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Walls are love’s limits: Il murale di Eron a Milano CityLife

Nei giorni scorsi Eron ha realizzato a Milano CityLife una delle più grande opere d’arte murale al mondo: un intervento su circa 1000 metri quadrati dal titolo “W.A.L.L. – Walls Are Love’s Limits”.
L’opera si inserisce all’interno di un progetto più ampio che vuole rendere questa zona di Milano uno dei poli di attrazione dell’arte contemporanea attraverso interventi e installazioni site-specific all’interno del parco pubblico.

L’intervento interagisce con le architetture di Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind e nasce dall’idea di Eron di trasformare il muro come soggetto stesso dell’opera. Attraverso il suo particolare immaginario l’artista raffigura un paesaggio dalle tonalità neutre letteralmente bucato da un sole a forma di cuore. Avvicinandosi all’opera si nota come il paesaggio sia imbrigliato in una fitta trama di filo spinato che cela al suo interno una sequenza di lettere che formano i nomi dei cinque continenti.
Eron riflette sulle barriere che dividono il mondo e separano i popoli, sull’odio e sulla guerra realizzando un opera monumentale che, per stessa decisione dell’artista, dopo circa due anni verrà demolita. Il progetto assume quindi una forte valenza simbolica, concettuale ma soprattutto effimera laddove nella sua stessa distruzione sottolinea l’esigenza di dover andare oltre le barriere che ci dividono.

Walls are love’s limits: Il murale di Eron a Milano CityLife

Nei giorni scorsi Eron ha realizzato a Milano CityLife una delle più grande opere d’arte murale al mondo: un intervento su circa 1000 metri quadrati dal titolo “W.A.L.L. – Walls Are Love’s Limits”.
L’opera si inserisce all’interno di un progetto più ampio che vuole rendere questa zona di Milano uno dei poli di attrazione dell’arte contemporanea attraverso interventi e installazioni site-specific all’interno del parco pubblico.

L’intervento interagisce con le architetture di Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind e nasce dall’idea di Eron di trasformare il muro come soggetto stesso dell’opera. Attraverso il suo particolare immaginario l’artista raffigura un paesaggio dalle tonalità neutre letteralmente bucato da un sole a forma di cuore. Avvicinandosi all’opera si nota come il paesaggio sia imbrigliato in una fitta trama di filo spinato che cela al suo interno una sequenza di lettere che formano i nomi dei cinque continenti.
Eron riflette sulle barriere che dividono il mondo e separano i popoli, sull’odio e sulla guerra realizzando un opera monumentale che, per stessa decisione dell’artista, dopo circa due anni verrà demolita. Il progetto assume quindi una forte valenza simbolica, concettuale ma soprattutto effimera laddove nella sua stessa distruzione sottolinea l’esigenza di dover andare oltre le barriere che ci dividono.