Borondo – “CENERE” for The Art Residency Pubblica in Selci

“Cenere” è la compresenza di due concetti agli antipodi, è come accendere una candela in un cimitero e scegliere di posarla in una nicchia vuota che attende il divenire.
L’inizio la fine è l’inizio la fine è l’inizio la fine è…

Sono queste le parole usate da Borondo per descrivere CENERE. L’esperienza, perché di questo si è trattato, conclude la lunga residenza d’artista promossa da PUBBLICA e curata da Carlo Vignapiano ed Elena Nicolini ed organizzata dall’Associazione KILL The Pig.
La capacità di Borondo di entrare in empatia, di stuzzicare e far vibrare quelli che sono aspetti più emotivi, viscerali e reconditi della nostra coscienza, ha qui raggiunto un nuovo apice, una nuova dimensione, racchiusa all’interno degli spazi del Cimitero di Selci (RI) e più precisamente all’interno della Cappella Funebre.
L’intervento presentato da Borondo ha visto l’artista trasformare completamente gli spazi della cappella attraverso 8 grandi pitture. Realizzate per descrivere i differenti percorsi dell’essere umano, i differenti interventi sono doppiati da altrettante lastre di vetro, con sopra incisa una candela, simbolo della caducità della vita. Il muro circolare dello spazio interno è stato invece trasformato attraverso una scala di grigi, in una escalation cromatica che porta all’area centrale, un cielo interamente realizzato in foglia d’oro puro. A concludere l’opera un manufatto di argilla, che circonda la cappella e che ricorda a coloro che vivranno quel luogo come ‘La fine l’inizio è’.

Esiste una soglia sottile, un crepuscolo tra luce e notte, tra vita e morte, pochi istanti prima del buio dove due universi in equilibrio, due mondi separati ed al tempo stesso legati tra loro, trovano la giusta congiunzione. Borondo ha preso per mano i presenti, totalmente ignari di ciò che stava accadendo, proiettandoli all’interno di un percorso libero, accompagnato dai silenzi rotti dal suono del volo di un rapace notturno, una sorta di pellegrinaggio che ha visto proprio nella Capella Funebre il suo punto di approdo.
Non si è però trattato di un arrivo, quanto piuttosto di una immersione, un opportunità per un cammino/viaggio in grado di abbattere il muro del tempo e dello spazio che separa i vivi dai morti, la carne dalla cenere. Gli otto percorsi dipinti da Borondo, rappresentano altrettante vie ognuna dalla lettura intima e personale. Scaglie di luoghi vissuti in prima persona dall’artista, che non solo ci incoraggia ad attraversarli metaforicamente, ma sedimentano la percezione di trovarsi all’interno di una dimensione sospesa, sacra ed onirica, divisa in differenti strade differenti ma legate tra loro. Un unica via dove ricordi e nodi si sciolgono, dimensioni percettive ed emotive si susseguono aprendo ad infinite possibilità, pensieri, riflessioni e confronti interpersonali.
Lo spazio della cappella diviene un non-luogo dove la stessa fisicità circolare amplifica il concetto di vita e morte, di ciclicità dell’esistenza. Qui il corpo diviene mezzo fragile ed imperfetto attraverso il quale farsi carico di altre esistenze, ormai perdute, ormai ricordo, ormai cenere.
Nell’atto di ricercare qualcosa o qualcuno, Borondo sottolinea la vita ricordandoci la morte, dove la fine è l’inizio la fine è l’inizio la fine è.

Thanks to Pubblica for The Pics
Pics by The Blind Eye Factory
Openings by Matteo Giannini
Video by Gerdi Petanaj

Borondo Cenere Cimitero Selci

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