fbpx
GORGO

Archive for marzo, 2016

Robert Proch – “Crossing the Line” Show (Preview)

31/03/2016

Il prossimo 16 di Aprile apre “Crossing the Line” nuova esibizione firmata da Robert Proch all’interno degli spazi romani della Wunderkammern Gallery, qui una prima occhiata.
Le produzioni firmate Robert Proch hanno sempre saputo catturarci, la pittura dell’interprete Polacco si colloca infatti a metà tra figurazione ed astrazione.
I soggetti raffigurati, le situazioni spesso legate al quotidiano, i paesaggi urbani, tutto viene ridotto all’essenziale e fortemente ‘bagnato’ da una sorta di spinta motoria. Il risultato è una pittura in cui veri e propri frammenti costituiscono corpo ed ambiente delle sue opere, una sorta di caos ordinato e volutamente generato.
In un sensibile riflessione sulla condizione umana, i protagonisti dell’artista, si trovano quindi all’interno di una dimensione sospesa, in una sorta di equilibrio precario che ne condiziona l’esistenza.
Proch mira a riflettere sull’esistenza dell’essere umano, dove tutti quegli stimoli giornalieri, i gesti ordinari e ripetitivi, costituiscono un finto senso di libertà, con quest’ultima che diviene quindi un concetto utopico.
Per “Crossing the Line” Robert Proch presenterà una nuova serie di opere su tela e disegni, appositamente realizzati in occasione di questo suo debutto in Italia.
in attesa di dare uno sguardo approfondito all’allestimento dell’autore, vi lasciamo ad alcuni scatti in preview della mostra. Restate sintonizzati.

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni 124
00176 Roma

Thanks to Wunderkammern Gallery for The Pics

DCIM100GOPRO

DCIM100GOPRO

robert-proch-crossing-the-line-show-preview-03

robert-proch-crossing-the-line-show-preview-04

robert-proch-crossing-the-line-show-preview-05

robert-proch-crossing-the-line-show-preview-06

OX – A Series of New Pieces

31/03/2016

Nuova e succulenta infornata di lavori firmati da OX, il grande autore in questi settimane si è parecchio dato da fare in giro per la Francia.
Il lavoro di OX si sviluppa sui piani e sui tessuti urbani, lo stravolgere del panorama o la semplice continuazione dello stesso sono i cardini fondamentali delle sue produzioni. L’autore Francese sceglie accuratamente le superfici d’intervento collocando i proprio lavori spesso su cartelloni pubblicitari.
Questi diventano terreno fertile per una trasformazione attiva dello spazio cittadino. Attraverso le opere di OX le superficie vanno così a perdere il loro significato, diventano non più lo strumento per accedere a qualcosa. Da pubblicità per un prodotto od un servizio, posti li ad impattare lo sguardo di chi osserva ed a catturarne l’attenzione, avviene un modellazione in grado di diventare piuttosto parte integrante dello scenario, al quale si ricongiungono, oppure nuova immagine in grado di legarsi, continuare, o trasformare la percezione dello spazio e dello scenario urbano.
In questa ultima serie OX sviluppa tutti i suoi concetti mostrandoci le differenti tematiche del suo lavoro, si va dalla continuazione degli spazi, fino alla totale eliminazione degli stessi passando per esercizi di stile con forme e figure dalla forte impronta astratto.

Pics by The Artist

ox-series-of-new-pieces-06

ox-series-of-new-pieces-05

ox-series-of-new-pieces-04

ox-series-of-new-pieces-03

ox-series-of-new-pieces-02

Andrea Casciu x Mil Amores – New Mural in Cholula

31/03/2016

Ci spostiamo a Cholula in Messico, in questi giorni Andrea Casciu ha infatti terminato di dipingere una nuova pittura in compagnia di Mil Amores.
La cittadina Messicana è ben famosa per la forte connotazione artistica della sue pareti. Nel corso degli anni proprio qui sono infatti passati diversi autori che hanno scelto di lasciare il proprio segno. La totalità dei muri racconta storie e vicissitudini, confrontandosi con la quotidianità della gente del posto, particolarmente entusiasta.
L’opera in collaborazione tra il nostro Andrea Casciu e Mil Amores, vede i due interpreti miscelare le rispettive fascinazioni estetiche. Se l’Italiano continua a proporre una personale rielaborazione del proprio stesso volto, in funzione di stimoli e riflessioni introspettive, d’altro canto Mil Amores ‘bagna’ l’intervento con una figura animale realizzata attraverso un vorticosa textures cromatica.
In attesa di scoprire i prossimi spostamenti dell’artista Italiano, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con i dettagli ed il making of di quest’ultima pittura. Enjoy it.

Thanks to Alice Bettolo for The Pics

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-01

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-02

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-03

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-04

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-05

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-06

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-07

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-08

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-09

andrea-casciu-mil-amores-new-mural-cholula-10

Watch: Blaqk x Donforty for Mind the wall project

30/03/2016

Fuori ora un bel video recap con l’ultima fatica firmata dal duo Greco Blaqk e Donforty realizzata per Mind the Wall Project curato dalla Swinton & Grant Gallery.
L’opera segue l’apertura di “White on Black” bel group show che ha visto coinvolti autori come Alaniz, Sam3, David de la Mano, Suso33, Pablo S. Herrero, Donforty, Essu, Blaqk, Deno y Sins, Seikon, Tim Barnard, Por Favor, tutto incentrato su un estetica legata all’utilizzo del bianco e del nero.
Dopo avervi mostrato le immagini dell’esibizione (Covered), andiamo quindi a dare uno sguardo alla pittura realizzata dai Blaqk e Donforty che prosegue di fatto la collaborazione tra i tre autori.
L’intervento è caratterizzato dall’intrecciarsi di tre estetiche differenti. L’approccio calligrafico di Greg Papagrigoriou, le forme astratta e geometriche di Simek, i due componenti del duo Blaqk, ed infine una bella texture organica prodotta da Donforty.
Mettiti comodo e schiaccia play per gustarti tutte le fasi del making of di questa bella pittura.

Ufocinque and Werther – “Cosmogonia” Show (Recap)

30/03/2016

Ufocinque e Werther tornano a collaborare in “Cosmogonia”, bel duo show da poco aperto all’interno degli spazi della HulaHoop Gallery di Torino.
Sebbene portino avanti percorsi differenti, Ufocinque e Werther dopo il bel exploit per Cheap Festival (Covered), tornano a collaborare in uno show che traccia i punti di contatto di entrambi gli universi estetici dei due autori, non fermandosi unicamente alla comune scelta di lavorare in bianco e nero.
L’uguale fascinazione per l’antico, la tecnica da simil miniaturista che così fortemente sta influenzando le produzioni di Ufocinque, e la particolare attrazione per le immagini e le icone appartenenti al passato o comunque all’immaginario collettivo, di Werther, unisce ora i due interpreti.
Lo show pone entrambi gli autori Italiani di fronte ad una riflessione sulla storia e sui miti, innescando un percorso in cui elementi antichi e medioevali, vanno ad intrecciarsi con stimoli appartenenti al contemporaneo. Approfondendo è un percorso di riflessione sul quotidiano attraverso strumenti remoti, che proprio per la loro natura, risultano capaci di proporre una dimensione del quotidiano non più piatta, ma bensì legata alla circolarità dello spazio e del tempo.
Cosmogonia nasce quindi come percorso alchemico circolare, di costruzione e crescita che raccoglie dal passato e dalla realtà, dalla quale si sposta per raggiungere uno ‘spazio’ maggiormente introspettivo, personale ed emozionale.
Si parte con un tavolo da falegname intrecciato con oggetti e ricordi di vita dei due autori, si continua con la generazione di opere direttamente interconnesse con il subconscio. Giungiamo a lighbox, con i paesaggi e personaggi scaturiti dall’immaginario dei due artisti. Si conclude con il black book cosmogonia, la sublimazione all’ora partendo dal piombo, in una personale analogia misteriosa ed esoterica con la vita ed il percorso che noi tutti compiamo.

HulaHoop Gallery
Via Rocciamelone, 7
10143 Torino

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Stefano Guastella

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-01

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-02

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-03

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-04

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-05

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-06

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-07

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-09

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-10

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-11

ufocinque-werther-cosmogonia-show-recap-12

MP5 – New Mural in Torpignattara, Rome

30/03/2016

Ci spostiamo nuovamente nella capitale, in queste ultimi giorni MP5 ha infatti terminato di realizzare questa nuova pittura nel quartiere di Torpignattara.
L’opera chiude il cerchio su “Of Changes” ultima esibizione di MP5 aperta all’interno degli spazi della Wunderkammern Gallery di Roma (Leggi l’editoriale). L’intervento d’altro canto prosegue nel portare avanti il tipico immaginario estetico e tematico che accompagna le produzioni dell’autrice Italiana.
La pittura vede MP5 realizzare una serie di figure femminile su tutta la superfice di questo grande palazzo, che viene in questo modo completamente trasformato.
L’impressione osservando l’opera, è che ciascuna delle donne realizzate rappresenti una sorta di colonnato che letteralmente sostiene l’intera struttura.
Ad accompagnare le nostre parole alcuni scatti con tutti i dettagli di quest’ultima pittura dell’artista italiana, dateci un occhiata e restate sintonizzati su Gorgo per nuovi e succosi aggiornamenti sul suo lavoro.

Thanks to Wunderkammern Gallery for The Pics
Pics by Martina Ruggeri and Nino Russo

mp5-new-mural-torpignattara-rome-01

mp5-new-mural-torpignattara-rome-02

mp5-new-mural-torpignattara-rome-04

mp5-new-mural-torpignattara-rome-05

mp5-new-mural-torpignattara-rome-06

mp5-new-mural-torpignattara-rome-07

mp5-new-mural-torpignattara-rome-08

mp5-new-mural-torpignattara-rome-09

Faith47 – New Mural in Dunedin, New Zealand

29/03/2016

Nuovo aggiornamento per Faith47, l’artista Sudafricana in questi giorni si trova a Dunedin in Nuova Zelanda dove ha terminato questa nuova pittura.
Sebbene non siano mai mancate le pittura con protagonisti essere umani, Faith47 ha sempre fatto della sua particolare sensibilità verso la natura, ed il mondo animale in particolare, uno dei principi del proprio lavoro in strada. Questo nuovo intervento, è parte di un progetto più grande, dal titolo “7.83 MHZ Frequency”, che vede l’autrice impegnata per i prossimi 2 anni.
Pochissime informazioni al riguardo, se non che per il momento i protagonisti sono tutti essere umani, dipinti, come per questa sua ultima produzione, intitolata “2500 -2450 BC”, attraverso un impeto pittorico particolarmente vicino ad una pittura iper realistica.
In attesa di maggiori informazioni da parte di Faith47, vi lasciamo ad una bella selezione di scatti con i dettagli di questa sua ultima fatica, dateci un occhiata.

faith47-new-mural-dunedin-02

faith47-new-mural-dunedin-03

faith47-new-mural-dunedin-04

Rustam Qbic for Art United Us in Kiev

29/03/2016

Con quest’ultima pittura firmata da Rustam Qbic, al via Art United Us, nuovo progetto internazionale, che parte da Kiev in Ucraina, per porre l’accento, riflettere e sensibilizzare su un tema complesso come la guerra.
L’idea è quella di realizzare un progetto a respiro globale che nel giro di due anni produrrà qualcosa come 200 murali differenti, uno per ogni artista, in giro per il globo. Con una line-up che comprende i nomi più importanti della scena internazionale, il progetto mira a far riflettere su un problema globale come la guerra nel mondo, la violenza e l’aggressione. Senza alcun confine nel mondo, senza alcuna distinzione di razza, sesso o religione.
L’opera dipinta da Rustam Qbic è direttamente ispirata ad una delle ultime pittura ad olio dell’interprete. Dal titolo “Labyrinth”, l’intervento vede l’autore proseguire nel portare avanti la sua particolare e sensibile pittura.
Profondamente legato ad un approccio pittorico impegnato, Rustam Qbic dipinge qui la figura di un uomo intento a trovare una via di fuga dai propri problemi. Il soggetto è posto in bilico sopra il labirinto, su una sorta di zattera, guidato da uno scarabeo/bussola. L’opera rappresenta il personale viaggio della vita che ciascuno di noi è costretto ad affrontare.
Tutti i dettagli dopo il salto, noi continueremo a seguire i successivi lavori, stay tuned.

rustam-qbic-for-art-united-us-kiev-02

rustam-qbic-for-art-united-us-kiev-03

rustam-qbic-for-art-united-us-kiev-04

ROA for The Crystal Ship in Oostende

29/03/2016

Ci spostiamo ad Ostend in Belgio, al lavoro infatti per il Crystal Ship Festival, ROA ha da poco terminato questa potente pittura.
L’intervento apre di fatto l’inizio del festival che vedrà al lavoro per le strade della cittadina Belga autori di grande spessore tra cui: 1010, Fintan Magee, Guido Van Helten, Pixel Pancho, Robert Montgomery, Ella & Pitr, Agostino Iacurci, Faith47, Ever, Cyrcle, JAZ, Elian, Isaac Cordal, Biancoshock e Zio Ziegler.
L’intervento di ROA prosegue nel portare avanti il particolare immaginario che da sempre contraddistingue le produzioni del grande autore belga. Ritroviamo infatti il consueto range cromatico oscuro e malinconico, capace di fare da ideale strumento per sottolineare la crudezza e la bestialità delle creature dipinte, del loro malessere e della loro triste condizione esistenziale. Si tratta al tempo stesso di un gradito ritorno di una composizione caratterizzata da molteplici soggetti, dipinti su una grande dimensione, per uno degli interventi dell’autore, certamente tra i più riusciti.
Tutti i dettagli dopo il salto, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti dalla rassegna e dagli artisti partecipanti.

Pics via San

roa-new-mural-ostend-belgium-02

roa-new-mural-ostend-belgium-03

roa-new-mural-ostend-belgium-04

Bosoletti – New Mural in Mexico City

25/03/2016

L’ultima pittura firmata da Bosoletti prendi vita a Città del Messico, ed è una nuova e profonda riflessione sulla società moderna.
Le produzioni di Bosoletti sono caratterizzate da una pittura figurativa. L’approccio dell’autore è di quelli intensi e profondi, con uso massiccio di tonalità differenti e dettagli vivissimi atti a sottolineare gli aspetti più emotivi delle figure realizzate. Attraverso quindi una setting prettamente legato ad una introspezione emotiva, l’interprete porta avanti una pittura altamente riflessiva.
Legato ad una produzione in simbiosi con lo spazio di lavoro, Bosoletti per questa sua ultima fatica sceglie di riflettere sull’ipocrisia che esiste all’interno della società. In particolare l’autore sembra ponderare circa il senso di vivere secondo quello che ci viene dettato dai nostri circoli sociali, piuttosto che abbracciare pienamente chi e ciò che siamo veramente.
Tutti i dettagli di “Mascara Social”, questo il titolo dell’opera, nella bella selezioni di scatti in calce al nostro testo, dateci un occhiata.

bosoletti-new-mural-mexico-city-02

bosoletti-new-mural-mexico-city-04

bosoletti-new-mural-mexico-city-01

Seikon – New Mural in Gdansk and Pilawa

25/03/2016

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di Seikon, l’autore Polacco si è spostato a Gdansk and Pilawa dove ha terminato due nuove pitture.
Dopo le recenti collaborazioni (Covered) ed il lungo viaggio in Asia (Covered), Seikon torna quindi nel proprio paese andando a lavorare all’interno di due struttura abbandonate. Per noi è l’opportunità per osservare la costante evoluzione che sta coinvolgendo l’autore e la sua ricerca.
Il processo artistico di Seikon convive attraverso due differenti percorsi capaci di svilupparsi ed arricchirsi a vicenda. L’approccio lineare, con vorticose costruzioni elaborate attraverso l’intrecciarsi di linee sottoli, e gli interventi più canonici e costruiti attraverso il miscelarsi di figure ed elementi geometrici ed astratti. Si tratta di interventi scanditi da forme ed elementi differenti, che divengono ora più essenziali, più concentrati e soprattutto legati ad un idea di texturizzazione particolarmente rilevante. Seikon sta spingendo in questa direzione lavorando come consuetudine attraverso la linea e la forma, dettando i tempi attraverso uno sviluppo più ermetico e coadiuvando il tutto attraverso una forte e rinnovata spinta cromatica che sempre più, esercita il proprio fascino attraverso tonalità gradienti e differenti.

Thanks to The Artist for The Pics

seikon

seikon

seikon

Aryz, Daniel Munoz “SAN” & ZOER in Granollers

25/03/2016

Ci spostiamo a Granollers in Spagna, qui Aryz, ZOER e Daniel Munoz “SAN” hanno unito gli sforzi per realizzare questa bella pittura.
L’opera prende vita grazie al supporto di Roca Umbert, piattaforma creativa ed artista della città, all’interno di una vecchia fabbrica tessile abbandonata. L’insolito trio sceglie di lavorare attraverso un accentuata interazione tra le personali e differenti estetiche. La pittura emerge quindi come un meltin pot caratterizzato dalle differenti identità di ciascuno degli interpreti.
Le visioni digitali ed iper realistiche di ZOER si miscelano con i personaggi impossibili di Daniel Munoz “SAN” dove Aryz chiude il cerchio attraverso i suoi characters e la grande matassa di forme organiche (quasi) astratte.
Com’era lecito aspettarsi Aryz, ZOER e Daniel Munoz “SAN” innescano una pittura fortemente caratterizzata dal dettaglio, con minuscoli personaggi, lettere, visoni e textures che accompagnano lo spettatore alla scoperta di quest’opera.
Tutti i dettagli dopo il salto, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti sul lavoro degli artisti coinvolti in questa combo.

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-01

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-02

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-03

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-04

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-05

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-06

aryz-daniel-munoz-san-zoer-granollers-08

Giorgio Bartocci for ALTrove Festival 2016

24/03/2016

giorgio-bartocci-for-altrove-festival-2016-01

A Catanzaro esiste un Altrove, non si tratta di un luogo prettamente fisico, o meglio ha iniziato a delinearsi, a prendere una forma tangibile, ma passa anzitutto per un concetto astratto. L’idea di un Altrove nasce come leva concettuale per offrire alla città un zona bianca, uno spiraglio di luce in grado di sovvertirne la monotonia cromatica e mentale.
È vero a Catanzaro si è sviluppato l’altrove, un non-luogo in grado di sfuggire ad un vita complessa, difficile, costantemente avviluppata tra problemi sociali ed economici. Si è sviluppato come risposta diretta ed efficace al grigio dei palazzi, alla rovina e decadenza degli spazi abbandonati al loro destino. Ma soprattutto è la risposta non comune, allo spegnersi, al non fare, al lasciarsi abbandonare ed adagiarsi, alle difficili situazioni che la vita pone di fronte.
È una risposta che ha le sembianze di colori, toni su toni, estetiche differenti che permeano ora questi luoghi, scandendo nuove realtà percettive, nuove sensazioni e stimoli, procurando una scintilla. L’altrove è quindi un concetto astratto, capace di porre in essere un cambiamento, una volontà e soprattutto una possibilità differente. Diviene aria per un respiro nuovo con idee, speranze e spunti nuovi, che assumono forma di linee, figure ed elementi differenti, cambiando l’aspetto di palazzi e zone difficili, offrendo un nuovo piglio, qualcosa di differente, sobbarcandosi e spingendo l’idea di cambiamento. È tangibile.

L’ALTrove va ben oltre il concetto di festival. È un idea specifica, un legame sintomatico con il paesaggio circostante, con le storie, i respiri, le perplessità di questi luoghi. C’è un dialogo costante con la città e con chi vive il difficile quotidiano di queste zone. C’è un cambiamento attivo, non strumentale, che riporta il senso pittorico verso la specificità del luogo di lavoro, del suo senso sociale. È una voce corale, una risposta da parte di chi crede in qualcosa di differente, che non si accontenta di una realtà come questa e che anzi si adopera per sovvertirne le regole e le restrizioni, producendo un riverbero in grado di investire e mutare profondamente non solo gli spazi, ma anche le percezioni dello spirito.
La misura del festival è questa, è mutabile come la percezione soggettiva delle opere proposte in questi anni. Acquista un senso di liquidità che investe e si plasma attraverso le skyline dei palazzi, le corti dei quartieri, che si intreccia con le voci e le storie di vita, espandendosi e dilatandosi, raccogliendo e trasformandosi al tempo stesso.

L’inizio della nuova edizione della rassegna coincide con l’apertura di un nuovo spazio. Un punto di riferimento che diviene nuova possibilità per continuare l’indagine sul movimento d’avanguardia del muralismo Italiano. L’altrove trova posto in un nuovo percorso indoor, Altrove Gallery è lo spazio chiuso, maggiormente personale ed introspettivo, che prosegue quanto prodotto e sviluppato dal festival. È una nuova possibilità per approfondire, produrre un contatto diretto tra gli artisti chiamati e la città nella sua interezza.

Giorgio Bartocci è il primo autore a confrontarsi sia con lo spazio pubblico che con quello chiuso, producendo nella sua residenza d’artista, due percorsi interconnessi tra loro. Un opera murale ed uno show, ambedue profondamente legati alla ricerca estetica di Giorgio Bartocci, ed al tempo stesso profondamente influenzati dagli stimoli e dagli incipit che la città e la rassegnano riescono ad offrire.
Nel suo guardare altrove Giorgio Bartocci plasma l’idea di Miniera, un universo liquido attraverso il quale riflettere sulla modernità e sull’individuo. Dividendone la presenza in due distinti percorsi, il primo in strada, il secondo in galleria.

Quando penso ad una emozione, uno stato d’animo cosciente o incosciente, sono portato a tracciarne l’aspetto attraverso un colore. Dare forma e sostanza agli aspetti più emotivi e viscerali del pensiero, agli impulsi che il nostro corpo ed il nostro cervello, non è semplice ed è inevitabilmente un ragionamento personale, capace di scostarsi da una logica generale e collettiva.
Nell’affrontare le produzioni di Giorgio Bartocci abbiamo sempre sottolineato il forte senso introspettivo della sua pittura. Capacità dell’autore è stata quella di tingere le proprie produzioni attraverso tutti quegli elementi intangibili, personali ed introspettivi che caratterizzano l’uomo. Si tratta di una raffigurazione dell’universo interiore che ciascuno di noi cela al proprio interno.
I pensieri, le emozioni, le fragilità, le angosce interiori, assumono l’aspetto di corpi cromatici, ombre e scaglie frastagliate che investono lo spazio, che si muovono all’interno dello stesso, intrecciandosi a vicenda e generando un tessuto disomogeneo. Sono emozioni che contraddistinguono l’essere umano, hanno l’aspetto di corpi antropomorfi, fluidi nella loro forma, in costante mutamento e movimento.
La sintesi proposta dall’interprete è quindi un meltin pot di sensazioni e stimoli eterogenei. È prima di tutto personale e successivamente comune a ciascuno di noi.
Bartocci non si affida ad approccio figurativo, guarda piuttosto alla forma, con una decostruzione e frammentazione della stessa, in grado di generare figure ed elementi astratti.
È un principio introspettivo che vuole scavare, approfondire e dare un senso estetico ad emozioni e stati d’animo. Attraverso la scelta dei colori, l’aspetto delle sue figure, l’artista delinea e trasmette sensazioni e percezioni differenti, compiendo la propria e personale sintesi, offrendo contemporaneamente a chi osserva l’opportunità per compierne una propria e soggettiva.

Il confronto con le pitture dell’interprete Italiano passa inevitabilmente per una introspezione personale. L’eredità degli elementi proposti, che risultano instabili, veloci e costantemente ‘bagnati’ da una intensa tensione emotiva, è quella di un tracciato. C’è quindi in questo senso una connessione dall’essere umano alla società moderna.
L’artista attraverso il proprio operato riflette sull’individuo e sulle influenza del quotidiano sullo stesso. La vita di tutti i giorni, le esperienze, i ricordi, si intrecciano con aspetti più personali, con la sfera emozionale, le inquietudini, la velocità a cui siamo sottoposti, le fragilità, tutti impulsi che si trasferiscono attraverso forma e colore, all’interno delle sue pitture.

Da questi concetti e basi estetiche nasce “Sanguinis Effusione”. Non è una concessione, non è un inserirsi anonimo e asettico all’interno di un ambiente cittadino.
Come il titolo suggerisce, è un effusione con lo spazio urbano di Catanzaro. Giorgio Bartocci ne accarezza il corpo e l’essenza, il centro storico della città, attraverso una carezza prolungata che si manifesta sotto forma di colori e figure intrecciate. Un abbraccio prolungato che lascia traccia di sé.
Su questa grande facciata si muovono figure cromatiche differenti, i colori risultano i simbiosi con la superficie, dalla quale emergono, proiettandosi dal basso verso l’alto, stagnandosi nell’estremità dello spazio, lasciandosi contaminare a vicenda. È un nuovo intreccio liquido, che vuole rappresentare l’individualità emotiva e percettiva, sottolineando al tempo stesso la forza comunitaria di un idea comune, capace di unire ed intrecciare esperienze di vita, vissuti e sensazioni collettive.
Ancora una volta l’autore parte dal singolo per riflettere sull’universale, nella sua effusione prolungata, Giorgio Bartocci connette le singole vite ‘sotterranee’, dona loro una nuova luce, uno spiraglio, un nuovo altrove dove convogliare le proprie fragilità, le proprie vite interrotte, un istante di coraggio, colore e felicità, da cogliere e far proprio.
La pittura si pone quindi come una vibrazione che omaggia la città, la sua rinnovata volontà di sperimentare, ed al tempo stesso preservare ed incentivare il contemporaneo all’interno di luoghi storici.

Se l’effusione sanguigna con lo spazio della città rappresenta l’atto pratico, il punto di partenza per percorre un personale viaggio di introspezione, la promessa dell’interprete, trasferita all’interno di uno spazio chiuso, diviene opportunità per una riflessione ancora più approfondita.
Giorgio Bartocci guarda alla metafora della Miniera come universo parallelo. L’altrove, definitivo, completo e finale dell’interprete è questo. Si sviluppa come personale ritratto della modernità, del singolo individuo come limite intrinseco e cuore stesso della forza comunitaria.
“Miniera” è anche il titolo dello show che l’autore si appresta ad aprire il prossimo 26 di Marzo, è un proseguo del dialogo che apre le porte di un luogo immaginario. Si tratta di una nuova immersione nella forma e nella materia, e lo specchio del movimento costante, della frenesia del quotidiano, della società sempre più dominata e piagata dall’istante. È al tempo stesso una opposizione chiara e diretta all’idea di spazio pubblico passivo, incivile, svuotato del proprio significato, una risposta a tutte quelle azioni che annientano e leniscono l’interazione tra pittura e sentimento interiore.
L’operato di Giorgio Bartocci rappresenta il propagarsi di un dialogo approfondito, al tempo stesso è l’ideale ponte tra Realtà ed Altrove, mezzo per evacuare dal grigio della prima, abbracciando se stessi, il valore delle proprie emozioni personali, trovando nella collettività, nella città e nella sua comunità, l’opportunità per approdare in un luogo magico, mistico e fino ad ora inesplorato, dove tutti gli uomini sono accomunati dalle danze gestuali e vorticose dei colori, delle forme e delle figure introspettive dell’autore.

Altrove Gallery
Corso G.Mazzini, 178
88100 Catanzaro

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

giorgio-bartocci-for-altrove-festival-2016-02

giorgio-bartocci-for-altrove-festival-2016-03

giorgio-bartocci-for-altrove-festival-2016-04

Andy Rementer and Fulvia Mendini – “The Age of Innocence” Show (Recap)

23/03/2016

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-01

Andiamo con piacere a dare uno sguardo approfondito a “The Age of Innocence”, bel duo show firmato Andy Rementer e Fulvia Mendini negli spazi della Antonio Colombo Gallery.
Lo show è caratterizzato da un dialogo tra i due artisti, un confronto tra le storie urbane tipiche dell’immaginario di Andy Rementer e le allegorie riflessive di Fulvia Mendini. Nonostante una comune matrice grafica ed estetica, con ad esempio la comune predilezione per i colori piatti ed accesi, ambedue gli autori sviluppato riflessioni e percorsi differenti.
Andy Rementer continua ad essere legato ad un approccio visivo indubbiamente influenzato dal design, dal fumetto e dai cartoni animati, arrivando a sviluppare una narrativa diretta ed efficace basata sul quotidiano. D’altro canto Fulvia Mendini porta avanti uno stile anche esso caratterizzato dalla summa di esperienze e stimoli estetici differenti. L’autrice italiana sviluppa un percorso altamente simbolico ed iconografico che sfocia nei particolari ritratti, arrivando infine ad una caratterizzazione naturale scandita da elementi fantastici.
Dall’unione di questi due universi scaturisce un mondo ipotetico, preciso e diretto nella forma, capace di attecchire al reale e scostarsi dallo stesso per giungere verso dimensioni solo immaginate.
Presenti nell’allestimento circa trenta differenti lavori, tra disegni, acquarelli e dipinti, acrilici su tela, tavola e carta. In mostra fino al prossimo 2 Aprile.

