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GORGO

Altrove Festival: Centro Arte Contemporaneo

Da quattro anni a Catanzaro soffia un vento nuovo, un’aria fresca che sa rinnovo, di speranza e soprattutto di cambiamento. Si infila nei pertugi, nei vicoli e nelle viuzze, nelle salite e nelle discese, attraversando in lungo e in largo una città appesantita da problematiche, difficoltà evidenti e un torpore di difficile rimedio. È una brezza che ha saputo dare forma ad un idea, mutando dimensione e forma, tracciando un solco preciso fatto di speranze e possibilità.
Più volte mi sono soffermato sulla contrapposizione che si cela tra il nome della rassegna e gli intenti della stessa. Ho ipotizzato un altrove che giunge e sposta gli equilibri, cambiando paradigmi radicati attraverso un azione artistica capace per la sua stessa natura di scuotere e premere la leva del cambiamento.
Nell’ultima edizione tutto il carico di sentimenti, propositi e volontà direzionati verso la costruzione di una realtà viva, vibrante ed inclusiva, si è palesato con forza.

Nato a Catanzaro nel 2014, il progetto ha lavorato all’interno di una realtà difficile ponendosi come risposta alla rassegnazione, al degrado estetico e sociale, costruendo edizione dopo edizione le possibilità per un futuro diverso.
Giunto al quarto anno di lavoro il progetto continua a vivere il rapporto con la sua alma mater in modo totalizzante. Catanzaro non è un entità passiva, uno spazio indolente dove gli artisti si intromettono e realizzano le loro opere prima di ripartire per una nuova meta. Qui c’è da sempre stata la volontà di far entrare in contatto due emisferi apparentemente distanti tra loro agendo per inclusività, autenticità, accogliendo ed educando.
Artisti, curatori, volontari, addetti e curiosi ogni anno intrecciano le loro esistenze con la città e con chi vive qui. Le architetture, gli spazi abbandonati e i quartieri dimenticati, il calore umano, difficoltà e umori vengono assorbiti attraverso uno scambio e sopratutto un esperienza dove il contatto stretto, serrato e costante con la città ed il suo tessuto sociale, influenza in modo totalizzante sia l’esperienza creativa sia quella percettiva di chi respira Catanzaro anche solo per poco tempo.
Tutto questo accade attraverso un processo di studio coerente e sempre rivolto alla città e ai suoi abitanti. Un vero e proprio statement che ha contraddistinto ciascuna delle edizione della rassegna.

Altrove ha saputo guardare a quelle architettoniche e spazi spesso abbandonati a loro stessi, alla storia e al presente del luogo intrecciando pratiche artistiche innovative e differenti e soprattutto cambiando anno dopo anno la formula. Il progetto non è rimasto statico ma anzi ha saputo rinnovarsi e rimanenre coerente ad una indagine artistica specifica, ospitando in questi anni nel capoluogo calabrese alcuni dei nomi più importanti della scena italiana ed internazionale.
Il linguaggio scelto per gettare le basi del cambiamento è mutato edizione dopo edizione, aprendosi a modalità eterogenee di interazione con Catanzaro e i suoi abitanti. Questo processo ha stuzzicato corde differenti attraverso interventi di arte pubblica ragionati: dalle opere monumentali si è passati ad un approccio più vicino e diretto, sia nella scelta dei luoghi quanto in quella delle dimensioni delle opere. In quest’ultima edizione questi ultimi concetti diventano centralità.

La quarte edizione dell’Altrove Festival agisce attraverso canali di interazione variegati. Accoglie gli artisti in un laboratorio per sperimentare nuovi modi di interagire con lo spazio pubblico ponendo le persone al centro perché quello è anzitutto il loro posto. Ci si è servito di materiali e medium differenti, dal muro al tessuto, al ferro, cemento e vetro con i quali proporre interventi caratterizzati da progettualità e dimensioni diverse. Riaffiora tutto l’incanto delle vie nascoste e di quei luoghi in cui non si mette mai piede, degli spazi di valore storico e bellezza unica che diventano protagonisti ed interlocutori.

3ttman: Exit For All
Largo Prigioni

Largo Prigioni è l’antica uscita di emergenza di Catanzaro che veniva utilizzata un millennio fa per scappare in caso di attacco. Si tratta di un distretto interdetto ai veicoli, caratterizzato da costruzioni basse, vicoli e fichi d’india distribuiti in un piccolo spazio accessibile unicamente attraverso un piccolo passaggio pedonale. L’opera realizzata da 3ttman prende vita all’interno di questo scorcio di Catanzaro, e più precisamente all’uscita dei tunnel scavati durante il Medioevo al di sotto del Castello.
Con quest’intervento l’autore Francese ma Spagnolo di adozione, pone a confronto l’uscita storica della città con i flussi migratori che Catanzaro, e più in generale tutto il Meridione subiscono ogni anno.
A coloro che lasciano la propria casa alla ricerca di un futuro Altrove, 3ttman risponde incidendo il cemento con un immaginario diretto ed estremamente riconoscibile. L’artista riapre il dibattito sui flussi migratori sottolineando l’importanza della propria casa, del restare diventando consapevoli ed aperti a nuove possibilità.

Alfano: Supereroi – Laboratorio di Arte Contemporanea Inclusiva
Via San Nicola

Realizzato in collaborazione con Linvea Vernici, AIPD sezione di Catanzaro, Associazione Jonathan Liberi di Volare, Associazione Ottava Nota e Museo MARCh, “Supereroi” è il laboratorio d’arte inclusiva ideato e coordinato da Alfano.
L’artista, muovendosi non come maestro ma piuttosto come equilibratore e motivatore, ha voluto portare in città un progetto capace di sviluppare un nuovo tipo di consapevolezza sulla propria autonomia. I ragazzi coinvolti, tutti con disabilità motorie ed intellettive, hanno sperimentato la libertà di espressione come nuovo e differente canale comunicativo. Hanno interagito con l’artista che li ha seguiti ed introdotti all’utilizzo di materiali e strumenti differenti e, attraverso un processo spontaneo ed istintivo, ciascuno di loro è stato lasciato libero di esprimersi senza alcun vincolo, preconcetto o imposizione culturale.
Per 10 ore i ragazzi hanno giocato liberamente con i colori e i materiali a loro disposizione dipingendo una lunga parete in Via San Nicola. Successivamente, nella seconda sezione del laboratorio, si sono riuniti all’interno delle sale del Museo MARCh di Catanzaro, dove hanno dato forma a piccole sculture primitive figlie dell’incoscienza e della loro purezza giovanile.

Andreco: Melencolia
Giardini Nicholas Green

Andreco ha realizzato, nel cuore pulsante della città vecchia, all’interno dei giardini Nicholas Green di Corso Mazzini, una grande scultura in ferro. L’opera è il risultato di un progetto interamente studiato e prodotto durante il periodo di residenza in città e realizzato grazie alla preziosa collaborazione di mastri artigiani del ferro battuto.
L’intervento è caratterizzato da una base solida e simmetrica, un grembo materno che ospita la crescita ciclica della natura al suo interno. I rampicanti si muovono agili verso il telaio, realizzato sulla base di una delle forme tipiche dell’immaginario di Andreco. e pensato per interagire con i volumi e gli alberi presenti nella piccola piazza.
L’artista guarda ai processi naturali, a quelle tecnologie resilienti tipiche della natura ed in grado di depurare l’inquinamento antropico, tutelando la terra dai cambiamenti climatici. Se questo è un tema particolarmente d’attualità in questo momento storico, l’opera non dimentica di dialogare con il tessuto sociale della città.
Nella sua dimensione l’intervento si inserisce in modo delicato con il panorama urbano circostante, amplificando i punti di vista ed offrendone di nuovi, regalandone di inediti nell’atto di contemplazione di una forma non astratta ma simbolica ed iconica, una dedica alla natura e all’importanza della sua salvaguardia.

