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Il mito di Baba Jaga nel murale di Luca Zamoc a San Pietroburgo

Per lo Street Art Museum di San Pietroburgo Luca Zamoc ha reinterpretato il mito di Baba Jaga, la strega suprema del folklore est europeo.

Prima dell’arrivo del cristianesimo Baba Jaga era vista come una bellissima donna legata alla foresta, uno spirito benigno, materno e creativo che proteggeva tutte le creature selvagge e non.
Successivamente la chiesa bandì tutte le figure precristiane e legate al paganesimo spesso trasformandole in entità negative, come accadde al Dio Pan che diventò emblema del demonio, oppure appropriandosene per meglio controllare la società. Questo approccio iconoclasta ha creato una versione deformata e feroce della figura di Baba Jaga trasformandola nell’uomo nero dell’est europeo.
Ad oggi Baba Jaga oscilla costantemente tra il bene e il male indipendentemente da chi si trova di fronte, nonostante gli sforzi della chiesa il mito è riuscito a mantenere il suo carattere primevo entrando infine nel linguaggio russo (baba- babushka vuol dire nonna).

Luca Zamoc conobbe il mito di Baba Jaga grazie ad un libro illustrato di Ivan Bilibin. La pittura realizzata in Russia è quindi sia un omaggio al grande pittore e illustratore, sia a tutte quelle figure spesso dimenticate e appartenenti all’emisfero immaginifico del passato. L’artista ha scelto di realizzare un opera meno ‘street’ lavorando piuttosto ad una estetica antica a capace di ricordare le copertina del libro dell’artista Russo.

Photo Credit: The Artist

Il mito di Baba Jaga nel murale di Luca Zamoc a San Pietroburgo

Per lo Street Art Museum di San Pietroburgo Luca Zamoc ha reinterpretato il mito di Baba Jaga, la strega suprema del folklore est europeo.

Prima dell’arrivo del cristianesimo Baba Jaga era vista come una bellissima donna legata alla foresta, uno spirito benigno, materno e creativo che proteggeva tutte le creature selvagge e non.
Successivamente la chiesa bandì tutte le figure precristiane e legate al paganesimo spesso trasformandole in entità negative, come accadde al Dio Pan che diventò emblema del demonio, oppure appropriandosene per meglio controllare la società. Questo approccio iconoclasta ha creato una versione deformata e feroce della figura di Baba Jaga trasformandola nell’uomo nero dell’est europeo.
Ad oggi Baba Jaga oscilla costantemente tra il bene e il male indipendentemente da chi si trova di fronte, nonostante gli sforzi della chiesa il mito è riuscito a mantenere il suo carattere primevo entrando infine nel linguaggio russo (baba- babushka vuol dire nonna).

Luca Zamoc conobbe il mito di Baba Jaga grazie ad un libro illustrato di Ivan Bilibin. La pittura realizzata in Russia è quindi sia un omaggio al grande pittore e illustratore, sia a tutte quelle figure spesso dimenticate e appartenenti all’emisfero immaginifico del passato. L’artista ha scelto di realizzare un opera meno ‘street’ lavorando piuttosto ad una estetica antica a capace di ricordare le copertina del libro dell’artista Russo.

Photo Credit: The Artist