GORGO meets ALTrove Festival 2016

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Sono stato ad ALTrove. Ho respirato, percepito e sentito lo spirito che anima una delle rassegne che, per proposta, scelta artistica e soprattutto concetti e tematiche espresse, rappresenta uno degli eventi di maggior interesse a livello internazionale.
Proprio così, in Italia, nel sempre bistrattato Meridione, a Catanzaro è nato un non luogo in grado di raccogliere al meglio l’eredità del nuovo muralismo, scegliendo una precisa direzione estetica, quella spinta astratta che ben si combina con il setting sul quale gli organizzatori hanno costruito un Festival.
Altrove definisce il nome della rassegna, ma rappresenta al tempo stesso un vasto sotto testo, una trama articolata che vale la pena raccontare, per capirne al meglio l’importanza.

Altrove non è una semplice parola. È il giusto contrappasso, l’equazione che tenta di riequilibrare un concetto, uno status, una situazione di difficoltà persistente, ponendosi come scintilla in grado di sovvertire le sorti di un ambiente e di chi è abituato ad un quotidianità problematica. Altrove è anche un luogo dinamico che anno dopo anno sta avvolgendo la città, irrompendo in strada, interrompendo un flusso di monotonia e grigiore stagnante, trasformandone le interiora attraverso la spinta di colori, forme e visioni eterogenee.

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Ho visto il cemento, ho visto gli edifici, i centri commerciali, le scuole costruite e poi abbandonate a loro stessi, ho visto intere strade lasciate al loro destino, dismesse e pericolanti. Frammenti di un futuro forse immaginato, ma non appieno colto e sviluppato. C’è rabbia e scalpore per tutto ciò ed un sentimento che è emerso, che ho percepito in me. Come grandi ‘se’ che non trovano neppure il proseguo della locuzione, interrotti da una realtà schiacciante.
Ho avvertito il vento caldo, una brezza che corre veloce tra le viuzze, le salite e le discese, la lunga arteria centrale del centro cittadino, fino ad arrivare a ciascuna delle pitture realizzate, come punti di congiunzione di un progetto ad ampio respiro, che trova la sua giusta forza proprio dal vento del cambiamento.
Da anni c’è uno spirito di rinnovamento, non proviene dall’alto, ma viene dal basso, si fa largo tra i problemi, a testa bassa, con il lavoro e la convinzione, ma soprattutto con la pittura ed il dialogo.

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Da sempre il cambiamento spaventa perché rappresenta l’ignoto, lo sconosciuto, e si sa che l’essere umano ha paura di ciò che non conosce o comprende.
Catanzaro è una tipica città del Sud Italia, infrastrutture e servizi che mancano – emblematica per me la stazione dei treni chiusa ed abbandonata – costanti difficoltà economiche e sociali, sperpero di risorse economiche, rassegnazione ed apatia che scandiscono le giornate. La voglia di Altrove parte da qui, ma non si tratta della volontà di emigrare, di spostarsi in un altro luogo per ricercare gli stimoli mancanti. Niente di tutto ciò.
È un immagine che si fa largo tra i pensieri, che sfuma e corre tra le pareti rovinate, tra il grigio dei palazzoni di periferia, tra le strade del centro vuote e silenti della propria città. L’ALTrove è un concetto, volontà ed esigenza. Come tale non ha bisogno di nuovi spazi fisici, ma piuttosto guarda ciò che c’è attorno per spazzare il declino percettivo e personale, la voglia del fare e proporre. Il colore, le linee e le forme come volani espressivi alla base della ricerca di ciascuno degli artisti chiamati in questi anni.
C’è quindi una sovrapposizione, l’Altrove si sostituisce alla realtà, spezzandone la ciclicità pessimistica, imponendosi come punto di rottura cromatico all’interno di un universo grigio, in un inaspettato e potente cambio di rotta.

