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GORGO

Hyuro for Artmossphere, Biennale of Street Art

Torniamo in Russia, proseguono infatti i lavori per l’eccellente Artmossphere Biennale of Street Art 2014, tra gli ospiti partecipanti ritroviamo con piacere Hyuro che ha da poco terminato questo nuovo ed iconico intervento su una delle grande pareti a disposizione per la rassegna Moscovita.
La grande interprete Argentina Hyuro prosegue qui nel sviluppare temi forti, a prendere una posizione ben delineata portando a galla riflessioni scomode, situazioni surreali in cui emerge tutta la tematica del lavoro martellante ed incessante che la stessa ha portata avanti in questi ultimi anni. L’interprete ci parla della donna e lo fa attraverso una personale visione decadente, malinconica, poggiando le basi del suo lavoro su una scala cromatica tetra e cupa atta proprio ad alimentare il senso di malessere dei suoi stessi personaggi, vuole raccontarci il proprio punto di vista, le sofferenze psicologiche e repressive della vita di tutto i giorni, un percorso che come ribadito più volte sà di pugno inferto alla stomaco, una velenosa ricorrenza che ci ricorda l’effettiva realtà dei fatti. La donna dell’artista ha mille volti, ricopre mille azioni, si muove, danza, ma soffaca anche i suoi urli, è impotente, condizionata dagli stereotipi della società moderna, legata ed imprigionata – quest’ultimo forse è l’aggettivo che meglio rende l’idea – all’interno del proprio ruolo, cucito e ricamato dal sessismo, dal maschilismo più ostentato e tutt’ora celato dietro una coltre di perbenismo continuamente sbandierato ai quattro venti. Si aprono così pitture che ripercorrono le istantanee di vita quotidiana, le sofferenze della donna giungono allo scoperto attraverso i peculiari characters spenti, si tratta di uno specchio veritiero ed altamente sensibile di una vera e proprio condizione di vita.
Se la scelta tematica risulta quindi facilmente intuibile, è singolare invece il sistema che l’artista applica per portare avanti questi difficili e scomodi temi, la denuncia avviene attraverso la pittura di situazioni al limite del grottesco e che proprio per la loro ilarità spingono l’osservatore ad una attenta riflessione sulla reale condizione della donna, su argomenti come la casa che diventa prigione, con gli oggetti come pentole e scope che diventano un peso più forte e difficile da sostenere, per far arrivare quindi sottile e spietata tutta la vena critica dell’artista.
Per questa sua ultima opera Hyuro va a realizzare un nuovo gioco di parole e di situazioni, il grande muro che separa le due donne, è un parete simbolica che rappresenta tutte le difficoltà ed i preconcetti che ruotano attorno alla figura femminile, di contro le due donne utilizzano la stessa per stendere i panni. Quest’ultimo gesto può essere letto in due differenti modi, nel primo l’artista fa ancora una volta un riferimento allo stereotipo della donna legata alle faccende di casa, nel secondo spinge forte per una riflessione in cui la stessa nonostante le difficoltà riesca a portare a proprio vantaggio la difficile situazione, touchè!
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, ma restate sintonizzati qui sul Gorgo nei prossimi giorni proseguiremo nel raccontarvi tutte le meraviglie di questa prima edizione.

Pics via San

Hyuro for Artmossphere, Biennale of Street Art

Torniamo in Russia, proseguono infatti i lavori per l’eccellente Artmossphere Biennale of Street Art 2014, tra gli ospiti partecipanti ritroviamo con piacere Hyuro che ha da poco terminato questo nuovo ed iconico intervento su una delle grande pareti a disposizione per la rassegna Moscovita.
La grande interprete Argentina Hyuro prosegue qui nel sviluppare temi forti, a prendere una posizione ben delineata portando a galla riflessioni scomode, situazioni surreali in cui emerge tutta la tematica del lavoro martellante ed incessante che la stessa ha portata avanti in questi ultimi anni. L’interprete ci parla della donna e lo fa attraverso una personale visione decadente, malinconica, poggiando le basi del suo lavoro su una scala cromatica tetra e cupa atta proprio ad alimentare il senso di malessere dei suoi stessi personaggi, vuole raccontarci il proprio punto di vista, le sofferenze psicologiche e repressive della vita di tutto i giorni, un percorso che come ribadito più volte sà di pugno inferto alla stomaco, una velenosa ricorrenza che ci ricorda l’effettiva realtà dei fatti. La donna dell’artista ha mille volti, ricopre mille azioni, si muove, danza, ma soffaca anche i suoi urli, è impotente, condizionata dagli stereotipi della società moderna, legata ed imprigionata – quest’ultimo forse è l’aggettivo che meglio rende l’idea – all’interno del proprio ruolo, cucito e ricamato dal sessismo, dal maschilismo più ostentato e tutt’ora celato dietro una coltre di perbenismo continuamente sbandierato ai quattro venti. Si aprono così pitture che ripercorrono le istantanee di vita quotidiana, le sofferenze della donna giungono allo scoperto attraverso i peculiari characters spenti, si tratta di uno specchio veritiero ed altamente sensibile di una vera e proprio condizione di vita.
Se la scelta tematica risulta quindi facilmente intuibile, è singolare invece il sistema che l’artista applica per portare avanti questi difficili e scomodi temi, la denuncia avviene attraverso la pittura di situazioni al limite del grottesco e che proprio per la loro ilarità spingono l’osservatore ad una attenta riflessione sulla reale condizione della donna, su argomenti come la casa che diventa prigione, con gli oggetti come pentole e scope che diventano un peso più forte e difficile da sostenere, per far arrivare quindi sottile e spietata tutta la vena critica dell’artista.
Per questa sua ultima opera Hyuro va a realizzare un nuovo gioco di parole e di situazioni, il grande muro che separa le due donne, è un parete simbolica che rappresenta tutte le difficoltà ed i preconcetti che ruotano attorno alla figura femminile, di contro le due donne utilizzano la stessa per stendere i panni. Quest’ultimo gesto può essere letto in due differenti modi, nel primo l’artista fa ancora una volta un riferimento allo stereotipo della donna legata alle faccende di casa, nel secondo spinge forte per una riflessione in cui la stessa nonostante le difficoltà riesca a portare a proprio vantaggio la difficile situazione, touchè!
Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti con tutti i dettagli dell’intervento realizzato, ma restate sintonizzati qui sul Gorgo nei prossimi giorni proseguiremo nel raccontarvi tutte le meraviglie di questa prima edizione.

Pics via San