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Chazme x Sepe – New Mural in Istanbul

Ad Istanbul per l’eccellente Common Experience Festival ritroviamo con piacere Chazme e Sepe che ancora una volta hanno unito i rispettivi e particolari approcci visivi per realizzare un incredibile risultato finale.
Probabilmente siamo di fronte ad uno degli interventi meglio riusciti all’interno della fruttuosa collaborazione tra i due artisti, gli interpreti sebbene abbraccino di fatto prerogative ed impostazioni visive divergenti sono riusciti infatti ancora una volta a creare un alchimia perfetta tra una componente squisitamente astratta e legata alla forma ed alla geometria ed una maggiormente interessata al figurativo con spiccate sensibilità verso l’illustrazione ed il fumetto. Il risultato finale sebbene vada a racchiudere le differenti impostazioni visive riesce al contempo a creare una trama razionale ed intelligente per un risultato finale che ci ha assolutamente convito e coinvolto.
Di Chazme abbiamo sempre apprezzato la precisa volontà di esplorare un ambiente visivo tipicamente legato allo sviluppo di forme geometriche e di componenti intrinsecamente collegato al mondo urbano. Nelle forme e negli accostamenti di figure e configurazioni che l’interprete va ad esibire riscontriamo infatti le silhouette della città, le sue forme che vanno ad innalzarsi ed a sprofondare in un continuo gioco di incastri e sopratutto di percezioni. E’ proprio la percezione dell’urbano il punto focale delle produzioni dell’interprete, da una parte assistiamo ad una rivisitazione di quelle che sono forme e complesse e precise impostazioni visive ed architettoniche, dall’altra però emerge anche l’esigenza di incanalare le stesse all’interno di un percorso geometrico che si affida ad effetti tridimensionali e di profondità per evadere dalla dimensione della parete. Nel lavoro dell’artista la città viene scomposta, ricomposta e modellata in base ad influenze prettamente geometriche, la perfezione architettonica inseguita dall’uomo si eleva così sotto forme di geometrie, di interruzioni di complesse forme tridimensionali, la città cambia forma ed aspetto e si interseca con gli stati d’animo dell’interprete che ne piega la visione finale.
Per quanto concerne invece l’impostazione visiva di Sepe andiamo piuttosto ad immergerci all’interno di una visione prettamente figurativa, l’artista porta avanti un personale tratto stilistico che l’ha visto come detto mettere su parete tutte le personali influenze illustrative e dal mondo dei fumetti. L’artista ha saputo veicolare questa suo preciso filtro attraverso un lavoro che si è spesso spostato all’interno di luoghi distanti dalla città, situazioni di abbandono e degrado dove hanno trovato il loro posto i suoi iconici characters. Il tratto si fa decisamente preciso e ricco di sfumature in chiaro scuro, così come la scelta di affidarsi di volta in volta ad un diverso vettore cromatico influenza la visione delle sue creature. A caratterizzare i personaggi dell’artista troviamo una insolita forma fisica, il busto viene dipinto decisamente sproporzionato rispetto al resto del corpo, questa precisa scelta fa emergere la volontà dell’interprete di accentuare una forte caratterizzazione fisica restituendoci la sensazione di grande impeto, forza e vigore da parte di queste figure. Queste figure vanno a suggerire storie e riflessioni in particolar modo sull’Est Europeo, sulla situazione delle periferie dove alcol e degrado la fanno da padrona e dove il denaro ed i lussi occidentali vengono contrapposti alle tradizioni e le difficoltà che attraversano queste zone, riflettendone gli aspetti grotteschi per mezzo di un filtro assolutamente personale.
Da questi due differenti indirizzi emerge un lavoro che al nel centro una grande forma urbana, una sorta di totem tridimensionale caratterizzato da un incredibile cura per il dettaglio, tutt’intorno vediamo quattro differenti gruppi di persone in fili, tutti simboleggiati da un proprio colore e da una differente caratterizzazione negli abiti, ed ognuno intento ad accedere alla struttura.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, ma restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti dalla Turchia e dalla rassegna.

Pics by Common Experience

Chazme x Sepe – New Mural in Istanbul

Ad Istanbul per l’eccellente Common Experience Festival ritroviamo con piacere Chazme e Sepe che ancora una volta hanno unito i rispettivi e particolari approcci visivi per realizzare un incredibile risultato finale.
Probabilmente siamo di fronte ad uno degli interventi meglio riusciti all’interno della fruttuosa collaborazione tra i due artisti, gli interpreti sebbene abbraccino di fatto prerogative ed impostazioni visive divergenti sono riusciti infatti ancora una volta a creare un alchimia perfetta tra una componente squisitamente astratta e legata alla forma ed alla geometria ed una maggiormente interessata al figurativo con spiccate sensibilità verso l’illustrazione ed il fumetto. Il risultato finale sebbene vada a racchiudere le differenti impostazioni visive riesce al contempo a creare una trama razionale ed intelligente per un risultato finale che ci ha assolutamente convito e coinvolto.
Di Chazme abbiamo sempre apprezzato la precisa volontà di esplorare un ambiente visivo tipicamente legato allo sviluppo di forme geometriche e di componenti intrinsecamente collegato al mondo urbano. Nelle forme e negli accostamenti di figure e configurazioni che l’interprete va ad esibire riscontriamo infatti le silhouette della città, le sue forme che vanno ad innalzarsi ed a sprofondare in un continuo gioco di incastri e sopratutto di percezioni. E’ proprio la percezione dell’urbano il punto focale delle produzioni dell’interprete, da una parte assistiamo ad una rivisitazione di quelle che sono forme e complesse e precise impostazioni visive ed architettoniche, dall’altra però emerge anche l’esigenza di incanalare le stesse all’interno di un percorso geometrico che si affida ad effetti tridimensionali e di profondità per evadere dalla dimensione della parete. Nel lavoro dell’artista la città viene scomposta, ricomposta e modellata in base ad influenze prettamente geometriche, la perfezione architettonica inseguita dall’uomo si eleva così sotto forme di geometrie, di interruzioni di complesse forme tridimensionali, la città cambia forma ed aspetto e si interseca con gli stati d’animo dell’interprete che ne piega la visione finale.
Per quanto concerne invece l’impostazione visiva di Sepe andiamo piuttosto ad immergerci all’interno di una visione prettamente figurativa, l’artista porta avanti un personale tratto stilistico che l’ha visto come detto mettere su parete tutte le personali influenze illustrative e dal mondo dei fumetti. L’artista ha saputo veicolare questa suo preciso filtro attraverso un lavoro che si è spesso spostato all’interno di luoghi distanti dalla città, situazioni di abbandono e degrado dove hanno trovato il loro posto i suoi iconici characters. Il tratto si fa decisamente preciso e ricco di sfumature in chiaro scuro, così come la scelta di affidarsi di volta in volta ad un diverso vettore cromatico influenza la visione delle sue creature. A caratterizzare i personaggi dell’artista troviamo una insolita forma fisica, il busto viene dipinto decisamente sproporzionato rispetto al resto del corpo, questa precisa scelta fa emergere la volontà dell’interprete di accentuare una forte caratterizzazione fisica restituendoci la sensazione di grande impeto, forza e vigore da parte di queste figure. Queste figure vanno a suggerire storie e riflessioni in particolar modo sull’Est Europeo, sulla situazione delle periferie dove alcol e degrado la fanno da padrona e dove il denaro ed i lussi occidentali vengono contrapposti alle tradizioni e le difficoltà che attraversano queste zone, riflettendone gli aspetti grotteschi per mezzo di un filtro assolutamente personale.
Da questi due differenti indirizzi emerge un lavoro che al nel centro una grande forma urbana, una sorta di totem tridimensionale caratterizzato da un incredibile cura per il dettaglio, tutt’intorno vediamo quattro differenti gruppi di persone in fili, tutti simboleggiati da un proprio colore e da una differente caratterizzazione negli abiti, ed ognuno intento ad accedere alla struttura.
Non aggiungiamo altro, vi lasciamo piuttosto ad una bella serie di scatti che ripercorrono alcune fasi durante il making of fino all’eccellente risultato finale, il consiglio è quello di darci un occhiata, ma restate sintonizzati presto nuovi aggiornamenti dalla Turchia e dalla rassegna.

Pics by Common Experience