Antonio Colombo Gallery
Via Solferino, 44,
20121 Milano

Thanks to The Gallery for The Pics

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-02

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-03

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-04

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-05

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-06

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-07

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-08

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-09

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-11

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-13

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-22

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-16

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-18

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-30

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-33

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-27

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-36

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-37

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-38

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-39

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-40

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-41

andy-rementer-the-age-of-innocence-show-recap-42

Add Fuel for Memorie Urbane 2016

23/03/2016

Proseguono i lavori per il Memorie Urbane Festival 2016, tra gli ospiti Add Fuel che ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura a Formia.
Dopo gli interventi di SeaCreative (Covered) e il progetto compiuto da Isaac Cordal (Leggi l’editoriale), ecco quindi l’interprete Portoghese portare in dote tutto il suo iconico approccio estetico.
Le produzioni di Add Fuel sono fortemente influenzata dal lavoro dell’artista come grafico ed illustratore. Partita come una produzione fortemente legata a personaggi ed ad una visione sci-fi, l’interprete ha successivamente cambiato indirizzo estetico. L’estetica di Add Fuel è legata ad una personale rielaborazione grafica delle mattonella tradizionali. In particolare l’autore raccoglie l’eredità dell’azulejo, tipico ornamento dell’architettura portoghese e spagnola sulle piastrelle in ceramica.
Partendo da queste iconiche decorazioni, l’artista elabora e trasforma l’aspetto delle pareti attraverso disegno complessi, textures e pattern differenti che richiamano proprio nell’aspetto le particolari mattonelle iberiche.
Per la rassegna l’interprete realizza questo bell’intervento andando a cambiare l’aspetto e la percezione di questo scampolo di parete. Tutte le immagini ed i dettagli di quest’opera, negli scatti in calce al nostro testo, dateci un occhiata e restate sintonizzati per nuovi aggiornamenti dal Festival.

Thanks to The Festival for The Pics
Pics by Flavia Fiengo

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-01

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-02

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-03

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-04

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-05

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-06

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-07

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-09

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-10

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-11

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-12

add-fuel-for-memorie-urbane-2016-13

Vhils – A Series of New Pieces in Hong Kong

23/03/2016

In questi giorni Vhils si trova ad Hong Kong per l’apertura della sua nuova personale dal titolo “Debris”, l’autore Portoghese ha colto l’occasione per realizzare una nuova serie di lavori in strada.
In attesa di dare uno sguardo approfondito all’allestimento, è l’occasione per rivedere Alexandre Farto nuovamente al lavoro in strada.
Per questa nuova serie Vhils sceglie un approccio meno invasivo. Continuando a sperimentare con la carta, a differenza degli iconici lavori direttamente su muro, questa nuova serie è caratterizzata da profondi tagli realizzati su molteplici strati. Con una tecnica quindi differente rispetto al consueto operato su parete, Vhils ripropone gli iconici ritratti.
Dopo il salto alcuni scatti dei lavori realizzati, dateci un occhiata e restate sintonizzati qui sul Gorgo per nuovi aggiornamenti.

Pics by Pando Lucas via San

vhils-series-of-new-pieces-hong-kong-01

vhils-series-of-new-pieces-hong-kong-03

vhils-series-of-new-pieces-hong-kong-04

vhils-series-of-new-pieces-hong-kong-05

vhils-series-of-new-pieces-hong-kong-06

vhils-series-of-new-pieces-hong-kong-07

DissensoCognitivo – A Series of New Rusted Pieces

22/03/2016

Nuovo aggiornamento per il DissensoCognitivo, l’interprete italiano ci mostra l’ultima serie di interventi realizzati su una serie di cartelloni pubblicitari.
Intersecando sensazioni e stati d’animo contrastanti, malinconia, paura e pensieri tristi, il lavoro del DissensoCognitivo si colloca all’interno di un universo personale che di volta in volta, viene ampliato e sviluppato. Intervento dopo intervento, l’autore Italiano è riuscito a creare anzitutto una personalissima narrativa, una prospettiva tematica in grado di tracciare una peculiare e tetro futuro per la razza umana. Parta dal presente per sviluppare un ipotetico futuro. Il DissensoCognitivo ci conduce in lande desolate, all’interno di una visione decisamente malinconica e decadente. In particolare l’interprete pone l’accento sulla scelleratezza della razza umana, sul suo inseguire un sogno di infinita vita che si rivela in tutto il suo sfacelo utopistico.
A caratterizzare le produzioni dell’autore Italiano sono visioni e soggetti, personaggi vagamente umani. Si tratta di abomini, creature antropomorfe con innesti tecnologici e bio meccanici, più macchine che uomini. Si tratta di una visione che ci conduce con una stretta allo stomaco attraverso characters divorati dalla loro stessa ambizione, privi di anima, sospinti unicamente dal loro cuore tecnologico, senza motivazione, senza direzione, istinto puro che li costringe a vagare silenziosi all’interno di un mondo che essi stessi hanno contribuito a disintegrare.
Temi così squisitamente aspri e destabilizzanti, appoggiano le radici su colori e tinte fortemente cupe, il grigio con le sue differenti scale cromatiche rappresenta lo sbiadito del candore del roseo umano che va ad abbracciare il freddo metallo tecnologico. La ruggine dei cartelloni pubblicitari si unisce al processo di contaminazione, distruzione e alienazione di questi corpi urlanti.

Pics by The Artist

dissensocognitivo-new-rusted-pieces-2-02

dissensocognitivo-new-rusted-pieces-2-03

dissensocognitivo-new-rusted-pieces-2-04

dissensocognitivo-new-rusted-pieces-2-05

Christian Poeta Riffel in Santa Fe, Argentina

22/03/2016

Nei giorni scorsi Christian Poeta Riffel si è spostato a Santa Fe in Argentina dove ha da poco terminato di dipingere questa nuova pittura.
Fortemente influenzato da un approccio astratto e votato alla geometria, le produzioni di Christian Poeta Riffel sono caratterizzate da differenti giochi prospettici. Attraverso la varietà di colori differenti, l’interprete dà forma ad intense composizioni geometriche che hanno l’impressione di aprirsi e schiudersi.
L’opera, intitolata “Lo bueno es lo de antes, con lo mejor de ahora” vuole essere una riflessione dell’interprete su come le persone di questo quartiere affrontano la loro vita. In particolare Christian Poeta Riffel pare concentrarsi sui bambini, sul senso di libertà che luoghi come questo riescono a stimolare, e su come il lavoro in strada riesca a mettere l’autore a contatto con i veri e profondi valori umani.
In attesa di nuovi aggiornamenti, in calce al nostro testo una bella serie di scatti con alcune fasi del making of ed il bel risultato finale.

