stessa superfice. Emerge così una duplice lettura che abbraccia tutto lo spazio a disposizione, sviscerando, ponendole in direzioni opposte attraverso l’utilizzo delle insenatura della struttura, due singole parole che sembrano quasi rincorrersi a vicenda, miscelarsi in un’unica tematica ricca ed assolutamente profonda, tra giochi di prospettive, tra un passo avanti che fa scomparire il testo ed un altro che ne fa comparire un altro, ancora una volta impressionati dall’efficacia del loro operato.

Per darvi modo di cogliere tutto l’impatto di quest’ultimo intervento del collettivo, vi lasciamo ad una bella serie di scatti che documentano tutto il processo produttivo fino all’eccellente risultato finale, dateci un occhiata, ne vale davvero la pena.

Hemos interpretado la Ciudad del Saber basándonos en su esencia: la Sabiduría. Que para nosotros es la mezcla del PENSAR y el SENTIR. El pensar como acto racional, meditado y aprendido, y el sentir como parte intrínseca, libre y fuera de control.

El lugar de la intervención es el Templo Ecuménico de la Ciudad del Saber. Construido en 1965 como “capilla multidenominacional”, es decir, un espacio neutro no centrado en el rito de una religión específica, que en la actualidad ha cambiado de uso convirtiéndose en un contenedor expositivo.
El rasgo fundamental es el ritmo que pauta sus alzados laterales. Cada fachada cuenta con 11 machones separados 2,60m y cada machón tiene un ancho de 1 m y sobresale 80 cm del plano de fachada. Esto provoca un juego de luces y sombras y de volúmenes superpuestos que nos parecían muy interesantes.

La forma más clara de resolver este espacio es la anamorfosis: generar un efecto óptico mediante la deformación de la perspectiva que, desde un punto concreto, hace que el espacio se aplane y cobre sentido. El resto de miradas interpretan un paisaje abstracto de formas y colores.
Descifrando el edificio lo intervenimos en dos direcciones mezclando los dos conceptos con los que estamos trabajando: PENSAR y SENTIR para que se entremezclen generando el SABER.

La intervención es tan poética como radical.
Otorgamos un color cálido a SENTIR. Y un color frío a PENSAR. Los colores utilizados se relacionan con el lugar: se mantiene el blanco de las casas de Clayton, el naranja de las tejas y el verde de la vegetación.

Pics by Alegre Saporta