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GORGO

THE BOOST – Cripsta

THE BOOST nasce dalla voglia di raccontarvi quella che è la grande scena artistica italiana, in questa rubrica cercheremo di proporvi artisti dotati ma poco conosciuti al grande pubblico. Uno spazio che vogliamo dedicare a coloro che ci hanno colpito per capacità e stile personale, andando poi seguirne l’evoluzione nel corso del tempo.

Nuovo appuntamento questa volta con Cripsta

Ho voluto aprire questa nuova puntata del THE BOOST con un immagine potente e ridondante, non c’è spazio per equivoci è quello che sembra ed ha la fronte crepata, scavata ed aperta. Il senso velato del messaggio giunge facilmente a destinazione, Cripsta mi ha colpito per questo, in un paese avvinghiato a preconcetti e stretto da pregiudizi e retoriche religiose dove in generale si ha paura ad esprimersi, lui esprime senza mezzi termini il proprio pensiero, non è un insulto, come potrebbe essere facilmente confuso ma piuttosto una rielaborazione delle proprie sensazioni, delle proprie esperienze, influenze e storie vissute sputate fuori attraverso il proprio immaginario, la propria visione e sopratutto le proprie convinzioni, senza fronzoli, senza freni, il disegno rappresenta tutto ciò che è.

Come la stragrande maggioranza Cripsta inizia il suo percorso legandosi presto al movimento graffiti, e come spesso succede non si trova a suo agio con questo mondo ma anzi ci si distacca completamente fermandosi a riflettere per elaborare al meglio un proprio stile personale, un proprio modo di esprimersi e trovarsi a suo agio con il muro.
Torna così a lavorare con una diversa attitudine e consapevolezza, la crescita è evidente sia tecnicamente che stilisticamente, sparisce il lettering e compaiono numeri e simboli che accompagno il nuovo stile più vicino al disegno con un figurativismo marcato. Il nuovo approdo dà vita a pennellate morbide, le figure disegnate sono sfocate, i colori si intrecciano e mischiano tra loro oppure, per i volti umani, si soffermano su grigi e bianchi leggermente abbozzati ma il tanto che basta per farne risaltare i tratti somatici.

Una componente importante e facilmente riscontrabile nelle produzioni di Cripsta è la spiazzante emotività che trasmettono le sue creazioni, la vena poetica accompagna i volti tristi e cupi dei suoi uomini, negando un sorriso ma piuttosto trasmettendo stati d’animo quali frustrazione, tristezza e senso di vuoto.
Le opere non offrono un messaggio univoco, Cripsta evita di fossilizzarsi su un significato e quindi tralasciare tutto il resto, tenta di esprimersi catalizzando esclusivamente e di getto quello che sente. I luoghi dove le sue opere trovano dimora rispecchiano in pieno quanto dipinto tentando anche un interazione con l’ambiente circostante, zone in decadimento, fabbriche o altre strutture abbandonate, trovano nuovi abitanti tentando una rinascita spesso impossibile.

Cripsta non vuole essere definito artista, vuole che siano i propri lavori a parlare, le sue tracce che imprime sul muro parlano di lui e per lui, dell’emozioni che vibrano in quel momento all’interno della sua mente, sono il suo lascito e il suo pensiero espresso in forme e colori, rappresentano la coscienza e le parole non dette e per questo valgono più di un nome.

Cripsta

THE BOOST – Cripsta

THE BOOST nasce dalla voglia di raccontarvi quella che è la grande scena artistica italiana, in questa rubrica cercheremo di proporvi artisti dotati ma poco conosciuti al grande pubblico. Uno spazio che vogliamo dedicare a coloro che ci hanno colpito per capacità e stile personale, andando poi seguirne l’evoluzione nel corso del tempo.

Nuovo appuntamento questa volta con Cripsta

Ho voluto aprire questa nuova puntata del THE BOOST con un immagine potente e ridondante, non c’è spazio per equivoci è quello che sembra ed ha la fronte crepata, scavata ed aperta. Il senso velato del messaggio giunge facilmente a destinazione, Cripsta mi ha colpito per questo, in un paese avvinghiato a preconcetti e stretto da pregiudizi e retoriche religiose dove in generale si ha paura ad esprimersi, lui esprime senza mezzi termini il proprio pensiero, non è un insulto, come potrebbe essere facilmente confuso ma piuttosto una rielaborazione delle proprie sensazioni, delle proprie esperienze, influenze e storie vissute sputate fuori attraverso il proprio immaginario, la propria visione e sopratutto le proprie convinzioni, senza fronzoli, senza freni, il disegno rappresenta tutto ciò che è.

Come la stragrande maggioranza Cripsta inizia il suo percorso legandosi presto al movimento graffiti, e come spesso succede non si trova a suo agio con questo mondo ma anzi ci si distacca completamente fermandosi a riflettere per elaborare al meglio un proprio stile personale, un proprio modo di esprimersi e trovarsi a suo agio con il muro.
Torna così a lavorare con una diversa attitudine e consapevolezza, la crescita è evidente sia tecnicamente che stilisticamente, sparisce il lettering e compaiono numeri e simboli che accompagno il nuovo stile più vicino al disegno con un figurativismo marcato. Il nuovo approdo dà vita a pennellate morbide, le figure disegnate sono sfocate, i colori si intrecciano e mischiano tra loro oppure, per i volti umani, si soffermano su grigi e bianchi leggermente abbozzati ma il tanto che basta per farne risaltare i tratti somatici.

Una componente importante e facilmente riscontrabile nelle produzioni di Cripsta è la spiazzante emotività che trasmettono le sue creazioni, la vena poetica accompagna i volti tristi e cupi dei suoi uomini, negando un sorriso ma piuttosto trasmettendo stati d’animo quali frustrazione, tristezza e senso di vuoto.
Le opere non offrono un messaggio univoco, Cripsta evita di fossilizzarsi su un significato e quindi tralasciare tutto il resto, tenta di esprimersi catalizzando esclusivamente e di getto quello che sente. I luoghi dove le sue opere trovano dimora rispecchiano in pieno quanto dipinto tentando anche un interazione con l’ambiente circostante, zone in decadimento, fabbriche o altre strutture abbandonate, trovano nuovi abitanti tentando una rinascita spesso impossibile.

Cripsta non vuole essere definito artista, vuole che siano i propri lavori a parlare, le sue tracce che imprime sul muro parlano di lui e per lui, dell’emozioni che vibrano in quel momento all’interno della sua mente, sono il suo lascito e il suo pensiero espresso in forme e colori, rappresentano la coscienza e le parole non dette e per questo valgono più di un nome.

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