GORGO

Laudadio for Bari Real Estate 2015

Proseguiamo il nostro approfondimento sulle meraviglie del Bari Real Estate 2015, tra gli ospiti c’è anche Laudadio che ha avuto modo di dipingere questa grande parete rielaborando alcuni degli elementi tipici della città di Bari.

Seguendone spesso le produzioni in strada, con una predilezione per le particolari esibizioni in strada, Laudadio porta avanti il personale percorso da writer intrecciando elementi differenti, attraverso un approccio sperimentale, mai legato ad un unica ottica estetica.

Confrontandosi con la parete esterna di questa grande palazzina nel quartiere di San Pio, Laudadio sceglie qui di realizzare e ricontestualizzare alcuni degli elementi naturali e popolari che contraddistinguono la città. Attraverso il consueto immaginario spontaneo, troviamo quindi il mare, il polipo e la birra ghiacciata, elementi questi che caratterizzano e si legano all’identità della città, dei suoi abitanti.

Dopo il salto una ricca galleria di scatti con le fasi del making of e del bel risultato finale, dacci un occhiata e resta sintonizzato sul Gorgo, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti dal festival.

L’intervista di Roberta Troiano:

Raccontaci quello che vuoi.
Mi piacerebbe che tutti conoscessero Gino De Dominicis e Pino Pascali.

Descrivi tua attività artistica, di cosa ti occupi?
Svolgo attività differenti ma parallele. Dipingo graffiti e personaggi con dei grandi occhi; inoltre produco lavori che mirano a rappresentare la complessità, la bellezza e lo “schifo”, propri dell’essere umano. M’interessa principalmente sperimentare.

Quali sono i temi portanti della tua produzione artistica?
I graffiti mi conducono verso lo studio ossessivo e infinito sul mio nome, la mia identità. La ricerca mi stimola ad attribuire dignità artistica a tutto ciò che esiste ma che in genere passa inosservato. Mi piace partire da piccoli particolari che trovo nella realtà (scritte, segni, ecc…) e tentare di attribuirgli un senso altro. Provo anche a portare avanti una ricerca sulla pittura astratta, monocroma, concettuale collegandola a delle dinamiche sociali e politiche.
Indubbiamente uno dei temi fondanti della mia ricerca, per ora, è la sperimentazione su come l’arte possa vivere ed esistere al di fuori delle gallerie.

Qual è l’origine del tuo stile?
Tendenzialmente non ho uno stile ma ne utilizzo diversi. I miei riferimenti sono: la scena newyorkese (1976 / 1988) e tutti gli artisti della galleria L’attico di Fabio Sargentini.

Cosa rappresentano i soggetti e i colori nelle tue opere?
Generalmente niente, sono semplicemente a servizio del concetto che voglio esprimere.

Che senso ha per te creare immagini di carattere pubblico?
Regalare alle persone che le guarderanno degli stimoli, difficili da ritrovare in altre situazioni.

Come ti relazioni con le persone che si soffermano a guardarti mentre lavori?
Mi piace spiegare quello che sto facendo e chiedere dei consigli per migliorare l’opera.

Qual è l’opera che ti rappresenta di più e perché?
Fountain di Marchel Duchamp del 1917, ha dentro tutta la complessità, la profondità e la poetica che un’opera d’arte dovrebbe avere.

Quanto è importante l’aspetto sociale dell’arte?
Se si avesse fede nell’arte, questa potrebbe cambiare le persone e gli ambienti sociali. Un percorso di fede, singolo o comunitario, è però sempre molto accidentato.

Credi che la street art possa far crescere nel tessuto urbano e nel vissuto dei suoi abitanti, nuovi orizzonti sociali e culturali?
Penso che la street art non esista, bensì esistono gli artisti e le loro opere. Alcuni sono capaci di lavorare con e per un territorio, utilizzando l’arte come mezzo; altri invece sono bravi a mostrare le loro skills pittoriche, usando l’arte come fine. Noto con dispiacere come questa seconda via, va molto di moda ultimamente.

Cosa differenzia l’arte dalla decorazione? Le tue opere sono prettamente artistiche o decorative?
La decorazione è un insieme di bei segni situati temporaneamente su una superficie, l’arte invece parla dell’umanità in modo profondo e indelebile. Tendenzialmente mi piacciono entrambi i codici e li utilizzo distintamente a seconda dei contesti.

