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GORGO

Carne – New Murals inside a Refuge

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Carne, l’artista Italiano nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova serie di lavori all’interno di un Centro Accoglienza in Friuli, portando in dote nuove ed interessanti riflessioni.
Nel nostro raccontarvi gli spostamenti dell’artista, abbiamo sempre sottolineato il profondo legame che intercorre tra lo stesso e gli spazi abbandonati. La volontà quindi dell’autore di immergersi all’interno degli stessi, di proporre opere capaci di dare sostanza e forma al passato di questi edifici, intersecando al tempo stesso una personale riflessione sull’essere umano. Le opere dell’interprete hanno sempre rivelato un qualcosa di poetico, un delicata proposta capace di scuotere e di porsi come momento di riflessione personale.
Partendo da questa precisa identità, appare chiaro come quest’ultimo lavori cambi completamente lo spirito delle produzioni di Carne. La scelta del luogo, così come quella dei temi, alterano l’impatto degli interventi, accompagnandoci questa volta verso uno spunto differente, legato si ancora una volta all’essere umano, ma non più attraverso una tematica soggettiva.
L’artista riflette, imbastisce un dialogo inedito raccogliendo tutta l’eredità dei tempi moderni, ci spiega come durante la produzione del lavoro, quello che ha voluto esprimere è la personale volontà di vedere un mondo senza frontiere, in cui la gente si possa sentire libera di spostarsi di paese in paese, per propria volontà e non in maniera coatta. Un mondo senza guerre, carestie, povertà e dittature che vedono costrette migliaia di persone a spostarsi dalla propria terra natale in cerca di un futuro migliore. Non si tratta di una riflessione sull’immigrazione in senso stretto, quanto piuttosto sui concetti e sulle cause alla base della stessa.
La particolare location, influenza quindi profondamente i temi di quest’ultima fatica dell’autore Italiano, con una scelta stilistica capace da una parte di mantenere gli stilemi classici delle produzioni dell’interprete, basate come sempre su una scelta tonale grigia, al tempo stesso di svilupparsi attraverso un approccio maggiormente essenziale. Il caos ed il problemi dei ragazzi e delle persone che vivono in questo centro, porta quindi l’interprete a lavorare attraverso una minore complessità visiva scegliendo non una rappresentazione dell’immigrazione, quanto piuttosto porre in essere una analogia con il mondo naturale.
Affascinato dalla biosfera, l’artista propone una delicata similitudine con la migrazione animale, attraverso gli uccelli ed una balenottera. Esattamente come per le riserve di tutela animale, una volta usciti da questi centri, le persone si confrontano con la dura e cruda realtà, con violenza, brutture e difficoltà paragonabili al mondo selvaggio e naturale.
Carne lavora quindi maggiormente attraverso concetti ed analogie visive, proponendo tre differenti lavori, scanditi da un concetto chiave, dall’idea di nido e di protezione, intersecando i due universi, quello dell’uomo e quello della natura, usando i cristalli attorno ai soggetti, come sinonimo di delicatezza, di questo periodo di conforto e protezione, la donna come rappresentazione della natura ed al tempo stesso essenza dell’essere umano.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad alcuni scatti dagli interventi realizzati, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi

Carne – New Murals inside a Refuge

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Carne, l’artista Italiano nei giorni scorsi ha terminato di realizzare una nuova serie di lavori all’interno di un Centro Accoglienza in Friuli, portando in dote nuove ed interessanti riflessioni.
Nel nostro raccontarvi gli spostamenti dell’artista, abbiamo sempre sottolineato il profondo legame che intercorre tra lo stesso e gli spazi abbandonati. La volontà quindi dell’autore di immergersi all’interno degli stessi, di proporre opere capaci di dare sostanza e forma al passato di questi edifici, intersecando al tempo stesso una personale riflessione sull’essere umano. Le opere dell’interprete hanno sempre rivelato un qualcosa di poetico, un delicata proposta capace di scuotere e di porsi come momento di riflessione personale.
Partendo da questa precisa identità, appare chiaro come quest’ultimo lavori cambi completamente lo spirito delle produzioni di Carne. La scelta del luogo, così come quella dei temi, alterano l’impatto degli interventi, accompagnandoci questa volta verso uno spunto differente, legato si ancora una volta all’essere umano, ma non più attraverso una tematica soggettiva.
L’artista riflette, imbastisce un dialogo inedito raccogliendo tutta l’eredità dei tempi moderni, ci spiega come durante la produzione del lavoro, quello che ha voluto esprimere è la personale volontà di vedere un mondo senza frontiere, in cui la gente si possa sentire libera di spostarsi di paese in paese, per propria volontà e non in maniera coatta. Un mondo senza guerre, carestie, povertà e dittature che vedono costrette migliaia di persone a spostarsi dalla propria terra natale in cerca di un futuro migliore. Non si tratta di una riflessione sull’immigrazione in senso stretto, quanto piuttosto sui concetti e sulle cause alla base della stessa.
La particolare location, influenza quindi profondamente i temi di quest’ultima fatica dell’autore Italiano, con una scelta stilistica capace da una parte di mantenere gli stilemi classici delle produzioni dell’interprete, basate come sempre su una scelta tonale grigia, al tempo stesso di svilupparsi attraverso un approccio maggiormente essenziale. Il caos ed il problemi dei ragazzi e delle persone che vivono in questo centro, porta quindi l’interprete a lavorare attraverso una minore complessità visiva scegliendo non una rappresentazione dell’immigrazione, quanto piuttosto porre in essere una analogia con il mondo naturale.
Affascinato dalla biosfera, l’artista propone una delicata similitudine con la migrazione animale, attraverso gli uccelli ed una balenottera. Esattamente come per le riserve di tutela animale, una volta usciti da questi centri, le persone si confrontano con la dura e cruda realtà, con violenza, brutture e difficoltà paragonabili al mondo selvaggio e naturale.
Carne lavora quindi maggiormente attraverso concetti ed analogie visive, proponendo tre differenti lavori, scanditi da un concetto chiave, dall’idea di nido e di protezione, intersecando i due universi, quello dell’uomo e quello della natura, usando i cristalli attorno ai soggetti, come sinonimo di delicatezza, di questo periodo di conforto e protezione, la donna come rappresentazione della natura ed al tempo stesso essenza dell’essere umano.
In attesa di nuovi aggiornamenti, vi lasciamo ad alcuni scatti dagli interventi realizzati, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi