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GORGO

Robert Proch, Proembrion, Sepe, Chazme, Cekas in Lodz

Dopo settimane di duro lavoro, finalmente terminata l’epica doppia parete realizzata in combo da Robert Proch, Proembrion, Sepe, Chazme e Cekas, ultima meraviglia dell’eccellente Galeria Urban Forms di Lodz in Polonia.
Łódź sempre più epicentro dell’arte urbana in Europa, la cittadina polacca continua a cambiare il proprio aspetto attraverso gli interventi di artisti di fama internazionale che proseguono nel trasformare completamente le grandi e grigie pareti a disposizione.
Con piacere quindi continuiamo a seguire gli sviluppi di uno dei progetti urbani tra i più importanti ed interessanti sia a livello Europeo che internazionale, la Galeria Urban Forms, da festival a progetto, rappresenta l’idea simbolo della direzione intrapresa dall’arte urbana. Grandi progetti su grandi spazi coadiuvati da una massiccia progettualità capace di cambiare completamente volto alle città moderna. Nuovamente quindi il dibattito tra arte legale ed illegale, tra chi è favorevole e chi invece è contrario, laddove è però innegabile che con spazi di questo tipo abbiamo l’opportunità di apprezzare lavori davvero impressionanti e gli stessi artisti hanno la possibilità di lavorare al massimo delle loro capacità espressive.
L’escalation di interventi che sta investendo le strade della città in questo mese, da DALeast (Covered) a Vhils (Covered) passando per Morik (Covered) ci sta regalando davvero opere incredibili, ultima in ordine di tempo questa sontuosa e gigantesca collaborazione tra pesi massimi della scena Polacca, Robert “TONE” Proch, Proembrion, Sepe, Chazme, Cekas, tutti riuniti in un unico progetto che ha coinvolto queste due grandi e limitrofe pareti.
Dal titolo “Recycles Diptych”, l’opera raccoglie tutte le differenti declinazioni di ciascuno degli interpreti, lo spazio viene trattato come se ci trovassimo di fronte ad una tela continua semplicemente separata e divisa dal manto stradale. L’immagine finale viene elaborata attraverso un progressivo e ben congeniato cambio sistematico, gli artisti scelti vanno quindi a susseguirsi andando ad interagire con la precedente porzione fino a creare una trama altamente complessa e capace costantemente di mutare il proprio aspetto.
Lavorando attraverso un’unica campionatura cromatica partiamo con Proembrion che instilla nello spazio uno dei suoi iconici glitch organici, lo stimolo astratto viene raccolto poi da Chazme che va ad elaborare una serie di figure attraverso la personale sensibilità verso le architetture e la città in generale, Chekas cambia completamente i connotati di queste ultime investendo lo superfice con un trama decisamente più morbida e dinamica, raccoglie il testimone Robert Proch che sceglie di intensificare il movimento presentando la prima serie di characters che letteralmente emergono dalle figure e dalle forme astratte attraverso la consueta frattura e sovrapposizione visiva, last but not least Sepe che conclude l’opera con una nuova serie dei suoi iconici personaggi.
Quello che ci troviamo di fronte è quindi una sorta di viaggio introspettivo capace di toccare temi e spunti differenti, di tracciare con forza uno spaccato dell’essere umano cogliendone uno degli aspetti quotidiani più interessanti, il suo rapporto con la città. La grandissima ed esuberante quantità di spunti e dettagli permette all’opera di impattare con lo spettatore attraverso differenti linguaggi e sistemi visivi. La componente astratta rivendica una sorta di presenza, forte massiccia, esuberante nelle sue differenti alterazioni, capace quasi di innescare un analogia con il soffocare della città e della vita moderna, al tempo stesso le figure, sia nell’atto di uscire dagli elementi proposti, con le fratture visive e gli elementi che mano a mano a vanno a comporne i colpi, sia nel loro assetto finale, cupe, rigide e sbilanciate verso una forte fisicità, rappresentano l’ideale analogia con l’uomo moderno, sembrano vittime illustri di un sistema progettato per imbrigliarne gli stimoli, laddove l’impressione finale è quella di trovarsi di fronte a dei ‘lavoratori’ in procinto di uscire dalla loro fabbrica. Mozzafiato.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti dove possiamo rivedere assieme tutti gli istanti durante la realizzazione dell’intervento, con infine tutti i dettagli dell’opera terminata, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Pics by Marek Szymański

Robert Proch, Proembrion, Sepe, Chazme, Cekas in Lodz

Dopo settimane di duro lavoro, finalmente terminata l’epica doppia parete realizzata in combo da Robert Proch, Proembrion, Sepe, Chazme e Cekas, ultima meraviglia dell’eccellente Galeria Urban Forms di Lodz in Polonia.
Łódź sempre più epicentro dell’arte urbana in Europa, la cittadina polacca continua a cambiare il proprio aspetto attraverso gli interventi di artisti di fama internazionale che proseguono nel trasformare completamente le grandi e grigie pareti a disposizione.
Con piacere quindi continuiamo a seguire gli sviluppi di uno dei progetti urbani tra i più importanti ed interessanti sia a livello Europeo che internazionale, la Galeria Urban Forms, da festival a progetto, rappresenta l’idea simbolo della direzione intrapresa dall’arte urbana. Grandi progetti su grandi spazi coadiuvati da una massiccia progettualità capace di cambiare completamente volto alle città moderna. Nuovamente quindi il dibattito tra arte legale ed illegale, tra chi è favorevole e chi invece è contrario, laddove è però innegabile che con spazi di questo tipo abbiamo l’opportunità di apprezzare lavori davvero impressionanti e gli stessi artisti hanno la possibilità di lavorare al massimo delle loro capacità espressive.
L’escalation di interventi che sta investendo le strade della città in questo mese, da DALeast (Covered) a Vhils (Covered) passando per Morik (Covered) ci sta regalando davvero opere incredibili, ultima in ordine di tempo questa sontuosa e gigantesca collaborazione tra pesi massimi della scena Polacca, Robert “TONE” Proch, Proembrion, Sepe, Chazme, Cekas, tutti riuniti in un unico progetto che ha coinvolto queste due grandi e limitrofe pareti.
Dal titolo “Recycles Diptych”, l’opera raccoglie tutte le differenti declinazioni di ciascuno degli interpreti, lo spazio viene trattato come se ci trovassimo di fronte ad una tela continua semplicemente separata e divisa dal manto stradale. L’immagine finale viene elaborata attraverso un progressivo e ben congeniato cambio sistematico, gli artisti scelti vanno quindi a susseguirsi andando ad interagire con la precedente porzione fino a creare una trama altamente complessa e capace costantemente di mutare il proprio aspetto.
Lavorando attraverso un’unica campionatura cromatica partiamo con Proembrion che instilla nello spazio uno dei suoi iconici glitch organici, lo stimolo astratto viene raccolto poi da Chazme che va ad elaborare una serie di figure attraverso la personale sensibilità verso le architetture e la città in generale, Chekas cambia completamente i connotati di queste ultime investendo lo superfice con un trama decisamente più morbida e dinamica, raccoglie il testimone Robert Proch che sceglie di intensificare il movimento presentando la prima serie di characters che letteralmente emergono dalle figure e dalle forme astratte attraverso la consueta frattura e sovrapposizione visiva, last but not least Sepe che conclude l’opera con una nuova serie dei suoi iconici personaggi.
Quello che ci troviamo di fronte è quindi una sorta di viaggio introspettivo capace di toccare temi e spunti differenti, di tracciare con forza uno spaccato dell’essere umano cogliendone uno degli aspetti quotidiani più interessanti, il suo rapporto con la città. La grandissima ed esuberante quantità di spunti e dettagli permette all’opera di impattare con lo spettatore attraverso differenti linguaggi e sistemi visivi. La componente astratta rivendica una sorta di presenza, forte massiccia, esuberante nelle sue differenti alterazioni, capace quasi di innescare un analogia con il soffocare della città e della vita moderna, al tempo stesso le figure, sia nell’atto di uscire dagli elementi proposti, con le fratture visive e gli elementi che mano a mano a vanno a comporne i colpi, sia nel loro assetto finale, cupe, rigide e sbilanciate verso una forte fisicità, rappresentano l’ideale analogia con l’uomo moderno, sembrano vittime illustri di un sistema progettato per imbrigliarne gli stimoli, laddove l’impressione finale è quella di trovarsi di fronte a dei ‘lavoratori’ in procinto di uscire dalla loro fabbrica. Mozzafiato.
Null’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una ricchissima serie di scatti dove possiamo rivedere assieme tutti gli istanti durante la realizzazione dell’intervento, con infine tutti i dettagli dell’opera terminata, è tutto dopo il salto, enjoy it.

Pics by Marek Szymański