GORGO

THE BOOST – CARNE

THE BOOST nasce dalla voglia di raccontarvi quella che è la grande scena artistica italiana, in questa rubrica cercheremo di proporvi artisti dotati ma poco conosciuti al grande pubblico. Uno spazio che vogliamo dedicare a coloro che ci hanno colpito per capacità e stile personale, andando poi seguirne l’evoluzione nel corso del tempo.

Vogliamo parlarvi delle profondità del lavoro di Carne.

Gorizia, nordest, il cielo è grigio, solcato da profondi nubi che accarezzano le vette circostanti, intorno cemento, lastre, e poltiglia industriale, ricordo vago dei tempi dove paura, buio, angoscia e lo spauracchio rosso del comunismo sovietico alleggiavano su queste terre, la ruggine corre veloce sulle lamiere e sugli edifici abbandonati, postazioni militari, caserme, polveriere, simbolo di un fallimento culturale fondato sull’odio sono lo spettro desolato, un impronta forte, profonda e silenziosa incancellabile, un macchia che dimora lungo il confine dalle montagne al mare e che con il tempo ha inglobato le case e le fabbriche spoglie e figlie della crisi attuale. Da un impasto così viscerale, duro e profondo si compone il lavoro di Carne.

Carne inizia il suo percorso come writer, abbandona la scena perché si sente imbrigliato in un linguaggio artistico che trova ormai settario, poco comprensibile a chi non è all’interno dell’ambiente, e che non permette di farlo esprimere secondo al meglio ciò che vuole egli stesso rappresentare. Non c’è una formazione artistica ed umanistica, Carne è pure istinto messo in piedi da un voglia di esprimersi forte e dirompente che trova nel paesaggio che lo circonda il suo principale interlocutore. Lo stile è volutamente forte ed impattante, i lavori presentano così quel tratto un po’ naif, grezzo per certi aspetti, che però viene messo in secondo piano scavando affondo nelle scelte tematiche e visive che l’artista compie, non c’è una estremizzazione tecnica, una ricerca della assoluta rappresentazione più verosimile possibile, ma piuttosto il disegno viene caratterizzato dall’utilizzo strumenti diversi, plottaggi, spray, pennelli e marker, dipinti su carta e materiali diversi che poi affigge sul muro attaccandoli attraverso colle e siliconi. Il passo successivo è la ricerca di simboli, Carne nei suoi lavori tenta di rappresentare la pura bellezza, a tratti melanconica, cupa, tesa, volta a far riflettere sugli aspetti più intimi e viscerali della nostra persona, una colpo ben assestato alla nostra parte più sensibile e ricettiva, le emozioni in tutto il loro vasto e sconfinato range di intensità, toccandone le corde più profonde.
Muovendosi con destrezza tra temi e simbologie alchemiche al limite dell’esoterico, Carne recupera i fasti di chissà quale cultura passata ed ormai dimenticata trascinandoli su parete e causandoci un vasto scossone emozionale, l’intrinseca relazione con la rosa è però tra i simboli quello più riccorrente per l’interprete. Sceglie la rosa proprio perché simbolo unico di bellezza, passione e carnalità, sentimenti che caratterizzano al meglio la personalità artistica, Carne appunto ma anche dolore, sangue, e duretta con le sue spine sottili ed affilate.

Carne si distacca completamente dalla stereotipo dell’artista moderno, non ha interesse nella visibilità tipica di chi lavora davanti ad un pubblico, esce piuttosto dal fragore della strada dalle sue regole scritte e dalle etichette, dall’indifferenza di migliaia di persona che percorrendo le vie delle città, preferendo agire all’interno degli spazi abbandonati, i suoi spazi, che hanno circondato la sua vista per anni, per ridare una nuova prospettiva e diversa vita da quella a cui erano destinati. Sfilettate di luce, in un contesto buio, ceco e sordo, dove la muffa è ormai vittoriosa, dove bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi e dove le opere stesse si legano indissolubilmente al muro ed al panorama, nascono con essi e sono destinate a scomparire insieme in un abbraccio scenico forte e ridondante. Il curioso che si addentra così in queste zone verrà colto alla sprovvista, accolto da figure oscure oppure donne delicate che posano e muovono i propri corpi sulle pareti increspate, è questo il regalo di Carne, a pochi e per pochi, gli instabili, i curiosi, quelli che si incamminano in situazioni differenti che amano provare nuove viste, nuovi scorci o semplicemente scoprire cosa nasconde quell’insediamento che ha tormentato così duramente le notti precedenti.

