GORGO

Bifido for CHEAP Festival 2015

Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie del CHEAP Festival di Bologna, per la rassegna scende in campo Bifido che ha da poco terminato di realizzare un nuovo grande intervento sul muro di cinta della Scuola per l’infanzia Mago Merlino.

Entriamo nel vivo di questa nuova edizione della rassegna Bolognese, con un nuovo intervento che copre ben 64 metri quadrati di muro, attraverso 35 immagini differenti per un totale di 13 scene installate con la tecnica del paste up. Sono questi i numeri di “Behind The Green Door”, ultima fatica realizzata dall’artista Italiano.

Affidandosi come sempre alla carta come strumento principale di dialogo, Bifido raccoglie l’eredità del personale percorso proiettando sulla parte esterna della scuola una nuova ed intensa scena. Il lavoro dell’artista parte anzitutto dalla fotografia, a colori od in bianco e nero. Una volta stampate, le sagome di grandi dimensioni, vengono poi attaccate sulle parete. A coinvolgere è certamente la scelta dei temi e dei soggetti delle sue produzioni, si tratta di lavori irriverenti, ‘corrosivi’ e dal grand impatto finale. L’autore italiano si confronta con temi delicati e connessi all’attualità, scegliendo la figura del bambino come ideale propellente visivo nonché protagonista, di ciascuno dei suo interventi. Non si tratta di una scelta casuale, quanto piuttosto una riflessione sulla capacità dei fanciulli di non essere legati a nulla, nel loro non rispetto, nel loro essere liberi e senza briglie, hanno la capacità di evadere dal reale per proporre una visione ed un punto di vista completamente differente. L’impatto quindi diviene fragoroso laddove, la stessa frase scelta dall’artista per descrivere il suo lavoro, “I bambini trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto”, diviene un ideale manifesto di tutta la sua produzione.

Per CHEAP Bifido si affida quindi nuovamente alla figura dei bambini, lo fa attraverso una scena cadenzata da elementi differenti, ma sopratutto con la ferma intenzione di porre in essere un dialogo con gli stessi in totale sintonia con il luogo di lavoro. Ad aprire l’intervento troviamo la figura di un cucciolo di coniglio, capace di aprire simbolicamente un varco che letteralmente traghetta lo spettatore all’interno delle realtà e dell’universo narrativo imbastito dall’interprete. Il microcosmo generato strizza l’occhio alle fiabe ed alle favole d’infanzia.

Partendo da una serie di immagini fotografiche realizzate da lui stesso, l’interprete innesca, frammentandolo, un principio di fantasia connesso ad una mente a briglie sciolte. Si tratta di una decina di azione indipendenti, cariche di rimandi e simboli differenti. Osservando l’opera veniamo investiti da stimoli differenti, dal grembiule che si sbottona per far uscire un coniglio, all’uovo sormontato da una candela, riferimento ad un quadro di Magritte che simboleggia l’immaginazione, una bambina sull’altalena che fissa lo spettatore, ponendo a disagio l’adulto che osserva e ribaltando la prospettiva di fruizione, Ancora, un altra bambina, accompagnata da un cigno, con in mano un anatroccolo. Infine gli adulti, tutti rappresentati senza testa, come accadeva nei cartoni animati di Tom & Jerry, quasi ad escludere le loro presenza e sopratutto eliminare le metodica di pensiero che, una volta cresciuti, segna ciascuno di noi. C’è spazio per un tema come la maternità, con una bambina intenta a cullare una bambola, lasciando al contempo che un altro essere si libri in aria, libero di volare. Ed infine un riferimento all’autore stesso, con la figura di un fantasma bambino, che si erge su una piccola montagna, in una riflessione in cui si domanda se il mondo possa fare a meno degli artisti, proseguendo verso un riferimento velato all’annosa relazione tra street art ed illegalità.

Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio tra tutti gli interventi realizzati per il festival, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Valeria Altavilla, Dario Alejandro Barletta, Federica Ciarlariello

Bifido for CHEAP Festival 2015

Prosegue il nostro viaggio tra le meraviglie del CHEAP Festival di Bologna, per la rassegna scende in campo Bifido che ha da poco terminato di realizzare un nuovo grande intervento sul muro di cinta della Scuola per l’infanzia Mago Merlino.

Entriamo nel vivo di questa nuova edizione della rassegna Bolognese, con un nuovo intervento che copre ben 64 metri quadrati di muro, attraverso 35 immagini differenti per un totale di 13 scene installate con la tecnica del paste up. Sono questi i numeri di “Behind The Green Door”, ultima fatica realizzata dall’artista Italiano.

Affidandosi come sempre alla carta come strumento principale di dialogo, Bifido raccoglie l’eredità del personale percorso proiettando sulla parte esterna della scuola una nuova ed intensa scena. Il lavoro dell’artista parte anzitutto dalla fotografia, a colori od in bianco e nero. Una volta stampate, le sagome di grandi dimensioni, vengono poi attaccate sulle parete. A coinvolgere è certamente la scelta dei temi e dei soggetti delle sue produzioni, si tratta di lavori irriverenti, ‘corrosivi’ e dal grand impatto finale. L’autore italiano si confronta con temi delicati e connessi all’attualità, scegliendo la figura del bambino come ideale propellente visivo nonché protagonista, di ciascuno dei suo interventi. Non si tratta di una scelta casuale, quanto piuttosto una riflessione sulla capacità dei fanciulli di non essere legati a nulla, nel loro non rispetto, nel loro essere liberi e senza briglie, hanno la capacità di evadere dal reale per proporre una visione ed un punto di vista completamente differente. L’impatto quindi diviene fragoroso laddove, la stessa frase scelta dall’artista per descrivere il suo lavoro, “I bambini trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto”, diviene un ideale manifesto di tutta la sua produzione.

Per CHEAP Bifido si affida quindi nuovamente alla figura dei bambini, lo fa attraverso una scena cadenzata da elementi differenti, ma sopratutto con la ferma intenzione di porre in essere un dialogo con gli stessi in totale sintonia con il luogo di lavoro. Ad aprire l’intervento troviamo la figura di un cucciolo di coniglio, capace di aprire simbolicamente un varco che letteralmente traghetta lo spettatore all’interno delle realtà e dell’universo narrativo imbastito dall’interprete. Il microcosmo generato strizza l’occhio alle fiabe ed alle favole d’infanzia.

Partendo da una serie di immagini fotografiche realizzate da lui stesso, l’interprete innesca, frammentandolo, un principio di fantasia connesso ad una mente a briglie sciolte. Si tratta di una decina di azione indipendenti, cariche di rimandi e simboli differenti. Osservando l’opera veniamo investiti da stimoli differenti, dal grembiule che si sbottona per far uscire un coniglio, all’uovo sormontato da una candela, riferimento ad un quadro di Magritte che simboleggia l’immaginazione, una bambina sull’altalena che fissa lo spettatore, ponendo a disagio l’adulto che osserva e ribaltando la prospettiva di fruizione, Ancora, un altra bambina, accompagnata da un cigno, con in mano un anatroccolo. Infine gli adulti, tutti rappresentati senza testa, come accadeva nei cartoni animati di Tom & Jerry, quasi ad escludere le loro presenza e sopratutto eliminare le metodica di pensiero che, una volta cresciuti, segna ciascuno di noi. C’è spazio per un tema come la maternità, con una bambina intenta a cullare una bambola, lasciando al contempo che un altro essere si libri in aria, libero di volare. Ed infine un riferimento all’autore stesso, con la figura di un fantasma bambino, che si erge su una piccola montagna, in una riflessione in cui si domanda se il mondo possa fare a meno degli artisti, proseguendo verso un riferimento velato all’annosa relazione tra street art ed illegalità.

Null’altro da aggiungere, ad accompagnare il nostro testo una bella e ricca serie di scatti con tutti i dettagli di quest’ultima fatica, mettetevi comodi e dateci un occhiata, nei prossimi giorni proseguiremo il nostro viaggio tra tutti gli interventi realizzati per il festival, stay tuned!

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Valeria Altavilla, Dario Alejandro Barletta, Federica Ciarlariello