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Ozmo – New Mural for Open Walls Baltimore 2014

Torniamo a Baltimora, in occasione dell’ottimo Open Walls Festival di quest’anno troviamo infatti tra i grandi partecipanti il nostro Ozmo che ha da poco terminato questo nuovo splendido intervento caratterizzato dal consueto livello interpretativo molto aperto.
Con l’edizione di quest’anno, giunta alla sua seconda incarnazione, Open Walls prosegue la strada tracciata da Gaia e Nanook, gli organizzatori, l’idea alla base del progetto è infatti quella di offrire alla gente del posto ‘qualcosa di migliore’. Per capire però affondo la rassegna è inevitabile parlare della città di Baltimora, la città è attraversata da rilevanti problemi di carattere sociale, è al secondo posto come criminalità in America e nel suo respirare rappresenta una sorta di specchio della società Americana. L’idea di unione tra differenti razze, etnie e religioni, il sogno del meltin pot che va a creare universi distinti e distanti all’interno della stessa cittadina, il benessere che si scontra e sgretola dinnanzi alle difficoltà ed alla sofferenze, che si trasforma in rabbia e violenza dei ceti più poveri e basi dove la riconciliazione tra culture e classi sociali e ben lontana dall’essere compiuta. In questo ambiente caldo il Festival si pone come indiscriminate possibilità di riflessione, coglie tutti e chiunque abbia voglia di alzare il naso ed osservare e lo fa ponendo e gettando colore su tutti quegli edifici abbandonati, simbolo di una società in ginocchio, trasformandone l’aspetto iniettando fiducia e speranza.
L’ambiente caldo e difficoltoso di una città come questa ispira Ozmo a portare a termine una pittura differente, il grande artista Italiano sceglie di mettere da parte le icone classico del muralismo nero, quindi ad esempio Martin Luther King o Nelson Mandela, per andare piuttosto a cogliere con il suo “Jan Mostaert portrait of a black man”, un soggetto nero totalmente ignoto. Si tratta infatti di riproposizione un dipinto rinascimentale esposto nella mostra a Baltimora “African presence in The Renaissance”, sul quale l’interprete va ad aggiungere un gigantesco bersaglio colorato alle sue spalle. E’ emblematico pensare come l’artista abbia volutamente messo da parte i volti noti della storia della gente di colore, per andare ad abbracciare il volto di uno sconosciuto, una delle prime immagini mai dipinte di un nero ed al contempo, visto che l’identità dello stesso è assolutamente ignota, offrire in questo modo una impersonificazione alla comunità che osserva.
Osservando il risultato finale è evidente come l’interprete voglia andare a stuzzicare le differenti interpretazioni che un opera del genere può suscitare in chi osserva, come sempre Ozmo ci trascina all’interno di una lettura aperta che, in base al soggetto che ci si ritrova di fronte, andrà ad assumere ed a simboleggiare qualcosa di differente. A caratterizzare l’intervento ed a chiudere la riflessione, è l’ambiguità che si cela dietro il bersaglio realizzato dall’autore, è proprio qui che riconosciamo l’impatto delle creazioni di Ozmo, la capacità di stimolare ed accedere differenti prese di posizione dove proprio questo simbolo, con le sue differenti decodificazioni positive e negative, inevitabilmente va ad innescare.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti, realizzati dalla leggendaria Martha Cooper, con tutti i dettagli dell’opera in aggiunta ad alcune immagini del lavoro portato a termine, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics

Ozmo – New Mural for Open Walls Baltimore 2014

Torniamo a Baltimora, in occasione dell’ottimo Open Walls Festival di quest’anno troviamo infatti tra i grandi partecipanti il nostro Ozmo che ha da poco terminato questo nuovo splendido intervento caratterizzato dal consueto livello interpretativo molto aperto.
Con l’edizione di quest’anno, giunta alla sua seconda incarnazione, Open Walls prosegue la strada tracciata da Gaia e Nanook, gli organizzatori, l’idea alla base del progetto è infatti quella di offrire alla gente del posto ‘qualcosa di migliore’. Per capire però affondo la rassegna è inevitabile parlare della città di Baltimora, la città è attraversata da rilevanti problemi di carattere sociale, è al secondo posto come criminalità in America e nel suo respirare rappresenta una sorta di specchio della società Americana. L’idea di unione tra differenti razze, etnie e religioni, il sogno del meltin pot che va a creare universi distinti e distanti all’interno della stessa cittadina, il benessere che si scontra e sgretola dinnanzi alle difficoltà ed alla sofferenze, che si trasforma in rabbia e violenza dei ceti più poveri e basi dove la riconciliazione tra culture e classi sociali e ben lontana dall’essere compiuta. In questo ambiente caldo il Festival si pone come indiscriminate possibilità di riflessione, coglie tutti e chiunque abbia voglia di alzare il naso ed osservare e lo fa ponendo e gettando colore su tutti quegli edifici abbandonati, simbolo di una società in ginocchio, trasformandone l’aspetto iniettando fiducia e speranza.
L’ambiente caldo e difficoltoso di una città come questa ispira Ozmo a portare a termine una pittura differente, il grande artista Italiano sceglie di mettere da parte le icone classico del muralismo nero, quindi ad esempio Martin Luther King o Nelson Mandela, per andare piuttosto a cogliere con il suo “Jan Mostaert portrait of a black man”, un soggetto nero totalmente ignoto. Si tratta infatti di riproposizione un dipinto rinascimentale esposto nella mostra a Baltimora “African presence in The Renaissance”, sul quale l’interprete va ad aggiungere un gigantesco bersaglio colorato alle sue spalle. E’ emblematico pensare come l’artista abbia volutamente messo da parte i volti noti della storia della gente di colore, per andare ad abbracciare il volto di uno sconosciuto, una delle prime immagini mai dipinte di un nero ed al contempo, visto che l’identità dello stesso è assolutamente ignota, offrire in questo modo una impersonificazione alla comunità che osserva.
Osservando il risultato finale è evidente come l’interprete voglia andare a stuzzicare le differenti interpretazioni che un opera del genere può suscitare in chi osserva, come sempre Ozmo ci trascina all’interno di una lettura aperta che, in base al soggetto che ci si ritrova di fronte, andrà ad assumere ed a simboleggiare qualcosa di differente. A caratterizzare l’intervento ed a chiudere la riflessione, è l’ambiguità che si cela dietro il bersaglio realizzato dall’autore, è proprio qui che riconosciamo l’impatto delle creazioni di Ozmo, la capacità di stimolare ed accedere differenti prese di posizione dove proprio questo simbolo, con le sue differenti decodificazioni positive e negative, inevitabilmente va ad innescare.
Ad accompagnare il nostro testo come consuetudine una bella serie di scatti, realizzati dalla leggendaria Martha Cooper, con tutti i dettagli dell’opera in aggiunta ad alcune immagini del lavoro portato a termine, il consiglio è quello di darci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics