GORGO

2501 – New Pieces for “Short Theatre” Project at MACRO

Prosegue la ricerca stilistica di 2501, il grande artista italiano ha da poco terminato una serie di quattro pannelli all’interno di “Short Theatre” negli spazi del MACRO di Roma. Siamo soliti immergerci nei profondi ed intricati lavori di 2501, persi nella moltitudine di linee nere che affusolate ci strizzano l’occhio facendoci precipitare all’interno di una magia ipnotica, l’interprete pone le basi del suo operato su una ricerca costante che lo vede proporre forme e figure legati ad immaginari diversi, al limite del mistico veniamo accolti da questo turbinio di sensazioni, avvolti ed ovattati ci precipitiamo al loro interno tentando di trovarne i differenti significati che si celano in profondità.
Un viaggio quindi che questa volta ci accompagna in un serie di pannelli incentrati sul concetto di utopia e come sempre coniugati attraverso il trio di colorazioni care all’interprete, ritroviamo quindi il nero delle linee a contrasto sul bianco e l’oro. La prima serie è quella in cui 2501 interagisce attraverso il suo canonico stile, il primo rappresenta l’utopia dell’immagine con una rappresentazione di come funzione un pinhole, nel secondo pezzo invece l’artista si lancia in una riproduzione dell’Isola di Utopia disegnata da San Tommaso da Moro, l’inventore delle parola stessa. Sono infine gli ultimi due a destare maggiormente il nostro interesse, 2501 attua un cambio, una nuova evoluzione che fà sviluppare i propri lavori in un ottica completamente diversa, le linee si fanno decisamente più grandi e molto colate, ancora più avvolgenti, più decise e ridondanti, disegnano due figure un cerchio di base, nella prima Eutopia, buon luogo, la osserviamo quasi sorretta da alcune sferzate concentriche d’oro che formano un triangolo, nella seconda Outopia, nessun luogo, invece uno splendido groviglio di linee nere si fà spazio, niente color oro qui, solo una matassa da sciogliere e da metabolizzare, un grande labirinto tutto da vedere.
Quattro opere differenti, ancora una volta incentrate su un unico argomento perfettamente digerito e sviscerato da 2501 attraverso il proprio stile e non solo, porta avanti un nuovo filone l’interprete che ci ha subito colpito ed incuriosito, più concentrato, più forte ed impenetrabile, ermetico nella sua forma e dannatamente potente nel suo impatto.

Thanks to The Artist for The Pics

2501 – New Pieces for “Short Theatre” Project at MACRO

Prosegue la ricerca stilistica di 2501, il grande artista italiano ha da poco terminato una serie di quattro pannelli all’interno di “Short Theatre” negli spazi del MACRO di Roma. Siamo soliti immergerci nei profondi ed intricati lavori di 2501, persi nella moltitudine di linee nere che affusolate ci strizzano l’occhio facendoci precipitare all’interno di una magia ipnotica, l’interprete pone le basi del suo operato su una ricerca costante che lo vede proporre forme e figure legati ad immaginari diversi, al limite del mistico veniamo accolti da questo turbinio di sensazioni, avvolti ed ovattati ci precipitiamo al loro interno tentando di trovarne i differenti significati che si celano in profondità.
Un viaggio quindi che questa volta ci accompagna in un serie di pannelli incentrati sul concetto di utopia e come sempre coniugati attraverso il trio di colorazioni care all’interprete, ritroviamo quindi il nero delle linee a contrasto sul bianco e l’oro. La prima serie è quella in cui 2501 interagisce attraverso il suo canonico stile, il primo rappresenta l’utopia dell’immagine con una rappresentazione di come funzione un pinhole, nel secondo pezzo invece l’artista si lancia in una riproduzione dell’Isola di Utopia disegnata da San Tommaso da Moro, l’inventore delle parola stessa. Sono infine gli ultimi due a destare maggiormente il nostro interesse, 2501 attua un cambio, una nuova evoluzione che fà sviluppare i propri lavori in un ottica completamente diversa, le linee si fanno decisamente più grandi e molto colate, ancora più avvolgenti, più decise e ridondanti, disegnano due figure un cerchio di base, nella prima Eutopia, buon luogo, la osserviamo quasi sorretta da alcune sferzate concentriche d’oro che formano un triangolo, nella seconda Outopia, nessun luogo, invece uno splendido groviglio di linee nere si fà spazio, niente color oro qui, solo una matassa da sciogliere e da metabolizzare, un grande labirinto tutto da vedere.
Quattro opere differenti, ancora una volta incentrate su un unico argomento perfettamente digerito e sviscerato da 2501 attraverso il proprio stile e non solo, porta avanti un nuovo filone l’interprete che ci ha subito colpito ed incuriosito, più concentrato, più forte ed impenetrabile, ermetico nella sua forma e dannatamente potente nel suo impatto.

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