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Duncan Passmore – New Murals in Wellington, New Zealand

Ci spostiamo a Wellington in Nuova Zelanda, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Duncan Passmore, l’interprete ha infatti da poco terminato di realizzare qui una nuova serie di interventi.
Ispirati alla città ed alle sue dinamiche, questa nuova serie di lavori, prima parte di una residenza d’artista che vedrà l’autore e Nelio sempre qui a partire dal prossimo Marzo, vedono Duncan Passmore suggellare il proprio lavoro in compagnia di alcuni autori locali. Con le collaborazioni di Jon Drypnz and Ed Bats, l’interprete va quindi a realizzare una nuova serie di opere capaci ancora una volta di puntare dirette verso un approccio squisitamente astratto e di conseguenza di impattare l’osservatore attraverso stimoli prettamente emotivi e soggettivi.
Uno degli aspetti che ci ha sempre incuriosito ed affascinato delle produzioni targate Duncan Passmore è la capacità dell’interprete di entrare in contatto con la parte più emotiva, di raccogliere la personale emotività ed, attraverso un dialogo serrato con il luogo di lavoro, di lasciar emergere stimoli e riflessioni personali. La grande profondità che accompagna la totalità dei lavori è figlia quindi di un approccio assolutamente viscerale, capace di spingere e di sviluppare una sensibilità visiva unica. L’autore raccoglie quelle che sono le personali sensazioni e gli stati d’animo del momento, ne declina la forma lasciandosi guidare dall’istinto andando a comporre visioni sfaccettate e catartiche. Quello che ci troviamo di fronte osservando le opere di Passmore sono opere complesse, interamente composte attraverso una serie infinita di pennellate e grosse e ripetute, una visione capace di esprimere una sorta di movimento ciclico e costante, un altalena di colori, passaggi di tinte differenti, in quella che diviene una rappresentazione stessa delle emozioni. L’autore genera e sperimenta quindi un percorso visivo in grado di esaltare le proprie emotività, raccogliendo l’eredità delle proprie riflessioni, dei propri stati percettivi, vanno ad animarsi veri e propri banchi cromatici. Questa configurazioni astratte sono caratterizzate da una continua sovrapposizione, sferzate di colore, stacchi ed intrecci, il tutto sviluppato attraverso una forte e rimarcata gestualità nella traccia rilasciate sulla superficie.
Il moto libero e continuo proposto da Duncan Passmore, suggerisce una purezza nell’approccio, un moto slegato ed istintivo in grado di ben rappresentare le percezioni dell’artista stesso, un fare quasi terapeutico che riflette in questo modo sull’aspetto dei risultati finali.
Se questa rappresenta la principale prerogativa, nelle produzioni dell’artista è innegabile constatare come la totalità degli interventi vivano attraverso una costante simbiosi con gli spazi in cui vengono proposti. L’autore sceglie luoghi abbandonati, pareti di piccole strutture immerse nel verde, edifici in decadenza dove il tempo e la componente naturale hanno agito profondamente sulla superficie. L’interprete viene trova il giusto stimolo da questi impulsi così veri andando infine ad innescare un dialogo con gli stessi, raccogliendone gli impulsi cromatici, dialogando con le singolarità e peculiarità della superficie, e componendo infine le sue immersioni di colore.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa bella infornata di interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics

Duncan Passmore – New Murals in Wellington, New Zealand

Ci spostiamo a Wellington in Nuova Zelanda, qui a distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Duncan Passmore, l’interprete ha infatti da poco terminato di realizzare qui una nuova serie di interventi.
Ispirati alla città ed alle sue dinamiche, questa nuova serie di lavori, prima parte di una residenza d’artista che vedrà l’autore e Nelio sempre qui a partire dal prossimo Marzo, vedono Duncan Passmore suggellare il proprio lavoro in compagnia di alcuni autori locali. Con le collaborazioni di Jon Drypnz and Ed Bats, l’interprete va quindi a realizzare una nuova serie di opere capaci ancora una volta di puntare dirette verso un approccio squisitamente astratto e di conseguenza di impattare l’osservatore attraverso stimoli prettamente emotivi e soggettivi.
Uno degli aspetti che ci ha sempre incuriosito ed affascinato delle produzioni targate Duncan Passmore è la capacità dell’interprete di entrare in contatto con la parte più emotiva, di raccogliere la personale emotività ed, attraverso un dialogo serrato con il luogo di lavoro, di lasciar emergere stimoli e riflessioni personali. La grande profondità che accompagna la totalità dei lavori è figlia quindi di un approccio assolutamente viscerale, capace di spingere e di sviluppare una sensibilità visiva unica. L’autore raccoglie quelle che sono le personali sensazioni e gli stati d’animo del momento, ne declina la forma lasciandosi guidare dall’istinto andando a comporre visioni sfaccettate e catartiche. Quello che ci troviamo di fronte osservando le opere di Passmore sono opere complesse, interamente composte attraverso una serie infinita di pennellate e grosse e ripetute, una visione capace di esprimere una sorta di movimento ciclico e costante, un altalena di colori, passaggi di tinte differenti, in quella che diviene una rappresentazione stessa delle emozioni. L’autore genera e sperimenta quindi un percorso visivo in grado di esaltare le proprie emotività, raccogliendo l’eredità delle proprie riflessioni, dei propri stati percettivi, vanno ad animarsi veri e propri banchi cromatici. Questa configurazioni astratte sono caratterizzate da una continua sovrapposizione, sferzate di colore, stacchi ed intrecci, il tutto sviluppato attraverso una forte e rimarcata gestualità nella traccia rilasciate sulla superficie.
Il moto libero e continuo proposto da Duncan Passmore, suggerisce una purezza nell’approccio, un moto slegato ed istintivo in grado di ben rappresentare le percezioni dell’artista stesso, un fare quasi terapeutico che riflette in questo modo sull’aspetto dei risultati finali.
Se questa rappresenta la principale prerogativa, nelle produzioni dell’artista è innegabile constatare come la totalità degli interventi vivano attraverso una costante simbiosi con gli spazi in cui vengono proposti. L’autore sceglie luoghi abbandonati, pareti di piccole strutture immerse nel verde, edifici in decadenza dove il tempo e la componente naturale hanno agito profondamente sulla superficie. L’interprete viene trova il giusto stimolo da questi impulsi così veri andando infine ad innescare un dialogo con gli stessi, raccogliendone gli impulsi cromatici, dialogando con le singolarità e peculiarità della superficie, e componendo infine le sue immersioni di colore.
Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella serie di scatti con tutti i dettagli di questa bella infornata di interventi, dateci un occhiata e restate sintonizzati sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul lavoro dell’interprete.

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