Roberto Ciredz: NIMBY (Not In My Back Yard)
Quartiere Grecìa

La Grecìa è il più antico rione di Catanzaro, un area che deve il suo nome poiché si crede abbia accolto i Greci in fuga dalla costa in seguito alle invasioni Saracene durante l’epoca Bizantina. In questo angolo storico di Catanzaro Roberto Ciredz ha realizzato NIMBY (Not In My Back Yard), una nuova installazione.
L’artista ha fatto della relazione tra natura ed antropico, uno dei capisaldi della personale ricerca artistica trovando nel cemento un ideale medium per lo sviluppo delle proprie idee. Elemento di profondo interesse e stimolo, attraverso questo l’autore mira a creare nella propria produzione una relazione tra componenti estetiche e l’ambiente in cui le sue opere prendono vita. Nelle installazioni in particolare Ciredz combina materiali differenti lavorando attraverso continue contrapposizioni e sviluppando un personale dialogo con lo spazio e l’ambiente circostante.
Per questa quarta edizione del festival l’artista ha lavorato in un piccolo spiazzo all’interno del quartiere Grecìa. Si tratta di un luogo di incontro e scambio, davvero vicino alla vita quotidiana delle persone. L’intervento è un piccola scultura brutalista realizzata in cemento e marmo che nella parte alta richiama le tipiche discese di Catanzaro. Un totem enigmatico e solenne capace di sussurrare pensieri e domande, un simbolo per uno slancio verso il futuro.

Dilen Tigreblu: Teatro Indipendente Galleria Mancuso
Galleria Mancuso

L’indagine di quest’anno ha portato il festival ad una riappropriazione di spazi e non-luoghi divenuti nel corso degli anni veri e propri deserti. Uno di questi è ad esempio la Galleria Mancuso, un area commerciale situata in pieno centro storico completamente abbandonata a se stessa, da anni priva di vita e che è divenuta in questa edizione terreno fertile per il lavoro di Dilen Tigreblu.
L’artista si fa carico di un energico processo di riattivazione architettonica e sociale proponendo un opera di dimensione umana, accogliente ed inclusiva. Lo fa immaginando un teatro indipendente, scandito da una pittura incisiva, spontanea e carica di spunti eterogenei, mantenendo intanto il legame con la particolare estetica rigida e brutale dell’ambiente circostante attraverso le torri d’acciaio e le linee spezzate del suo segno pittorico.
Il progetto ha visto nel riutilizzo dei materiali che hanno segnato la costruzione di “Tre Colli” – l’opera di Alberonero presentata durante la scorsa edizione e pensata per indagare l’incompiuto all’interno del paesaggio naturale calabrese – un opportunità per riprendere e concludere il discorso iniziato l’anno precedente.
L’incompiuto diviene finito all’interno di un luogo simbolico, diventando propellente per l’incontro ed il confronto, trasformando una piazza aperta ma spenta a nuovo terreno per tessere relazioni e nuovi rapporti sociali con l’obbiettivo di generare qui una nuova identità spaziale.

