Nelio x Johannes Mundinger x Duncan Passmore in Berlin

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C’è qualcosa di altamente personale nella pittura astratta. Aldilà della direzione, della ricerca e del processo che ciascun autore sviluppa all’interno della propria visione estetica, è innegabile come un immaginario astratto vada ad intercettare la spera emotiva.
Nel bene o nel male, che piaccia o meno, una determinata immagine suscita, provoca e stimola qualcosa. Lo fa attraverso un impeto visivo in grado di associare specifiche composizioni a sentimenti, emozioni, stati d’animo, magari anche esperienze di vita se siete fortunati, ad una determinata forma, colore, elemento visivo.
Ho sempre avuto l’impressione che alcune produzioni riuscissero a suscitare specifiche sensazioni, come se l’artista fosse riuscito ad imbrigliare un pensiero, una sensazione, a darle un corpo ed una precisa forma, trasferendone all’interno tutta la complessità e la profondità che solo determinate emozioni riescono a sviluppare.

L’essere umano è un animale empatico, ed è interessante riflettere su come l’empatia possa essere scandita da una determinata immagine. Ci si sente compresi da uno sconosciuto, accade spesso nella musica ad esempio, ma quelle sono parole, lavorano in modo differente e proprio per la loro stessa natura, risultano comprensibili e associabili da e con chiunque. Nella pittura scatta qualcosa di decisamente più personale ed introspettivo. Non è per tutti insomma, e non è da tutti lasciarsi andare, lasciare che certi pulsioni affiorino e prendano il sopravvento.
In questo senso, ho sempre immaginato una sorta di un confronto tra due sconosciuti, intenti a scrutarsi, a capirsi, come se dall’altra parte chi ha dipinto avesse raccolto l’eredità di certi pensieri, di certe fitte allo stomaco, di certe sensazioni altamente personali. In modo tale da carpire tutta quella varietà che caratterizza la nostra coscienza ed il nostro essere umani, ne avesse compreso affondo il dolore e la gioia, e ci avesse restituito la perfetta sintesi visiva.
Un colore diviene sintomo e sinonimo di una precisa percezione, una forma, le forme nel loro insieme, si aggrappano a frammenti di memorie, di stimoli, di emozioni, quasi a delinearne l’aspetto, accendendo e spegnendo reminiscenze, ricordi e pulsazioni che credevamo unicamente nostre.

Quando mi confronto con questa tipologia di interventi, inevitabilmente lo faccio attraverso un piglio viscerale. Non ho di fronte un immagine definita, uno specifico tecnicismo figurativo che, per gusto o per attitudine, può risultare attraente alla vista o meno.
Accade però che mi ritrovi a confrontarmi con ‘banchi’ di colore, forme e figure differenti, dispiegate dall’artista attraverso una specifica fascinazione. Laddove, conoscendo il processo e l’idea nonché gli stimoli dietro una specifica ricerca, l’impeto spontaneo ed emotivo del lavoro tende spesso a mancare.
Non è il caso di quest’ultima pittura firmata in collaborazione tra Nelio, Duncan Passmore e Johannes Mundinger in quel di Berlino.

Ciascuno dei tre artisti è legato ad un personale percorso astratto, tre distinte direzioni e fascinazioni pittoriche attraverso le quali gli autori si confrontano con lo spazio urbano.
Nelio rappresenta una pittura astratta definita, dove la variazione dei toni e della forma, avviene in funzione dello spazio, delle peculiarità architettoniche della superfice di lavoro. Lo sviluppo pittorico passa per forme ed elementi dalla forte impostazione geometrica, Nelio interagisce con lo spazio e l’ambiente circostante, andando a sviluppare le sue produzioni, attraverso corposi effetti di tridimensionalità e profondità, infine il tutto viene scandito ed accentuato da precise scelte tonali. Un esempio l’opera dipinta per l’ultima edizione del Memorie Urbane Festival (Covered).
L’artista nel corso del tempo ha saputo staccarsi fortemente da questa precisa direzione, non mancando anzitutto di collaborare con autori differenti, con l’intenzione di sperimentare e sviluppare un corpo di lavoro variegato e totalmente differente, maggiormente libere e capace di stimolare ed evolvere il peculiare percorso pittorico.

D’altro canto l’estetica di Johannes Mundinger è collocabile tra le due estremità. Le opere dell’interprete vivono e sono sviluppate attraverso un moto pittorico denso. Le forme e gli elementi rappresentati rappresentano una peculiare sintesi pittorica, avvolgono lo spazio irretendo la superfice attraverso grandi banchi cromatici. Si tratta di volumi e figure complesse ed enigmatiche, capaci di rievocare sensazioni, stimoli e percezioni, di legarsi in modo efficace al tessuto urbano, come accaduto per una delle se ultime uscite Berlinesi (Covered).
L’interazione con lo spazio urbano passa quindi per una pittura personale, introspettiva, laddove i cambi di tonalità, la miscela di tinte differenti, gli elementi gestuali contrapposti a quelli più diretti ed incisivi, ci danno la sensazione di trovarci di fronte ad una personale rielaborazione di paesaggi ed istanti All’interno di queste vediamo emergere, quasi timidamente, piccole figurazioni in grado di suggerire reminiscenze differenti.

Duncan Passmore porta ulteriormente avanti il concetto di pittura spontanea, qui la sua pittura Berlinese (Covered). L’artista dipinge (quasi) esclusivamente all’interno di zone ed edifici abbandonati, terreno fertile per le sue produzioni, nonchè parte attiva del processo pittorico dell’autore. Le pareti dismesse, ammuffite, bucate e stracciate, rappresentano l’ideale incipit di un percorso pittorico scandito da una forte componente tonale. Le pitture vivono in funzione delle peculiarità della superfice di lavoro, appaiono grezze e dirette, scandite da grandi e piccole pennellate, rapide nel loro sviluppo, con stacchi, sverzate e movimenti pittorici che accompagnano lo sviluppo delle figure irregolari sulla parete. Esiste un dialogo con lo spazio circostante, con tutte quelle singolarità che ne hanno trasformato la presenza, che vengono raccolte e miscelate con stimoli, spunti, pensieri e stati d’animo del momento. Le intemperie del tempo, l’erosione, le macchie, la natura, i calcinacci, gli odori, tutto diviene stimolo per lo sviluppo della forma e del colore, all’interno di un processo pittorico, più che mai connesso con il proprio subconscio e ciò che circonda l’interprete stesso.

Su questa piccola parete a Berlino il trio sviluppa un opera affascinante per la sue molteplici identità, per la sua capacità di smuovere sentimenti eterogenei ed al tempo stesso, mantenere le tre differenti attitudini visive di ciascuno degli interpreti.
È davvero interessante notare come il trio vada qui da intersecare tre percorsi differenti. Come detto, se Johannes Mundinger e Duncan Passmore condividono una peculiare predilezione una pittura d’impeto, Nelio adotta piuttosto un approccio maggiormente definito. L’interazione passa quindi per un approccio, potrei dire in crescendo, dove dalla forma definita, si arriva ad elementi puri, caratterizzati da uno spirito estetico totalmente libero da sistemi e briglie, completamente spontaneo, abbracciato per l’occasione da tutti e tre gli autori.

Come accade spesso in questi casi gli autori scelgono anzitutto di lavorare attraverso una precisa e condivisa scala tonale. L’impressione è quella di una grande composizione alimentata dalle sensazioni del momento, come se ciascuno degli autori si sia confrontato con il proprio stato d’animo, lasciando che lo stesso prendesse il sopravvento, dispiegando figure ed elementi differenti.
L’intervento si sviluppa attraverso una costante ed incredibile sovrapposizione di livelli differenti, come se gli artisti si siano confrontati con la superfice intrecciando, sovrapponendo ed incanalando ciascuna forma, e ancora un’altra ed un’altra ancora. Ritroviamo lo spirito tridimensionale delle composizioni di Nelio, le pennellate rapide e irregolari di Duncan Passmore, così come i grandi volumi tipici di Johannes Mundinger.

Nelio, Duncan Passmore e Johannes Mundinger incarnano in questa nuova pittura uno spirito spontaneo. C’è passione, sentimento, emozione, attributi che plasmano e trasformano attivamente la forma, ne rivelano la purezza, privandola di limiti intrinsechi dettati da specifiche direzioni estetiche. Le figure, i volumi e le pennellate, si aprono e schiudono, si intrecciano in una danza cromatica esaltante, corrono rapide all’interno dello spazio tracciando l’aspetto di sentimenti, emozioni e stati d’animo. È uno sguardo all’interno della sfera emozionale umana, capace di restituire ed amplificare sensazioni personali, vissuti, ed emozioni. È un dialogo variegato visibile nell’insieme, oppure fruibile nella sua incredibile profondità, nei dettagli dei colori, nelle sfumature, nelle figure interrotte e poi riprese, nelle linee e negli elementi tracciati, come pensieri in divenire, vasti ed articolati, finalmente liberi di essere abbracciati e di esplodere nella loro complessità.

Thanks to The Artists for The Pics

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