Carne.

THE BOOST – CARNE

THE BOOST nasce dalla voglia di raccontarvi quella che è la grande scena artistica italiana, in questa rubrica cercheremo di proporvi artisti dotati ma poco conosciuti al grande pubblico. Uno spazio che vogliamo dedicare a coloro che ci hanno colpito per capacità e stile personale, andando poi seguirne l’evoluzione nel corso del tempo.

Vogliamo parlarvi delle profondità del lavoro di Carne.

Gorizia, nordest, il cielo è grigio, solcato da profondi nubi che accarezzano le vette circostanti, intorno cemento, lastre, e poltiglia industriale, ricordo vago dei tempi dove paura, buio, angoscia e lo spauracchio rosso del comunismo sovietico alleggiavano su queste terre, la ruggine corre veloce sulle lamiere e sugli edifici abbandonati, postazioni militari, caserme, polveriere, simbolo di un fallimento culturale fondato sull’odio sono lo spettro desolato, un impronta forte, profonda e silenziosa incancellabile, un macchia che dimora lungo il confine dalle montagne al mare e che con il tempo ha inglobato le case e le fabbriche spoglie e figlie della crisi attuale. Da un impasto così viscerale, duro e profondo si compone il lavoro di Carne.

Carne inizia il suo percorso come writer, abbandona la scena perché si sente imbrigliato in un linguaggio artistico che trova ormai settario, poco comprensibile a chi non è all’interno dell’ambiente, e che non permette di farlo esprimere secondo al meglio ciò che vuole egli stesso rappresentare. Non c’è una formazione artistica ed umanistica, Carne è pure istinto messo in piedi da un voglia di esprimersi forte e dirompente che trova nel paesaggio che lo circonda il suo principale interlocutore. Lo stile è volutamente forte ed impattante, i lavori presentano così quel tratto un po’ naif, grezzo per certi aspetti, che però viene messo in secondo piano scavando affondo nelle scelte tematiche e visive che l’artista compie, non c’è una estremizzazione tecnica, una ricerca della assoluta rappresentazione più verosimile possibile, ma piuttosto il disegno viene caratterizzato dall’utilizzo strumenti diversi, plottaggi, spray, pennelli e marker, dipinti su carta e materiali diversi che poi affigge sul muro attaccandoli attraverso colle e siliconi. Il passo successivo è la ricerca di simboli, Carne nei suoi lavori tenta di rappresentare la pura bellezza, a tratti melanconica, cupa, tesa, volta a far riflettere sugli aspetti più intimi e viscerali della nostra persona, una colpo ben assestato alla nostra parte più sensibile e ricettiva, le emozioni in tutto il loro vasto e sconfinato range di intensità, toccandone le corde più profonde.
Muovendosi con destrezza tra temi e simbologie alchemiche al limite dell’esoterico, Carne recupera i fasti di chissà quale cultura passata ed ormai dimenticata trascinandoli su parete e causandoci un vasto scossone emozionale, l’intrinseca relazione con la rosa è però tra i simboli quello più riccorrente per l’interprete. Sceglie la rosa proprio perché simbolo unico di bellezza, passione e carnalità, sentimenti che caratterizzano al meglio la personalità artistica, Carne appunto ma anche dolore, sangue, e duretta con le sue spine sottili ed affilate.

Carne si distacca completamente dalla stereotipo dell’artista moderno, non ha interesse nella visibilità tipica di chi lavora davanti ad un pubblico, esce piuttosto dal fragore della strada dalle sue regole scritte e dalle etichette, dall’indifferenza di migliaia di persona che percorrendo le vie delle città, preferendo agire all’interno degli spazi abbandonati, i suoi spazi, che hanno circondato la sua vista per anni, per ridare una nuova prospettiva e diversa vita da quella a cui erano destinati. Sfilettate di luce, in un contesto buio, ceco e sordo, dove la muffa è ormai vittoriosa, dove bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi e dove le opere stesse si legano indissolubilmente al muro ed al panorama, nascono con essi e sono destinate a scomparire insieme in un abbraccio scenico forte e ridondante. Il curioso che si addentra così in queste zone verrà colto alla sprovvista, accolto da figure oscure oppure donne delicate che posano e muovono i propri corpi sulle pareti increspate, è questo il regalo di Carne, a pochi e per pochi, gli instabili, i curiosi, quelli che si incamminano in situazioni differenti che amano provare nuove viste, nuovi scorci o semplicemente scoprire cosa nasconde quell’insediamento che ha tormentato così duramente le notti precedenti.

Carne.