Gonzalo Borondo: Aria
Complesso monumentale del San Giovanni

Gonzalo Borondo ha aperto i lavori di questa quarta edizione lavorando all’interno del Complesso del San Giovanni, già simbolo della città, della democrazia e civiltà dell’indomito popolo di Catanzaro, ridefinendo il paesaggio urbano Catanzarese e riflettendo al contempo sullo stesso.
L’opera si colloca nella storia dell’arte come tra le più imponenti realizzate nello spazio pubblico in serigrafia. L’intervento è stato realizzato attraverso un complesso processo creativo che ha visto l’artista dipingere e graffiare a mano 36 vetri matrice, trasformati successivamente in telai grazie alla collaborazione tecnica di 56Fili e Studio Superfluo di Roma.
Leggera come l’aria, una donna danza dall’alto sull’orizzonte della città, nuda e fiera innalza al cielo la bandiera vuota. Il drappo, simbolo di appartenenza e protezione, di confine e divisione per i popoli, diviene qui simbolo etico, unitario e collettivo. Una donna danza sul costruito di Catanzaro, sul paesaggio inspiegabilmente falcidiato dall’immoralità dell’azione dell’uomo, rivendicandone la bellezza e lo spirito.
Tutta la poesia e l’empatia incisiva di Borondo irrompono nello spazio centrando uno degli aspetti più complessi e controversi della città. Catanzaro e i suoi abusi, i suoi palazzi abbandonati, le sue costruzioni fantasma, le sue grandi arterie che trafiggono le colline vengono affrontati con delicatezza. Il corpo di donna graffiato dall’artista è una forma sinuosa. Delicata ed insistente, si lascia trasportare dal vento raggiungendo gli anfratti e le viuzze, riallacciando quel rapporto compromesso tra spazio urbano e paesaggio, cancellando per un istante gli squilibri, scavalcando l’orizzonte per delineare nuove prospettive, ancora una volta immaginate, ancora una volta possibili.

Jorge Pomar: Bandiere Inventate
Discesa Carbone

Jorge Pomar ha lavorato all’interno di Discesa Carbone. Si tratta di un luogo magico ma anche sconosciuto ai più e che torna grazie al Festival ad avere la giusta attenzione.
Percorrendo Discesa Carbone ci si accorge di tutta la verticalità che caratterizza Catanzaro, si tratta di una lunga discesa che si snoda dal colle della città vecchia accompagnando la vista fino alla costa Jonica. La camminata è cadenzata da casupole, gradini, viuzze e piccole piazze che mano a mano incuriosiscono e si aprono allo sguardo.
L’artista Argentino ha lavorato ad una installazione site-specific fortemente connessa con lo spazio e con il paesaggio, realizzando opere in tessuto nel quartiere della storica produzione della seta.
Bandiere Inventate investe gli anfratti e le stradine di Discesa Carbone, ogni bandiera è caratterizzata da un disegno pensato per lo specifico spazio che occupa. Si tratta di un incentivo all’esplorazione di uno degli angolo più belli della città, un gioco a perdersi dove le bandiere favoriscono la scoperta di scorci e paesaggi nascosti. Ciascuna delle opere è appesa come il più classico dei panni stesi, definisce e rappresenta l’identità di ogni singola famiglia ed è il frutto di un lungo lavoro di studio sulle architetture presenti qui concluso durante i giorni di residenza dell’artista a Catanzaro.

Quiet Ensemble: Orchestre Invisibili
Villa Margherita

I Quiet Ensemble guardano al rapporto tra tecnologia e natura miscelando l’astratto allo spazio fisico, servendosi della tecnologia e della natura, lasciando che controllo e casualità raggiungano uno equilibrio formale. L’obiettivo è quello di veicolare punti di vista inediti e differenti servendosi di immagini, suoni e luci in grado di modificare la percezione di uno specifico ambiente aprendo a nuove possibilità di interazione e fruizione.
Orchestre Invisibili è il progetto presentato dal duo Italiano all’interno di Villa Margherita, storica villa comunale nel centro di Catanzaro. Durante gli ultimi 3 giorni di Festival il pubblico è stato invitato ed incentivato ad interagire e comunicare con la natura secolare che regna all’interno di questo spazio verde.
In un parco completamente buio ed al solo movimento di corpo e braccia, la natura risponde, ritrova vita e forza emettendo tutti quei suoni che quotidianamente vengono ignorati. Il canto degli uccelli e delle cicale, così come il fruscio del vento tra gli alberi e le statue del parco, acquista nuova forza attraverso il dialogo e l’interazione fisica con le persone.

Photo Credit: Angelo Jaroszuk Bogacz

Altrove Festival: Centro Arte Contemporaneo

Da quattro anni a Catanzaro soffia un vento nuovo, un’aria fresca che sa rinnovo, di speranza e soprattutto di cambiamento. Si infila nei pertugi, nei vicoli e nelle viuzze, nelle salite e nelle discese, attraversando in lungo e in largo una città appesantita da problematiche, difficoltà evidenti e un torpore di difficile rimedio. È una brezza che ha saputo dare forma ad un idea, mutando dimensione e forma, tracciando un solco preciso fatto di speranze e possibilità.
Più volte mi sono soffermato sulla contrapposizione che si cela tra il nome della rassegna e gli intenti della stessa. Ho ipotizzato un altrove che giunge e sposta gli equilibri, cambiando paradigmi radicati attraverso un azione artistica capace per la sua stessa natura di scuotere e premere la leva del cambiamento.
Nell’ultima edizione tutto il carico di sentimenti, propositi e volontà direzionati verso la costruzione di una realtà viva, vibrante ed inclusiva, si è palesato con forza.

Nato a Catanzaro nel 2014, il progetto ha lavorato all’interno di una realtà difficile ponendosi come risposta alla rassegnazione, al degrado estetico e sociale, costruendo edizione dopo edizione le possibilità per un futuro diverso.
Giunto al quarto anno di lavoro il progetto continua a vivere il rapporto con la sua alma mater in modo totalizzante. Catanzaro non è un entità passiva, uno spazio indolente dove gli artisti si intromettono e realizzano le loro opere prima di ripartire per una nuova meta. Qui c’è da sempre stata la volontà di far entrare in contatto due emisferi apparentemente distanti tra loro agendo per inclusività, autenticità, accogliendo ed educando.
Artisti, curatori, volontari, addetti e curiosi ogni anno intrecciano le loro esistenze con la città e con chi vive qui. Le architetture, gli spazi abbandonati e i quartieri dimenticati, il calore umano, difficoltà e umori vengono assorbiti attraverso uno scambio e sopratutto un esperienza dove il contatto stretto, serrato e costante con la città ed il suo tessuto sociale, influenza in modo totalizzante sia l’esperienza creativa sia quella percettiva di chi respira Catanzaro anche solo per poco tempo.
Tutto questo accade attraverso un processo di studio coerente e sempre rivolto alla città e ai suoi abitanti. Un vero e proprio statement che ha contraddistinto ciascuna delle edizione della rassegna.

Altrove ha saputo guardare a quelle architettoniche e spazi spesso abbandonati a loro stessi, alla storia e al presente del luogo intrecciando pratiche artistiche innovative e differenti e soprattutto cambiando anno dopo anno la formula. Il progetto non è rimasto statico ma anzi ha saputo rinnovarsi e rimanenre coerente ad una indagine artistica specifica, ospitando in questi anni nel capoluogo calabrese alcuni dei nomi più importanti della scena italiana ed internazionale.
Il linguaggio scelto per gettare le basi del cambiamento è mutato edizione dopo edizione, aprendosi a modalità eterogenee di interazione con Catanzaro e i suoi abitanti. Questo processo ha stuzzicato corde differenti attraverso interventi di arte pubblica ragionati: dalle opere monumentali si è passati ad un approccio più vicino e diretto, sia nella scelta dei luoghi quanto in quella delle dimensioni delle opere. In quest’ultima edizione questi ultimi concetti diventano centralità.

La quarte edizione dell’Altrove Festival agisce attraverso canali di interazione variegati. Accoglie gli artisti in un laboratorio per sperimentare nuovi modi di interagire con lo spazio pubblico ponendo le persone al centro perché quello è anzitutto il loro posto. Ci si è servito di materiali e medium differenti, dal muro al tessuto, al ferro, cemento e vetro con i quali proporre interventi caratterizzati da progettualità e dimensioni diverse. Riaffiora tutto l’incanto delle vie nascoste e di quei luoghi in cui non si mette mai piede, degli spazi di valore storico e bellezza unica che diventano protagonisti ed interlocutori.

