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Pixel Pancho x Phlegm – New Mural in Dunedin

Ancora aggiornamenti da Dunedin in Nuova Zelanda, qui il nostro Pixel Pancho e Phlegm hanno infatti da poco terminato di dipingere questa nuovo ed incredibile lavoro in occasione del Dunedin Street Art Festival.
E’ la prima volta che i differenti percorsi di entrambi gli autori si intrecciano, due immaginari distinti e catalizzati dalla volontà di ambe due gli artisti di portare avanti un proprio e personale universo narrativo veicolato dalla presenza di iconici personaggi. L’intervento proposto da Pixel Pancho e Phlegm eredità così il carattere di ciascuno dei due mondi, le macchine per il primo, i characters del secondo, vanno quindi ad intersecare il proprio cammino in un opera finale che ci ha assolutamente lasciato a bocca aperta per la pazzesca quantità di dettagli presenti.
Nel percorso dell’artista Italiano abbiamo sempre sottolineato l’importanza dei robot e delle macchine come principale stimolo e veicolo per una riflessione sull’uomo. Una sorta di specchio riflesso della condizione umane amplificato da un simbolo legato all’immaginario fanciullesco di ciascuno di noi e per questo capace di impattare con maggior vigore la nostra sensibilità. Le produzioni dell’interprete hanno quindi saputo rimarcare per mezzo di effetti visivi accentuati, come la ruggine ad esempio, la continua discesa dell’essere umano, la sua capacità di auto distruzione tracciando un quadro sfaccettato e sopratutto capace di offrirsi a differenti e soggettive chiavi di lettura. Dal canto suo Phlegm attraverso le sue influenze dal mondo dei comics ha saputo portarci all’interno di un universo abitato dai suoi iconici personaggi. Anche in questo caso ci siamo trovati di fronte ad incontrovertibile riflesso del nostro mondo, tracciato in quanti più dettagli possibili e capace di porre i soggetti dell’artista Inglese all’interno di situazioni bizzarre e grottesche e che proprio per la loro natura, sono state capaci di veicolare spunti di diverso tipo.
Dal punto di vista prettamente pittorico i due autori differiscono di molto, il primo, attraverso anche le personali proposte naturali, ha saputo mano a mano sviluppare una pittura votata al dettaglio e sempre più al realismo. Il secondo invece ha sviluppato il proprio universo affidandosi alle bombolette ed ad un uso pressoché limitato del nero e dei grigi come unici vettori visivi con i quale dare l’aspetto alle sue divagazioni narrative.
Per questa splendida opera è quindi anzitutto importante sottolineare come gli artisti abbiamo scelto di utilizzare un color seppia per venirsi quanto mai più incontro nello sviluppo del lavoro. L’intervento è caratterizzato da un dialogo con la grande distesa di verde che avvolge parte sinistra della parete, è da qui infatti che vediamo fuoriuscire i personaggi di Phlegm lanciati in un attacco con la grande figura metà umana metà robot che vediamo nell’estremità destra dell’opera. Si tratta di una sorta di lotta – a difesa della natura forse? – dove veniamo a contatto con gli elementi caratteristici del lavoro di entrambi gli autori. I bastoni dei personaggi dell’interprete Inglese rivolgono la loro rabbia verso il metallo del grande soggetto ideato da Pixel Pancho che propone infine, nell’anima della lotta, inediti e piccoli automi a supporto del combattiamo.
Il risultato finale è un opera capace di sviluppare un alto coinvolgimento, al tempo stesso le dinamiche proposte aprono a spunti differenti e sfaccettati portando chi osserva ad una propria e personale chiave di lettura, mozzafiato.
In calce al nostro testo potete trovare una ricca galleria di immagini, vista la natura dell’intervento il consiglio è quello di darci un occhiata, la quantità di dettagli è come detto davvero elevata e siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Joshua Jeffery

Pixel Pancho x Phlegm – New Mural in Dunedin

Ancora aggiornamenti da Dunedin in Nuova Zelanda, qui il nostro Pixel Pancho e Phlegm hanno infatti da poco terminato di dipingere questa nuovo ed incredibile lavoro in occasione del Dunedin Street Art Festival.
E’ la prima volta che i differenti percorsi di entrambi gli autori si intrecciano, due immaginari distinti e catalizzati dalla volontà di ambe due gli artisti di portare avanti un proprio e personale universo narrativo veicolato dalla presenza di iconici personaggi. L’intervento proposto da Pixel Pancho e Phlegm eredità così il carattere di ciascuno dei due mondi, le macchine per il primo, i characters del secondo, vanno quindi ad intersecare il proprio cammino in un opera finale che ci ha assolutamente lasciato a bocca aperta per la pazzesca quantità di dettagli presenti.
Nel percorso dell’artista Italiano abbiamo sempre sottolineato l’importanza dei robot e delle macchine come principale stimolo e veicolo per una riflessione sull’uomo. Una sorta di specchio riflesso della condizione umane amplificato da un simbolo legato all’immaginario fanciullesco di ciascuno di noi e per questo capace di impattare con maggior vigore la nostra sensibilità. Le produzioni dell’interprete hanno quindi saputo rimarcare per mezzo di effetti visivi accentuati, come la ruggine ad esempio, la continua discesa dell’essere umano, la sua capacità di auto distruzione tracciando un quadro sfaccettato e sopratutto capace di offrirsi a differenti e soggettive chiavi di lettura. Dal canto suo Phlegm attraverso le sue influenze dal mondo dei comics ha saputo portarci all’interno di un universo abitato dai suoi iconici personaggi. Anche in questo caso ci siamo trovati di fronte ad incontrovertibile riflesso del nostro mondo, tracciato in quanti più dettagli possibili e capace di porre i soggetti dell’artista Inglese all’interno di situazioni bizzarre e grottesche e che proprio per la loro natura, sono state capaci di veicolare spunti di diverso tipo.
Dal punto di vista prettamente pittorico i due autori differiscono di molto, il primo, attraverso anche le personali proposte naturali, ha saputo mano a mano sviluppare una pittura votata al dettaglio e sempre più al realismo. Il secondo invece ha sviluppato il proprio universo affidandosi alle bombolette ed ad un uso pressoché limitato del nero e dei grigi come unici vettori visivi con i quale dare l’aspetto alle sue divagazioni narrative.
Per questa splendida opera è quindi anzitutto importante sottolineare come gli artisti abbiamo scelto di utilizzare un color seppia per venirsi quanto mai più incontro nello sviluppo del lavoro. L’intervento è caratterizzato da un dialogo con la grande distesa di verde che avvolge parte sinistra della parete, è da qui infatti che vediamo fuoriuscire i personaggi di Phlegm lanciati in un attacco con la grande figura metà umana metà robot che vediamo nell’estremità destra dell’opera. Si tratta di una sorta di lotta – a difesa della natura forse? – dove veniamo a contatto con gli elementi caratteristici del lavoro di entrambi gli autori. I bastoni dei personaggi dell’interprete Inglese rivolgono la loro rabbia verso il metallo del grande soggetto ideato da Pixel Pancho che propone infine, nell’anima della lotta, inediti e piccoli automi a supporto del combattiamo.
Il risultato finale è un opera capace di sviluppare un alto coinvolgimento, al tempo stesso le dinamiche proposte aprono a spunti differenti e sfaccettati portando chi osserva ad una propria e personale chiave di lettura, mozzafiato.
In calce al nostro testo potete trovare una ricca galleria di immagini, vista la natura dell’intervento il consiglio è quello di darci un occhiata, la quantità di dettagli è come detto davvero elevata e siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Pics by Joshua Jeffery