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Autodiffusione: La pittura liquida di Giorgio Bartocci a Bologna

“Autodiffusione” è il progetto site-specific realizzato da Giorgio Bartocci su un edificio acquisito dalla catena di palestre McFIT in vista dell’apertura di una nuova sede a Bologna.
Dopo “Ingranaggi Emotivi” l’artista italiano torna a Bologna presentando un opera in aperta continuità con il personale e rinnovato percorso di ricerca pittorica inaugurato ad Iglesias con “Architettura Liquida n. 3“. Proprio l’opera realizzata in Sardegna ha infatti catapultato l’artista verso un approccio si spiccatamente neoespressionista, ma soprattutto figlio di una riflessione maggiormente approfondita sulla superfice di lavoro.

In risposta a tutto ciò Bartocci ha infatti adottato un impostazione liquida e capace di modificare pesantemente la linearità e dimensionalità dello spazio: non più mera superficie da campire ma area attraversata da correnti dinamiche e mutabili figlie di sensazioni e stati d’animo personali. Lo sviluppo passa per un processo impulsivo e gestuale, quasi performativo, all’interno del quale (sempre meno) troviamo le iconiche figure antropomorfe capaci di evocare primordiali creature mitologiche.

Quest’ultimo progetto bolognese e le ultime uscite dell’artista stanno sottolineando una specifica scelta anche nelle campionature di colore adottate. Le tonalità qui utilizzate sono state scelte e rifanno ai colori ambientali della città di Bologna (il rosso mattone nelle sue varie declinazioni) ma non solo, Giorgio Bartocci aggiunge alcuni pigmenti metallizzati addizionati di quarzo che riflettono la luce in modo sempre differente. La scelta non è casuale ma rifà alla storia dell’edificio – uno spazio precedentemente adibito a magazzino di illuminotecnica – e permette all’artista di aggiungere al risultato finale effetti di mutabilità visiva legati al fenomeno della triboluminescenza, una particolare emissione luminosa generata da alcuni materiali sottoposti a sforzi meccanici che liberano parte dell’energia assorbita sotto forma di onde elettromagnetiche.

Il risultato finale è una massa fluida ed energica capace di avvolgere l’edificio, romperne la linearità, attraversarne le sezioni e le particolarità architettoniche, al fine di creare una prospettiva e percezione nuova ed inedita dello spazio. Tutto ciò è conseguente al dialogo tra ambiente circostante e il microcosmo di sensazioni e stati d’animo proprio dell’artista ed emerso durante il processo pittorico.

Photo credit: Virna Lisi

Autodiffusione: La pittura liquida di Giorgio Bartocci a Bologna

“Autodiffusione” è il progetto site-specific realizzato da Giorgio Bartocci su un edificio acquisito dalla catena di palestre McFIT in vista dell’apertura di una nuova sede a Bologna.
Dopo “Ingranaggi Emotivi” l’artista italiano torna a Bologna presentando un opera in aperta continuità con il personale e rinnovato percorso di ricerca pittorica inaugurato ad Iglesias con “Architettura Liquida n. 3“. Proprio l’opera realizzata in Sardegna ha infatti catapultato l’artista verso un approccio si spiccatamente neoespressionista, ma soprattutto figlio di una riflessione maggiormente approfondita sulla superfice di lavoro.

In risposta a tutto ciò Bartocci ha infatti adottato un impostazione liquida e capace di modificare pesantemente la linearità e dimensionalità dello spazio: non più mera superficie da campire ma area attraversata da correnti dinamiche e mutabili figlie di sensazioni e stati d’animo personali. Lo sviluppo passa per un processo impulsivo e gestuale, quasi performativo, all’interno del quale (sempre meno) troviamo le iconiche figure antropomorfe capaci di evocare primordiali creature mitologiche.

Quest’ultimo progetto bolognese e le ultime uscite dell’artista stanno sottolineando una specifica scelta anche nelle campionature di colore adottate. Le tonalità qui utilizzate sono state scelte e rifanno ai colori ambientali della città di Bologna (il rosso mattone nelle sue varie declinazioni) ma non solo, Giorgio Bartocci aggiunge alcuni pigmenti metallizzati addizionati di quarzo che riflettono la luce in modo sempre differente. La scelta non è casuale ma rifà alla storia dell’edificio – uno spazio precedentemente adibito a magazzino di illuminotecnica – e permette all’artista di aggiungere al risultato finale effetti di mutabilità visiva legati al fenomeno della triboluminescenza, una particolare emissione luminosa generata da alcuni materiali sottoposti a sforzi meccanici che liberano parte dell’energia assorbita sotto forma di onde elettromagnetiche.

Il risultato finale è una massa fluida ed energica capace di avvolgere l’edificio, romperne la linearità, attraversarne le sezioni e le particolarità architettoniche, al fine di creare una prospettiva e percezione nuova ed inedita dello spazio. Tutto ciò è conseguente al dialogo tra ambiente circostante e il microcosmo di sensazioni e stati d’animo proprio dell’artista ed emerso durante il processo pittorico.

Photo credit: Virna Lisi