GORGO

Truly Design “Truth depends on where you see it from” Show (Recap)

Viviamo in un particolare momento storico in cui il nostro quotidiano è in costantemente mutamento. La realtà che ci circonda, attraverso le costanti scoperte scientifiche e tecniche, a ritmi serrati viene plasmata, accorciando il gap tra ciò che esiste effettivamente, e ciò che invece risulta – o risultava – illusorio, immaginario o fittizio.
Ciò che prima appariva impossibile, frutto dell’immaginazione e del sogno dell’essere umano, semplicemente ‘astratto‘ e quindi relegato alla sfera emozionale, oggi ha preso forma e sostanza, ha un nome proprio, diventando parte stessa della nostra esistenza.

Cercando di discostarmi da una realtà legata unicamente una scialba visione di ciò che ci circonda, andando quindi oltre l’aspetto prettamente ‘fisico’ di ciò che appunto ci circonda, ho sempre pensato a come la stessa venga in realtà percepita. Scegliendo quindi un approccio maggiormente spirituale ed emotivo ad uno pragmatico e tangibile.
L’insieme di elementi, influenze, spunti, direttamente masticati, digeriti e decifrati dal nostro io, arrivano a noi sotto forma di sensazioni differenti, attraverso le quali impariamo a relazionarci con ciò che ci circonda.
Se la realtà assume quindi una dimensione maggiormente personale, figlia di ciò che percepiamo intorno a noi, del modo in cui vediamo e sentiamo, è lecito pensare come la stessa sia la diretta conseguenza di esperienze di vita, attitudini mentali e caratteriali, umore e stati d’animo del momento. In quello che diviene un costante flusso di impulsi differenti e dagli esiti costantemente volubili ed eterogenei.

La realtà non è quindi divisibile unicamente attraverso ciò che è tangibile e conosciuto, oppure da ciò che è immaginario ed ‘astratto’. Assume anzi una forma liquida, laddove tutto il nostro bagaglio di sensazioni ed emozioni personali, ne influenza non la forma e l’aspetto, ma la sua stessa percezione. Ogni singola cosa che ci troviamo di fronte, non cambia la sua forma ‘fisica’ quindi, quanto piuttosto la sua forma emozionale, attraendoci o respingendoci, generando a sua volta sensazioni ed emozioni contrastanti.

In questo senso, uno degli aspetti che ritengo fondamentali nel lavoro di un autore, è la sua capacità di dialogo con lo spazio di lavoro. Una determinata superficie, appartiene alla realtà tangibile, è uno spazio fisico vuoto che si affaccia all’interno di un contesto sociale, politico ed economico proprio. Allo stesso modo l’autore, che si adopera a cambiarne l’aspetto attraverso il proprio operato, verrà investito dal contesto stesso che, unito alla personale sensibilità, genererà tutta quella grande mole di stimoli, spunti e percezioni, da far confluire nel processo artistico dell’opera.
La realtà stessa viene quindi filtrata, arrivando agli occhi del passante casuale e dell’osservatore, come un nuovo e personale slancio emotivo, in grado di cambiare la percezioni dell’ambiente, in un innesco ciclico e dai risultati mutabili e soggettivi.
Risulta quindi interessante confrontarsi con interventi pittorici in grado di cambiare in modo attivo la percezione di un determinato spazio, e di conseguenza la sua realtà. Lasciando che le immagini e la ricerca di un determinato autore, entrino a contatto con la nostra parte più sensibile, stuzzicando le corde più emotive, e lasciandoci di conseguenza un qualcosa di emozionale.

Le produzioni congiunte di Mauro149, Rems182, Ninja1 e Mach505, rappresentano il perfetto esempio di interazione attiva con lo spazio di lavoro. Ciascuno degli autori che compone il collettivo Truly Design, porta avanti una ricerca personale e propria. C’è chi si confronta con un impeto figurativo, chi si lascia trasportare dalle personali fascinazioni a tema fantastico, chi dalla geometrie ed elementi astratti, arrivando infine alla calligrafia ed ai calligrammi. Ogni singolo componente del gruppo ha una propria e differente identità.
Il lavoro congiunto passa quindi per una pittura in grado anzitutto di raccogliere l’eredità tematica e pittorica di ciascun membro, sviluppandola attraverso un binario comune che va ad identificare l’operato del collettivo.
Le produzioni dei Truly Design sviluppano in chiave contemporanea un particolare fenomeno ottico. L’anamorfosi rappresenta la chiave di volta di un processo partecipativo in cui ognuno dei gli autori, dirige e sviluppa la propria produzione partendo da un precisa idea.
L’anamorfismo, sperimentato sin dal XV secolo da artisti come di Leonardo da Vinci e Hans Holbein, è un effetto di illusione ottica attraverso il quale un immagine viene proiettata in piano in modo distorto. Peculiarità di questo effetto è che il soggetto originale risulta visibile e riconoscibile unicamente guardandolo da una specifica posizione.

I Truly Design hanno abbracciato completamente questa particolare tecnica pittorica ponendo le basi di una ricerca comune in costante evoluzione.
È facilmente intuibile come questa illusione pittorica, sia strettamente legata allo spazio di lavoro. Le immagini realizzate dialogano con lo stesso, rompendone di fatto la linearità, aggiungendo un piano percettivo e fisico del tutto nuovo, con cui lo spettatore ha modo di confrontarsi unicamente da uno specifico punto. È un sistema che pone da parte la fisicità e la struttura intrinseca dello spazio, la sua realtà fisica, preferendone la percezione ed alimentando una visione alternativa e reale dello stesso.
Lo studio quindi dell’ambiente, delle sue peculiarità architettoniche, risulta fondamentale per la riuscita del lavoro, così come la scelta degli elementi e delle figure dipinte. Si tratta dell’ennesimo tassello di una produzione attenta e stimolata dal dialogo con l’ambiente di lavoro, in modo tecnico quindi e non soltanto tematico.

Partendo quindi da una impostazione più vicina al disegno ed all’illustrazione, i Truly Design hanno abbracciato una poetica ed estetica pittorica maggiormente focalizzata sull’astrazione geometrica, posta in relazione, con le singolarità e peculiarità architettoniche dello spazio di lavoro. Nasce da qui “Truth depends on where you see it” nuova esibizione che di fatto documenta gli ultimi sviluppi del quartetto torinese, in un dialogo serrato con gli splendidi spazi del MEF – Museo Ettore Fico di Torino.

La simbiosi con lo spazio Torinese passa attraverso le peculiarità storiche ed architettoniche della stessa struttura. L’immobile è infatti parte di un ex complesso industriale che, negli anni, ha subito diverse trasformazioni. Si tratta di una struttura caratterizzata da una copertura a botte, ampie vetrate e affacci panoramici capaci di favorire prospettive visuali di ampio raggio, ed infine una forte illuminazione naturale ed artificiale. Il MEF è parte di un progetto di riqualificazione consistente della zona Spina 4, centro di un vasto programma di trasformazione di un area industriale dismessa.
La struttura nasce dalla riqualificazione urbana, trasformandosi in un importante polo culturale, in modo speculare al percorso del collettivo Truly Design. Gli autori collocano i loro primi graffiti alla fine degli anni ’90, proprio sulle mura dei ruderi dell’architettura industriale torinese, affacciandosi adesso sullo scenario dell’arte contemporanea.

La programmazione del museo porta avanti un percorso di relazione tra autori moderni e contemporanei, con l’idea di porre in essere un dialogo continuo tra sensibilità ed approcci estetici differenti, figli dei tempi.
“Truth depends on where you see it” nasce proprio dalla volontà di confrontare i linguaggi estetici classici dell’arte moderna, con l’astrazione geometrica e visuale degli interpreti, il tutto il relazione con gli spazi museali.
Lo show parte infatti dalle riflessioni rinascimentali sulla sezione aurea di Fra’ Luca Pacioli nel De Divina Proportione, con particolare interesse verso l’operato di Leonardo Da Vinci. Partendo da questi spunti i Truly Design sviluppano un dialogo serrato tra queste particolari ed antiche ricerche e gli spazi del museo. L’idea è quella di un lavoro capace di entrare a contatto ed in sintonia cromatica e visuale, con i lavori astratti di Florence Henri, László Moholy Nagy, El Lissitzky e Josef Albers, tutti ospitati all’interno del museo.

La realtà anamorfica e geometrica proposta dai Truly Design, entra quindi a contatto con lo spazio fisico del MEF, con la sua architettura e ciò che la stessa ospita. È un dialogo costante che si inserisce anzitutto nelle viscere della struttura, trasformando la percezione architettonica degli spazi attraverso l’inserimento di forme geometriche, alchimie astratte, legate nei colori alle opere esposte, e sviluppate attraverso un interazione del tutto totalizzante.
L’impatto infatti con le tre opere site-specific dipinte dai Truly Design, destabilizza, pone in essere una visione differenti dell’ambiente. Emergono forme geometriche, spazi e profondità nuovi, dimensioni suggerite, capaci di tracciare una realtà vera e possibile. E ancora, capaci di trascendere dai limiti fisici, per lasciare che i colori, le forme, le tracce, le emozioni ed i sentimenti degli autori, plasmino una dimensione nuova, inedita, differente, capace di avvolgere ed ovattare, di proiettarci al suo interno, quasi rapiti, in cerca di una realtà impossibile, ora viva e capace di restituirci un qualcosa di emozionale.

Fino al 26 Giugno 2016

MEF – Museo Ettore Fico
Via Francesco Cigna 114
10155 Torino – Italy

Thanks to The Artists for The Pics

Truly Design “Truth depends on where you see it from” Show (Recap)

Viviamo in un particolare momento storico in cui il nostro quotidiano è in costantemente mutamento. La realtà che ci circonda, attraverso le costanti scoperte scientifiche e tecniche, a ritmi serrati viene plasmata, accorciando il gap tra ciò che esiste effettivamente, e ciò che invece risulta – o risultava – illusorio, immaginario o fittizio.
Ciò che prima appariva impossibile, frutto dell’immaginazione e del sogno dell’essere umano, semplicemente ‘astratto‘ e quindi relegato alla sfera emozionale, oggi ha preso forma e sostanza, ha un nome proprio, diventando parte stessa della nostra esistenza.

Cercando di discostarmi da una realtà legata unicamente una scialba visione di ciò che ci circonda, andando quindi oltre l’aspetto prettamente ‘fisico’ di ciò che appunto ci circonda, ho sempre pensato a come la stessa venga in realtà percepita. Scegliendo quindi un approccio maggiormente spirituale ed emotivo ad uno pragmatico e tangibile.
L’insieme di elementi, influenze, spunti, direttamente masticati, digeriti e decifrati dal nostro io, arrivano a noi sotto forma di sensazioni differenti, attraverso le quali impariamo a relazionarci con ciò che ci circonda.
Se la realtà assume quindi una dimensione maggiormente personale, figlia di ciò che percepiamo intorno a noi, del modo in cui vediamo e sentiamo, è lecito pensare come la stessa sia la diretta conseguenza di esperienze di vita, attitudini mentali e caratteriali, umore e stati d’animo del momento. In quello che diviene un costante flusso di impulsi differenti e dagli esiti costantemente volubili ed eterogenei.

La realtà non è quindi divisibile unicamente attraverso ciò che è tangibile e conosciuto, oppure da ciò che è immaginario ed ‘astratto’. Assume anzi una forma liquida, laddove tutto il nostro bagaglio di sensazioni ed emozioni personali, ne influenza non la forma e l’aspetto, ma la sua stessa percezione. Ogni singola cosa che ci troviamo di fronte, non cambia la sua forma ‘fisica’ quindi, quanto piuttosto la sua forma emozionale, attraendoci o respingendoci, generando a sua volta sensazioni ed emozioni contrastanti.

In questo senso, uno degli aspetti che ritengo fondamentali nel lavoro di un autore, è la sua capacità di dialogo con lo spazio di lavoro. Una determinata superficie, appartiene alla realtà tangibile, è uno spazio fisico vuoto che si affaccia all’interno di un contesto sociale, politico ed economico proprio. Allo stesso modo l’autore, che si adopera a cambiarne l’aspetto attraverso il proprio operato, verrà investito dal contesto stesso che, unito alla personale sensibilità, genererà tutta quella grande mole di stimoli, spunti e percezioni, da far confluire nel processo artistico dell’opera.
La realtà stessa viene quindi filtrata, arrivando agli occhi del passante casuale e dell’osservatore, come un nuovo e personale slancio emotivo, in grado di cambiare la percezioni dell’ambiente, in un innesco ciclico e dai risultati mutabili e soggettivi.
Risulta quindi interessante confrontarsi con interventi pittorici in grado di cambiare in modo attivo la percezione di un determinato spazio, e di conseguenza la sua realtà. Lasciando che le immagini e la ricerca di un determinato autore, entrino a contatto con la nostra parte più sensibile, stuzzicando le corde più emotive, e lasciandoci di conseguenza un qualcosa di emozionale.

Le produzioni congiunte di Mauro149, Rems182, Ninja1 e Mach505, rappresentano il perfetto esempio di interazione attiva con lo spazio di lavoro. Ciascuno degli autori che compone il collettivo Truly Design, porta avanti una ricerca personale e propria. C’è chi si confronta con un impeto figurativo, chi si lascia trasportare dalle personali fascinazioni a tema fantastico, chi dalla geometrie ed elementi astratti, arrivando infine alla calligrafia ed ai calligrammi. Ogni singolo componente del gruppo ha una propria e differente identità.
Il lavoro congiunto passa quindi per una pittura in grado anzitutto di raccogliere l’eredità tematica e pittorica di ciascun membro, sviluppandola attraverso un binario comune che va ad identificare l’operato del collettivo.
Le produzioni dei Truly Design sviluppano in chiave contemporanea un particolare fenomeno ottico. L’anamorfosi rappresenta la chiave di volta di un processo partecipativo in cui ognuno dei gli autori, dirige e sviluppa la propria produzione partendo da un precisa idea.
L’anamorfismo, sperimentato sin dal XV secolo da artisti come di Leonardo da Vinci e Hans Holbein, è un effetto di illusione ottica attraverso il quale un immagine viene proiettata in piano in modo distorto. Peculiarità di questo effetto è che il soggetto originale risulta visibile e riconoscibile unicamente guardandolo da una specifica posizione.

I Truly Design hanno abbracciato completamente questa particolare tecnica pittorica ponendo le basi di una ricerca comune in costante evoluzione.
È facilmente intuibile come questa illusione pittorica, sia strettamente legata allo spazio di lavoro. Le immagini realizzate dialogano con lo stesso, rompendone di fatto la linearità, aggiungendo un piano percettivo e fisico del tutto nuovo, con cui lo spettatore ha modo di confrontarsi unicamente da uno specifico punto. È un sistema che pone da parte la fisicità e la struttura intrinseca dello spazio, la sua realtà fisica, preferendone la percezione ed alimentando una visione alternativa e reale dello stesso.
Lo studio quindi dell’ambiente, delle sue peculiarità architettoniche, risulta fondamentale per la riuscita del lavoro, così come la scelta degli elementi e delle figure dipinte. Si tratta dell’ennesimo tassello di una produzione attenta e stimolata dal dialogo con l’ambiente di lavoro, in modo tecnico quindi e non soltanto tematico.

