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GORGO

Etnik – “COD:5005” at Square23 Gallery (Recap)

Aperta lo scorso 8 di Maggio andiamo con piacere a dare un occhiata a “COD:5005”, ultima fatica del grande Etnik all’interno degli spazi della Square23 Gallery di Torino, uno show caratterizzato dal consueto e caratteristico spunto tematico e visivo.
E’ innegabile il fascino delle produzioni di Etnik, l’operato dell’artista ci ha sempre coinvolto grazie alla capacità di riuscire a farci letteralmente entrare all’interno della sua visione, gli studi accademici coadiuvati con una fortissima impronta urbana legati con il passato da writer fortemente radicato, fanno emergere uno stile assolutamente personale, una visione tridimensionale che altera la percezione, smuove figure, incastona forme e ne apre altre. Dal mondo del design, passando per quello della scenotecnica ed ovviamente dei graffiti, l’artista sviscera intricate forme in tre dimensioni che danno l’impressione di muoversi attraverso gli spazi a disposizione, un moto perpetuo che prende vigore quando osserviamo ciò che ci annida tutto intorno, sezioni e configurazioni differenti, quasi schizzate via, mantenendo la loro vicinanza con la figura madre, come se si trattasse di un gigantesco campo gravitazionale capace di attrarre ed al contempo però allontanare le sezioni realizzate. Si tratta di un visione che abbraccia una tematica precisa e radicata, l’interprete vuole portare ad una riflessione sulla città e di conseguenza sulla condizione dell’uomo all’interno della stessa. L’artista attraverso il proprio operato insiste nel portare avanti una visione in cui l’uomo è prigioniero del cemento, del palazzi e di tutte quelle architetture urbane da lui stesso create, tutto questo universo che rappresenta di fatto la nostra quotidianità, il nostro mondo, subisce per nella visione dell’interprete, una sterzata muovendosi per mezzo di una visione prospettica, accelera andando ad invadere la natura, gli esseri viventi in un moto continuo che non lascia via di scampo, avanza e prosegue la sua corsa andando a distruggere tutto quanto, è il cemento che invade la terra e che porta prigionia, solitudine ed isolamento. Da questo spunto si muovono forme e figure, schizzano via sulla superficie andando ad inondare gli spazi, diventano la prigione dell’uomo, auto creata dallo stesso troppo miope per accorgersi del proprio operato.
La riflessione di Etnik si fà quindi profonda ed al contempo affilata, richiama l’esigenza di guardarsi attorno, di come l’uomo abbia trasformato e rinchiuso se stesso all’interno di muri, città e palazzoni, la città vista con gli occhi dell’artista diviene prigione ma al tempo stesso spunto nonché tela espressiva per il proprio stesso lavoro.
Curata da Alessandra Ioalè con “COD:5005”, nome che si rifà al condice cromatico del blu notte utilizzato dall’artista per dare vita alle atmosfere cupe delle sue produzioni, Etnik porta avanti questa sua peculiare riflessione presentando un corpo di lavoro vario e caratteristico. C’è la pittura su una delle pareti della galleria, caratterizzata al centro da un lavoro su legno, insieme ad un nuova serie di lavori su supporti differenti.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti con le immagini dell’allestimento proposto in aggiunta a quelle delle pareti realizzata dall’artista a Torino, dateci un occhiata e per gli amici Torinesi e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 26 di Luglio per andare a darci un occhiata, noi vi abbiamo avvisato.

Square23 Gallery
Via San Massimo 45
10123 Torino

Pics via Graffuturism

Etnik – “COD:5005” at Square23 Gallery (Recap)

Aperta lo scorso 8 di Maggio andiamo con piacere a dare un occhiata a “COD:5005”, ultima fatica del grande Etnik all’interno degli spazi della Square23 Gallery di Torino, uno show caratterizzato dal consueto e caratteristico spunto tematico e visivo.
E’ innegabile il fascino delle produzioni di Etnik, l’operato dell’artista ci ha sempre coinvolto grazie alla capacità di riuscire a farci letteralmente entrare all’interno della sua visione, gli studi accademici coadiuvati con una fortissima impronta urbana legati con il passato da writer fortemente radicato, fanno emergere uno stile assolutamente personale, una visione tridimensionale che altera la percezione, smuove figure, incastona forme e ne apre altre. Dal mondo del design, passando per quello della scenotecnica ed ovviamente dei graffiti, l’artista sviscera intricate forme in tre dimensioni che danno l’impressione di muoversi attraverso gli spazi a disposizione, un moto perpetuo che prende vigore quando osserviamo ciò che ci annida tutto intorno, sezioni e configurazioni differenti, quasi schizzate via, mantenendo la loro vicinanza con la figura madre, come se si trattasse di un gigantesco campo gravitazionale capace di attrarre ed al contempo però allontanare le sezioni realizzate. Si tratta di un visione che abbraccia una tematica precisa e radicata, l’interprete vuole portare ad una riflessione sulla città e di conseguenza sulla condizione dell’uomo all’interno della stessa. L’artista attraverso il proprio operato insiste nel portare avanti una visione in cui l’uomo è prigioniero del cemento, del palazzi e di tutte quelle architetture urbane da lui stesso create, tutto questo universo che rappresenta di fatto la nostra quotidianità, il nostro mondo, subisce per nella visione dell’interprete, una sterzata muovendosi per mezzo di una visione prospettica, accelera andando ad invadere la natura, gli esseri viventi in un moto continuo che non lascia via di scampo, avanza e prosegue la sua corsa andando a distruggere tutto quanto, è il cemento che invade la terra e che porta prigionia, solitudine ed isolamento. Da questo spunto si muovono forme e figure, schizzano via sulla superficie andando ad inondare gli spazi, diventano la prigione dell’uomo, auto creata dallo stesso troppo miope per accorgersi del proprio operato.
La riflessione di Etnik si fà quindi profonda ed al contempo affilata, richiama l’esigenza di guardarsi attorno, di come l’uomo abbia trasformato e rinchiuso se stesso all’interno di muri, città e palazzoni, la città vista con gli occhi dell’artista diviene prigione ma al tempo stesso spunto nonché tela espressiva per il proprio stesso lavoro.
Curata da Alessandra Ioalè con “COD:5005”, nome che si rifà al condice cromatico del blu notte utilizzato dall’artista per dare vita alle atmosfere cupe delle sue produzioni, Etnik porta avanti questa sua peculiare riflessione presentando un corpo di lavoro vario e caratteristico. C’è la pittura su una delle pareti della galleria, caratterizzata al centro da un lavoro su legno, insieme ad un nuova serie di lavori su supporti differenti.
Non aggiungiamo altro vi lasciamo piuttosto ad alcuni scatti con le immagini dell’allestimento proposto in aggiunta a quelle delle pareti realizzata dall’artista a Torino, dateci un occhiata e per gli amici Torinesi e per chiunque si trovasse in zona ricordiamo che c’è tempo fino al prossimo 26 di Luglio per andare a darci un occhiata, noi vi abbiamo avvisato.

Square23 Gallery
Via San Massimo 45
10123 Torino

Pics via Graffuturism