Gio Pistone “Su Malloru” for Campidarte

gio pistone su malloru campidarte

Uno sguardo approfondito a “Su Malloru” il progetto presentato da Gio Pistone nell’ambito della residenza d’artista di Campidarte.
Continuiamo a seguire gli sviluppi di uno dei progetti a cui ci sentiamo maggiormente legati. Campidarte sorge ad Ussana, nel cuore della Sardegna, tra le campagna del campidano, distante dal caos urbano e della vita moderna. Nel corso del tempo qui stanno lavorando in residenza d’artista alcuni dei nomi di spicco della nostra scena.
Lo spazio culturale, attraverso il riutilizzo di alcuni vecchi capannoni precedentemente utilizzati per l’allevamento avicolo, sta proponendo una formula espressiva unica nel suo genere: strettamente legata al territorio, libera da qualsiasi vincolo di sorta. Un opportunità unica di esprimersi in forte sintonia con la natura incontaminata di questi luoghi.
“Su Malloru” nasce così. Gio Pistone entra in sintonia con il territorio, legando la propria ricerca a quelle che sono le particolari tradizioni e folklore Sardo, ancora così profondamente radicati nell’immaginario comune dell’isola.
L’autrice riflette sulle antiche feste dionisiache, sui tiasi e sui cortei in cui il dio indossava la testa di un animale, solitamente un Toro. Rappresentato da una bestia, in Sardegna il Dio si uccide, viene sacrificato e le carni mangiate come atto di trasformazione in semidei, dove il sangue nutre la terra in quello che diviene un risveglio atto a consacrare il raccolto e più in generale la vita. Così accade nel Cristianesimo in cui carne e sangue di Cristo vengono mangiati, così accade in Sardegna con il Carnevale legato alla figura dei Mamuthones ad esempio, con il sacrifico nel nome di Dio come atto simbolico.
Gio Pistone rielabora la figura del Toro realizzando un progetto in cui l’arte diviene taurocatapsia, dove l’animale, il Minotauro e Dioniso si fondono, dove l’uomo diviene bestia tra istinto e razionalità, ebrezza e poesia.
La grande testa di toro è interamente realizzata in cemento ed alta ben 3 metri e mezzo. È possibile entrare all’interno delle stessa ed osservare dagli occhi il paesaggio circostante così come la grande pittura che rappresenta l’infinito Universo. L’opera murale vede al centro un grande cavallo realizzato a forma di 8, un riferimento all’infinito, e circondata da una rappresentazione delle fasi lunari, simbolo di ciclicità, da una fenice, simbolo di morte e rinascita, ed infine da un serpente uroboro e da un piccola costellazione di pianeti.

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