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L’intreccio tematico alle spalle ed alla base dell’ALTrove Festival, si miscela con la direzione artistica sviluppata in questi anni. La scelta di legarsi ad una proposta astratta non risulta casuale, ma definisce alla perfezione l’esigenza di stimolare e stuzzicare le corde più sensibili dei cittadini. L’astratto nella sua cripticità, nella sua capacità di scoprire e sviluppare pensieri singoli, personali ed introspettivi, si traduce in differenti chiavi di lettura. Il singolo viene intercettato, diventando parte attiva della proposta, della comunità e della città, tornando ad essere protagonista.
Si tratta di un meccanismo fortemente improntato al dialogo, all’esperienza personale che diviene parte collettiva di un flusso stimolante. Non c’è un immagine chiara e definitiva, gli artisti scelti in questi anni, i nomi tra più importanti della scena Italiana ed Internazionale, hanno saputo sviluppare un canovaccio estetico dal fortissimo impatto visivo. Mantenendo le loro ricerche integre, ma al tempo stesso avvertendo tutta l’influenza del luogo. È l’astratto che raccoglie l’eredità degli stimoli dell’ambiente circostante, delle sensazioni e degli stati d’animo, ma soprattutto dell’esperienza.
L’esperienza è l’ultimo tassello fondamentale. La scorsa edizione ha visto gli artisti lavorare nella periferia della città, grandi spazi a disposizione, contatto con il pubblico e con le situazioni di difficoltà, diretto. Il tessuto sociale di Catanzaro diviene parte del processo pittorico, come visto nello splendido documentario firmato The Blind Eye Factory (Leggi l’editoriale), influenzando lo sviluppo delle opere, avvolgendo gli artisti ed i partecipanti all’interno di un programma che non si dimentica di proporre cultura attraverso workshop, tavole rotonde, dibattiti e musica. E non si tratta del solito contorno, ciascuna delle proposte culturali intercetta quella voglia di cambiamento ampliandola, portando ad esempio alcuni dei rappresentanti della primavera del sud Italia , oppure facendo raccontare la storia e la metodologia di coloro che hanno saputo fare impresa in queste zone difficili. Si rimane interdetti, stupisce tutto ciò, perché permette anzitutto una immersione cosciente all’interno di una realtà differente da quella che si conosce, sottolineandone le difficoltà senza nascondersi, partendo proprio da questa e della sue peculiarità, per costruire, immaginare e sviluppare. Dal reale all’Altrove e viceversa.

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A differenza della scorsa edizione, quest’anno l’ALTrove Festival ha operato in una intensa dieci giorni in cui 2501, Alberonero, Alexey Luka, Aris, CT, Ekta, GUE, Nelio, Domenico Romeo e i THTF si sono confrontati con gli spazi e con gli stimoli del tessuto sociale di Catanzaro. Se i nomi scelti continuano ad essere legati ad un setting astratto, quest’anno, come visto già per l’opera realizzata da Giorgio Bartocci (Leggi l’editoriale), si è scelto di lavorare soprattutto su spazi di dimensione minore del centro cittadino.
Questa scelta è figlia anzitutto della volontà di proporre una dimensione umana alle opere, con il desiderio di un contatto se possibile ancora più radicale e radicato con i cittadini. Al tempo stesso quest’edizione si interroga sulla direzione intrapresa dalla scena, sempre più inflazionata, sempre più legata alla quantità piuttosto che alla qualità. La rassegna, si prende il giusto tempo, guarda al percorso ed al processo pittorico dietro le opere degli autori chiamati, guarda ancora una volta alla qualità e non alla quantità, la bellezza e non la grandezza, il qui e non l’altrove.
L’esperienza concentrata di tutti gli artisti partecipanti, ha permesso, come accaduto lo scorso anno, un interazione non solo con la città ed i suoi cittadini, ma anche tra gli artisti stessi. Come è lecito aspettarsi in questi casi, dove la pittura in divenire, la volontà di collaborare e ricercare soluzioni differenti, con sviluppi e risultati inaspettati, ha permesso un nuovo tipo di confronto con il tessuto urbano di Catanzaro. Strade e strutture abbandonate sono state letteralmente investite dagli interpreti che hanno saputo miscelare nel migliore dei modi le loro rispettive ricerche pittoriche.

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Prima di approfondire ciascuno degli interventi realizzati dagli artisti, ho voluto iniziare con il lavori congiunti. Sono infatti questi, forse più delle opere singole, a rappresentare al meglio lo spirito alla base dell’ALTrove Festival.
La voglia di collaborare, di cambiare e di non rimanere statici, la volontà di tessere un rapporto diretto con la strada, la sua gente e le sue superfici. L’identità singola che si miscela con quella collettiva, non perdendo importanza, ma piuttosto traendo forza l’una dall’altra. L’impatto di un idea in grado di intercettare il desiderio di cambiamento, di plasmare un immagine, una visione, una pittura, differenti, in grado di agire come catalizzatore, un flusso pittorico costante, in divenire, che si affaccia all’interno dello spazio e genera impressioni, sensazioni, stimoli ed emozioni differenti.
È il colore che si evolve e cambia, le forme grezze e dirette, le linee sinuose, le figure definite e quelle sovrapposte, le textures, gli alfabeti, le geometrie e le visioni viscerali, che prendono il loro giusto spazio, come punti cardinali di un cartina che definisce e impatto lo spirito di Catanzaro.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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