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GORGO

Abitare: Il nuovo progetto di Gola Hundun

La ricerca di Gola Hundun ruota attorno ad una riflessione sul delicato rapporto tra l’essere umano e l’intera biosfera. Attraverso il proprio immaginario, fatto di piante, forme ed elementi grafici legati alle forme naturali, l’artista italiano porta avanti un idea di rinnovata armonia tra uomo e natura, un nuovo equilibrio capace di sovvertire i grandi sconvolgimenti apportati alla terra nel corso dei secoli.

Con il suo ultimo progetto dal titolo ABITARE Gola Hundun prosegue lo sviluppo di questi temi evidenziandone nuovi aspetti.
L’artista italiano in questa nuova serie si sofferma sui limiti tra spazio naturale e spazio antropomorfo. Egli sottolinea come l’uomo abbia modificato pesantemente il pianeta per renderlo confortevole attraverso leggi e funzioni diverse, apportando trasformazioni complesse ed articolate che vanno a colpire tutte le altre specie e di riflesso anche la nostra.
L’idea di coesistenza e coabitazione sono infatti state spazzate via dal comportamento dell’uomo: la specie dominante che gestisce ed utilizza tutte le risorse del pianeta non considerando il resto della biosfera. Problemi come il cambiamento climatico, per quanto difficili da ‘toccare’ con mano, rappresentano il perfetto esempio di un rapporto di convivenza ora più che mai inclinato.

ABITARE è quindi una riflessione sul limite dello spazio umano rispetto a quello delle altre specie. L’idea è quella di forzare il confine tra questi due emisferi lavorando all’interno di quegli spazi modificati e costruiti dall’uomo, ora abbondati e riconsegnati alla natura che attraverso una crescita spontanea se ne sta riappropriando.
Gola Hundun ha lavorato all’interno di una vecchia struttura abbandonata nei pressi di Rimini interagendo con alcune rovine che testimoniano la mano dell’uomo, uno spazio occupato non più utile e di conseguenza lasciato a se stesso e restituito al pianeta.
Per l’artista si tratta di un opera d’arte già pronta, il simbolo della frontiera tra spazio umano e naturale, il punto di contatto che testimonia la nostra lotta interiore, secondo una visione razionalista, con la natura.

Photo credit: Tommaso Campana e Johanna Invrea

Abitare: Il nuovo progetto di Gola Hundun

La ricerca di Gola Hundun ruota attorno ad una riflessione sul delicato rapporto tra l’essere umano e l’intera biosfera. Attraverso il proprio immaginario, fatto di piante, forme ed elementi grafici legati alle forme naturali, l’artista italiano porta avanti un idea di rinnovata armonia tra uomo e natura, un nuovo equilibrio capace di sovvertire i grandi sconvolgimenti apportati alla terra nel corso dei secoli.

Con il suo ultimo progetto dal titolo ABITARE Gola Hundun prosegue lo sviluppo di questi temi evidenziandone nuovi aspetti.
L’artista italiano in questa nuova serie si sofferma sui limiti tra spazio naturale e spazio antropomorfo. Egli sottolinea come l’uomo abbia modificato pesantemente il pianeta per renderlo confortevole attraverso leggi e funzioni diverse, apportando trasformazioni complesse ed articolate che vanno a colpire tutte le altre specie e di riflesso anche la nostra.
L’idea di coesistenza e coabitazione sono infatti state spazzate via dal comportamento dell’uomo: la specie dominante che gestisce ed utilizza tutte le risorse del pianeta non considerando il resto della biosfera. Problemi come il cambiamento climatico, per quanto difficili da ‘toccare’ con mano, rappresentano il perfetto esempio di un rapporto di convivenza ora più che mai inclinato.

ABITARE è quindi una riflessione sul limite dello spazio umano rispetto a quello delle altre specie. L’idea è quella di forzare il confine tra questi due emisferi lavorando all’interno di quegli spazi modificati e costruiti dall’uomo, ora abbondati e riconsegnati alla natura che attraverso una crescita spontanea se ne sta riappropriando.
Gola Hundun ha lavorato all’interno di una vecchia struttura abbandonata nei pressi di Rimini interagendo con alcune rovine che testimoniano la mano dell’uomo, uno spazio occupato non più utile e di conseguenza lasciato a se stesso e restituito al pianeta.
Per l’artista si tratta di un opera d’arte già pronta, il simbolo della frontiera tra spazio umano e naturale, il punto di contatto che testimonia la nostra lotta interiore, secondo una visione razionalista, con la natura.

Photo credit: Tommaso Campana e Johanna Invrea