GORGO

Interesni Kazki “Sacred Gravitation” Show (Recap)

Ricordo perfettamente il momento in cui, per la prima volta, mi sono imbattuto negli Interesni Kazki. Ricordo che ebbi l’impressione di trovarmi di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa di differente, ed in grado di scuotermi profondamente. Le visioni che avevo di fronte raccoglievano i voli pindarici di una fantasia sfrenata e smisurata, accarezzata, plasmata e piegata da colori caldi ed accesi, da sempre caratteristica delle produzioni del duo, che come una coperta riscaldano e fanno vibrare i mondi da loro tratteggiati. Era come una sinfonia, con continue note e ritornelli conosciuti, arrangiati per l’occasione attraverso melodie e suoni differenti, una riedizione di fiabe ed avventure fantastiche che prepotentemente richiedevano ascolto. Il mio bambino interiore scalpitava e sorrideva, come potevo non restarne colpito?

Nelle produzioni di AEC e Waone c’è Il fascino di una narrativa personale, di un immaginario in grado di plasmare e dare vita a veri e propri universi catartici laddove ogni singola parte funziona da sé ed è, al contempo, parte di un ingranaggio più grande che compone la scene finale. È un linguaggio spesso criptico che mostra il fianco ad una interpretazione personale, altre volte si lascia guardare e scardinare, inondando chi osserva di informazioni, spunti e temi differenti.
Sia le produzioni in strada, quanto gli elaborati in studio, si basono su un principio semplice. Dal micro al macro cosmo. Dal dettaglio più piccolo al quello più grande. In questo senso ogni singola traccia ha un perché, una sua funzione ed un suo scopo. Ed è proprio questo che costantemente porta lo spettatore ad immergersi all’interno delle opere degli Interesni Kazki. Il dettaglio non è fine a se stesso quanto piuttosto una traccia, parte armonica di un percorso e di una melodia più grande, da seguire passo dopo passo, e che porta alla scoperta finale. La scoperta e la fruizione quindi di ogni singola sezione, legata ad un tema od una allegoria, diventano inevitabilmente parte stessa dell’esperienza artistica proposta dagli autori.

Sono passati anni dal primo contatto. Nel frattempo AEC e Waone hanno saputo alimentare ed arricchire il loro personalissimo universo con elementi, personaggi e riferimenti, mano a mano sempre più complessi ed articolati lasciando tuttavia invariate la materia della loro ricerca. Se dapprima le loro opere si basavano su pochi personaggi, dettagli naturali o grandi ed uniche scene, mano a mano le immagini sono fatte maggiormente profonde. Si tratta di una profondità non solo prettamente tematica, quanto piuttosto visiva e tridimensionale. All’interno di una singola pittura, tela o disegno, le opere nascondono scene multiple, legate tra loro, capaci di comporre il tema generale attraverso storie, fasi e sezioni differenti. Ed è qui che si verifica la scintilla.

Le immagini degli Interesni Kazki sono il risultato di una miscela che esplode, deflagra ed impatto spirito e sensazioni personali. Partono da lontano gli artisti, da un profondo background nel mondo dei graffiti, tra i pionieri del movimento Est Europeo. Successivamente il duo sceglie un approccio decisamente più figurativo e fortemente influenzato da artisti quali Dalì e Moebius.
Accolgono differenti spunti e temi AEC e Waone. Nelle loro allegorie si intrecciano fantascienza, religione, mitologia, folklore e storia, per dare vita a visioni inaspettate. L’ignoto si unisce all’irreale offrendoci una chiave di lettura del tutto inedita del presente.
Proprio da quest’ultimo aspetto nasce “Sacred Gravitation”, ultima esibizione firmata dal duo Ucraino all’interno degli spazi della prestigiosa Jonathan LeVine Gallery di New York.
Lo show è caratterizzato da un corpo di lavoro totalmente inedito, fatta eccezione per alcuni precedenti disegni, pensato come personale riflessione sul presente. In particolare gli Interesni Kazki mirano qui a guardare oltre i limiti di ciò che è visibile, mostrandoci una personale percezione del mondo. L’allestimento, tra tele e disegni di grandi dimensioni e piccole dimensioni, giunge allo spettatore come spunto soggettivo per una evasione da ciò che ci circonda. Un piano visivo, emotivo e viscerale del tutto nuovo capace di spostare l’attenzione sulla natura dell’esistenza dell’essere umano.

Jonathan LeVine Gallery
529 West 20th street, 9th floor. Manhattan. New York.

Interesni Kazki “Sacred Gravitation” Show (Recap)

Ricordo perfettamente il momento in cui, per la prima volta, mi sono imbattuto negli Interesni Kazki. Ricordo che ebbi l’impressione di trovarmi di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa di differente, ed in grado di scuotermi profondamente. Le visioni che avevo di fronte raccoglievano i voli pindarici di una fantasia sfrenata e smisurata, accarezzata, plasmata e piegata da colori caldi ed accesi, da sempre caratteristica delle produzioni del duo, che come una coperta riscaldano e fanno vibrare i mondi da loro tratteggiati. Era come una sinfonia, con continue note e ritornelli conosciuti, arrangiati per l’occasione attraverso melodie e suoni differenti, una riedizione di fiabe ed avventure fantastiche che prepotentemente richiedevano ascolto. Il mio bambino interiore scalpitava e sorrideva, come potevo non restarne colpito?

Nelle produzioni di AEC e Waone c’è Il fascino di una narrativa personale, di un immaginario in grado di plasmare e dare vita a veri e propri universi catartici laddove ogni singola parte funziona da sé ed è, al contempo, parte di un ingranaggio più grande che compone la scene finale. È un linguaggio spesso criptico che mostra il fianco ad una interpretazione personale, altre volte si lascia guardare e scardinare, inondando chi osserva di informazioni, spunti e temi differenti.
Sia le produzioni in strada, quanto gli elaborati in studio, si basono su un principio semplice. Dal micro al macro cosmo. Dal dettaglio più piccolo al quello più grande. In questo senso ogni singola traccia ha un perché, una sua funzione ed un suo scopo. Ed è proprio questo che costantemente porta lo spettatore ad immergersi all’interno delle opere degli Interesni Kazki. Il dettaglio non è fine a se stesso quanto piuttosto una traccia, parte armonica di un percorso e di una melodia più grande, da seguire passo dopo passo, e che porta alla scoperta finale. La scoperta e la fruizione quindi di ogni singola sezione, legata ad un tema od una allegoria, diventano inevitabilmente parte stessa dell’esperienza artistica proposta dagli autori.

Sono passati anni dal primo contatto. Nel frattempo AEC e Waone hanno saputo alimentare ed arricchire il loro personalissimo universo con elementi, personaggi e riferimenti, mano a mano sempre più complessi ed articolati lasciando tuttavia invariate la materia della loro ricerca. Se dapprima le loro opere si basavano su pochi personaggi, dettagli naturali o grandi ed uniche scene, mano a mano le immagini sono fatte maggiormente profonde. Si tratta di una profondità non solo prettamente tematica, quanto piuttosto visiva e tridimensionale. All’interno di una singola pittura, tela o disegno, le opere nascondono scene multiple, legate tra loro, capaci di comporre il tema generale attraverso storie, fasi e sezioni differenti. Ed è qui che si verifica la scintilla.

Le immagini degli Interesni Kazki sono il risultato di una miscela che esplode, deflagra ed impatto spirito e sensazioni personali. Partono da lontano gli artisti, da un profondo background nel mondo dei graffiti, tra i pionieri del movimento Est Europeo. Successivamente il duo sceglie un approccio decisamente più figurativo e fortemente influenzato da artisti quali Dalì e Moebius.
Accolgono differenti spunti e temi AEC e Waone. Nelle loro allegorie si intrecciano fantascienza, religione, mitologia, folklore e storia, per dare vita a visioni inaspettate. L’ignoto si unisce all’irreale offrendoci una chiave di lettura del tutto inedita del presente.
Proprio da quest’ultimo aspetto nasce “Sacred Gravitation”, ultima esibizione firmata dal duo Ucraino all’interno degli spazi della prestigiosa Jonathan LeVine Gallery di New York.
Lo show è caratterizzato da un corpo di lavoro totalmente inedito, fatta eccezione per alcuni precedenti disegni, pensato come personale riflessione sul presente. In particolare gli Interesni Kazki mirano qui a guardare oltre i limiti di ciò che è visibile, mostrandoci una personale percezione del mondo. L’allestimento, tra tele e disegni di grandi dimensioni e piccole dimensioni, giunge allo spettatore come spunto soggettivo per una evasione da ciò che ci circonda. Un piano visivo, emotivo e viscerale del tutto nuovo capace di spostare l’attenzione sulla natura dell’esistenza dell’essere umano.

Jonathan LeVine Gallery
529 West 20th street, 9th floor. Manhattan. New York.