GORGO

Carne – A Series of New Pieces Inside an Abandoned Building

Dopo un lungo periodo di silenzio torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Carne (The Boost), l’artista italiano ci presenta infatti una nuova serie di interventi attraverso i quali prosegue nel portare a compimento la propria e personale dialettica visiva.

E’ da parecchio tempo che non ci immergiamo all’interno dell’immaginario dell’artista italiano, ancora una volta la giusta location per le sue visioni è rappresentata dagli spazi abbandonati, figura e vero e proprio soggetto comprimario delle sue opere, la giusta metà per così dire, che ne alimenta i risultati finali attraverso sensazioni ed emozioni contrastanti e vive. Sono strutture dimenticate, vecchie fabbriche che hanno subito il taglione della crisi, luoghi in cui una volta si produceva o si viveva e che ora restano una sorta di universo collaterale dal quale l’uomo cerca in tutti i modi di distansiarsi, di eliminarne il ricordo, ma sono li, ancora vive, invase dalla natura che ne richiama il corpo e le viscere avanzando silenziosamente all’interno dei loro corpi per invaderne ed reclamarne lo spazio. Il particolare rapporto con i luoghi abbandonati è per Carne principale scintilla nelle sue produzioni, si tratta di una sorta di dialogo, intenso, viscerale ed emotivo che l’artista porta avanti e che investe con forza tutto il suo repertorio produttivo. La grande capacità evocativa e mistica dei lavori taglia in due la linea sottile che ci divide da questi luoghi, riflettendo sul suo operato abbiamo infatti sempre avvertito la necessità dell’interprete di instaurare un rapporto simbiotico con queste zone, donando loro l’opportunità di parlare, di spiegare il proprio stato d’animo, i propri sentimenti, l’artista presta in un certo senso la propria mano a queste strutture attuando un collegamento diretto, offre loro l’opportunità di amplificare le storie e le memorie che si celano nei muri, nei ciottoli, nei pensieri e nelle vite passate con i quali vivevano e condividevano il loro grembo prima di essere dimenticate ed abbandonate per sempre in balia del tempo e della terra. Entrando in questi spazi abbandonati Carne sente proprie le sensazioni e gli stadi d’animo, ne coglie la tristezza e l’amarezza andando a sviluppare opere proprie ma che si legano inevitabilmente con ciò che già è esistente al suo interno, i suoi interventi sono investiti da una vena poetica e riflessiva, un ritorno dei sentimenti, del mistico e del sognante che poggia le sue basi su una scala cromatica, cruda, tetra e malinconia atta proprio a stimolare le emozioni e le sensazioni di chi per un motivo o per un altro si ritrova a camminare all’interno di queste lande desolate.

Non ci resta quindi che abbandonarsi a ciò che vediamo, alterare le nostre barriere percettive per addentrarsi all’interno di un viaggio cosciente e profondo, osservare per capire, sentire e provare sulla nostra pelle.

Per darvi modo di approfondire al meglio questa nuova infornata di opera vi abbiamo preparato una lunga serie di immagini, è tutto in calce al testo, dateci un occhiata, siamo certi infatti che come noi voi non mancherete di apprezzare tutto il particolare stile e l’approccio visivo dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi

Carne – A Series of New Pieces Inside an Abandoned Building

Dopo un lungo periodo di silenzio torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Carne (The Boost), l’artista italiano ci presenta infatti una nuova serie di interventi attraverso i quali prosegue nel portare a compimento la propria e personale dialettica visiva.

E’ da parecchio tempo che non ci immergiamo all’interno dell’immaginario dell’artista italiano, ancora una volta la giusta location per le sue visioni è rappresentata dagli spazi abbandonati, figura e vero e proprio soggetto comprimario delle sue opere, la giusta metà per così dire, che ne alimenta i risultati finali attraverso sensazioni ed emozioni contrastanti e vive. Sono strutture dimenticate, vecchie fabbriche che hanno subito il taglione della crisi, luoghi in cui una volta si produceva o si viveva e che ora restano una sorta di universo collaterale dal quale l’uomo cerca in tutti i modi di distansiarsi, di eliminarne il ricordo, ma sono li, ancora vive, invase dalla natura che ne richiama il corpo e le viscere avanzando silenziosamente all’interno dei loro corpi per invaderne ed reclamarne lo spazio. Il particolare rapporto con i luoghi abbandonati è per Carne principale scintilla nelle sue produzioni, si tratta di una sorta di dialogo, intenso, viscerale ed emotivo che l’artista porta avanti e che investe con forza tutto il suo repertorio produttivo. La grande capacità evocativa e mistica dei lavori taglia in due la linea sottile che ci divide da questi luoghi, riflettendo sul suo operato abbiamo infatti sempre avvertito la necessità dell’interprete di instaurare un rapporto simbiotico con queste zone, donando loro l’opportunità di parlare, di spiegare il proprio stato d’animo, i propri sentimenti, l’artista presta in un certo senso la propria mano a queste strutture attuando un collegamento diretto, offre loro l’opportunità di amplificare le storie e le memorie che si celano nei muri, nei ciottoli, nei pensieri e nelle vite passate con i quali vivevano e condividevano il loro grembo prima di essere dimenticate ed abbandonate per sempre in balia del tempo e della terra. Entrando in questi spazi abbandonati Carne sente proprie le sensazioni e gli stadi d’animo, ne coglie la tristezza e l’amarezza andando a sviluppare opere proprie ma che si legano inevitabilmente con ciò che già è esistente al suo interno, i suoi interventi sono investiti da una vena poetica e riflessiva, un ritorno dei sentimenti, del mistico e del sognante che poggia le sue basi su una scala cromatica, cruda, tetra e malinconia atta proprio a stimolare le emozioni e le sensazioni di chi per un motivo o per un altro si ritrova a camminare all’interno di queste lande desolate.

Non ci resta quindi che abbandonarsi a ciò che vediamo, alterare le nostre barriere percettive per addentrarsi all’interno di un viaggio cosciente e profondo, osservare per capire, sentire e provare sulla nostra pelle.

Per darvi modo di approfondire al meglio questa nuova infornata di opera vi abbiamo preparato una lunga serie di immagini, è tutto in calce al testo, dateci un occhiata, siamo certi infatti che come noi voi non mancherete di apprezzare tutto il particolare stile e l’approccio visivo dell’interprete.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Francesca Tuzzi