GORGO

Francesco Barbieri “The Beauty of Ugliness” at Studio D’Ars (Recap)

Aperta lo scorso 25 di Marzo andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita a “The Beauty of Ugliness” ultima fatica del grande Francesco Barbieri all’interno degli spazio dello Studio D’Ars di Milano per quello che senza problemi possiamo definire con un grande viaggio sensoriale.

L’impatto con l’immaginario di Francesco Barbieri ci ha profondamente scosso, siamo abituati ad osservare diversi tipi di approccio con la città, diverse attitudini visive che si sviluppano tenendo in considerazione il paesaggio come tela sulla quale dipingere, nel percorso dell’artista però questi punti fermi vengono capovolti e ciò che siamo abituati a percepire come un umido strumento e base di disegno viene qui utilizzato come soggetto principale per un analisi forte, ridondante e dall’incredibile capacità riflessiva. Per l’interprete è la città stessa il soggetto ed protagonista assoluto, si tratta di un analisi cosciente e ramificata che va toccare punti fondamentalmente emotivi, sensoriali, un viaggio lo abbiamo definito, atto a mettere nuovamente in contatto ciò che viviamo quotidianamente attraverso un filtro visivo ricco di colore ma anche densamente popolato da ombre, sinistre, grigie che si accavallano, si fondano si alzano e si abbassano e danno vita alle trame che siamo soliti osservare tutti quanti i giorni e che, abituati ormai alla loro presenza, abbiamo smesso di osservare con attenzione. Ecco l’osservare, il domandarsi, il percepire ed il sentire ciò che ci sta intorno rappresenta lo stimolo delle produzioni dell’artista che mira ad una riappropriazione personale della città, ad una riflessione sulla sua fascinazione che così profondamente e silenziosamente impatta con la nostra vita giorno dopo giorno. L’operato di Francesco Barbiere rappresenta una passeggiata all’interno di un mostro rumoroso, nero, grigio, scavato dalla mente dell’uomo e plasmato per raccogliere carne e tenerla ben salda nel suo grembo, l’interprete agisce in modo attivo, osserva ciò che lo circonda, lo imprime nella sua mente, e gli scorci, i palazzoni, le periferie con le sua palazzine popolari, rimangono impresse nel suo immaginario, respira con questo grande essere stanco, ne dipinge gli scenari, le architetture, si concentra sulla sua bellezza troppe volte trascurata rivendicando nella propria pittura le vite fagocitate all’interno delle strade e degli anfratti urbani, coglie nella città la bellezza, quella celata, quella che accompagna ogni passo mentre andiamo al lavoro, è una bellezza nascosta che non siamo soliti apprezzare e che pure ci circonda.

Lo show richiama proprio la bellezza della bruttezza, e giunge da lontano dal passato da attivissimo writer in cui lo stesso interprete vive al passo ed in simbiosi con la strada, dando voce alla stessa ed ai suoi disagi, da qui il passo è breve, si aprono scenari ma sopratutto una riflessione sul bello, cos’è il bello? quello che ci hanno auto imposto, quello che siamo soliti convincerci essere, oppure ciò che ci circonda, che vive con noi e di noi? Il cemento, i palazzi, le strade, le gru che si ergono grattando le nuvole, i binari dei treni che come vene tracciano il corpo e le cicatrici della nostra città, questo è il bello per l’artista e con esso si muovono riflessioni sui suoi eccessi, sull’inquinamento sulle periferie ghetto parti di un sistema che le vuole isolare e lasciare a se stesse.

Quello che ci affascina osservando le opere di Francesco Barbieri e la sua sensibilità, la capacità di riuscire a cogliere gli aspetti che abbiamo sempre avuto davanti ai nostri occhi, proprio il riuscire a catturare la bellezza nella mostruosità del nostro mondo, piccolo o grande che sia, in una produzione che non si nasconde dallo stupore della (ri)scoperta ma anche della riflessione sulla decadenza, l’interprete attraverso il suo lavoro coglie quindi le sensazioni, gli stati d’animo, le atmosfere che prendono vita attraverso le tinte, gli esperimenti di colore che vanno ad inserirsi all’interno delle ombre nere, fredde che ne ricalcano gli scenari donando loro emozioni e sentimento. Allora non ci resta che metterci ad osservare per riconoscere gli scorci della nostra vita, del nostro mondo per riuscire finalmente ad apprezzarne la bellezza intrinseca, uscire, camminare e guardare per la prima volta con un occhio nuovo e differente ciò che ci circonda, con un sorriso in più di consapevolezza.

Per darvi modo di apprezzare al meglio tutti gli scenario di questo viaggio/racconto vi lasciamo alla selezione di immagini in calce con un occhiata approfondita a tutto l’allestimento proposto in aggiunta ad alcuni scatti durante il vernissage, se vi trovate in zona invece c’è tempo fino al prossimo 11 Aprile per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Studio D’Ars
Via Sant’Agnese, 12
20123 Milano

Thanks to Studio D’Ars for The Pics

Francesco Barbieri “The Beauty of Ugliness” at Studio D’Ars (Recap)

Aperta lo scorso 25 di Marzo andiamo con piacere a dare un occhiata approfondita a “The Beauty of Ugliness” ultima fatica del grande Francesco Barbieri all’interno degli spazio dello Studio D’Ars di Milano per quello che senza problemi possiamo definire con un grande viaggio sensoriale.

L’impatto con l’immaginario di Francesco Barbieri ci ha profondamente scosso, siamo abituati ad osservare diversi tipi di approccio con la città, diverse attitudini visive che si sviluppano tenendo in considerazione il paesaggio come tela sulla quale dipingere, nel percorso dell’artista però questi punti fermi vengono capovolti e ciò che siamo abituati a percepire come un umido strumento e base di disegno viene qui utilizzato come soggetto principale per un analisi forte, ridondante e dall’incredibile capacità riflessiva. Per l’interprete è la città stessa il soggetto ed protagonista assoluto, si tratta di un analisi cosciente e ramificata che va toccare punti fondamentalmente emotivi, sensoriali, un viaggio lo abbiamo definito, atto a mettere nuovamente in contatto ciò che viviamo quotidianamente attraverso un filtro visivo ricco di colore ma anche densamente popolato da ombre, sinistre, grigie che si accavallano, si fondano si alzano e si abbassano e danno vita alle trame che siamo soliti osservare tutti quanti i giorni e che, abituati ormai alla loro presenza, abbiamo smesso di osservare con attenzione. Ecco l’osservare, il domandarsi, il percepire ed il sentire ciò che ci sta intorno rappresenta lo stimolo delle produzioni dell’artista che mira ad una riappropriazione personale della città, ad una riflessione sulla sua fascinazione che così profondamente e silenziosamente impatta con la nostra vita giorno dopo giorno. L’operato di Francesco Barbiere rappresenta una passeggiata all’interno di un mostro rumoroso, nero, grigio, scavato dalla mente dell’uomo e plasmato per raccogliere carne e tenerla ben salda nel suo grembo, l’interprete agisce in modo attivo, osserva ciò che lo circonda, lo imprime nella sua mente, e gli scorci, i palazzoni, le periferie con le sua palazzine popolari, rimangono impresse nel suo immaginario, respira con questo grande essere stanco, ne dipinge gli scenari, le architetture, si concentra sulla sua bellezza troppe volte trascurata rivendicando nella propria pittura le vite fagocitate all’interno delle strade e degli anfratti urbani, coglie nella città la bellezza, quella celata, quella che accompagna ogni passo mentre andiamo al lavoro, è una bellezza nascosta che non siamo soliti apprezzare e che pure ci circonda.

Lo show richiama proprio la bellezza della bruttezza, e giunge da lontano dal passato da attivissimo writer in cui lo stesso interprete vive al passo ed in simbiosi con la strada, dando voce alla stessa ed ai suoi disagi, da qui il passo è breve, si aprono scenari ma sopratutto una riflessione sul bello, cos’è il bello? quello che ci hanno auto imposto, quello che siamo soliti convincerci essere, oppure ciò che ci circonda, che vive con noi e di noi? Il cemento, i palazzi, le strade, le gru che si ergono grattando le nuvole, i binari dei treni che come vene tracciano il corpo e le cicatrici della nostra città, questo è il bello per l’artista e con esso si muovono riflessioni sui suoi eccessi, sull’inquinamento sulle periferie ghetto parti di un sistema che le vuole isolare e lasciare a se stesse.

Quello che ci affascina osservando le opere di Francesco Barbieri e la sua sensibilità, la capacità di riuscire a cogliere gli aspetti che abbiamo sempre avuto davanti ai nostri occhi, proprio il riuscire a catturare la bellezza nella mostruosità del nostro mondo, piccolo o grande che sia, in una produzione che non si nasconde dallo stupore della (ri)scoperta ma anche della riflessione sulla decadenza, l’interprete attraverso il suo lavoro coglie quindi le sensazioni, gli stati d’animo, le atmosfere che prendono vita attraverso le tinte, gli esperimenti di colore che vanno ad inserirsi all’interno delle ombre nere, fredde che ne ricalcano gli scenari donando loro emozioni e sentimento. Allora non ci resta che metterci ad osservare per riconoscere gli scorci della nostra vita, del nostro mondo per riuscire finalmente ad apprezzarne la bellezza intrinseca, uscire, camminare e guardare per la prima volta con un occhio nuovo e differente ciò che ci circonda, con un sorriso in più di consapevolezza.

Per darvi modo di apprezzare al meglio tutti gli scenario di questo viaggio/racconto vi lasciamo alla selezione di immagini in calce con un occhiata approfondita a tutto l’allestimento proposto in aggiunta ad alcuni scatti durante il vernissage, se vi trovate in zona invece c’è tempo fino al prossimo 11 Aprile per andare a darci un occhiata di persona, noi ve l’abbiamo detto.

Studio D’Ars
Via Sant’Agnese, 12
20123 Milano

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