GORGO

Jeroen Erosie – New Mural for ALTrove Festival 2015

Continuiamo ad approfondire i lavori per l’ultima edizione dell’ALTrove Festival di Catanzaro, tra i grandi nomi c’è anche Jeroen Erosie che ha da poco terminato di realizzare questo bel trittico, andando a lavorare su tre edifici nel quartiere di Piano Casa, quartiere popolare a pochi passi dal centro storico.

La volontà di perseguire un idea specifica, una stimolo chiaro, diretto ed incisivo, è la chiave del successo della rassegna Calabrese. Il progetto quest’anno – come stiamo vedendo da giorni – ha subito una accelerata, una spinta propositiva canalizzata e catalizzata dalla volontà di agire sulle pareti attraverso uno spirito astratto. La chiave di lettura, diviene in questo senso personale, introspettiva, e pone ciascuno degli osservatori, dei curiosi o di chiunque si avvicini a quest’interventi, nella condizione di fruire dei contenuti attraverso una spirito personale e viscerale. C’è quindi la volontà di un dialogo con il singolo e di conseguenza con la comunità, che passa per le differenti ricerche degli autori messi in campo, tutti legati ad una impostazione non figurativa.

Lo scatenare emotivo di questa forza propulsiva va quindi ad alimentare il principio stesso della rassegna, quell’altrove che sottolineato anche dal nome stesso del Festival, più che concetto, diviene qui realtà e possibilità di evasione (finalmente) dalla quotidianità. Lo spirito della kermesse rimane quindi immutato, legato ad un idea cardine, c’è la volontà di invertire l’apatia, la non voglia di fare, di soggiogare una routine stanca e grigia che si trascina e che inevitabilmente colpisce il tessuto sociale della cittadina, riflettendosi sui suoi stessi panorami. Nell’alchimia percettive di questi luoghi, viene quindi inserito il colore, e la forma, attraverso le sue differenti alterazioni e visioni, mutandone l’aspetto gli artisti influiscono direttamente sul modo di osservare la città e ciò che la stessa trasmette alla sue gente. Un innesco quindi in grado di proiettare e scortare chiunque all’interno di un universo del tutto nuovo, inedito per vitalità, spunti e stimoli finalmente positivi, ecco l’altrove in tutta la sua irruente forza espressiva.

Molta la curiosità da parte nostra per il lavoro di Jeroen Erosie, il grande artista si confronta con tre differenti facciate trasformandone completamente l’aspetto e l’assetto finale. Dal titolo “Linguaggio Universale” l’opera si pone come ideale veicolo emotivo, facendosi carico di stimoli e spunti personali, legati dal punto di vista tonale al luogo di lavoro, e da quello stilistico, raccogliendo l’eredità del suo sketchbook.

Il processo, qui più che mai, entra a contatto con la personale stilistica astratta dell’autore. Dopo i primi tre giorni di lavoro, gli abitanti delle edificio che si affaccia sulle prime due pareti dipinte, hanno voluto spontaneamente offrire anche il loro di spazio. Risultato, ben 120 metri quadrati di pittura, l’artista al lavoro con l’aiuto dei fari delle auto e delle sciarpe del Catanzaro, un serie infinita di forme ed elementi irregolari legati alla personali percezioni dell’artista. Ancora una volta ci si confronta con una astrazione quanto più spontanea possibile, Jeroen Erosie unifica ancora una volta le differenti discipline studiate, la personale efficacia sintetica, la commutazione delle forma verso una irregolarità slegata e completamente sfilacciata da concetti, quanto piuttosto ideale rilascio pittorico del subconscio, di ciò che lo stesso interprete sente e percepisce nel momento, raccolto ed articolato sulle pagine del suo sketchbook, riprodotto su larga scala.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

Jeroen Erosie – New Mural for ALTrove Festival 2015

Continuiamo ad approfondire i lavori per l’ultima edizione dell’ALTrove Festival di Catanzaro, tra i grandi nomi c’è anche Jeroen Erosie che ha da poco terminato di realizzare questo bel trittico, andando a lavorare su tre edifici nel quartiere di Piano Casa, quartiere popolare a pochi passi dal centro storico.

La volontà di perseguire un idea specifica, una stimolo chiaro, diretto ed incisivo, è la chiave del successo della rassegna Calabrese. Il progetto quest’anno – come stiamo vedendo da giorni – ha subito una accelerata, una spinta propositiva canalizzata e catalizzata dalla volontà di agire sulle pareti attraverso uno spirito astratto. La chiave di lettura, diviene in questo senso personale, introspettiva, e pone ciascuno degli osservatori, dei curiosi o di chiunque si avvicini a quest’interventi, nella condizione di fruire dei contenuti attraverso una spirito personale e viscerale. C’è quindi la volontà di un dialogo con il singolo e di conseguenza con la comunità, che passa per le differenti ricerche degli autori messi in campo, tutti legati ad una impostazione non figurativa.

Lo scatenare emotivo di questa forza propulsiva va quindi ad alimentare il principio stesso della rassegna, quell’altrove che sottolineato anche dal nome stesso del Festival, più che concetto, diviene qui realtà e possibilità di evasione (finalmente) dalla quotidianità. Lo spirito della kermesse rimane quindi immutato, legato ad un idea cardine, c’è la volontà di invertire l’apatia, la non voglia di fare, di soggiogare una routine stanca e grigia che si trascina e che inevitabilmente colpisce il tessuto sociale della cittadina, riflettendosi sui suoi stessi panorami. Nell’alchimia percettive di questi luoghi, viene quindi inserito il colore, e la forma, attraverso le sue differenti alterazioni e visioni, mutandone l’aspetto gli artisti influiscono direttamente sul modo di osservare la città e ciò che la stessa trasmette alla sue gente. Un innesco quindi in grado di proiettare e scortare chiunque all’interno di un universo del tutto nuovo, inedito per vitalità, spunti e stimoli finalmente positivi, ecco l’altrove in tutta la sua irruente forza espressiva.

Molta la curiosità da parte nostra per il lavoro di Jeroen Erosie, il grande artista si confronta con tre differenti facciate trasformandone completamente l’aspetto e l’assetto finale. Dal titolo “Linguaggio Universale” l’opera si pone come ideale veicolo emotivo, facendosi carico di stimoli e spunti personali, legati dal punto di vista tonale al luogo di lavoro, e da quello stilistico, raccogliendo l’eredità del suo sketchbook.

Il processo, qui più che mai, entra a contatto con la personale stilistica astratta dell’autore. Dopo i primi tre giorni di lavoro, gli abitanti delle edificio che si affaccia sulle prime due pareti dipinte, hanno voluto spontaneamente offrire anche il loro di spazio. Risultato, ben 120 metri quadrati di pittura, l’artista al lavoro con l’aiuto dei fari delle auto e delle sciarpe del Catanzaro, un serie infinita di forme ed elementi irregolari legati alla personali percezioni dell’artista. Ancora una volta ci si confronta con una astrazione quanto più spontanea possibile, Jeroen Erosie unifica ancora una volta le differenti discipline studiate, la personale efficacia sintetica, la commutazione delle forma verso una irregolarità slegata e completamente sfilacciata da concetti, quanto piuttosto ideale rilascio pittorico del subconscio, di ciò che lo stesso interprete sente e percepisce nel momento, raccolto ed articolato sulle pagine del suo sketchbook, riprodotto su larga scala.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz