fbpx
GORGO

Isaac Cordal for Memorie Urbane 2016

Viviamo in una società articolata e complessa, viviamo in un periodo storico martoriato da problemi sociali, in cui sempre più l’identità e la libertà come essere umani, appaiono compromessi. Viviamo in un ambiente sociale, politico ed economico che ci spinge a non soffermarci, a non riflettere ed approfondire, a non confrontarci con tutto ciò che accade intorno a noi. Siamo connessi con il mondo ed al tempo stesso diamo bado a ciò che accade unicamente nel nostro piccolo universo, voltando le spalle, o semplicemente ignorando la fragile condizione esistenziale nostra e degli altri.
Se questa rappresenta una condizione intrinseca che lega ciascuno di noi, chi più, chi meno cosciente ciò, è fondamentale la presenza di opere, interventi e progetti artistici, capaci di porre in essere una riflessione, di riportarci ad una dimensione umana, affrontando tutti quei problemi e quelle complessità tipiche del nostro tempo.

Sono un grande fan delle produzioni di Isaac Cordal. L’artista Spagnolo è fin da subito riuscito a catturare il mio interesse, anzitutto attraverso il peculiare approccio in strada, ma soprattutto per mezzo dei temi e delle riflessioni che la sua produzione riesce a sviluppare.
Non è di fatto l’unico artista a lavorare attraverso minuziose e piccole installazioni in strada, ma è forse l’unico capace di raccogliere, rielaborandole in modo così diretto, le impressioni e le perplessità della nostra epoca.

Non è semplice confrontarsi con le opere dell’interprete che, nonostante la dimensione ridotta, continuano ad assomigliare a veri e propri colpi allo stomaco. Cement Eclipses, questo è il nome del progetto portato avanti dall’artista, è un promemoria costante che ci ricorda, sbattendoceli in volto, tutti i problemi e le controversie della società moderna.
In questo pot-pourri di temi e spunti differenti, è sintomatico l’uso del cemento. Parte da questo materiale Isaac Cordal e non è affatto un caso. C’è la volontà di confrontarsi con un aspetto materico profondamente legato a questo tempo, plasmato e sviluppato in forma antropomorfa.
È il primo parallelo e spunto tematico che l’autore Spagnolo coglie. L’utilizzo eccessivo del cemento, la cementificazione selvaggia che letteralmente ‘mangia’ corpose parti della città e del pianeta, inglobando e continuando a rinchiudere l’essere umano in cattedrali grigie e soffocanti.
Al tempo stesso, il grigio della città, diviene il grigio dei soggetti di Isaac Cordal. Alla base dell’esperienza visiva dell’artista c’è infatti una raffigurazione dell’essere umano. Si tratta di minuscole statue in cemento, opportunamente dipinte, che vanno ad inserirsi all’interno di un preciso contesto urbano.

Lo Spagnolo si confronta quindi con la strada non attuando una trasformazione attiva, quanto piuttosto inserendosi all’interno della stessa e proiettando nella stessa, la propria visione e riflessione.
L’interazione con lo spazio di lavoro diviene quindi fondamentale. Le opere appaiono celate o meglio inserite in modo omogeneo all’interno delle città. Dialogano con la stessa, scavando le viscere delle pareti, trovando una propria posizione fisica, gettando quindi le basi per una interazione quanto più vera e realistica possibile.

Protagonista trasversale in questo senso è l’essere umano, stimolato attraverso ciò che ha di fronte ed al tempo stesso intrinseco protagonista delle installazioni. Quello che si alimenta è quindi un universo narrativo che attecchisce dalla e nella realtà, e proprio attraverso questa sua duplice identità, riesce a scuotere maggiormente.
Le installazioni di Cordal hanno le sembianze di minuscoli esseri umani, li vediamo letteralmente spuntare dalle insenature, dalle viuzze, le crepe dei muri, le pozzanghere, c’è una costante volontà di interagire con l’ambiente circostante che rende vere ed autentiche questi soggetti. Ma è più di tutto il confronto tra chi osserva e gli stessi, a spiazzare, colpire e far riflettere.
Le figure dell’artista appaiono come lo specchio dei tempi moderni, una non-maschera in grado di rivelare la condizione dell’essere umano in questo particolare momento storico, economico e sociale.
L’aspetto dei protagonisti realizzati da Isaac Cordal rappresenta l’altra faccia della società moderna. Questi characters appaiono come uomini di mezza età in giacca e cravatta, sguardo basso, malinconico, il cellulare in mano, sull’altra la ventiquattrore. Sono figure tetre, inquietanti, doloranti e tristi, rappresentano il disagio di questi tempi, massimizzato e compresso in pochi centimetri di altezza.

Isaac Cordal ha saputo creare un micro universo. Non è una narrativa a se stante, non si tratta di un approccio svincolante e votato a creare un esistenza differente od un immaginario personale, tutt’altro. C’è la ferma volontà di proiettare lo spettatore ad osservare, a focalizzarsi sul minuscolo, per meglio comprendere il disegno più grande.
Parte quindi dalle dimensioni ridotte l’artista, per suscitare velenosi e potenti paralleli con la vita quotidiana, creando situazioni, replicando il disagio e la fragilità. Chi osserva diviene dapprima spettatore, con la scoperta di queste minuscole presenze, successivamente, avendone compreso i temi e gli argomenti trattati, vero e proprio protagonista. È un guardare se stessi in dimensione ridotta e da distante, proprio per questo brucia ed annichilisce.

Intelligenza dell’autore è stata quella di non legarsi ad un unico filone tematico. Partito quindi con la personale denuncia sulla eccessiva cementificazione, presto Isaac Cordal ha iniziato ad affrontare i temi differenti, giungendo infine a Gaeta per Memorie Urbane, dove ha raccolto spunti ed argomenti quanto mai attuali e particolarmente delicati.

La residenza d’artista compiuta da Isaac Cordal per il famoso Festival, è sfociata in una corposo lavoro site-specific, con interventi in strada, ed infine una mostra personale all’interno della Street Art Gallery, neonato spazio espositivo della rassegna.
Il progetto ha quindi dapprima visto l’interprete confrontarsi con la città ed i suoi spazi, successivamente allestire una mostra che potesse trasformarsi in un proseguo dell’indagine sviluppata in città.
Questa duplice e continua identità ha permesso all’autore di approfondire al meglio i temi, ponendo da una parte lo spettatore di fronte ad argomenti rilevanti, dall’altra sperimentare nuove ed inedite soluzioni installative.

Isaac Cordal per Memorie Urbane presenta “Welcome”. Il progetto raccoglie al meglio l’esperienza tematica e visuale dello Spagnolo attraverso una nuova indagine che riflette sulla situazione globale. In particolare l’autore tratta temi come la crisi economica, i cambiamenti climatici, arrivando a toccare un tema particolarmente caldo e delicato come quello degli immigrati e dei rifugiati, vero e proprio main theme di tutta l’esperienza.
Lavorando in spiaggia e tra i vicoli della città, interagendo con lo spazio pubblico, Isaac Cordal presenta un nuovo micro universo presente eppure al tempo stesso celato, vista la sua dimensione. Una similitudine che richiama un senso di poesia malinconica, una melodia che si affida a note agrodolci, esplodendo in significati e riflessioni personali.
Lo show continua la riflessione proposta in strada attraverso una serie di installazioni, create all’interno degli spazi della galleria, fotografie con alcuni dei lavori realizzati per le strade di Gaeta, alcuni interventi realizzati invece attraverso materiale di recupero, come scatole, casse e un ombrello del Parlamento Europeo.
Quest’ultimo rappresentare il core centrale della critica mossa da Cordal. L’installazione, rappresenta una riflessione sull’ambigua politica Europea sui flussi migratori. Da una parte c’è la volontà di accogliere coloro che hanno bisogno di ‘un riparo’, dall’altra lo stesso riparo garantisce ai politici una protezione contro la ‘pioggia’, lasciando i più sfortunati a trascorrere giorni e mesi nei campi fangosi sotto il cielo aperto, nell’attesa di poter essere ammessi.

Street Art Place
Piazza Traniello
04024 Gaeta LT


Isaac Cordal for Memorie Urbane 2016

Viviamo in una società articolata e complessa, viviamo in un periodo storico martoriato da problemi sociali, in cui sempre più l’identità e la libertà come essere umani, appaiono compromessi. Viviamo in un ambiente sociale, politico ed economico che ci spinge a non soffermarci, a non riflettere ed approfondire, a non confrontarci con tutto ciò che accade intorno a noi. Siamo connessi con il mondo ed al tempo stesso diamo bado a ciò che accade unicamente nel nostro piccolo universo, voltando le spalle, o semplicemente ignorando la fragile condizione esistenziale nostra e degli altri.
Se questa rappresenta una condizione intrinseca che lega ciascuno di noi, chi più, chi meno cosciente ciò, è fondamentale la presenza di opere, interventi e progetti artistici, capaci di porre in essere una riflessione, di riportarci ad una dimensione umana, affrontando tutti quei problemi e quelle complessità tipiche del nostro tempo.

Sono un grande fan delle produzioni di Isaac Cordal. L’artista Spagnolo è fin da subito riuscito a catturare il mio interesse, anzitutto attraverso il peculiare approccio in strada, ma soprattutto per mezzo dei temi e delle riflessioni che la sua produzione riesce a sviluppare.
Non è di fatto l’unico artista a lavorare attraverso minuziose e piccole installazioni in strada, ma è forse l’unico capace di raccogliere, rielaborandole in modo così diretto, le impressioni e le perplessità della nostra epoca.

Non è semplice confrontarsi con le opere dell’interprete che, nonostante la dimensione ridotta, continuano ad assomigliare a veri e propri colpi allo stomaco. Cement Eclipses, questo è il nome del progetto portato avanti dall’artista, è un promemoria costante che ci ricorda, sbattendoceli in volto, tutti i problemi e le controversie della società moderna.
In questo pot-pourri di temi e spunti differenti, è sintomatico l’uso del cemento. Parte da questo materiale Isaac Cordal e non è affatto un caso. C’è la volontà di confrontarsi con un aspetto materico profondamente legato a questo tempo, plasmato e sviluppato in forma antropomorfa.
È il primo parallelo e spunto tematico che l’autore Spagnolo coglie. L’utilizzo eccessivo del cemento, la cementificazione selvaggia che letteralmente ‘mangia’ corpose parti della città e del pianeta, inglobando e continuando a rinchiudere l’essere umano in cattedrali grigie e soffocanti.
Al tempo stesso, il grigio della città, diviene il grigio dei soggetti di Isaac Cordal. Alla base dell’esperienza visiva dell’artista c’è infatti una raffigurazione dell’essere umano. Si tratta di minuscole statue in cemento, opportunamente dipinte, che vanno ad inserirsi all’interno di un preciso contesto urbano.

Lo Spagnolo si confronta quindi con la strada non attuando una trasformazione attiva, quanto piuttosto inserendosi all’interno della stessa e proiettando nella stessa, la propria visione e riflessione.
L’interazione con lo spazio di lavoro diviene quindi fondamentale. Le opere appaiono celate o meglio inserite in modo omogeneo all’interno delle città. Dialogano con la stessa, scavando le viscere delle pareti, trovando una propria posizione fisica, gettando quindi le basi per una interazione quanto più vera e realistica possibile.

Protagonista trasversale in questo senso è l’essere umano, stimolato attraverso ciò che ha di fronte ed al tempo stesso intrinseco protagonista delle installazioni. Quello che si alimenta è quindi un universo narrativo che attecchisce dalla e nella realtà, e proprio attraverso questa sua duplice identità, riesce a scuotere maggiormente.
Le installazioni di Cordal hanno le sembianze di minuscoli esseri umani, li vediamo letteralmente spuntare dalle insenature, dalle viuzze, le crepe dei muri, le pozzanghere, c’è una costante volontà di interagire con l’ambiente circostante che rende vere ed autentiche questi soggetti. Ma è più di tutto il confronto tra chi osserva e gli stessi, a spiazzare, colpire e far riflettere.
Le figure dell’artista appaiono come lo specchio dei tempi moderni, una non-maschera in grado di rivelare la condizione dell’essere umano in questo particolare momento storico, economico e sociale.
L’aspetto dei protagonisti realizzati da Isaac Cordal rappresenta l’altra faccia della società moderna. Questi characters appaiono come uomini di mezza età in giacca e cravatta, sguardo basso, malinconico, il cellulare in mano, sull’altra la ventiquattrore. Sono figure tetre, inquietanti, doloranti e tristi, rappresentano il disagio di questi tempi, massimizzato e compresso in pochi centimetri di altezza.

Isaac Cordal ha saputo creare un micro universo. Non è una narrativa a se stante, non si tratta di un approccio svincolante e votato a creare un esistenza differente od un immaginario personale, tutt’altro. C’è la ferma volontà di proiettare lo spettatore ad osservare, a focalizzarsi sul minuscolo, per meglio comprendere il disegno più grande.
Parte quindi dalle dimensioni ridotte l’artista, per suscitare velenosi e potenti paralleli con la vita quotidiana, creando situazioni, replicando il disagio e la fragilità. Chi osserva diviene dapprima spettatore, con la scoperta di queste minuscole presenze, successivamente, avendone compreso i temi e gli argomenti trattati, vero e proprio protagonista. È un guardare se stessi in dimensione ridotta e da distante, proprio per questo brucia ed annichilisce.

Intelligenza dell’autore è stata quella di non legarsi ad un unico filone tematico. Partito quindi con la personale denuncia sulla eccessiva cementificazione, presto Isaac Cordal ha iniziato ad affrontare i temi differenti, giungendo infine a Gaeta per Memorie Urbane, dove ha raccolto spunti ed argomenti quanto mai attuali e particolarmente delicati.

La residenza d’artista compiuta da Isaac Cordal per il famoso Festival, è sfociata in una corposo lavoro site-specific, con interventi in strada, ed infine una mostra personale all’interno della Street Art Gallery, neonato spazio espositivo della rassegna.
Il progetto ha quindi dapprima visto l’interprete confrontarsi con la città ed i suoi spazi, successivamente allestire una mostra che potesse trasformarsi in un proseguo dell’indagine sviluppata in città.
Questa duplice e continua identità ha permesso all’autore di approfondire al meglio i temi, ponendo da una parte lo spettatore di fronte ad argomenti rilevanti, dall’altra sperimentare nuove ed inedite soluzioni installative.

Isaac Cordal per Memorie Urbane presenta “Welcome”. Il progetto raccoglie al meglio l’esperienza tematica e visuale dello Spagnolo attraverso una nuova indagine che riflette sulla situazione globale. In particolare l’autore tratta temi come la crisi economica, i cambiamenti climatici, arrivando a toccare un tema particolarmente caldo e delicato come quello degli immigrati e dei rifugiati, vero e proprio main theme di tutta l’esperienza.
Lavorando in spiaggia e tra i vicoli della città, interagendo con lo spazio pubblico, Isaac Cordal presenta un nuovo micro universo presente eppure al tempo stesso celato, vista la sua dimensione. Una similitudine che richiama un senso di poesia malinconica, una melodia che si affida a note agrodolci, esplodendo in significati e riflessioni personali.
Lo show continua la riflessione proposta in strada attraverso una serie di installazioni, create all’interno degli spazi della galleria, fotografie con alcuni dei lavori realizzati per le strade di Gaeta, alcuni interventi realizzati invece attraverso materiale di recupero, come scatole, casse e un ombrello del Parlamento Europeo.
Quest’ultimo rappresentare il core centrale della critica mossa da Cordal. L’installazione, rappresenta una riflessione sull’ambigua politica Europea sui flussi migratori. Da una parte c’è la volontà di accogliere coloro che hanno bisogno di ‘un riparo’, dall’altra lo stesso riparo garantisce ai politici una protezione contro la ‘pioggia’, lasciando i più sfortunati a trascorrere giorni e mesi nei campi fangosi sotto il cielo aperto, nell’attesa di poter essere ammessi.

Street Art Place
Piazza Traniello
04024 Gaeta LT