Thanks to Pigment Workroom for The Pics

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Laudadio for Bari Real Estate 2015

Proseguiamo il nostro approfondimento sulle meraviglie del Bari Real Estate 2015, tra gli ospiti c’è anche Laudadio che ha avuto modo di dipingere questa grande parete rielaborando alcuni degli elementi tipici della città di Bari.

Seguendone spesso le produzioni in strada, con una predilezione per le particolari esibizioni in strada, Laudadio porta avanti il personale percorso da writer intrecciando elementi differenti, attraverso un approccio sperimentale, mai legato ad un unica ottica estetica.

Confrontandosi con la parete esterna di questa grande palazzina nel quartiere di San Pio, Laudadio sceglie qui di realizzare e ricontestualizzare alcuni degli elementi naturali e popolari che contraddistinguono la città. Attraverso il consueto immaginario spontaneo, troviamo quindi il mare, il polipo e la birra ghiacciata, elementi questi che caratterizzano e si legano all’identità della città, dei suoi abitanti.

Dopo il salto una ricca galleria di scatti con le fasi del making of e del bel risultato finale, dacci un occhiata e resta sintonizzato sul Gorgo, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti dal festival.

L’intervista di Roberta Troiano:

Raccontaci quello che vuoi.
Mi piacerebbe che tutti conoscessero Gino De Dominicis e Pino Pascali.

Descrivi tua attività artistica, di cosa ti occupi?
Svolgo attività differenti ma parallele. Dipingo graffiti e personaggi con dei grandi occhi; inoltre produco lavori che mirano a rappresentare la complessità, la bellezza e lo “schifo”, propri dell’essere umano. M’interessa principalmente sperimentare.

Quali sono i temi portanti della tua produzione artistica?
I graffiti mi conducono verso lo studio ossessivo e infinito sul mio nome, la mia identità. La ricerca mi stimola ad attribuire dignità artistica a tutto ciò che esiste ma che in genere passa inosservato. Mi piace partire da piccoli particolari che trovo nella realtà (scritte, segni, ecc…) e tentare di attribuirgli un senso altro. Provo anche a portare avanti una ricerca sulla pittura astratta, monocroma, concettuale collegandola a delle dinamiche sociali e politiche.
Indubbiamente uno dei temi fondanti della mia ricerca, per ora, è la sperimentazione su come l’arte possa vivere ed esistere al di fuori delle gallerie.

Qual è l’origine del tuo stile?
Tendenzialmente non ho uno stile ma ne utilizzo diversi. I miei riferimenti sono: la scena newyorkese (1976 / 1988) e tutti gli artisti della galleria L’attico di Fabio Sargentini.

Cosa rappresentano i soggetti e i colori nelle tue opere?
Generalmente niente, sono semplicemente a servizio del concetto che voglio esprimere.

Che senso ha per te creare immagini di carattere pubblico?
Regalare alle persone che le guarderanno degli stimoli, difficili da ritrovare in altre situazioni.

Come ti relazioni con le persone che si soffermano a guardarti mentre lavori?
Mi piace spiegare quello che sto facendo e chiedere dei consigli per migliorare l’opera.

Qual è l’opera che ti rappresenta di più e perché?
Fountain di Marchel Duchamp del 1917, ha dentro tutta la complessità, la profondità e la poetica che un’opera d’arte dovrebbe avere.

Quanto è importante l’aspetto sociale dell’arte?
Se si avesse fede nell’arte, questa potrebbe cambiare le persone e gli ambienti sociali. Un percorso di fede, singolo o comunitario, è però sempre molto accidentato.

Credi che la street art possa far crescere nel tessuto urbano e nel vissuto dei suoi abitanti, nuovi orizzonti sociali e culturali?
Penso che la street art non esista, bensì esistono gli artisti e le loro opere. Alcuni sono capaci di lavorare con e per un territorio, utilizzando l’arte come mezzo; altri invece sono bravi a mostrare le loro skills pittoriche, usando l’arte come fine. Noto con dispiacere come questa seconda via, va molto di moda ultimamente.

Cosa differenzia l’arte dalla decorazione? Le tue opere sono prettamente artistiche o decorative?
La decorazione è un insieme di bei segni situati temporaneamente su una superficie, l’arte invece parla dell’umanità in modo profondo e indelebile. Tendenzialmente mi piacciono entrambi i codici e li utilizzo distintamente a seconda dei contesti.

Thanks to Pigment Workroom for The Pics

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