GORGO

Tellas – “This quiet, harsh land” Show (Recap)

L’incalzante desiderio di riavvicinarsi alla natura, primordiale habitat dell’essere umano, è una sensazione che è difficilmente riscontrabile nell’uomo moderno. Viviamo in una società in cui siamo costantemente bombardati da prodotti e servizi che, come un appendice epidermica, ci tengono ben ancorati al mattone, ai muri, ed al cemento delle nostre città.
La natura è sempre più parte estranea, universo (quasi) celato alla nostra vista o comunque ingabbiato in parchi e prati che tingono di verde il grigio di città e metropoli, come macchie, circondate da una architettura urbana che continua la sua inesorabile e folle corsa.

Seppur in modo embrionale, c’è chi come noi sente un crescente desiderio di estraniarsi, di trovare una quiete differente. La ricerca di uno sguardo che possa non infrangersi in palazzoni, borgate e super strade. Luoghi in cui far esplodere ed accendere sentimenti, sensazioni ed emozioni. Ora liberi di percorrere verdeggianti prati, colline e montagne. In questa incessante ricerca di libertà emotiva, forse anche spirituale, l’impeto pittorico di Tellas raggiunge e scolpisce nuove vette percettive.

Nella particolare fascinazione che accompagna le produzioni firmate dall’autore Italiano, la natura è infatti assoluta protagonista. Non è una presenza labile, non c’è un balbettio visivo, quanto piuttosto un ripetuto e sostenuto impatto emotivo, capace di accompagnare lo spettatore verso sospensioni emotivi profonde. Si tratta di alterazioni cicliche e motorie figlie di una sintesi personale e riconoscibile.

L’artista sceglie una raffigurazione essenziale, criptica nel suo intrinseco aspetto, sviluppando e continuando a sviluppare, una personale commutazione della forma. L’impeto astratto è di quelli in costante movimento. L’interprete sottrae ed aggiunge, alimenta e smorza figure, colori, dettagli e forme, plasma scenari mistici e viscerali. Accelera la loro presenza sulla superficie, spezzandone e riprendendone il moto, scagliando e muovendo grandi agglomerati, in un riverbero di sentimenti ed emozioni costantemente variabili.
La natura nel suo stato di eccezionale contenitore di stati percettivi, si sviluppa su superficie attraverso una figura singola, talvolta avvolgendo lo spazio. Si tratta del risultato delle personali e soggettive percezioni che l’artista sente e sceglie di assecondare in quel preciso istante.

A sorprendere è la costante volontà di Tellas di non soffermarsi ad un unica direzione estetica, quanto piuttosto sperimentare, trovando, nuovi ed interessanti percorsi visivi. La natura diviene instabile, potente, deflagra sulla superficie, riappropriandosi dello spazio urbano, nelle opere in strada. Diventa momento di riflessione personale ed introspettiva nelle produzioni in studio.
Il dettaglio diviene valore aggiunto. L’autore misura gli elementi proposti, ne alimenta il movimento interagendo con ciò che lo circonda e con ciò che sente. Tutto questo si traduce in colore, ideale sintesi pittorica di stati e percezioni personali.
L’effetto gradiente, che così prepotentemente si è imposto in questi ultimi tempi, risuona ed accompagna il movimento delle forme espresse. Le linee che tracciano le figure, gli elementi sospesi che gravitano all’interno dello spazio, guidano la stesa di un manto naturale.

Il valore introspettivo della pittura di Tellas è il filo conduttore di “This quiet, harsh land”, spettacolare solo show, aperto lo scorso 16 di Maggio all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam.

Per questa nuova esibizione, l’artista sceglie di scrutarsi dentro, di raccogliere l’eredità del proprio vissuto e delle proprie radici, slancio iniziale della sua ricerca. La Sardegna, con i suoi paesaggi selvaggi ed aspri, scorci immacolati che divengono qui più che mai momento di riflessione personale, leva sulla quale spingere per produrre l’ennesimo e sostanziale cambio stilistico.
Lo show è l’opportunità per vedere l’interprete confrontarsi con la sua più viscerale vena creativa, produrre una nuova serie di opere che raccolgono l’eredità del passato, proiettandoci con un balzo poderoso dal presente al futuro.
Il corpo di lavoro, del tutto inedito, vede infatti una serie di opere su carta e tela farsi carico di una poetica melodica. I colori, le passate rapide di vernice, la potenza intrinseca degli elementi sviluppati, generano una esplorazione catartica, una rielaborazione dei paesaggi vasti ed incontaminati della terra d’origine dell’artista. L’astratto diviene la chiave di lettura, così come i colori e le rapide passate, ne traducono le emozioni. C’è un ritorno all’essenzialità più spinta, come in passato, quando Tellas era solito dare forma e sostanza alle sua immagini attraverso la linea, il bianco ed il nero. Contemporaneamente c’è un esplosione tonale, fortissime pennellate gestuali, tutto un universo di dettagli in grado di impattare lo spettatore attraverso un forte senso di vastità, di forza incontrollata ed incontrollabile. Emerge un senso di calma apparente, dove figure ed elementi differenti si incrociano, gravitano, si spezzano e si rituffano nelle vastità delle tavole presentate. Un universo irreale, emotivo, capace di generare vibrazioni cutanee in grado di trasmettere sentimenti, spunti e riflessioni, in un susseguirsi di stimoli visivi, qui più che mai, potenti e rivelatori.

Mini Galerie
Kinkerstraat 12BI
1053 DT Amsterdam

Thanks to The Gallery for The Pics

Tellas – “This quiet, harsh land” Show (Recap)

L’incalzante desiderio di riavvicinarsi alla natura, primordiale habitat dell’essere umano, è una sensazione che è difficilmente riscontrabile nell’uomo moderno. Viviamo in una società in cui siamo costantemente bombardati da prodotti e servizi che, come un appendice epidermica, ci tengono ben ancorati al mattone, ai muri, ed al cemento delle nostre città.
La natura è sempre più parte estranea, universo (quasi) celato alla nostra vista o comunque ingabbiato in parchi e prati che tingono di verde il grigio di città e metropoli, come macchie, circondate da una architettura urbana che continua la sua inesorabile e folle corsa.

Seppur in modo embrionale, c’è chi come noi sente un crescente desiderio di estraniarsi, di trovare una quiete differente. La ricerca di uno sguardo che possa non infrangersi in palazzoni, borgate e super strade. Luoghi in cui far esplodere ed accendere sentimenti, sensazioni ed emozioni. Ora liberi di percorrere verdeggianti prati, colline e montagne. In questa incessante ricerca di libertà emotiva, forse anche spirituale, l’impeto pittorico di Tellas raggiunge e scolpisce nuove vette percettive.

Nella particolare fascinazione che accompagna le produzioni firmate dall’autore Italiano, la natura è infatti assoluta protagonista. Non è una presenza labile, non c’è un balbettio visivo, quanto piuttosto un ripetuto e sostenuto impatto emotivo, capace di accompagnare lo spettatore verso sospensioni emotivi profonde. Si tratta di alterazioni cicliche e motorie figlie di una sintesi personale e riconoscibile.

L’artista sceglie una raffigurazione essenziale, criptica nel suo intrinseco aspetto, sviluppando e continuando a sviluppare, una personale commutazione della forma. L’impeto astratto è di quelli in costante movimento. L’interprete sottrae ed aggiunge, alimenta e smorza figure, colori, dettagli e forme, plasma scenari mistici e viscerali. Accelera la loro presenza sulla superficie, spezzandone e riprendendone il moto, scagliando e muovendo grandi agglomerati, in un riverbero di sentimenti ed emozioni costantemente variabili.
La natura nel suo stato di eccezionale contenitore di stati percettivi, si sviluppa su superficie attraverso una figura singola, talvolta avvolgendo lo spazio. Si tratta del risultato delle personali e soggettive percezioni che l’artista sente e sceglie di assecondare in quel preciso istante.

A sorprendere è la costante volontà di Tellas di non soffermarsi ad un unica direzione estetica, quanto piuttosto sperimentare, trovando, nuovi ed interessanti percorsi visivi. La natura diviene instabile, potente, deflagra sulla superficie, riappropriandosi dello spazio urbano, nelle opere in strada. Diventa momento di riflessione personale ed introspettiva nelle produzioni in studio.
Il dettaglio diviene valore aggiunto. L’autore misura gli elementi proposti, ne alimenta il movimento interagendo con ciò che lo circonda e con ciò che sente. Tutto questo si traduce in colore, ideale sintesi pittorica di stati e percezioni personali.
L’effetto gradiente, che così prepotentemente si è imposto in questi ultimi tempi, risuona ed accompagna il movimento delle forme espresse. Le linee che tracciano le figure, gli elementi sospesi che gravitano all’interno dello spazio, guidano la stesa di un manto naturale.

Il valore introspettivo della pittura di Tellas è il filo conduttore di “This quiet, harsh land”, spettacolare solo show, aperto lo scorso 16 di Maggio all’interno degli spazi della Mini Galerie di Amsterdam.

Per questa nuova esibizione, l’artista sceglie di scrutarsi dentro, di raccogliere l’eredità del proprio vissuto e delle proprie radici, slancio iniziale della sua ricerca. La Sardegna, con i suoi paesaggi selvaggi ed aspri, scorci immacolati che divengono qui più che mai momento di riflessione personale, leva sulla quale spingere per produrre l’ennesimo e sostanziale cambio stilistico.
Lo show è l’opportunità per vedere l’interprete confrontarsi con la sua più viscerale vena creativa, produrre una nuova serie di opere che raccolgono l’eredità del passato, proiettandoci con un balzo poderoso dal presente al futuro.
Il corpo di lavoro, del tutto inedito, vede infatti una serie di opere su carta e tela farsi carico di una poetica melodica. I colori, le passate rapide di vernice, la potenza intrinseca degli elementi sviluppati, generano una esplorazione catartica, una rielaborazione dei paesaggi vasti ed incontaminati della terra d’origine dell’artista. L’astratto diviene la chiave di lettura, così come i colori e le rapide passate, ne traducono le emozioni. C’è un ritorno all’essenzialità più spinta, come in passato, quando Tellas era solito dare forma e sostanza alle sua immagini attraverso la linea, il bianco ed il nero. Contemporaneamente c’è un esplosione tonale, fortissime pennellate gestuali, tutto un universo di dettagli in grado di impattare lo spettatore attraverso un forte senso di vastità, di forza incontrollata ed incontrollabile. Emerge un senso di calma apparente, dove figure ed elementi differenti si incrociano, gravitano, si spezzano e si rituffano nelle vastità delle tavole presentate. Un universo irreale, emotivo, capace di generare vibrazioni cutanee in grado di trasmettere sentimenti, spunti e riflessioni, in un susseguirsi di stimoli visivi, qui più che mai, potenti e rivelatori.

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Kinkerstraat 12BI
1053 DT Amsterdam

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