3ttman: Exit For All
Largo Prigioni

Largo Prigioni è l’antica uscita di emergenza di Catanzaro che veniva utilizzata un millennio fa per scappare in caso di attacco. Si tratta di un distretto interdetto ai veicoli, caratterizzato da costruzioni basse, vicoli e fichi d’india distribuiti in un piccolo spazio accessibile unicamente attraverso un piccolo passaggio pedonale. L’opera realizzata da 3ttman prende vita all’interno di questo scorcio di Catanzaro, e più precisamente all’uscita dei tunnel scavati durante il Medioevo al di sotto del Castello.
Con quest’intervento l’autore Francese ma Spagnolo di adozione, pone a confronto l’uscita storica della città con i flussi migratori che Catanzaro, e più in generale tutto il Meridione subiscono ogni anno.
A coloro che lasciano la propria casa alla ricerca di un futuro Altrove, 3ttman risponde incidendo il cemento con un immaginario diretto ed estremamente riconoscibile. L’artista riapre il dibattito sui flussi migratori sottolineando l’importanza della propria casa, del restare diventando consapevoli ed aperti a nuove possibilità.

Alfano: Supereroi – Laboratorio di Arte Contemporanea Inclusiva
Via San Nicola

Realizzato in collaborazione con Linvea Vernici, AIPD sezione di Catanzaro, Associazione Jonathan Liberi di Volare, Associazione Ottava Nota e Museo MARCh, “Supereroi” è il laboratorio d’arte inclusiva ideato e coordinato da Alfano.
L’artista, muovendosi non come maestro ma piuttosto come equilibratore e motivatore, ha voluto portare in città un progetto capace di sviluppare un nuovo tipo di consapevolezza sulla propria autonomia. I ragazzi coinvolti, tutti con disabilità motorie ed intellettive, hanno sperimentato la libertà di espressione come nuovo e differente canale comunicativo. Hanno interagito con l’artista che li ha seguiti ed introdotti all’utilizzo di materiali e strumenti differenti e, attraverso un processo spontaneo ed istintivo, ciascuno di loro è stato lasciato libero di esprimersi senza alcun vincolo, preconcetto o imposizione culturale.
Per 10 ore i ragazzi hanno giocato liberamente con i colori e i materiali a loro disposizione dipingendo una lunga parete in Via San Nicola. Successivamente, nella seconda sezione del laboratorio, si sono riuniti all’interno delle sale del Museo MARCh di Catanzaro, dove hanno dato forma a piccole sculture primitive figlie dell’incoscienza e della loro purezza giovanile.

Andreco: Melencolia
Giardini Nicholas Green

Andreco ha realizzato, nel cuore pulsante della città vecchia, all’interno dei giardini Nicholas Green di Corso Mazzini, una grande scultura in ferro. L’opera è il risultato di un progetto interamente studiato e prodotto durante il periodo di residenza in città e realizzato grazie alla preziosa collaborazione di mastri artigiani del ferro battuto.
L’intervento è caratterizzato da una base solida e simmetrica, un grembo materno che ospita la crescita ciclica della natura al suo interno. I rampicanti si muovono agili verso il telaio, realizzato sulla base di una delle forme tipiche dell’immaginario di Andreco. e pensato per interagire con i volumi e gli alberi presenti nella piccola piazza.
L’artista guarda ai processi naturali, a quelle tecnologie resilienti tipiche della natura ed in grado di depurare l’inquinamento antropico, tutelando la terra dai cambiamenti climatici. Se questo è un tema particolarmente d’attualità in questo momento storico, l’opera non dimentica di dialogare con il tessuto sociale della città.
Nella sua dimensione l’intervento si inserisce in modo delicato con il panorama urbano circostante, amplificando i punti di vista ed offrendone di nuovi, regalandone di inediti nell’atto di contemplazione di una forma non astratta ma simbolica ed iconica, una dedica alla natura e all’importanza della sua salvaguardia.

Roberto Ciredz: NIMBY (Not In My Back Yard)
Quartiere Grecìa

La Grecìa è il più antico rione di Catanzaro, un area che deve il suo nome poiché si crede abbia accolto i Greci in fuga dalla costa in seguito alle invasioni Saracene durante l’epoca Bizantina. In questo angolo storico di Catanzaro Roberto Ciredz ha realizzato NIMBY (Not In My Back Yard), una nuova installazione.
L’artista ha fatto della relazione tra natura ed antropico, uno dei capisaldi della personale ricerca artistica trovando nel cemento un ideale medium per lo sviluppo delle proprie idee. Elemento di profondo interesse e stimolo, attraverso questo l’autore mira a creare nella propria produzione una relazione tra componenti estetiche e l’ambiente in cui le sue opere prendono vita. Nelle installazioni in particolare Ciredz combina materiali differenti lavorando attraverso continue contrapposizioni e sviluppando un personale dialogo con lo spazio e l’ambiente circostante.
Per questa quarta edizione del festival l’artista ha lavorato in un piccolo spiazzo all’interno del quartiere Grecìa. Si tratta di un luogo di incontro e scambio, davvero vicino alla vita quotidiana delle persone. L’intervento è un piccola scultura brutalista realizzata in cemento e marmo che nella parte alta richiama le tipiche discese di Catanzaro. Un totem enigmatico e solenne capace di sussurrare pensieri e domande, un simbolo per uno slancio verso il futuro.

Dilen Tigreblu: Teatro Indipendente Galleria Mancuso
Galleria Mancuso

L’indagine di quest’anno ha portato il festival ad una riappropriazione di spazi e non-luoghi divenuti nel corso degli anni veri e propri deserti. Uno di questi è ad esempio la Galleria Mancuso, un area commerciale situata in pieno centro storico completamente abbandonata a se stessa, da anni priva di vita e che è divenuta in questa edizione terreno fertile per il lavoro di Dilen Tigreblu.
L’artista si fa carico di un energico processo di riattivazione architettonica e sociale proponendo un opera di dimensione umana, accogliente ed inclusiva. Lo fa immaginando un teatro indipendente, scandito da una pittura incisiva, spontanea e carica di spunti eterogenei, mantenendo intanto il legame con la particolare estetica rigida e brutale dell’ambiente circostante attraverso le torri d’acciaio e le linee spezzate del suo segno pittorico.
Il progetto ha visto nel riutilizzo dei materiali che hanno segnato la costruzione di “Tre Colli” – l’opera di Alberonero presentata durante la scorsa edizione e pensata per indagare l’incompiuto all’interno del paesaggio naturale calabrese – un opportunità per riprendere e concludere il discorso iniziato l’anno precedente.
L’incompiuto diviene finito all’interno di un luogo simbolico, diventando propellente per l’incontro ed il confronto, trasformando una piazza aperta ma spenta a nuovo terreno per tessere relazioni e nuovi rapporti sociali con l’obbiettivo di generare qui una nuova identità spaziale.

