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GORGO

Guerrilla Spam – New Murals in Santa Croce di Magliano

Uno degli elementi ricorrenti nella produzione in strada dei Guerrilla Spam continua ad essere la volontà di interagire e dialogare sia con lo spazio quanto con il tessuto sociale di uno specifico ambiente di lavoro. È infatti il dialogo e l’interazione con le persone del posto a suggerire molto spesso una scelta specifica nei temi e nei soggetti poi dipinti.
Alla seconda partecipazione consecutiva al PAG – Premio Antonio Giordano di Santa Croce di Magliano i Guerrilla Spam hanno rielaborato in chiave personale alcuni proverbi e modi di dire del posto.

Il progetto, dal titolo “Tu parle ngifreche e quille te responne ngiafreche”, è figlio del dialogo con la gente che vive in questi luoghi e dello studio del dialetto Santacrocese partendo dal testo ‘Lessico santacrocese’ a cura del prof. Michele Castelli.
L’intento è quello di parlare la stessa lingua di chi vive qui, gettando un ponte comunicativo tra la pratica artistica in strada e cittadini di Santa Croce di Magliano, e riportando alla memoria modi di dire e proverbi in dialetto.

Per il progetto gli autori guardano ai concetti espressi da Tullio de Mauro. Il linguista sottolinea come i dialetti abbiano, da un lato, contribuito alla conservazione delle identità territoriali – nonostante le influenze della realtà multiculturale in cui viviamo – dall’altro rappresentano una garanzia di autenticità per l’evoluzione e la diffusione dell’italiano.
Gli Italiani infatti parlano anche in dialetto: “In una conversazione, non sempre in maniera programmata, si passa dall’italiano al dialetto e viceversa molto facilmente. Ovviamente rivolgendosi a un interlocutore che il dialetto possa capirlo. Gli inglesi lo chiamano code switching o code mixing. È uno strumento prezioso per arricchire il parlato, migliorando l’espressività” – T. De Mauro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana. Dal 1946 ai nostri giorni, Roma-Bari, Editori Laterza, 2014.

Proverbi e modi di dire illustrati:

Tu parlə ngifrəchə e quillə tə rəspónnə ngiafrəchə.
Tu parli un linguaggio astruso e quello ti risponde con un altro ancora più incomprensibile.

Təné a vócchə cómə nu furnə.
Avere la bocca come un forno; dicesi del mangione.

Cómə iè l’albərə ccuscì a muréjə.
Com’è l’albero, così la sua ombra; tale padre tale figlio.

U scarpàrə va scavəzə.
Il calzolaio va scalzo; dicesi di chi fa un mestiere o una professione e non provvede per sé delle cose che produce.

A allina nanə iè sèmbə pəcinə.
La gallina nana è sempre un pulcino; si dice della donna bassa di statura che conserva sempre l’aspetto giovanile.

Capìllə luónghə e cəruvèlla córtə.
Capelli lunghi e mente corta; era convinzione che i calvi fossero intelligenti.

Capìllə e uàjə ne mànghənə majə.
Capelli e guai non mancano mai; sia i capelli che i guai sono spesso sempre in abbondanza.

Caccià a cóccə du sacchə.
Tirare la testa fuori dal sacco; si dice quando si pretende andare oltre le proprie possibilità.

Thanks to The Artist for The Pics

Guerrilla Spam – New Murals in Santa Croce di Magliano

Uno degli elementi ricorrenti nella produzione in strada dei Guerrilla Spam continua ad essere la volontà di interagire e dialogare sia con lo spazio quanto con il tessuto sociale di uno specifico ambiente di lavoro. È infatti il dialogo e l’interazione con le persone del posto a suggerire molto spesso una scelta specifica nei temi e nei soggetti poi dipinti.
Alla seconda partecipazione consecutiva al PAG – Premio Antonio Giordano di Santa Croce di Magliano i Guerrilla Spam hanno rielaborato in chiave personale alcuni proverbi e modi di dire del posto.

Il progetto, dal titolo “Tu parle ngifreche e quille te responne ngiafreche”, è figlio del dialogo con la gente che vive in questi luoghi e dello studio del dialetto Santacrocese partendo dal testo ‘Lessico santacrocese’ a cura del prof. Michele Castelli.
L’intento è quello di parlare la stessa lingua di chi vive qui, gettando un ponte comunicativo tra la pratica artistica in strada e cittadini di Santa Croce di Magliano, e riportando alla memoria modi di dire e proverbi in dialetto.

Per il progetto gli autori guardano ai concetti espressi da Tullio de Mauro. Il linguista sottolinea come i dialetti abbiano, da un lato, contribuito alla conservazione delle identità territoriali – nonostante le influenze della realtà multiculturale in cui viviamo – dall’altro rappresentano una garanzia di autenticità per l’evoluzione e la diffusione dell’italiano.
Gli Italiani infatti parlano anche in dialetto: “In una conversazione, non sempre in maniera programmata, si passa dall’italiano al dialetto e viceversa molto facilmente. Ovviamente rivolgendosi a un interlocutore che il dialetto possa capirlo. Gli inglesi lo chiamano code switching o code mixing. È uno strumento prezioso per arricchire il parlato, migliorando l’espressività” – T. De Mauro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana. Dal 1946 ai nostri giorni, Roma-Bari, Editori Laterza, 2014.

Proverbi e modi di dire illustrati:

Tu parlə ngifrəchə e quillə tə rəspónnə ngiafrəchə.
Tu parli un linguaggio astruso e quello ti risponde con un altro ancora più incomprensibile.

Təné a vócchə cómə nu furnə.
Avere la bocca come un forno; dicesi del mangione.

Cómə iè l’albərə ccuscì a muréjə.
Com’è l’albero, così la sua ombra; tale padre tale figlio.

U scarpàrə va scavəzə.
Il calzolaio va scalzo; dicesi di chi fa un mestiere o una professione e non provvede per sé delle cose che produce.

A allina nanə iè sèmbə pəcinə.
La gallina nana è sempre un pulcino; si dice della donna bassa di statura che conserva sempre l’aspetto giovanile.

Capìllə luónghə e cəruvèlla córtə.
Capelli lunghi e mente corta; era convinzione che i calvi fossero intelligenti.

Capìllə e uàjə ne mànghənə majə.
Capelli e guai non mancano mai; sia i capelli che i guai sono spesso sempre in abbondanza.

Caccià a cóccə du sacchə.
Tirare la testa fuori dal sacco; si dice quando si pretende andare oltre le proprie possibilità.

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