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GORGO

Carne – New Pieces Inside an Abandoned Building

Torniamo a parlarvi di Carne (The Boost) e della sua personale esplorazione convinta ed intensiva che prosegue anche per questi due nuovi interventi, l’artista continua il suo personale approccio con i luoghi abbandonati ed in stato di declino, sviscerando due nuove intense creazioni figlie dell’ennesimo ed interessante approdo visivo.
Il potere evocativo e mistico che Carne riesca a trovare in questi luoghi ci ha sempre particolarmente interessato e di conseguenza investito in prima persona, l’interprete analizza quelli che sono i luoghi remoti, al limite della società moderna, quelle macchie da nascondere all’interno di un tessuto urbano profondamente mutevole, sono gli edifici abbandonati, vuoti ed alla totale mercé delle intemperie, della natura che silenziosa ne avviluppa le pareti e ne scava le fondamenta fino a riprendersi quello che da sempre è il suo territorio, architetture che eliminiamo dallo sguardo come esercizio memonico e che invece restano li intrise di memorie di vita passate. Da queste ultime l’artista affonda le sue tracce sviluppando su questi muri segni di un passaggio ad una nuova vita, una vena poetica abbraccia i suoi interventi, sensibili e tangibili parlano di amore, di morte di vita e lo fanno attraverso una visione in bianco e nero, attraverso le rose oscure ed intrise di amarezza che simulano il passaggio da passione e carnalità, sentimenti che a dolore, sangue, e durezza. L’inquietudine assale lo stomaco come una fitta, sono interventi questi che stimolano fortemente l’emotività di chi ha la fortuna di imbattercisi, Carne presta la propria immaginazione a questi luoghi, attua un collegamento diretto, offrendo loro l’opportunità di parlare di sviluppare un dialogo con chi passa di li che anche per poco ci si ritrova coinvolto, catapultato nelle sensazioni, nella angosce e nella tristezza del luogo.
Per questa nuova serie di lavori Carne porta al limite il fattore interattività alimentando in queste due opere la parte installatoria degli interventi di fatto aumentando la tridimensionalità delle due opere e servendosi di strumenti differenti come le schede madri dei computer che fanno posto al grande occhio/dio passando per la splendida ragnatela di fili che accompagna le due braccia all’interno della figura per due risultati finali dalla forte sensazione evocativa e mistica, tutto nelle immagini.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi

Carne – New Pieces Inside an Abandoned Building

Torniamo a parlarvi di Carne (The Boost) e della sua personale esplorazione convinta ed intensiva che prosegue anche per questi due nuovi interventi, l’artista continua il suo personale approccio con i luoghi abbandonati ed in stato di declino, sviscerando due nuove intense creazioni figlie dell’ennesimo ed interessante approdo visivo.
Il potere evocativo e mistico che Carne riesca a trovare in questi luoghi ci ha sempre particolarmente interessato e di conseguenza investito in prima persona, l’interprete analizza quelli che sono i luoghi remoti, al limite della società moderna, quelle macchie da nascondere all’interno di un tessuto urbano profondamente mutevole, sono gli edifici abbandonati, vuoti ed alla totale mercé delle intemperie, della natura che silenziosa ne avviluppa le pareti e ne scava le fondamenta fino a riprendersi quello che da sempre è il suo territorio, architetture che eliminiamo dallo sguardo come esercizio memonico e che invece restano li intrise di memorie di vita passate. Da queste ultime l’artista affonda le sue tracce sviluppando su questi muri segni di un passaggio ad una nuova vita, una vena poetica abbraccia i suoi interventi, sensibili e tangibili parlano di amore, di morte di vita e lo fanno attraverso una visione in bianco e nero, attraverso le rose oscure ed intrise di amarezza che simulano il passaggio da passione e carnalità, sentimenti che a dolore, sangue, e durezza. L’inquietudine assale lo stomaco come una fitta, sono interventi questi che stimolano fortemente l’emotività di chi ha la fortuna di imbattercisi, Carne presta la propria immaginazione a questi luoghi, attua un collegamento diretto, offrendo loro l’opportunità di parlare di sviluppare un dialogo con chi passa di li che anche per poco ci si ritrova coinvolto, catapultato nelle sensazioni, nella angosce e nella tristezza del luogo.
Per questa nuova serie di lavori Carne porta al limite il fattore interattività alimentando in queste due opere la parte installatoria degli interventi di fatto aumentando la tridimensionalità delle due opere e servendosi di strumenti differenti come le schede madri dei computer che fanno posto al grande occhio/dio passando per la splendida ragnatela di fili che accompagna le due braccia all’interno della figura per due risultati finali dalla forte sensazione evocativa e mistica, tutto nelle immagini.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi