Ciredz for VIAVAI Project 2016

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L’astratto come sinonimo di libertà, di trascendenza dalla realtà. Quest’ultima che viene plasmata, arricchita e trasformata attraverso una interpretazione nuova, in antitesi con ciò che è tangibile, così fortemente legata agli aspetti più viscerali, profondi e personali del nostro io.
Vi sono artisti che portano avanti percorsi estetici del tutto personali, in grado di scansare l’aspetto prettamente riproduttivo, quello legato ad una rielaborazione figurativa ed interpretativa della realtà.
Si tratta di un moto pittorico legato ed influenzato da ciò che hanno intorno, dall’ambiente e dal paesaggio circostante, filtrato d un piglio differente, influenzato dagli studi, dalle fascinazioni personali, da sentimenti e stati d’animo legati al momento. Il tutto viene infine intrecciato ad una precisa ed efficace ricerca in grado di raccogliere al meglio questa profonda e variegata quantità di ingerenze e stimoli.

Non si tratta quindi di una narrativa, non è presente un sotto testo sociale, politico od economico, in grado di pungere la strada attraverso una feroce od acuta critica, non c’è una realtà semplificata o arrangiata. C’è piuttosto l’esigenza di anzitutto esprimersi, tracciare ed esplorare quell’universo non definibile di stimoli, emozioni ed impulsi. Conseguentemente rivelare una peculiare predisposizione al dialogo con lo spazio, con ciò che circonda, che diviene non solo ideale palcoscenico, ma soprattutto parte attiva del processo.
Allo spettatore, o il passante casuale, tutto ciò arriva come input visivo eterogeneo e personale, attraverso la commutazione di forme ed elementi variegati. Il confronto passa quindi anzitutto per il filtro pittorico dell’artista che, attraverso questo, ha voluto esprimere un concetto, una visione, una sensazione, per loro natura intangibili e non associabili ad una forma stabilita.

Quella che si ha di fronte è quindi una visione del tutto personale, arricchita dalle esperienze, influenzata dagli stimoli ‘esterni’, spesso difficile da comprendere e, proprio per la sua natura astratta, unicamente decodificabile attraverso una riflessione introspettiva in grado di tracciarne una personale chiave di lettura.
Particolarità di queste produzioni è proprio il costante ‘botta e risposta’ che intercorre tra l’artista, che ha voluto segnarne l’aspetto attraverso un sua attitudine personale, e coloro che osservano l’intervento. Emerge quindi una lettura eterogenea, diversificata e differente per ciascuno, che porta ad una interpretazione influenzata da tutto quel bagaglio di esperienze, stimoli e situazioni che forgiano il nostro stesso essere.

Il risultato di questo intricato processo cognitivo, sono quindi lavori che riflettono anzitutto la stessa natura dell’uomo, ne assecondano le differenze, ponendosi sia come libertà espressiva, ma soprattutto come libertà interpretativa. Se la traccia tematica, legata alla ricerca dell’autore, appare quindi comune a tutte le codifiche dell’intervento, il suo successivo sviluppo e impatto, appaiono piuttosto legate alle differenze personali che fanno di ciascuno di noi, un essere divergente dall’altro.

Partendo da questo setting, ci sono poi autori capaci di spingersi ancora più in là, laddove il confronto con la realtà, passa per uno stravolgimento della stessa, per la volontà di trascendere lo spazio non solo fisicamente ma anche in modo emotivo e percettivo. Rompere la linearità, per scavalcare sensazioni e stimoli a cui siamo già abituati, ed innescare nuove ed inaspettate esplosioni emozionali. Colori e figure che prendono forma, legandosi a sensazioni, stati d’animo prima d’ora inediti.
Uno degli artisti che raccoglie questi spunti al meglio, è senza dubbio Roberto Ciredz. L’autore Italiano, per la natura delle sue produzioni, per l’alto livello criptico delle stesse, e soprattutto per la volontà continua di sperimentare impostazioni estetiche differenti, continua ad innescare sensazioni del tutto nuove ed inaspettate.

Nelle sue differenti incarnazioni la natura continua a rappresentare, principale leva ed influenza espressiva. Il rapporto tra spazio e natura è per Ciredz momento di grande riflessione, in grado non solo di condizionarne il particolare impeto pittorico, ma il rapporto stesso che intercorre con l’ambiente circostante. La natura diviene il teatro principale e primordiale delle visioni dell’autore Italiano, attraverso una varietà di intenti e produzioni.
Assume valore di protagonista, nella peculiare sintesi astratta che vede l’artista miscelare i personali studi topografici sulla pianta terreste, con forme e visioni che rievocano la radicata appartenenza naturale. Qui Ciredz mescola aspetti tecnici ed artistici, in un costante equilibrio tra ragione ed istinto, razionalità ed emotività, capaci di regalarci interventi come lo splendido lavoro dipinto per la scorsa edizione dell’ALTrove Festival (Covered), seriamente da vedere e rivedere.
L’utilizzo di linee ondulate, fortemente evocativo proprio delle mappe topografiche, così come la scelta di lavorare attraverso variazioni tonali forti e variegate, rappresentano l’elemento distintivo dei lavori maggiormente pittorici dell’artista. Il grigio in particolare, da sempre accompagna i lavori dell’interprete. Questa particolare scelta, esplorata in modo eccellente durante i lavori per lo scorso Poliniza Festival di Valencia (Covered), è associata ad una personale riflessione sull’uomo e sul suo rapporto con lo spazio.
Ogni identità pittorica realizzata in funzione degli stimoli dell’autore, si affaccia nello spazio attraverso una differente tonalità, dal blu al verde, passando appunto per il grigio, in quelli che divengono accurate e personale riflessioni sull’uomo ed il suo controverso rapporto con l’ambiente e lo spazio, sul cemento come elemento e simbolo di instabilità.

Al tempo stesso, il radicato contatto con la natura per l’autore si sviluppa, attraverso una personale scelta di immersione all’interno della stessa. Vivendo e crescendo all’interno di un regione con la Sardegna, particolarmente ricca di paesaggi ed ambienti naturali totalmente puri, l’autore ha sviluppato un forte senso di appartenenza che, di conseguenza, fluisce e si intreccia in modo totalizzante con il suo lavoro.
Sempre più spesso abbiamo infatti visto l’artista lavorare in totale immersione, con un fortissimo contatto naturale, all’interno di zone letteralmente isolate.
Questa particolare scelta viene sviluppata da Ciredz attraverso le consuete ed iconiche scale tonali. Il cambio tonale per l’artista rappresenta l’ideale scintilla emotiva in grado di tracciare una forte e radicale esperienza percettiva. Ma andiamo con ordine.

Le produzioni sviluppate all’interno di macchie verde, pongono anzitutto l’accento sul senso percettivo del luogo e dell’ambiente circostante. In questi contesti emerge tutta il sentimento pittorico dell’interprete, fortemente interessato nell’interagire con lo spazio, lasciando al tempo stesso che lo stesso ne influenzi il processo ed il risultato finale. Ricordate la Grayscale Series? (Covered).
Lavorando all’interno di panorami completamente abbandonati, Ciredz inserisce all’interno degli stessi corpose scale di grigio. Una lettura attenta rivela l’idea di voler quasi riequilibrare l’esuberanza cromatica che appartiene a queste particolari location ed, in secondo luogo, l’autore si pone in totale controtendenza rispetto a chi agisce all’interno della città con l’intento di cancellare la rimarcata presenza del cemento e del grigio, dall’ambiente cittadino.
Questo particolare piglio, sviluppato attraverso l’inserimento di forme gradienti – rigorosamente in scale di grigio – rappresenta, proprio per la sua natura controversa, un opportunità di riflessione sulla città ed i suoi spazi, così come sulla natura, partendo da incipit del tutto inediti. Ciredz non guarda alla natura ed all’urbano come ambienti necessariamente divisi e contrastanti, quanto piuttosto come come possibilità di riflessione uno con l’altro, in modo equilibrato e ragionato.
Inserendosi all’interno di ambienti (quasi) incontaminati, l’artista agisce sviluppando una serie di elementi e figure gradienti e caratterizzata da una sorta di frame by frame. Quelli che emergono sono elementi criptici che interrompono la linearità dello spazio, sia architettonico che percettivo, generando una vera e propria frattura, capace al tempo stesso, di alimentare il valore percettivo dell’ambiente.

Proprio quest’ultima particolare e caratteristica estetica, giunge in Puglia per il VIAVAI Project portando con se nuove ed inaspettate declinazioni.
Caratteristica della bella rassegna è proprio il profondo attaccamento alla terra. L’idea stessa del progetto è infatti quella di proporre attraverso il continuo viavai di artisti, una esperienza a lungo termine ben radicata all’interno della comunità, un dialogo con la gente del posto ma anche con i luoghi e le particolarità del paesaggio circostante al fine di offrire una immersione totale capace di staccarsi completamente dalle dinamiche tipiche dei festival e degli eventi che così tanto stanno interessando la scena.
In questo contesto particolarmente vicino alle proprie idee, l’autore Italiano, oltre ad aver realizzato una delle sue particolari pitture, presenta la quarta incarnazione della sua serie VOLUME.

Il progetto presentato da Ciredz esplora anzitutto la percezione che ognuno di noi ha dello spazio, andando ad immettere all’interno dello stesso, particolari installazioni cromatiche in grado di cambiarne completamente l’assetto.
Ancora una volta l’artista si affida ad una scala di grigi, generando attraverso essa un vero e proprio sfasamento della realtà, coadiuvato da una forte e cosciente alterazione della percezione che abbiamo di un determinato luogo.
Un grande cerchio, all’interno dello stesso agisce una scala di gradienti che dal nero conduce al bianco, ad una dimensione eteree e totalizzante. Non si tratta unicamente di questo, l’interprete ha saputo sviluppare un canovaccio di riflessione differenti attraverso un gesto apparentemente semplice, che però nasconde differenti spunti e tematiche.
La grande forma viene appositamente posta in alcune particolari ed evocative location, interrompendo la naturalezza e linearità di questi luoghi. Si tratta di una visione inusuale che ovviamente non appartiene a questi paesaggi, eppure risulta in totale relazione con gli stessi.
Ciredz sceglie di lavorare attraverso un profilo sagomato, dipinto con vernici acriliche che danno l’impressione si tratti di un grande volume tridimensionale. L’idea è quella di stimolare una interazione spontanea e quanto più genuina e personale con il fruitore. Quest’ultimo si trova di fronte ad una sorta di inganno, la figura appare infatti in tre dimensioni, e fortemente incentivato a sviluppare una lettura propria rispetto a ciò che ha di fronte.
Al tempo stesso l’installazione può essere letta come nuova particolare analogia con la città ed il cemento, con quest’ultimo quanto mai in grado di cambiare l’assetto, l’aspetto e di conseguenza la percezione dell’ambiente.

L’intervento di Ciredz per il VIAVAI Project evade la realtà sviluppando un canovaccio percettivo del tutto personale, rompendo la linearità di ciò che ci aspettiamo e siamo soliti vedere, aprendo una sorta di stargate verso dimensioni emotive del tutto inaspettate, una centrifuga di sensazioni e stati alterati.

Thanks to The Project for The Pics
Pics by Matteo Bandiello

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