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GORGO

Borondo – New Piece for Chained Project

Con quest’ultima installazione realizzata da Gonzalo Borondo, continuiamo a raccontarvi i lavori dell’ottimo Chained Project, il progetto realizzato in queste settimane dalla Wunderkammern Gallery di Roma a Milano.
Il progetto vede una ricontestualizzazione del tema cardine dell’Expo 2015, attraverso una catena di artisti – nove e tutti di primissimo livello – l’idea è quella di innescare una riflessione sull’eccessivo antropocentrismo che così fortemente caratterizza la nostra vita sul pianeta. La natura viene infatti vista come strumento per soddisfare i nostri bisogni, piuttosto che un elemento di coesione ed esistenza reciproca. Manca l’equilibrio. E proprio qui che si inserisce il progetto, ricostituendo una sorta di catena, opera dopo opera, autore dopo autore, tra evoluzione e casualità, una imprevedibilità tipica del mondo naturale.
Tra corpi nudi, appena accennati o vistosamente segnati dalle incisioni su superficie trasparenti, la pittura di Borondo ci ha sempre lasciato interdetti, quasi sospesi di fronte all’enorme impatto emotivo che l’interprete riesce a veicolare nei propri interventi. Ci siamo trovati immersi nelle profondità delle nostre emotività a lottare con le stesse tentando di emergere e di non farci sopraffare, ci siamo ritrovati negli sguardi persi, nella malinconia che i tratti dei volti suggeriscono così pesantemente e senza alcun filtro, in una simbiosi forte ed indissolubile. L’operato di Borondo si fa così personale, scaglie di noi stessi frantumate ed iniettate sulle pareti, che prendono forma e si trasformano in spettri evanescenti che accarezzano i lati più oscuri e reconditi dell’animo, nostro, suo, vostro, in una costante giostra che mira a stuzzicare le corde più sensibili, in una rappresentazione viva, un respiro freddo che lascia aloni significativi attraverso una pittura istintiva ed al contempo coordinata, viscerale e che applicata agli spazi esplode in tutta la sua profondità, magnetizzando il nostro sguardo e bruciando sensazioni ed emozioni in una polveriera di ricordi ed istanti di vita presenti e passati. Questa è la grande peculiarità dell’artista, la capacità di entrare in contatto con i sentimenti e con le corde più sensibili di chi osserva, trascinandoci in un vortice sensitivo accarezzando stati d’animo e sensazioni divergenti.
In attesa di dare un occhiata alle due mostre collettive che concluderanno il progetto, il confronto passa ora per quest’ultima installazione firmata da Borondo che, per l’occasione, torna a lavorare sul fieno.
Ad accompagnare il nostro scritto alcune belle immagini con le fasi del making of di quest’ultimo progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro del talento Spagnolo.

Pics by WallsOfMilano

Borondo – New Piece for Chained Project

Con quest’ultima installazione realizzata da Gonzalo Borondo, continuiamo a raccontarvi i lavori dell’ottimo Chained Project, il progetto realizzato in queste settimane dalla Wunderkammern Gallery di Roma a Milano.
Il progetto vede una ricontestualizzazione del tema cardine dell’Expo 2015, attraverso una catena di artisti – nove e tutti di primissimo livello – l’idea è quella di innescare una riflessione sull’eccessivo antropocentrismo che così fortemente caratterizza la nostra vita sul pianeta. La natura viene infatti vista come strumento per soddisfare i nostri bisogni, piuttosto che un elemento di coesione ed esistenza reciproca. Manca l’equilibrio. E proprio qui che si inserisce il progetto, ricostituendo una sorta di catena, opera dopo opera, autore dopo autore, tra evoluzione e casualità, una imprevedibilità tipica del mondo naturale.
Tra corpi nudi, appena accennati o vistosamente segnati dalle incisioni su superficie trasparenti, la pittura di Borondo ci ha sempre lasciato interdetti, quasi sospesi di fronte all’enorme impatto emotivo che l’interprete riesce a veicolare nei propri interventi. Ci siamo trovati immersi nelle profondità delle nostre emotività a lottare con le stesse tentando di emergere e di non farci sopraffare, ci siamo ritrovati negli sguardi persi, nella malinconia che i tratti dei volti suggeriscono così pesantemente e senza alcun filtro, in una simbiosi forte ed indissolubile. L’operato di Borondo si fa così personale, scaglie di noi stessi frantumate ed iniettate sulle pareti, che prendono forma e si trasformano in spettri evanescenti che accarezzano i lati più oscuri e reconditi dell’animo, nostro, suo, vostro, in una costante giostra che mira a stuzzicare le corde più sensibili, in una rappresentazione viva, un respiro freddo che lascia aloni significativi attraverso una pittura istintiva ed al contempo coordinata, viscerale e che applicata agli spazi esplode in tutta la sua profondità, magnetizzando il nostro sguardo e bruciando sensazioni ed emozioni in una polveriera di ricordi ed istanti di vita presenti e passati. Questa è la grande peculiarità dell’artista, la capacità di entrare in contatto con i sentimenti e con le corde più sensibili di chi osserva, trascinandoci in un vortice sensitivo accarezzando stati d’animo e sensazioni divergenti.
In attesa di dare un occhiata alle due mostre collettive che concluderanno il progetto, il confronto passa ora per quest’ultima installazione firmata da Borondo che, per l’occasione, torna a lavorare sul fieno.
Ad accompagnare il nostro scritto alcune belle immagini con le fasi del making of di quest’ultimo progetto, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti sul progetto e sul lavoro del talento Spagnolo.

Pics by WallsOfMilano