GORGO

Borondo x Carmen Maín “Ophelia” Painting on a Boat

Dopo qualche settimana di silenzio torniamo ad approfondire il lavoro di Borondo, il grande artista Spagnolo prosegue nel portare avanti progetti insoliti, ultimo questa pittura realizzata insieme a Carmen Maín direttamente sul tetto di questa piccola imbarcazione.

Con ancora negli occhi Narcissus, la bella realizzazione che giocava con lo specchio d’acqua limitrofo, Borondo prosegue la personale ricerca visiva andando ad elaborare un lavoro insolito che si discosta completamente dalla consueta parete, un opera in movimento che mantiene però inalterate tutte quelle che sono le basi stilistiche e visive tipiche delle produzioni dell’artista.

Quello che ci ha sempre coinvolto e colpito nel lavoro di Borondo è la capacità dell’interprete di sviluppare un trama visivo assolutamente profonda e dai fortissimi risvolti emotivi, lo Spagnolo attraverso un tratto fortemente espressivo sviluppa i corpi nudi dei suoi uomini e delle sue donne, la purezza degli stessi, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’animo umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze, il dolore, sono scene pesanti nel loro coefficiente di immedesimazione, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia. Borondo attraverso i suoi spettri da vita, voce e colore alla cupezza, alla tristezza che attanaglia e ci fa sprofondare, scopre la maschera di felicità e tranquillità che portiamo tutti i giorni, per rivelare a noi stesi, al mondo ed a chi ci circonda tutta la malinconia della vita. L’interprete riesce così a penetrare nei sentimenti di chi osserva, esattamente come nel muro le tracce di vernice, i tocchi insistenti e ripetuti che danno vita alla fisionomia dei corpi, segnano e solcano le profondità dei nostri pensieri lasciandoci sopraffatti, senza razionalità in prende e finalmente liberi di esprimere e di essere ciò che siamo.

Per quest’opera dal titolo “Ophelia”, Borondo va a rielaborare l’omonimo dipinto su tela del pittore John Everett Millais, esattamente come per l’opera del pittore britannico l’ispirazione proviene dal personaggio di Ofelia, dall’Amleto di Shakespeare, la donna, da poco caduta nel ruscello mentre tentava di cogliere alcuni fiori, prosegue nel cantare nonostante stia cominciando ad annegare.

Esattamente come l’originale, l’opera quindi è quadro di morte e disperazione laddove, a differenza dell’originale, l’interprete poggia il corpo della donna sul tetto dell’imbarcazione che in questo modo diviene quasi un volano ed un trasporto di morte della giovane raffigurata proprio in una posa mortuaria.

Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una lunga e dettagliata serie di scatti dai quali potete apprezzare al meglio quest’ultima magia dell’artista Spagnolo, è tutto dopo il salto dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via Street Art News

Borondo x Carmen Maín “Ophelia” Painting on a Boat

Dopo qualche settimana di silenzio torniamo ad approfondire il lavoro di Borondo, il grande artista Spagnolo prosegue nel portare avanti progetti insoliti, ultimo questa pittura realizzata insieme a Carmen Maín direttamente sul tetto di questa piccola imbarcazione.

Con ancora negli occhi Narcissus, la bella realizzazione che giocava con lo specchio d’acqua limitrofo, Borondo prosegue la personale ricerca visiva andando ad elaborare un lavoro insolito che si discosta completamente dalla consueta parete, un opera in movimento che mantiene però inalterate tutte quelle che sono le basi stilistiche e visive tipiche delle produzioni dell’artista.

Quello che ci ha sempre coinvolto e colpito nel lavoro di Borondo è la capacità dell’interprete di sviluppare un trama visivo assolutamente profonda e dai fortissimi risvolti emotivi, lo Spagnolo attraverso un tratto fortemente espressivo sviluppa i corpi nudi dei suoi uomini e delle sue donne, la purezza degli stessi, raggiunta proprio attraverso la loro rappresentazione senza veli, censure o filtri visivi, impatta in un sentimento che va a scavare nelle pieghe e nelle profondità dell’animo umano rivelandone tutta la fragilità, le insicurezze, il dolore, sono scene pesanti nel loro coefficiente di immedesimazione, dense ed articolate nella loro stessa fisionomia. Borondo attraverso i suoi spettri da vita, voce e colore alla cupezza, alla tristezza che attanaglia e ci fa sprofondare, scopre la maschera di felicità e tranquillità che portiamo tutti i giorni, per rivelare a noi stesi, al mondo ed a chi ci circonda tutta la malinconia della vita. L’interprete riesce così a penetrare nei sentimenti di chi osserva, esattamente come nel muro le tracce di vernice, i tocchi insistenti e ripetuti che danno vita alla fisionomia dei corpi, segnano e solcano le profondità dei nostri pensieri lasciandoci sopraffatti, senza razionalità in prende e finalmente liberi di esprimere e di essere ciò che siamo.

Per quest’opera dal titolo “Ophelia”, Borondo va a rielaborare l’omonimo dipinto su tela del pittore John Everett Millais, esattamente come per l’opera del pittore britannico l’ispirazione proviene dal personaggio di Ofelia, dall’Amleto di Shakespeare, la donna, da poco caduta nel ruscello mentre tentava di cogliere alcuni fiori, prosegue nel cantare nonostante stia cominciando ad annegare.

Esattamente come l’originale, l’opera quindi è quadro di morte e disperazione laddove, a differenza dell’originale, l’interprete poggia il corpo della donna sul tetto dell’imbarcazione che in questo modo diviene quasi un volano ed un trasporto di morte della giovane raffigurata proprio in una posa mortuaria.

Nient’altro da aggiungere, vi lasciamo piuttosto ad una lunga e dettagliata serie di scatti dai quali potete apprezzare al meglio quest’ultima magia dell’artista Spagnolo, è tutto dopo il salto dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics via Street Art News