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	Commenti a: The Provocateurs – Group Show (Recap)	</title>
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		Di: Gian Barlo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Barlo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2014 15:12:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Partiamo dal presupposto che non ho visto lo show di persona, ma che ho seguito il profilo facebook di Obey postare aggiornamenti passo passo sullo stato della mostra. Diciamo anche che è significativo vedere il livello di interesse rispetto la mostra anche di coloro che sono coinvolti: seguendo i profili di Cyrcle, D*face, Retna puoi vedere che nessuno di loro ha pensato anche solo di condividere una breve nota sull&#039;apertura (alla quale non credo abbiano partecipato). E se è pur vero che non tutti aggiornano i propri profili web in tempo reale, sono rimasto colpito di come una mostra di questa grandezza non abbia suscitato più fermento digitale. 


L&#039;impressione è, quindi, che gli artisti abbiano dato opere &quot;di repertorio&quot; fiduciosi della buona fama di Shepard per vendere la mostra senza metterci la cura e la ricerca che qualcosa di più mirato, in termini di tematica, avrebbe potuto generare. 


La domanda è: cosa cercano di dimostrare?
Vogliono forse porre l&#039;attenzione su una sorta di nuova generazione di street artist che si stanno quotando bene? O magari, ancora più ambiziosi, mettere se stessi sul podio dei vincitori della scena contemporanea? 


Indipendentemente dallo scopo, il risultato, secondo me, è semplicemente battere sul ferro vecchio della street art vagamente impegnata politicamente che in realtà è più vicina alla produzione di Obey che non a quella del gruppo. Penso che per gli artisti coinvolti fosse solo una questione di ego nel vedersi riconosciuti da uno Shepard curatore come parte di questa &quot;avanguardia&quot; street.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo dal presupposto che non ho visto lo show di persona, ma che ho seguito il profilo facebook di Obey postare aggiornamenti passo passo sullo stato della mostra. Diciamo anche che è significativo vedere il livello di interesse rispetto la mostra anche di coloro che sono coinvolti: seguendo i profili di Cyrcle, D*face, Retna puoi vedere che nessuno di loro ha pensato anche solo di condividere una breve nota sull&#8217;apertura (alla quale non credo abbiano partecipato). E se è pur vero che non tutti aggiornano i propri profili web in tempo reale, sono rimasto colpito di come una mostra di questa grandezza non abbia suscitato più fermento digitale. </p>
<p>L&#8217;impressione è, quindi, che gli artisti abbiano dato opere &#8220;di repertorio&#8221; fiduciosi della buona fama di Shepard per vendere la mostra senza metterci la cura e la ricerca che qualcosa di più mirato, in termini di tematica, avrebbe potuto generare. </p>
<p>La domanda è: cosa cercano di dimostrare?<br />
Vogliono forse porre l&#8217;attenzione su una sorta di nuova generazione di street artist che si stanno quotando bene? O magari, ancora più ambiziosi, mettere se stessi sul podio dei vincitori della scena contemporanea? </p>
<p>Indipendentemente dallo scopo, il risultato, secondo me, è semplicemente battere sul ferro vecchio della street art vagamente impegnata politicamente che in realtà è più vicina alla produzione di Obey che non a quella del gruppo. Penso che per gli artisti coinvolti fosse solo una questione di ego nel vedersi riconosciuti da uno Shepard curatore come parte di questa &#8220;avanguardia&#8221; street.</p>
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