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GORGO

Lucamaleonte – New Mural at Cheap Festival 2014

Pronti via, riparte CHEAP Festival e lo fa con il botto, ad inaugurare questa nuova e seconda edizione Lucamaleonte che ha da poco terminato questa nuovo intervento realizzato sulla facciata esterne di una ex-fabbrica in disuso in via Ottavio Mascherino a Bologna.
Dopo i lavori di CHEAP Green che hanno caratterizzato la prima fase del festival, si apre quindi questa nuova edizione che fa seguito agli interventi realizzati lo scorso anno e che ancora una volta sceglie di concentrarsi sulla pratica della poster art come direttrice comune per gli interventi di questo nuovo anno. Il primo grande artista a scendere in pista è come detto Lucamaleonte che ritrova per la rassegno le sue origini distogliendo in parte il proprio lavoro dalla pittura pura che ne stava caratterizzando le ultime produzioni, l’interprete rappresenta uno dei pesi massimi dell’arte urbana italiana e torna a colpire un nuovo e caratteristico lavoro.
Contraddistinto come sempre dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici e da una spiccata sensibilità per il dettaglio, l’intervento è caratterizzato dall’utilizzo della carta che intagliata e disegnata va infine e prendere la forma di due grandi maschere che vanno liberamente ad ispirarsi alle famose pratica lucha libra Messicana. Si tratta di una particolare forma di wrestling nata negli anni ’30 in Messico e che si caratterizza per il fatto di essere combattuta dai due atleti attraverso l’utilizzo di maschere altamente simboliche, quest’ultime non servono unicamente per coprire l’identità del lottatore ma fungono sopratutto da vera e propria rappresentazione del personaggio che il Luchador va ad interpretare, un identità quindi definita Gimmik a cui lo stesso lottatore va a legarsi per tutta la sua carriere, anche se non sono sporadici i casi in cui la maschera viene continuamente cambiata. Il concetto di maschera oltre a definire le caratteristiche del lottatore e la sua identità, ne tratteggiano anche la dignità rappresentando quindi una sorta di simbolo quasi spirituale per chi è solito osservare o partecipare agli incontri.
Partendo da questo spunto Lucamaleonte elabora “La Caduta dei Giganti” un intervento sottile che vuole spingere chi lo osserva ad una riflessione semplice ma al contempo drammaticamente attuale e reale. L’artista sceglie di rappresentare due grandi maschere, non si tratta però di un ritratto, non troviamo nessun volto, non c’è carne e nessun tratto somatico all’interno dei fori, alcun personaggio da interpretare, l’identità e la dignità delle due figure risulta in questo modo vuota e sterile, un involucro, esattamente come il muro della fabbrica sul quale vengono realizzate, un stabile che verrà presto abbattuto perdendo quindi del tutto la sua funzione. L’interprete intinge quindi le due maschere di un profondo significato, le stesse si fanno simbolo di ha smesso di lottare per il proprio futuro, ma anche di chi non ha più gli strumenti per farlo, di chi ha subito e continua a subire tutt’ora, le difficoltà di una crisi economica che prosegue la sua corsa e che inevitabilmente fa togliere la maschera da lottatore a molti di noi. E’ un immagine malinconica quindi, ma anche e sopratutto un monito che trova proprio nel titolo tutto l’impatto di una chiave di lettura forte e profonda, i giganti, stanchi e duramente colpiti hanno smesso di combattere, si sono tolti la loro identità, hanno perso il loro lavoro, le loro fabbriche e questo è ciò che ne rimane.
Ripercorriamo assieme tutte le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica del grande interprete Italiano fino all’eccellente risultato finale, mettetevi comodi e scorrete la lunga galleria, ma restate sintonizzati continueremo infatti a mostrarvi tutti i lavori della rassegna Bolognese nelle prossime settimane con un bel full coverage, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics

Lucamaleonte – New Mural at Cheap Festival 2014

Pronti via, riparte CHEAP Festival e lo fa con il botto, ad inaugurare questa nuova e seconda edizione Lucamaleonte che ha da poco terminato questa nuovo intervento realizzato sulla facciata esterne di una ex-fabbrica in disuso in via Ottavio Mascherino a Bologna.
Dopo i lavori di CHEAP Green che hanno caratterizzato la prima fase del festival, si apre quindi questa nuova edizione che fa seguito agli interventi realizzati lo scorso anno e che ancora una volta sceglie di concentrarsi sulla pratica della poster art come direttrice comune per gli interventi di questo nuovo anno. Il primo grande artista a scendere in pista è come detto Lucamaleonte che ritrova per la rassegno le sue origini distogliendo in parte il proprio lavoro dalla pittura pura che ne stava caratterizzando le ultime produzioni, l’interprete rappresenta uno dei pesi massimi dell’arte urbana italiana e torna a colpire un nuovo e caratteristico lavoro.
Contraddistinto come sempre dall’utilizzo del bianco e del nero come unici vettori cromatici e da una spiccata sensibilità per il dettaglio, l’intervento è caratterizzato dall’utilizzo della carta che intagliata e disegnata va infine e prendere la forma di due grandi maschere che vanno liberamente ad ispirarsi alle famose pratica lucha libra Messicana. Si tratta di una particolare forma di wrestling nata negli anni ’30 in Messico e che si caratterizza per il fatto di essere combattuta dai due atleti attraverso l’utilizzo di maschere altamente simboliche, quest’ultime non servono unicamente per coprire l’identità del lottatore ma fungono sopratutto da vera e propria rappresentazione del personaggio che il Luchador va ad interpretare, un identità quindi definita Gimmik a cui lo stesso lottatore va a legarsi per tutta la sua carriere, anche se non sono sporadici i casi in cui la maschera viene continuamente cambiata. Il concetto di maschera oltre a definire le caratteristiche del lottatore e la sua identità, ne tratteggiano anche la dignità rappresentando quindi una sorta di simbolo quasi spirituale per chi è solito osservare o partecipare agli incontri.
Partendo da questo spunto Lucamaleonte elabora “La Caduta dei Giganti” un intervento sottile che vuole spingere chi lo osserva ad una riflessione semplice ma al contempo drammaticamente attuale e reale. L’artista sceglie di rappresentare due grandi maschere, non si tratta però di un ritratto, non troviamo nessun volto, non c’è carne e nessun tratto somatico all’interno dei fori, alcun personaggio da interpretare, l’identità e la dignità delle due figure risulta in questo modo vuota e sterile, un involucro, esattamente come il muro della fabbrica sul quale vengono realizzate, un stabile che verrà presto abbattuto perdendo quindi del tutto la sua funzione. L’interprete intinge quindi le due maschere di un profondo significato, le stesse si fanno simbolo di ha smesso di lottare per il proprio futuro, ma anche di chi non ha più gli strumenti per farlo, di chi ha subito e continua a subire tutt’ora, le difficoltà di una crisi economica che prosegue la sua corsa e che inevitabilmente fa togliere la maschera da lottatore a molti di noi. E’ un immagine malinconica quindi, ma anche e sopratutto un monito che trova proprio nel titolo tutto l’impatto di una chiave di lettura forte e profonda, i giganti, stanchi e duramente colpiti hanno smesso di combattere, si sono tolti la loro identità, hanno perso il loro lavoro, le loro fabbriche e questo è ciò che ne rimane.
Ripercorriamo assieme tutte le fasi di realizzazione di quest’ultima fatica del grande interprete Italiano fino all’eccellente risultato finale, mettetevi comodi e scorrete la lunga galleria, ma restate sintonizzati continueremo infatti a mostrarvi tutti i lavori della rassegna Bolognese nelle prossime settimane con un bel full coverage, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics