GORGO

Reflections – Domenico Romeo’s Last Mural in Rosarno

Reflections è un dialogo che vogliamo istaurare con voi, un testo aperto, uno spunto di discussione e riflessione su determinati argomenti che ci hanno maggiormente coinvolto e che per una ragione o per un’altra ci spingono ad aprire un dialogo con voi.

Domenico Romeo’s Last Mural in Rosarno

I giorni successivi devono essere stati destabilizzanti, trovarsi in un confronto con il nulla a cercare di afferrare le mosche con le proprie mani forse è questa la similitudine che meglio calza per la questione dell’ultimo lavoro firmato da Domenico Romeo. Abbiamo deciso di aspettare prima di uscire con questo speciale, volevamo far calmare le acque, non intralciare i lavori e la programmazione del festival ma soprattutto infierire sul cumolo di polvere messo in piedi dal dissenso per un opera che sinceramente facciamo molta fatica a capire – non l’opera, il dissenso – sempre che ci sia qualcosa da capire.
In un paese dove regna il controsenso non stupisce la mossa di quel manipolo di persone che hanno sentito il diritto di portare avanti una raccolta firme che potesse cancellare il murale in questione, evidentemente si sono sentite chiamate in causa e per lavarsi la coscienza hanno preferito la mossa più ardita, rivendicando loro stesse quella piovra come il simbolo ‘ndrangheta, il collegamento visivo e tematico è partito qui per andare ad intaccare quello di altri, propagandosi a macchia d’olio fino alla serie possibilità che il pezzo potesse essere compromesso.
Senza mezzi termini uno schifo, e riflettendo accuratamente veniamo colti dall’amarezza, si ha la sensazione di una sconfitta, uno sconfitta su più punti, innanzitutto non si è voluto capire la personale visione artistica e tematica portata avanti da Domenico Romeo, si è cercato di strumentalizzarne il talento per far emergere un qualcosa che non è, non esiste e che anzi sposta l’attenzione sull’osservatore quando invece questa è unicamente riservata al dialogo interiore dell’interprete con se stesso.
Presupponendo che la censura con la cancellazione quindi del dipinto stesso, non trova alcuna ragione se non quella di aumentare l’importanza dell’opera, scolpendola nella memoria di tutto come ‘il famoso lavoro cancellato’, soprattutto ci viene da chiederci se costoro abbiamo davvero osservato, si siano davvero fermati a vedere i dettagli e gli spunti offerti sulla parete, ci sembra impossibile non abbiano notato la lancia dorata che trapassa il corpo della bestia. Un monito di speranza scagliato con energia e forza all’interno dell’animale, un modo per abbatterlo per liberarsi delle sua ingombrante presenza, un immagine quindi che se proprio volevano accostata alle mafie poteva tranquillamente essere vista come un simbolo della lotta, forse allora era meglio dire che non volevano che il muro fosse imbrattato.

Abbiamo chiesto all’artista di scrivere le proprie impressioni, la sua storia per dar voce anche a chi fino ad ora ha preferito tacere, giusto per concludere in bellezza.

Sono stato invitato dall’associazione A di Città di Rosarno (RC) a partecipare al festival della Rigenerazione Urbana che ha visto la sua seconda edizione a settembre di quest’anno. Per impegni lavorativi ho anticipato il mio intervento murale in agosto. Al termine del lavoro mi sono giunte una serie di notizie più o meno confuse riguardo il dissenso di alcuni cittadini per il soggetto rappresentato. Il mio Octopus Vulgaris, meglio noto come polpo o piovra, ha suscitato scalpore perchè simboleggia, secondo alcuni, le mafie (la ‘ndrangheta nello specifico). Tanto scalpore da indire addirittura una raccolta firme per farlo cancellare. Sempre secondo lo sparuto nucleo di cittadini, Rosarno non merita questa etichetta “infamante”.

A fronte di tanta superficialità mi viene da chiedermi se codesti non siano gli stessi che da sempre sono stati abituati a nascondere e a nascondersi, donando cellule vive a cancri per alimentarsi. Se non siano gli stessi che hanno taciuto a un’ingiustizia, che non hanno reagito a un’offesa o che addirittura sedevano nei posti di potere concedendo appalti per la realizzazione di opere mai finite, proprio come la costruzione dove sono intervenuto. Mi viene da chiedermi perché tanta superficialità, proprio nel mare della superficialità sguazzano le piovre. Mi viene ancora da chiedermi chi siano queste persone perché effettivamente NON LO SO. Nessuno mai mi ha contattato in nessuna forma per chiarimenti a riguardo. Hanno vestito da soli i panni di Achille Bonito Oliva lanciandosi in autonome interpretazioni semplicistiche e facilone. Mi domando anche se loro conoscano me, il mio lavoro, il mio ambito di ricerca e di intervento. Mi chiedo se sanno che sono nato e cresciuto a pochi chilometri da Rosarno e certi fenomeni, come la ‘ndrangheta, li conosco bene.

Io non ho mai fatto denuncia sociale, attraverso il mio lavoro cerco di parlare a me stesso scavando dentro il baule dell’interiorità per affrontare le paure e gli stati d’animo mutevoli. Metto su carta o su muro la sfida contro il noto ignoto, quell’Io col quale convivo e a cui parlo. Scrivo criptato perché ciò che voglio dire ha un solo lettore. Le mie lettere si assemblano a disegnare mostri che devo affrontare o montagne che devo scalare.
La Piovra di Rosarno, dunque, parla principalmente di me e a me. Un mostro dai molti tentacoli, emerso dal “nero” del mio abisso interiore, TRAFITTO! Le molte sfaccettature del mostro SCONFITTE! ABBATTUTE! L’indifferenza, l’omertà, la superficialità ESTINTE! Ebbene si, a dispetto di chi non l’ha voluto vedere, il mostro è trafitto da parte a parte da un raggio dorato di speranza. Io, da figlio della piana di Gioia Tauro, ho voluto esprimere il sentimento della maggioranza dei cittadini (quelli senza prosciutti sugli occhi) che hanno abbattuto i propri mostri interiori contribuendo all’indebolimento di mostri più grandi.

Perché i mostri comuni vengono generati dai mostri che i singoli allevano dentro, infatti il titolo dell’opera murale in questione é: MASSES’ EVIL, INDIVIDUAL DEVIL. 
Non basta impedire a una persona di esprimersi o cancellare le tracce di ciò che ha fatto per ristabilire un ”ordine”, ma è utile guardare dentro se stessi e interrogarsi per protendere al Giusto. Sempre. 



Domenico Romeo



Reflections – Domenico Romeo’s Last Mural in Rosarno

Reflections è un dialogo che vogliamo istaurare con voi, un testo aperto, uno spunto di discussione e riflessione su determinati argomenti che ci hanno maggiormente coinvolto e che per una ragione o per un’altra ci spingono ad aprire un dialogo con voi.

Domenico Romeo’s Last Mural in Rosarno

I giorni successivi devono essere stati destabilizzanti, trovarsi in un confronto con il nulla a cercare di afferrare le mosche con le proprie mani forse è questa la similitudine che meglio calza per la questione dell’ultimo lavoro firmato da Domenico Romeo. Abbiamo deciso di aspettare prima di uscire con questo speciale, volevamo far calmare le acque, non intralciare i lavori e la programmazione del festival ma soprattutto infierire sul cumolo di polvere messo in piedi dal dissenso per un opera che sinceramente facciamo molta fatica a capire – non l’opera, il dissenso – sempre che ci sia qualcosa da capire.
In un paese dove regna il controsenso non stupisce la mossa di quel manipolo di persone che hanno sentito il diritto di portare avanti una raccolta firme che potesse cancellare il murale in questione, evidentemente si sono sentite chiamate in causa e per lavarsi la coscienza hanno preferito la mossa più ardita, rivendicando loro stesse quella piovra come il simbolo ‘ndrangheta, il collegamento visivo e tematico è partito qui per andare ad intaccare quello di altri, propagandosi a macchia d’olio fino alla serie possibilità che il pezzo potesse essere compromesso.
Senza mezzi termini uno schifo, e riflettendo accuratamente veniamo colti dall’amarezza, si ha la sensazione di una sconfitta, uno sconfitta su più punti, innanzitutto non si è voluto capire la personale visione artistica e tematica portata avanti da Domenico Romeo, si è cercato di strumentalizzarne il talento per far emergere un qualcosa che non è, non esiste e che anzi sposta l’attenzione sull’osservatore quando invece questa è unicamente riservata al dialogo interiore dell’interprete con se stesso.
Presupponendo che la censura con la cancellazione quindi del dipinto stesso, non trova alcuna ragione se non quella di aumentare l’importanza dell’opera, scolpendola nella memoria di tutto come ‘il famoso lavoro cancellato’, soprattutto ci viene da chiederci se costoro abbiamo davvero osservato, si siano davvero fermati a vedere i dettagli e gli spunti offerti sulla parete, ci sembra impossibile non abbiano notato la lancia dorata che trapassa il corpo della bestia. Un monito di speranza scagliato con energia e forza all’interno dell’animale, un modo per abbatterlo per liberarsi delle sua ingombrante presenza, un immagine quindi che se proprio volevano accostata alle mafie poteva tranquillamente essere vista come un simbolo della lotta, forse allora era meglio dire che non volevano che il muro fosse imbrattato.

Abbiamo chiesto all’artista di scrivere le proprie impressioni, la sua storia per dar voce anche a chi fino ad ora ha preferito tacere, giusto per concludere in bellezza.

Sono stato invitato dall’associazione A di Città di Rosarno (RC) a partecipare al festival della Rigenerazione Urbana che ha visto la sua seconda edizione a settembre di quest’anno. Per impegni lavorativi ho anticipato il mio intervento murale in agosto. Al termine del lavoro mi sono giunte una serie di notizie più o meno confuse riguardo il dissenso di alcuni cittadini per il soggetto rappresentato. Il mio Octopus Vulgaris, meglio noto come polpo o piovra, ha suscitato scalpore perchè simboleggia, secondo alcuni, le mafie (la ‘ndrangheta nello specifico). Tanto scalpore da indire addirittura una raccolta firme per farlo cancellare. Sempre secondo lo sparuto nucleo di cittadini, Rosarno non merita questa etichetta “infamante”.

A fronte di tanta superficialità mi viene da chiedermi se codesti non siano gli stessi che da sempre sono stati abituati a nascondere e a nascondersi, donando cellule vive a cancri per alimentarsi. Se non siano gli stessi che hanno taciuto a un’ingiustizia, che non hanno reagito a un’offesa o che addirittura sedevano nei posti di potere concedendo appalti per la realizzazione di opere mai finite, proprio come la costruzione dove sono intervenuto. Mi viene da chiedermi perché tanta superficialità, proprio nel mare della superficialità sguazzano le piovre. Mi viene ancora da chiedermi chi siano queste persone perché effettivamente NON LO SO. Nessuno mai mi ha contattato in nessuna forma per chiarimenti a riguardo. Hanno vestito da soli i panni di Achille Bonito Oliva lanciandosi in autonome interpretazioni semplicistiche e facilone. Mi domando anche se loro conoscano me, il mio lavoro, il mio ambito di ricerca e di intervento. Mi chiedo se sanno che sono nato e cresciuto a pochi chilometri da Rosarno e certi fenomeni, come la ‘ndrangheta, li conosco bene.

Io non ho mai fatto denuncia sociale, attraverso il mio lavoro cerco di parlare a me stesso scavando dentro il baule dell’interiorità per affrontare le paure e gli stati d’animo mutevoli. Metto su carta o su muro la sfida contro il noto ignoto, quell’Io col quale convivo e a cui parlo. Scrivo criptato perché ciò che voglio dire ha un solo lettore. Le mie lettere si assemblano a disegnare mostri che devo affrontare o montagne che devo scalare.
La Piovra di Rosarno, dunque, parla principalmente di me e a me. Un mostro dai molti tentacoli, emerso dal “nero” del mio abisso interiore, TRAFITTO! Le molte sfaccettature del mostro SCONFITTE! ABBATTUTE! L’indifferenza, l’omertà, la superficialità ESTINTE! Ebbene si, a dispetto di chi non l’ha voluto vedere, il mostro è trafitto da parte a parte da un raggio dorato di speranza. Io, da figlio della piana di Gioia Tauro, ho voluto esprimere il sentimento della maggioranza dei cittadini (quelli senza prosciutti sugli occhi) che hanno abbattuto i propri mostri interiori contribuendo all’indebolimento di mostri più grandi.

Perché i mostri comuni vengono generati dai mostri che i singoli allevano dentro, infatti il titolo dell’opera murale in questione é: MASSES’ EVIL, INDIVIDUAL DEVIL. 
Non basta impedire a una persona di esprimersi o cancellare le tracce di ciò che ha fatto per ristabilire un ”ordine”, ma è utile guardare dentro se stessi e interrogarsi per protendere al Giusto. Sempre. 



Domenico Romeo