Gonzalo Borondo: Aria
Complesso monumentale del San Giovanni

Gonzalo Borondo ha aperto i lavori di questa quarta edizione lavorando all’interno del Complesso del San Giovanni, già simbolo della città, della democrazia e civiltà dell’indomito popolo di Catanzaro, ridefinendo il paesaggio urbano Catanzarese e riflettendo al contempo sullo stesso.
L’opera si colloca nella storia dell’arte come tra le più imponenti realizzate nello spazio pubblico in serigrafia. L’intervento è stato realizzato attraverso un complesso processo creativo che ha visto l’artista dipingere e graffiare a mano 36 vetri matrice, trasformati successivamente in telai grazie alla collaborazione tecnica di 56Fili e Studio Superfluo di Roma.
Leggera come l’aria, una donna danza dall’alto sull’orizzonte della città, nuda e fiera innalza al cielo la bandiera vuota. Il drappo, simbolo di appartenenza e protezione, di confine e divisione per i popoli, diviene qui simbolo etico, unitario e collettivo. Una donna danza sul costruito di Catanzaro, sul paesaggio inspiegabilmente falcidiato dall’immoralità dell’azione dell’uomo, rivendicandone la bellezza e lo spirito.
Tutta la poesia e l’empatia incisiva di Borondo irrompono nello spazio centrando uno degli aspetti più complessi e controversi della città. Catanzaro e i suoi abusi, i suoi palazzi abbandonati, le sue costruzioni fantasma, le sue grandi arterie che trafiggono le colline vengono affrontati con delicatezza. Il corpo di donna graffiato dall’artista è una forma sinuosa. Delicata ed insistente, si lascia trasportare dal vento raggiungendo gli anfratti e le viuzze, riallacciando quel rapporto compromesso tra spazio urbano e paesaggio, cancellando per un istante gli squilibri, scavalcando l’orizzonte per delineare nuove prospettive, ancora una volta immaginate, ancora una volta possibili.

Jorge Pomar: Bandiere Inventate
Discesa Carbone

Jorge Pomar ha lavorato all’interno di Discesa Carbone. Si tratta di un luogo magico ma anche sconosciuto ai più e che torna grazie al Festival ad avere la giusta attenzione.
Percorrendo Discesa Carbone ci si accorge di tutta la verticalità che caratterizza Catanzaro, si tratta di una lunga discesa che si snoda dal colle della città vecchia accompagnando la vista fino alla costa Jonica. La camminata è cadenzata da casupole, gradini, viuzze e piccole piazze che mano a mano incuriosiscono e si aprono allo sguardo.
L’artista Argentino ha lavorato ad una installazione site-specific fortemente connessa con lo spazio e con il paesaggio, realizzando opere in tessuto nel quartiere della storica produzione della seta.
Bandiere Inventate investe gli anfratti e le stradine di Discesa Carbone, ogni bandiera è caratterizzata da un disegno pensato per lo specifico spazio che occupa. Si tratta di un incentivo all’esplorazione di uno degli angolo più belli della città, un gioco a perdersi dove le bandiere favoriscono la scoperta di scorci e paesaggi nascosti. Ciascuna delle opere è appesa come il più classico dei panni stesi, definisce e rappresenta l’identità di ogni singola famiglia ed è il frutto di un lungo lavoro di studio sulle architetture presenti qui concluso durante i giorni di residenza dell’artista a Catanzaro.

Quiet Ensemble: Orchestre Invisibili
Villa Margherita

I Quiet Ensemble guardano al rapporto tra tecnologia e natura miscelando l’astratto allo spazio fisico, servendosi della tecnologia e della natura, lasciando che controllo e casualità raggiungano uno equilibrio formale. L’obiettivo è quello di veicolare punti di vista inediti e differenti servendosi di immagini, suoni e luci in grado di modificare la percezione di uno specifico ambiente aprendo a nuove possibilità di interazione e fruizione.
Orchestre Invisibili è il progetto presentato dal duo Italiano all’interno di Villa Margherita, storica villa comunale nel centro di Catanzaro. Durante gli ultimi 3 giorni di Festival il pubblico è stato invitato ed incentivato ad interagire e comunicare con la natura secolare che regna all’interno di questo spazio verde.
In un parco completamente buio ed al solo movimento di corpo e braccia, la natura risponde, ritrova vita e forza emettendo tutti quei suoni che quotidianamente vengono ignorati. Il canto degli uccelli e delle cicale, così come il fruscio del vento tra gli alberi e le statue del parco, acquista nuova forza attraverso il dialogo e l’interazione fisica con le persone.

Photo Credit: Angelo Jaroszuk Bogacz