GORGO

Axel Void – New Mural in Aalborg, Denmark

C’è un immagine in particolare che, puntualmente, viene in mente quando mi imbatto nelle produzioni di Axel Void. È uno scatto di qualche anno fà, a cui non riesco a dare una collocazione precisa forse Palermo (?), che vede l’autore giocare una partita di calcio nel luogo dove ha da poco terminato di dipingere una delle sue opere.
Una semplice fotografia che proietta la figura dell’artista ad una dimensione meno ‘aurea’, più umana e terrena, e che al tempo stesso intercetta alla perfezione lo spirito pittorico che accompagna ognuna delle sue produzioni.

Il fascino di uno sport che viene praticato il tutto il mondo e che specialmente in strada, vive forse la sua passione e ragione d’essere migliore. Esattamente come il calcio, concepito come sport popolare prima di diventare palcoscenico, teatro e macchina da soldi, l’arte in strada, per come la intendo personalmente, se possibile, non può slegarsi dal contesto in cui esercita la propria presenza. Nel processo pittorico l’artista dovrà quindi lasciarsi inevitabilmente influenzare, traducendo le percezioni e le sensazioni del momento, oppure gli stimoli, le storie, le immagini e gli elementi umani, sociali e politici, che contraddistinguono un determinato luogo. Diversamente l’opera assume un aspetto estraneo, un corpo posto all’interno di una dimensione non sua, perdendo quindi di efficacia, sia agli occhi di chi vive questi luoghi, sia agli occhi di chi, di riflesso, si ritroverà ad osservarne la presenza.

In questo senso Axel Void rappresenta la perfetta incarnazione e coniugazione di uno spirito pittorico votato al dialogo.
I ‘cicli’ pittorici dell’interprete sono scanditi da settimane di lavoro intense, seguite da momenti di break, che vedono l’artista spostarsi in giro per il mondo, tra festival e personali escursioni verso terre e realtà spesso lontane e molto differenti dalle nostre. Una quantità di opere incastonate all’interno di tessuti urbani differenti che riescono costantemente a non perdersi, lasciando un segno, un istante di riflessione personale. Si susseguono, aprendo la mente verso lidi e racconti dapprima sconosciuti, ora più chiari, e ben scolpiti nella mente.
Scuote, segna e punge l’interprete, lo fa attraverso una pittura profonda, ma soprattutto raccogliendo temi differenti, incentrando il proprio approccio tematico a situazioni differenti, quasi offrendo uno spaccato personale, ramificato ed eterogeneo, di un altro mondo, spesso troppo distante, mai come ora vicino. A tratti così malinconico che perfora la carne, producendo riverberi di pensieri introspettivi.

Parlando di Axel Void è imprescindibile sottolineare come l’ambiente di lavoro ne influenzi profondamente l’operato. Il contatto con il luogo continua infatti ad essere prerogativa principale per l’autore, una sorta di spinta intrinseca, che esercita tutto il suo fascino nelle potenti rappresentazioni.
L’impressione è quella di trovarsi a confronto con una personale curiosità verso tutti quei luoghi, quelle culture e quelle situazioni di forte e radicato, disagio sociale. Spesso Void si è trovato calato all’interno di contesti di povertà, disagio e malessere sociale. Senza alcun spirito critico, privo di pregiudizi, l’artista ha scelto di inoltrarsi all’interno di queste realtà, quasi sfidandone le etichette, con la ferma convinzione che proprio qui, in questi posti spesso dimenticati e bistrattati, risiede la vera natura umana. Una ricerca incessante che parte da un calarsi all’interno dei luoghi, respirane gli odori, la polvere e le cenere, per riaffiorare inevitabilmente cambiato, pronto al ‘racconto’.
È chiaro quindi come l’autore voglia anzitutto bagnarsi delle tradizioni e della cultura dei luoghi che visita, cercando di scoprire quanto più possibile. Axel Void, guarda alla storia dei luoghi, alla vita ed alla quotidianità delle persone che vivono lì, per poi riversare all’interno delle sue produzioni una peculiare analisi e riflessione su quanto percepito, ascoltato e digerito.
La narrativa dell’autore parte quindi dal reale, raccoglie dallo stesso per proporre una lettura differente, estranea ovviamente, ma che al tempo stesso riesce ad inserirsi perfettamente all’interno del tessuto sociale di un determinato luogo. Chi osserva ne comprende il significato, ne coglie la profondità tematica, riconoscendo, attraverso il linguaggio dell’interprete, il messaggio o la riflessione apportate dallo stesso. Non c’è quindi alcun tipo di barriera tra l’artista ed i locali, quanto piuttosto la volontà di offrire agli stessi l’opportunità di esprimere il loro disagio, di raccontare le loro storie, attraverso un mezzo potente ed impattante come la pittura, con l’autore che riesce a tradurne l’esperienza di vita e le sfaccettature di un determinato luogo, attraverso il proprio talento.

Al tempo stesso tutto ciò offre uno sguardo toccante ed introspettivo. Attraverso gli occhi e le percezioni dell’artista, così come le sue parole che spiegano ed accompagnano le pittura, c’è l’opportunità di approfondire luoghi e paesi differenti. Axel Void coglie aspetti legati alla tradizione ed al folklore, alle difficoltà della vita, decisamente differenti rispetto a quelle delle società moderne ed occidentali. Si tratta di uno sguardo lungo, un ponte immaginario che si frappone tra chi ne osserva le opere, l’autore stesso e chi vive da vicino e quotidianamente queste storie di vita.
Sono quindi colpi di pennello che si traducono in stilettate, sottili ed appuntite, colpi secchi, inferti a chi ha l’intelligenza di osservare e comprendere, di non voltare lo sguardo, ma di approfondire il messaggio, il racconto, il malessere e le difficoltà che si celano dietro un volto, un paesaggio, un istantanea scattata dallo stesso interprete e rielaborata su parete. Emerge la volontà di sottolineare l’umanità e soprattutto il forte spirito di condivisione che accompagna le persone che vivono in questi luoghi difficili, coloro che di materiale hanno poco, e che a livello umano, hanno molto da offrire. Quasi a voler ancora una volta ribadire che i soldi ed i beni non sono poi in fondo ciò che davvero conta.

I temi trattati sono quindi legati ad una ricerca all’interno del territorio, ad uno scambio continuo, ed alla volontà dell’autore di immergersi all’interno di un determinato luogo, con l’impressione di una costante ricerca sul vero valore della vita, che riecheggia palesandosi attraverso lo spessore comunicativo, all’interno della sua stessa pittura.

A tematiche così impegnative, Axel Void affianca infatti una pittura profondamente legata al reale, scegliendo un approccio pittorico profondo e sfaccettato che attecchisce alla stesso, ma da cui che al tempo stesso si discosta per interpretazione.
Lo spessore comunicativo passa per la capacità dell’interprete di rielaborare le istantanee di luoghi, volti e paesaggi legati al contesto di lavoro. Questi vengono interpretati attraverso tonalità malinconiche, per certi versi oscure, quasi a volerne sottolineare la profondità e la sensibilità tematica.
La grande ricchezza di pennellate, compone dettagli vivissimi, tracciando un percorso che, da vicino, diviene introspettivo, intrecciato ed influenzato dal costante intersecarsi di tonalità differenti. Da lontano gli effetti di luce ed ombra, il senso di messa a fuoco dei temi affrontati, i tratti dei volti rappresentati, provocano un impatto notevole – abbiamo ancora negli occhi la stupefacente opera realizzata in India lo scorso anno (Covered).
Chi osserva si trova a fronteggiare un elevato numero di dettagli, raccolti all’interno di una immagine unica, scandita, segnata e sovrastata da una parola.
Componenti di rilievo, le parole per Axel Void rappresentano l’ideale collante tra ciò che viene espresso attraverso la pittura, ed il tema scelto per la stessa. Rappresentano ed identificano l’opera, ma più profondamente sono una sintesi delle sensazioni, delle percezioni e degli stimoli vissuti epidermicamente dall’autore stesso, che traduce e raccoglie, in questo secondo canale comunicativo, tutta la sua esperienza del momento.

Lo scorso Luglio Axel Void ha presentato all’interno degli spazi della BC Gallery di Berlino “Sehnsucht“, corposo solo show incentrato sul concetto di mondanità. In particolare l’autore con base a Miami ha proposto una nuova serie di dipinti attraverso i quali riflettere sullo scopo della vita di tutti i giorni.
Dopo la seconda guerra mondiale, una corrente chiamata Absurdism ha riflettuto sull’assenza di significato intrinseco della vita. Durante il conflitto, la ragione esistenziale, la sopravvivenza, la lotta contro la libertà, presero infatti il sopravvento. Successivamente si innesco un senso di intorpidimento, protrattosi poi nel tempo fino ai giorni nostri.
Proprio l’esibizione firmata dall’interprete, parte da questi concetti per riflettere sulla confusione e sullo stato di benessere, apparente e vacuo, che i tempi moderni ci stanno lasciando in dote. Privo di una direzione od uno scopo, l’essere umano va alla deriva, nutrendosi di un desiderio inappagabile di qualcosa di differente.
Senza dubbio interessante sottolineare come un artista particolarmente sensibile alle vicissitudini di luoghi difficili, abbia volutamente spostato la propria attenzione verso l’intorpidimento emotivo e percettivo che scandisce la vita quotidiana all’interno della società moderna.
Temi del genere rappresentano in un certo senso l’altro lato della stessa moneta, e vengono sottolineati dalla scelta di realizzare una serie di ritratti dove i volti, vengono opportunamente coperti e sigillati. L’analogia è potente. Viviamo come strozzati da queste pellicole di plastica, senza uno scopo, completamente assorti nella nostra routine giornaliera. Giorno dopo giorno, dopo giorno, fino alla nostra morte.

Da questa tematica così forte e profonda, sembra nascere questa recente pittura realizzata da Axel Void ad Aalborg in Danimarca, un intervento realizzato in occasione dei lavori per l’eccellente WE AArt Festival dello scorso anno.
L’autore ancora una volta raccoglie appieno dagli stimoli del luogo, in particolare si sofferma sul significato della parola “Hygge”. Si tratta di un termine squisitamente danese, difficile da spiegare e tradurre di conseguenza. Identifica infatti uno stato percettivo di benessere. La parola è figlia dei tempi moderni e pare racchiudere un ampio concetto. Un atmosfera accogliente e piacevole, una situazione intima, i piaceri della vita, sono tutti elementi che compongono l’immaginario di questo vocabolo.
Appare piuttosto riuscita quindi la scelta di produrre una frattura visuale tra la parola scelta e l’immagine dipinta. Axel Void raccoglie l’eredità della precedente esibizione ponendo in essere uno riflessione che eredita al meglio i principi della sua pittura, e le riflessioni dell’ultimo show.
Il risultato finale è un nuovo ritratto, un gigantesco volto avvolto e soffocato, sul quale svetta proprio la parola danese.

Thanks to The Artist for The Pics


Axel Void – New Mural in Aalborg, Denmark

C’è un immagine in particolare che, puntualmente, viene in mente quando mi imbatto nelle produzioni di Axel Void. È uno scatto di qualche anno fà, a cui non riesco a dare una collocazione precisa forse Palermo (?), che vede l’autore giocare una partita di calcio nel luogo dove ha da poco terminato di dipingere una delle sue opere.
Una semplice fotografia che proietta la figura dell’artista ad una dimensione meno ‘aurea’, più umana e terrena, e che al tempo stesso intercetta alla perfezione lo spirito pittorico che accompagna ognuna delle sue produzioni.

Il fascino di uno sport che viene praticato il tutto il mondo e che specialmente in strada, vive forse la sua passione e ragione d’essere migliore. Esattamente come il calcio, concepito come sport popolare prima di diventare palcoscenico, teatro e macchina da soldi, l’arte in strada, per come la intendo personalmente, se possibile, non può slegarsi dal contesto in cui esercita la propria presenza. Nel processo pittorico l’artista dovrà quindi lasciarsi inevitabilmente influenzare, traducendo le percezioni e le sensazioni del momento, oppure gli stimoli, le storie, le immagini e gli elementi umani, sociali e politici, che contraddistinguono un determinato luogo. Diversamente l’opera assume un aspetto estraneo, un corpo posto all’interno di una dimensione non sua, perdendo quindi di efficacia, sia agli occhi di chi vive questi luoghi, sia agli occhi di chi, di riflesso, si ritroverà ad osservarne la presenza.

In questo senso Axel Void rappresenta la perfetta incarnazione e coniugazione di uno spirito pittorico votato al dialogo.
I ‘cicli’ pittorici dell’interprete sono scanditi da settimane di lavoro intense, seguite da momenti di break, che vedono l’artista spostarsi in giro per il mondo, tra festival e personali escursioni verso terre e realtà spesso lontane e molto differenti dalle nostre. Una quantità di opere incastonate all’interno di tessuti urbani differenti che riescono costantemente a non perdersi, lasciando un segno, un istante di riflessione personale. Si susseguono, aprendo la mente verso lidi e racconti dapprima sconosciuti, ora più chiari, e ben scolpiti nella mente.
Scuote, segna e punge l’interprete, lo fa attraverso una pittura profonda, ma soprattutto raccogliendo temi differenti, incentrando il proprio approccio tematico a situazioni differenti, quasi offrendo uno spaccato personale, ramificato ed eterogeneo, di un altro mondo, spesso troppo distante, mai come ora vicino. A tratti così malinconico che perfora la carne, producendo riverberi di pensieri introspettivi.