Pics by Fernanda Quiróz

christian-poeta-riffel-santa-fe-argentina-01

christian-poeta-riffel-santa-fe-argentina-02

christian-poeta-riffel-santa-fe-argentina-03

christian-poeta-riffel-santa-fe-argentina-04

christian-poeta-riffel-santa-fe-argentina-06

Isaac Cordal for Memorie Urbane 2016

22/03/2016

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-01

Viviamo in una società articolata e complessa, viviamo in un periodo storico martoriato da problemi sociali, in cui sempre più l’identità e la libertà come essere umani, appaiono compromessi. Viviamo in un ambiente sociale, politico ed economico che ci spinge a non soffermarci, a non riflettere ed approfondire, a non confrontarci con tutto ciò che accade intorno a noi. Siamo connessi con il mondo ed al tempo stesso diamo bado a ciò che accade unicamente nel nostro piccolo universo, voltando le spalle, o semplicemente ignorando la fragile condizione esistenziale nostra e degli altri.
Se questa rappresenta una condizione intrinseca che lega ciascuno di noi, chi più, chi meno cosciente ciò, è fondamentale la presenza di opere, interventi e progetti artistici, capaci di porre in essere una riflessione, di riportarci ad una dimensione umana, affrontando tutti quei problemi e quelle complessità tipiche del nostro tempo.

Sono un grande fan delle produzioni di Isaac Cordal. L’artista Spagnolo è fin da subito riuscito a catturare il mio interesse, anzitutto attraverso il peculiare approccio in strada, ma soprattutto per mezzo dei temi e delle riflessioni che la sua produzione riesce a sviluppare.
Non è di fatto l’unico artista a lavorare attraverso minuziose e piccole installazioni in strada, ma è forse l’unico capace di raccogliere, rielaborandole in modo così diretto, le impressioni e le perplessità della nostra epoca.

Non è semplice confrontarsi con le opere dell’interprete che, nonostante la dimensione ridotta, continuano ad assomigliare a veri e propri colpi allo stomaco. Cement Eclipses, questo è il nome del progetto portato avanti dall’artista, è un promemoria costante che ci ricorda, sbattendoceli in volto, tutti i problemi e le controversie della società moderna.
In questo pot-pourri di temi e spunti differenti, è sintomatico l’uso del cemento. Parte da questo materiale Isaac Cordal e non è affatto un caso. C’è la volontà di confrontarsi con un aspetto materico profondamente legato a questo tempo, plasmato e sviluppato in forma antropomorfa.
È il primo parallelo e spunto tematico che l’autore Spagnolo coglie. L’utilizzo eccessivo del cemento, la cementificazione selvaggia che letteralmente ‘mangia’ corpose parti della città e del pianeta, inglobando e continuando a rinchiudere l’essere umano in cattedrali grigie e soffocanti.
Al tempo stesso, il grigio della città, diviene il grigio dei soggetti di Isaac Cordal. Alla base dell’esperienza visiva dell’artista c’è infatti una raffigurazione dell’essere umano. Si tratta di minuscole statue in cemento, opportunamente dipinte, che vanno ad inserirsi all’interno di un preciso contesto urbano.

Lo Spagnolo si confronta quindi con la strada non attuando una trasformazione attiva, quanto piuttosto inserendosi all’interno della stessa e proiettando nella stessa, la propria visione e riflessione.
L’interazione con lo spazio di lavoro diviene quindi fondamentale. Le opere appaiono celate o meglio inserite in modo omogeneo all’interno delle città. Dialogano con la stessa, scavando le viscere delle pareti, trovando una propria posizione fisica, gettando quindi le basi per una interazione quanto più vera e realistica possibile.

Protagonista trasversale in questo senso è l’essere umano, stimolato attraverso ciò che ha di fronte ed al tempo stesso intrinseco protagonista delle installazioni. Quello che si alimenta è quindi un universo narrativo che attecchisce dalla e nella realtà, e proprio attraverso questa sua duplice identità, riesce a scuotere maggiormente.
Le installazioni di Cordal hanno le sembianze di minuscoli esseri umani, li vediamo letteralmente spuntare dalle insenature, dalle viuzze, le crepe dei muri, le pozzanghere, c’è una costante volontà di interagire con l’ambiente circostante che rende vere ed autentiche questi soggetti. Ma è più di tutto il confronto tra chi osserva e gli stessi, a spiazzare, colpire e far riflettere.
Le figure dell’artista appaiono come lo specchio dei tempi moderni, una non-maschera in grado di rivelare la condizione dell’essere umano in questo particolare momento storico, economico e sociale.
L’aspetto dei protagonisti realizzati da Isaac Cordal rappresenta l’altra faccia della società moderna. Questi characters appaiono come uomini di mezza età in giacca e cravatta, sguardo basso, malinconico, il cellulare in mano, sull’altra la ventiquattrore. Sono figure tetre, inquietanti, doloranti e tristi, rappresentano il disagio di questi tempi, massimizzato e compresso in pochi centimetri di altezza.

Isaac Cordal ha saputo creare un micro universo. Non è una narrativa a se stante, non si tratta di un approccio svincolante e votato a creare un esistenza differente od un immaginario personale, tutt’altro. C’è la ferma volontà di proiettare lo spettatore ad osservare, a focalizzarsi sul minuscolo, per meglio comprendere il disegno più grande.
Parte quindi dalle dimensioni ridotte l’artista, per suscitare velenosi e potenti paralleli con la vita quotidiana, creando situazioni, replicando il disagio e la fragilità. Chi osserva diviene dapprima spettatore, con la scoperta di queste minuscole presenze, successivamente, avendone compreso i temi e gli argomenti trattati, vero e proprio protagonista. È un guardare se stessi in dimensione ridotta e da distante, proprio per questo brucia ed annichilisce.

