Alberonero for ALTrove Festival 2016

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Chiudi gli occhi, fallo davvero, pensa ad un colore, iniettalo in una specifica forma, lascia che la mente, le sensazioni, le percezioni del momento, le emozioni personali, la tua storia ed il tuo vissuto, ti guidino generandone l’aspetto. Lascia scorrere questo flusso, immergendoti all’interno di un bagno cromatico, avvertine la vastità, ed ora delineane gli spazi ed i confini, controllando ed incanalando tutto ciò all’interno di una specifica figura.
Ciascuno di noi abbina ad una tonalità una specifica forma, è un meccanismo inconscio che rivela la natura delle nostre emozioni, traducendone l’impeto, le forza e la profondità, attraverso binari visivi personali ed al tempo stesso collettivi. Questa grande mole emotiva, da una parte si traduce in una specifica tonalità, dall’altra, il desiderio di controllarne il moto incessante, ne irretisce il volume all’interno di peculiari ‘barriere’.
Forma e colore, razionalità ed emotività, trovano il giusto equilibrio in un assetto specifico e personale che rappresenta la summa di pensieri e sensazioni proprie. Si tratta di un bilanciamento costante e variabile, figlio dell’introspettivo, capace di cambiare costantemente in base alle sensazioni ed agli stati emotivi. Ad ogni colore un emozione, uniti all’interno di una figura che ne rappresenti al meglio il carattere e la sostanza.

Questo rappresenta un meccanismo del tutto personale, è intrinseco in ciascuno di noi, un interazione che rimane chiusa nella nostra mente e che fluisce al difuori unicamente nell’atto di dipingere. Non parlo di pittura figurativa, in quel caso le immagini e le visioni cancellano l’aspetto prettamente viscerale, attuando una riproduzione attraverso canoni estetici personali e figli di una propria rielaborazione grafica. Parlo di un approccio maggiormente diretto verso l’astratto, stimolo questo, quanto mai capace di sintetizzare al meglio tutti quegli aspetti emotivi, intangibili e personali, nel migliore dei modi. Abbinando colore e forma, plasmando il proprio flusso attraverso una ricerca figlia di una sintesi di idee, spunti, riflessioni e le immancabili fascinazioni personali.
Vista la sua natura altamente personale ed introspettiva, la pittura astratta, riesce a calamitare l’attenzione di chi osserva, avvolto in uno stato di cosciente interpretazione che, inevitabilmente, passa per una lettura propria, libera dai confini. Si accende in questo modo una legame ed una interazione tra artista, opera ed osservatore, di volta in volta differenti.

L’approccio pittorico di Alberonero rappresenta l’efficace sintesi di questo meccanismo personale. L’artista Italiano ha fatto dell’interazione tra colore e forma, la sua principale leva tematica, punto di partenza dal quale ampliare, sviluppare, concetti ed espressioni emotive differenti.
La scelta dell’autore Italiano ricade su una specifica figura, il quadrato, costantemente attraversato da tonalità e colori differenti, in grado di cambiarne si l’aspetto, ma soprattutto la percezione finale, cogliendo proprio nella variazione tonale, tutte le sfaccettature dello spettro emotivo che caratterizzano l’essere umano.
La scelta del quadrato, grazie alla capacità associativa di questa figura che nella sua unicità racchiude in se, ed al tempo stesso, sviluppa altre forme, risulta assolutamente consona. Inoltre la peculiarità di poter essere ripetuta, mantenendo inalterato il suo equilibrio formale all’interno dello spazio, ha permesso all’artista Italiano di sviluppare composizioni sempre differenti, in una escalation di intrecci e puzzle di forme eterogenee.
Il quadrato non basta però, il core centrale della ricerca dell’interprete è rappresentato dal colore, attraverso il quale le forme si animano, prendono vita all’interno dello spazio, mutandone la morfologia e la percezione finale, ma soprattutto intercettando e sviluppando spunti ed emotività differenti.

Le composizioni dell’autore, sono basate su una costante variazione tonale, questa, associata alla specifica forma, si traduce in una esplicazione emotiva, una sintesi di percezioni e stati d’animo differenti, propri, personali e del momento, ed infine inevitabilmente legate al luogo di lavoro. Il puzzle visivo sviluppato dall’interprete viene composto attraverso la costante alterazione cromatica delle caselle, in una escalation tonale che, nel corso del tempo, si è fatta mano a mano sempre più ampia e caratteristica, con composizioni sempre più complesse ed articolate.
La ricerca dell’autore non si è però unicamente concentrata su una semplice composizione di forma e colore, Alberonero, proprio attraverso lo scorrere di colori e tonalità differenti all’interno dei suoi iconici quadrati, ha saputo imprimere alle figure un senso motorio. Ad esempio sviluppando agglomerati di forme in cui, proprio la variazione cromatica, suggerisce una specifica direzione oppure esalta nuove figure geometriche all’interno delle stesse (Covered), passando infine per le sperimentazioni motorie maggiormente accentuate, come per l’intervento realizzato per il Viavai Project (Covered).
La volontà di trovare soluzioni differenti, in un crescendo di difficoltà, sia per la quantità di toni, sia attraverso il confronto con superfici più grandi, ha permesso all’artista di esaltare il valore motorio delle sue composizioni. Esempio perfetto della costante crescita dell’interprete, la parete dipinta lo scorso anno a Catanzaro per l’ALTrove Festival (Covered). Si tratta di un incredibile escalation di toni differenti, raccolti all’interno di due grandi quadrati posti in movimento, all’interno di una superfice di dimensioni davvero importanti.
Se l’anno scorso Alberonero aveva proposto una pittura, l’appuntamento con l’edizione di quest’anno raccoglie al meglio le ultime sperimentazioni dell’artista Italiano, in una perfetta simbiosi con i temi cardine della rassegna Calabrese.

È infatti importante sottolineare come l’approccio dell’autore Italiano risulti in maniera totale, legato al luogo di lavoro. La scelta dei toni, così come lo sviluppo degli stessi e delle figure che ne imbrigliano il movimento all’interno della superfice di lavoro, continua ad essere legata a spunti personali che l’artista riscontra all’interno dell’ambiente circostante, raccolti e rielaborati attraverso la propria ricerca.
Respiriamo gli odori ed ascoltiamo i suoni dei colori che ci circondano, imbrigliati all’interno di forme specifiche che arrivano a noi sotto forma di stimoli differenti. Alberonero intercetta questi codici cromatici, raccogliendone l’eredità visiva, plasmandola attraverso una specifica figura, che diviene sintetica, equilibrata ed intrinsecamente perfetta. Ne ricolloca e rielabora l’aspetto, mantenendone inalterato l’equilibrio visivo, in una catarsi emotiva inedita ed efficace.
Non solo pittura. Alberonero appare sempre più interessato nel traslare i concetti cardine della propria ricerca, in progetti maggiormente specifici, tangibili, ed in grado, da una parte di elevare gli aspetti tematici del proprio lavoro, dall’altra di sviluppare una interazione con lo spazio maggiormente efficace.
La residenza presso Campidarte (Covered) ha rappresentato l’opportunità di lavorare a maggior contatto con il territorio, attraverso una serie di installazioni profondamente connesse con il circondario. L’installazione specifica realizzata infine in Salento per il Viavai Project (Covered), ha ulteriormente visto l’artista confrontarsi con lo spazio, lavorando in equilibrio ed in simbiosi con lo stesso.

Nella intensa dieci giorni dell’ALTrove Festival, l’installazione site-specific realizzata da Alberonero, rappresenta una assoluta novità, si tratta infatti del primo intervento non murale sviluppato dal festival Calabrese.
Quest’anno la rassegna si è ancora più concentrata sull’interazione tra le opere realizzate ed il tessuto sociale di Catanzaro. Le pareti proposte, di dimensione ridotta rispetto allo scorso anno, come anche la scelta degli spazi che hanno maggiormente interessato le vie del centro cittadino, sono il risultato di una precisa scelta. C’è infatti la volontà di intercettare in maniera maggiore, gli aspetti emotivi e personali dei cittadini, attraverso opere di dimensione umana, caratterizzate da un contatto, un interazione, ed una influenza con il luogo di lavoro, maggiormente radicati. Una scintilla che ha nuovamente elevato il livello del Festival, sottolineandone ancora una volta il concetto di ALTrove da contrapporre alle difficoltà del quotidiano e della realtà.
L’opera di Alberonero, dal titolo “Tre Colli”, rappresenta la perfetta sintesi sia dei temi cardine che caratterizzano il festival, sia della ricerca dell’artista Italiano, giunta qui ad una nuova ed impattante maturità. È una installazione che misura 4,06 x 10 x 4,06 m, collocata non all’interno del tessuto cittadino, maggiormente immersa nella natura, eppure così profondamente connessa con le due realtà cittadine.

C’è una realtà ferma, statica, incapace di sovvertire la propria sorte, apatica, rovinata ed abbandonata a se stessa. È una realtà che stringe polsi e caviglie, rendendo il muoversi più complicato. È un quotidiano il cui simbolo è rappresentato da tutta quella serie di edifici abbandonati, dismessi, distrutti, mai terminati, come se la loro stessa esistenza non sia stata affatto necessaria. Sono li fermi, simbolo della speculazione edilizia che ha interessato così profondamente Catanzaro, immobili, a ricordare che l’agire forse non serve a nulla e che magari tanto vale non fare nulla.
Queste strutture ricordano la difficoltà, risultano isolate e trasmettono un forte senso di malinconia. Emergono dal paesaggio, deturpandone la bellezza, inserendosi in modo devastante all’interno della natura viva e padrona, che circonda e caratterizza la città.
L’opera di Alberonero riconnette il costruito con lo spazio naturale, intercetta il desiderio sopito di legarsi alla natura con una rinnovata delicatezza. Un nuovo equilibrio che nasce dall’incontro di forme rigide, umane e trasparenti, a contatto con le curve, i colori cangianti ed il vento che percorre senza sosta queste terre. I vuoti divengono momento di introspezione, di riflessione personale, ma rappresentano anche un velato riferimento all’incompiuto che regna in queste terre. Si tratta di un monito, trapassato dal vento che ci si inserisce, emergono infine i tre colli, simboli anch’essi di Catanzaro, con gli accenti cromatici e trasparenti capaci di donare infine un nuovo fascino ed una nuova visione ed interpretazione alla natura circostante.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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