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GORGO

MissMe a Bologna per CHEAP sull’autodeterminazione delle donne

Il collettivo bolognese CHEAP da anni porta avanti progetti d’arte pubblica in cui vengono veicolati, perlopiù attraverso azioni di poster art, temi di interesse collettivo e spesso legati ad argomenti di attualità. Non si tratta di un approccio superficiale quanto piuttosto di un azione diretta e ragionata capace di stimolare una presa di coscienza su tematiche spesso distorte, spesso manipolate e ancora più spesso del tutto assenti dal dibattito pubblico.
È accaduto con VOTA per ME e più recentemente con la serie di poster antifascisti e con il progetto Schegge di Paura. Partendo proprio da quest’ultimo CHEAP riprende il discorso legato all’universo femminile con un nuovo progetto realizzato in collaborazione con il Festival della Violenza Illustrata e che ha visto come ospite MissMe.

MissMe realizza i suoi interventi in strada sviluppando temi legati all’identità di genere, al corpo delle donne, al potere e all’abuso maschile, alla violenza sistematica e ricorrente che si abbatte sui corpi femminili. Per l’artista: “Nascere in un corpo di donna significa farsi carico di un indesiderato fardello, quello del rapporto irrisolto dell’umanità col sesso. Le donne imparano ad adattarsi ad un sistema patriarcale che le colpevolizza per la cattiva condotta maschile. Alle donne viene insegnato di provare vergogna per la propria sessualità, di scusarsi per il potere racchiuso nei loro corpi.”

Il progetto realizzato su Viale Masini, già location di alcuni degli interventi più riusciti del collettivo, vede su uno sfondo rosso sangue susseguirsi i corpi delle ‘vandals’ di MissMe alternati a poster tipografici – realizzati per l’occasione da Benedetta Bartolucci aka Redville – basati sui claims che l’artista ha utilizzato negli anni. Dal suggestivo “I didn’t came from your rib, you cam from my VAGINA”, fino al “Don’t blame women for the misbehavior of MEN”, insieme a “It’s not me, it’s YOU”, passando per il definitivo “FUCK your judgment”. Presenti inoltre alcuni poster in italiano come “Sui nostri corpi, sulla nostra salute, sul nostro piacere DECIDIAMO NOI”, basato sullo striscione che ha aperto uno dei cortei del movimento Non Una Di Meno, e “TACI, ANZI PARLA”, citazione da un libro di Carla Lonzi legata a doppio filo con i temi racchiusi nel movimento #MeToo.

La grande varietà di argomenti affrontati a Bologna da MissMe rappresentano quindi quel vasto insieme di contraddizioni e limiti legati al ruolo e alla visione della donna nella società moderna. L’impatto esercitato dai poster, sia dal punto di vista testuale quanto prettamente grafico, rappresenta un opportunità per una riflessione, sia da parte delle donne che da parte degli uomini, su come la società di stampo maschilista impone la propria visione agli uni e agli altri sulla figura femminile. C’è ad esempio il concetto di un ruolo davvero paritario tra i due sessi, cosi come viene stracciata l’idea di colpevolezza delle donne per il comportamento scorretto degli uomini e di una riappropriazione del potere decisionale su corpo, salute e piacere non più filtrata attraverso sistemi patriarcali o maschilisti.
Si tratta in definitiva di una presa di coscienza energica, a tratti rabbiosa, priva di sconti e buone maniere che vuole ridefinire l’idea stessa di donna partendo da una nuova e diversa premessa di autodeterminazione priva di imposizioni.

Photos by Michele Lapini courtesy of CHEAP

MissMe a Bologna per CHEAP sull’autodeterminazione delle donne

Il collettivo bolognese CHEAP da anni porta avanti progetti d’arte pubblica in cui vengono veicolati, perlopiù attraverso azioni di poster art, temi di interesse collettivo e spesso legati ad argomenti di attualità. Non si tratta di un approccio superficiale quanto piuttosto di un azione diretta e ragionata capace di stimolare una presa di coscienza su tematiche spesso distorte, spesso manipolate e ancora più spesso del tutto assenti dal dibattito pubblico.
È accaduto con VOTA per ME e più recentemente con la serie di poster antifascisti e con il progetto Schegge di Paura. Partendo proprio da quest’ultimo CHEAP riprende il discorso legato all’universo femminile con un nuovo progetto realizzato in collaborazione con il Festival della Violenza Illustrata e che ha visto come ospite MissMe.

MissMe realizza i suoi interventi in strada sviluppando temi legati all’identità di genere, al corpo delle donne, al potere e all’abuso maschile, alla violenza sistematica e ricorrente che si abbatte sui corpi femminili. Per l’artista: “Nascere in un corpo di donna significa farsi carico di un indesiderato fardello, quello del rapporto irrisolto dell’umanità col sesso. Le donne imparano ad adattarsi ad un sistema patriarcale che le colpevolizza per la cattiva condotta maschile. Alle donne viene insegnato di provare vergogna per la propria sessualità, di scusarsi per il potere racchiuso nei loro corpi.”

Il progetto realizzato su Viale Masini, già location di alcuni degli interventi più riusciti del collettivo, vede su uno sfondo rosso sangue susseguirsi i corpi delle ‘vandals’ di MissMe alternati a poster tipografici – realizzati per l’occasione da Benedetta Bartolucci aka Redville – basati sui claims che l’artista ha utilizzato negli anni. Dal suggestivo “I didn’t came from your rib, you cam from my VAGINA”, fino al “Don’t blame women for the misbehavior of MEN”, insieme a “It’s not me, it’s YOU”, passando per il definitivo “FUCK your judgment”. Presenti inoltre alcuni poster in italiano come “Sui nostri corpi, sulla nostra salute, sul nostro piacere DECIDIAMO NOI”, basato sullo striscione che ha aperto uno dei cortei del movimento Non Una Di Meno, e “TACI, ANZI PARLA”, citazione da un libro di Carla Lonzi legata a doppio filo con i temi racchiusi nel movimento #MeToo.

La grande varietà di argomenti affrontati a Bologna da MissMe rappresentano quindi quel vasto insieme di contraddizioni e limiti legati al ruolo e alla visione della donna nella società moderna. L’impatto esercitato dai poster, sia dal punto di vista testuale quanto prettamente grafico, rappresenta un opportunità per una riflessione, sia da parte delle donne che da parte degli uomini, su come la società di stampo maschilista impone la propria visione agli uni e agli altri sulla figura femminile. C’è ad esempio il concetto di un ruolo davvero paritario tra i due sessi, cosi come viene stracciata l’idea di colpevolezza delle donne per il comportamento scorretto degli uomini e di una riappropriazione del potere decisionale su corpo, salute e piacere non più filtrata attraverso sistemi patriarcali o maschilisti.
Si tratta in definitiva di una presa di coscienza energica, a tratti rabbiosa, priva di sconti e buone maniere che vuole ridefinire l’idea stessa di donna partendo da una nuova e diversa premessa di autodeterminazione priva di imposizioni.

Photos by Michele Lapini courtesy of CHEAP