Partendo quindi da una impostazione più vicina al disegno ed all’illustrazione, i Truly Design hanno abbracciato una poetica ed estetica pittorica maggiormente focalizzata sull’astrazione geometrica, posta in relazione, con le singolarità e peculiarità architettoniche dello spazio di lavoro. Nasce da qui “Truth depends on where you see it” nuova esibizione che di fatto documenta gli ultimi sviluppi del quartetto torinese, in un dialogo serrato con gli splendidi spazi del MEF – Museo Ettore Fico di Torino.

La simbiosi con lo spazio Torinese passa attraverso le peculiarità storiche ed architettoniche della stessa struttura. L’immobile è infatti parte di un ex complesso industriale che, negli anni, ha subito diverse trasformazioni. Si tratta di una struttura caratterizzata da una copertura a botte, ampie vetrate e affacci panoramici capaci di favorire prospettive visuali di ampio raggio, ed infine una forte illuminazione naturale ed artificiale. Il MEF è parte di un progetto di riqualificazione consistente della zona Spina 4, centro di un vasto programma di trasformazione di un area industriale dismessa.
La struttura nasce dalla riqualificazione urbana, trasformandosi in un importante polo culturale, in modo speculare al percorso del collettivo Truly Design. Gli autori collocano i loro primi graffiti alla fine degli anni ’90, proprio sulle mura dei ruderi dell’architettura industriale torinese, affacciandosi adesso sullo scenario dell’arte contemporanea.

La programmazione del museo porta avanti un percorso di relazione tra autori moderni e contemporanei, con l’idea di porre in essere un dialogo continuo tra sensibilità ed approcci estetici differenti, figli dei tempi.
“Truth depends on where you see it” nasce proprio dalla volontà di confrontare i linguaggi estetici classici dell’arte moderna, con l’astrazione geometrica e visuale degli interpreti, il tutto il relazione con gli spazi museali.
Lo show parte infatti dalle riflessioni rinascimentali sulla sezione aurea di Fra’ Luca Pacioli nel De Divina Proportione, con particolare interesse verso l’operato di Leonardo Da Vinci. Partendo da questi spunti i Truly Design sviluppano un dialogo serrato tra queste particolari ed antiche ricerche e gli spazi del museo. L’idea è quella di un lavoro capace di entrare a contatto ed in sintonia cromatica e visuale, con i lavori astratti di Florence Henri, László Moholy Nagy, El Lissitzky e Josef Albers, tutti ospitati all’interno del museo.

La realtà anamorfica e geometrica proposta dai Truly Design, entra quindi a contatto con lo spazio fisico del MEF, con la sua architettura e ciò che la stessa ospita. È un dialogo costante che si inserisce anzitutto nelle viscere della struttura, trasformando la percezione architettonica degli spazi attraverso l’inserimento di forme geometriche, alchimie astratte, legate nei colori alle opere esposte, e sviluppate attraverso un interazione del tutto totalizzante.
L’impatto infatti con le tre opere site-specific dipinte dai Truly Design, destabilizza, pone in essere una visione differenti dell’ambiente. Emergono forme geometriche, spazi e profondità nuovi, dimensioni suggerite, capaci di tracciare una realtà vera e possibile. E ancora, capaci di trascendere dai limiti fisici, per lasciare che i colori, le forme, le tracce, le emozioni ed i sentimenti degli autori, plasmino una dimensione nuova, inedita, differente, capace di avvolgere ed ovattare, di proiettarci al suo interno, quasi rapiti, in cerca di una realtà impossibile, ora viva e capace di restituirci un qualcosa di emozionale.

Fino al 26 Giugno 2016

MEF – Museo Ettore Fico
Via Francesco Cigna 114
10155 Torino – Italy

Thanks to The Artists for The Pics