Parlando di Axel Void è imprescindibile sottolineare come l’ambiente di lavoro ne influenzi profondamente l’operato. Il contatto con il luogo continua infatti ad essere prerogativa principale per l’autore, una sorta di spinta intrinseca, che esercita tutto il suo fascino nelle potenti rappresentazioni.
L’impressione è quella di trovarsi a confronto con una personale curiosità verso tutti quei luoghi, quelle culture e quelle situazioni di forte e radicato, disagio sociale. Spesso Void si è trovato calato all’interno di contesti di povertà, disagio e malessere sociale. Senza alcun spirito critico, privo di pregiudizi, l’artista ha scelto di inoltrarsi all’interno di queste realtà, quasi sfidandone le etichette, con la ferma convinzione che proprio qui, in questi posti spesso dimenticati e bistrattati, risiede la vera natura umana. Una ricerca incessante che parte da un calarsi all’interno dei luoghi, respirane gli odori, la polvere e le cenere, per riaffiorare inevitabilmente cambiato, pronto al ‘racconto’.
È chiaro quindi come l’autore voglia anzitutto bagnarsi delle tradizioni e della cultura dei luoghi che visita, cercando di scoprire quanto più possibile. Axel Void, guarda alla storia dei luoghi, alla vita ed alla quotidianità delle persone che vivono lì, per poi riversare all’interno delle sue produzioni una peculiare analisi e riflessione su quanto percepito, ascoltato e digerito.
La narrativa dell’autore parte quindi dal reale, raccoglie dallo stesso per proporre una lettura differente, estranea ovviamente, ma che al tempo stesso riesce ad inserirsi perfettamente all’interno del tessuto sociale di un determinato luogo. Chi osserva ne comprende il significato, ne coglie la profondità tematica, riconoscendo, attraverso il linguaggio dell’interprete, il messaggio o la riflessione apportate dallo stesso. Non c’è quindi alcun tipo di barriera tra l’artista ed i locali, quanto piuttosto la volontà di offrire agli stessi l’opportunità di esprimere il loro disagio, di raccontare le loro storie, attraverso un mezzo potente ed impattante come la pittura, con l’autore che riesce a tradurne l’esperienza di vita e le sfaccettature di un determinato luogo, attraverso il proprio talento.

Al tempo stesso tutto ciò offre uno sguardo toccante ed introspettivo. Attraverso gli occhi e le percezioni dell’artista, così come le sue parole che spiegano ed accompagnano le pittura, c’è l’opportunità di approfondire luoghi e paesi differenti. Axel Void coglie aspetti legati alla tradizione ed al folklore, alle difficoltà della vita, decisamente differenti rispetto a quelle delle società moderne ed occidentali. Si tratta di uno sguardo lungo, un ponte immaginario che si frappone tra chi ne osserva le opere, l’autore stesso e chi vive da vicino e quotidianamente queste storie di vita.
Sono quindi colpi di pennello che si traducono in stilettate, sottili ed appuntite, colpi secchi, inferti a chi ha l’intelligenza di osservare e comprendere, di non voltare lo sguardo, ma di approfondire il messaggio, il racconto, il malessere e le difficoltà che si celano dietro un volto, un paesaggio, un istantanea scattata dallo stesso interprete e rielaborata su parete. Emerge la volontà di sottolineare l’umanità e soprattutto il forte spirito di condivisione che accompagna le persone che vivono in questi luoghi difficili, coloro che di materiale hanno poco, e che a livello umano, hanno molto da offrire. Quasi a voler ancora una volta ribadire che i soldi ed i beni non sono poi in fondo ciò che davvero conta.

I temi trattati sono quindi legati ad una ricerca all’interno del territorio, ad uno scambio continuo, ed alla volontà dell’autore di immergersi all’interno di un determinato luogo, con l’impressione di una costante ricerca sul vero valore della vita, che riecheggia palesandosi attraverso lo spessore comunicativo, all’interno della sua stessa pittura.

A tematiche così impegnative, Axel Void affianca infatti una pittura profondamente legata al reale, scegliendo un approccio pittorico profondo e sfaccettato che attecchisce alla stesso, ma da cui che al tempo stesso si discosta per interpretazione.
Lo spessore comunicativo passa per la capacità dell’interprete di rielaborare le istantanee di luoghi, volti e paesaggi legati al contesto di lavoro. Questi vengono interpretati attraverso tonalità malinconiche, per certi versi oscure, quasi a volerne sottolineare la profondità e la sensibilità tematica.
La grande ricchezza di pennellate, compone dettagli vivissimi, tracciando un percorso che, da vicino, diviene introspettivo, intrecciato ed influenzato dal costante intersecarsi di tonalità differenti. Da lontano gli effetti di luce ed ombra, il senso di messa a fuoco dei temi affrontati, i tratti dei volti rappresentati, provocano un impatto notevole – abbiamo ancora negli occhi la stupefacente opera realizzata in India lo scorso anno (Covered).
Chi osserva si trova a fronteggiare un elevato numero di dettagli, raccolti all’interno di una immagine unica, scandita, segnata e sovrastata da una parola.
Componenti di rilievo, le parole per Axel Void rappresentano l’ideale collante tra ciò che viene espresso attraverso la pittura, ed il tema scelto per la stessa. Rappresentano ed identificano l’opera, ma più profondamente sono una sintesi delle sensazioni, delle percezioni e degli stimoli vissuti epidermicamente dall’autore stesso, che traduce e raccoglie, in questo secondo canale comunicativo, tutta la sua esperienza del momento.

Lo scorso Luglio Axel Void ha presentato all’interno degli spazi della BC Gallery di Berlino “Sehnsucht“, corposo solo show incentrato sul concetto di mondanità. In particolare l’autore con base a Miami ha proposto una nuova serie di dipinti attraverso i quali riflettere sullo scopo della vita di tutti i giorni.
Dopo la seconda guerra mondiale, una corrente chiamata Absurdism ha riflettuto sull’assenza di significato intrinseco della vita. Durante il conflitto, la ragione esistenziale, la sopravvivenza, la lotta contro la libertà, presero infatti il sopravvento. Successivamente si innesco un senso di intorpidimento, protrattosi poi nel tempo fino ai giorni nostri.
Proprio l’esibizione firmata dall’interprete, parte da questi concetti per riflettere sulla confusione e sullo stato di benessere, apparente e vacuo, che i tempi moderni ci stanno lasciando in dote. Privo di una direzione od uno scopo, l’essere umano va alla deriva, nutrendosi di un desiderio inappagabile di qualcosa di differente.
Senza dubbio interessante sottolineare come un artista particolarmente sensibile alle vicissitudini di luoghi difficili, abbia volutamente spostato la propria attenzione verso l’intorpidimento emotivo e percettivo che scandisce la vita quotidiana all’interno della società moderna.
Temi del genere rappresentano in un certo senso l’altro lato della stessa moneta, e vengono sottolineati dalla scelta di realizzare una serie di ritratti dove i volti, vengono opportunamente coperti e sigillati. L’analogia è potente. Viviamo come strozzati da queste pellicole di plastica, senza uno scopo, completamente assorti nella nostra routine giornaliera. Giorno dopo giorno, dopo giorno, fino alla nostra morte.

Da questa tematica così forte e profonda, sembra nascere questa recente pittura realizzata da Axel Void ad Aalborg in Danimarca, un intervento realizzato in occasione dei lavori per l’eccellente WE AArt Festival dello scorso anno.
L’autore ancora una volta raccoglie appieno dagli stimoli del luogo, in particolare si sofferma sul significato della parola “Hygge”. Si tratta di un termine squisitamente danese, difficile da spiegare e tradurre di conseguenza. Identifica infatti uno stato percettivo di benessere. La parola è figlia dei tempi moderni e pare racchiudere un ampio concetto. Un atmosfera accogliente e piacevole, una situazione intima, i piaceri della vita, sono tutti elementi che compongono l’immaginario di questo vocabolo.
Appare piuttosto riuscita quindi la scelta di produrre una frattura visuale tra la parola scelta e l’immagine dipinta. Axel Void raccoglie l’eredità della precedente esibizione ponendo in essere uno riflessione che eredita al meglio i principi della sua pittura, e le riflessioni dell’ultimo show.
Il risultato finale è un nuovo ritratto, un gigantesco volto avvolto e soffocato, sul quale svetta proprio la parola danese.

Thanks to The Artist for The Pics