Intelligenza dell’autore è stata quella di non legarsi ad un unico filone tematico. Partito quindi con la personale denuncia sulla eccessiva cementificazione, presto Isaac Cordal ha iniziato ad affrontare i temi differenti, giungendo infine a Gaeta per Memorie Urbane, dove ha raccolto spunti ed argomenti quanto mai attuali e particolarmente delicati.

La residenza d’artista compiuta da Isaac Cordal per il famoso Festival, è sfociata in una corposo lavoro site-specific, con interventi in strada, ed infine una mostra personale all’interno della Street Art Gallery, neonato spazio espositivo della rassegna.
Il progetto ha quindi dapprima visto l’interprete confrontarsi con la città ed i suoi spazi, successivamente allestire una mostra che potesse trasformarsi in un proseguo dell’indagine sviluppata in città.
Questa duplice e continua identità ha permesso all’autore di approfondire al meglio i temi, ponendo da una parte lo spettatore di fronte ad argomenti rilevanti, dall’altra sperimentare nuove ed inedite soluzioni installative.

Isaac Cordal per Memorie Urbane presenta “Welcome”. Il progetto raccoglie al meglio l’esperienza tematica e visuale dello Spagnolo attraverso una nuova indagine che riflette sulla situazione globale. In particolare l’autore tratta temi come la crisi economica, i cambiamenti climatici, arrivando a toccare un tema particolarmente caldo e delicato come quello degli immigrati e dei rifugiati, vero e proprio main theme di tutta l’esperienza.
Lavorando in spiaggia e tra i vicoli della città, interagendo con lo spazio pubblico, Isaac Cordal presenta un nuovo micro universo presente eppure al tempo stesso celato, vista la sua dimensione. Una similitudine che richiama un senso di poesia malinconica, una melodia che si affida a note agrodolci, esplodendo in significati e riflessioni personali.
Lo show continua la riflessione proposta in strada attraverso una serie di installazioni, create all’interno degli spazi della galleria, fotografie con alcuni dei lavori realizzati per le strade di Gaeta, alcuni interventi realizzati invece attraverso materiale di recupero, come scatole, casse e un ombrello del Parlamento Europeo.
Quest’ultimo rappresentare il core centrale della critica mossa da Cordal. L’installazione, rappresenta una riflessione sull’ambigua politica Europea sui flussi migratori. Da una parte c’è la volontà di accogliere coloro che hanno bisogno di ‘un riparo’, dall’altra lo stesso riparo garantisce ai politici una protezione contro la ‘pioggia’, lasciando i più sfortunati a trascorrere giorni e mesi nei campi fangosi sotto il cielo aperto, nell’attesa di poter essere ammessi.

Street Art Place
Piazza Traniello
04024 Gaeta LT

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-02

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-03

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-04

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-05

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-06

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-07

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-08

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-09

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-10

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-11

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-12

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-13

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-14

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-15

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-16

isaac-cordal-for-memorie-urbane-2016-recap-17

Broken Fingaz – New Mural in Haifa

21/03/2016

Tornati nella loro Haifa, i Broken Fingaz ci mostrano quest’ultima potente ed irriverente pittura, scandita come dal loro particolare immaginario.
Attraverso uno stile assolutamente fresco i Broken Fingaz portano avanti la loro personale visione creativa, ricco di spunti e completamente surreale lo stile del gruppo è un calderone di influenze differenti con una forte corrente pop coniugata attraverso un tratto illustrativo e la passione per l’horror, il macabro ed il trash passando infine per lo splatter.
Attraverso l’unione di queste differenti correnti, passioni e fascinazioni, i Broken Fingaz hanno saputo dare forma e sostanza ad uno stile assolutamente personale in cui i characters approfondiscono e sviluppano nello spazio tutto il tipico humor nero, i toni macabri e tetri fino ad arrivare alla situazioni assolutamente fuori dall’ordinario, tutti elementi questi che di fatto hanno decretato il successo delle produzioni degli interpreti.
Qui uno sguardo a questa loro ultima fatica, presto siamo sicuri, nuovi e succosi aggiornamenti.

Pics by The Artist

broken-fingaz-new-mural-haifa-02

Merijn Hos – New show at Mini Galerie (Recap)

21/03/2016

Aperta il 12 di Marzo, andiamo a dare uno sguardo a “The Arrival of a New Moon” nuova esibizione firmata da Merijn Hos negli spazi della Mini Galerie di Amsterdam.
Lo show è caratterizzato da una grande varietà di opere multidisciplinari. Merijn Hos ha presentato infatti una bella serie di dipinti, opere su carta e soprattutto sculture in legno.
L’estetica dell’autore Olandese è legata ad una personale fascinazione naturale. Attraverso figure ed elementi organici, che non perdono qui del tutto la loro estetica, l’interprete realizza corposi e profondi intrecci cromatici. C’è una forte senso dimensionale osservando le opere, che sembrano quasi coprire la vista di qualcosa, ponendosi di fronte allo spettatore, ed invogliandolo a ‘cercare’ all’interno. La varietà cromatica, e la profondità delle opere, si intrecciano con forme, oggetti comuni fino ad arrivare ad una rappresentazione di soggetti e parti degli stessi. Le sculture invece seguono un percorso personale differente. In questo caso Merijn Hos mira ad una raffigurazione astratta di volti che, attraverso il loro aspetto, richiamano quello di maschere indigene.
Dopo il salto alcuni dettagli del setting up e le immagini di parte delle opere in mostra. Se siete in zona c’è tempo fino al prossimo 16 di Aprile.

Mini Galerie
Kinkerstraat 12AH
1053 DT Amsterdam

Pics by The Gallery

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-02

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-03

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-04

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-05

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-06

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-07

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-08

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-09

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-10

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-11

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-12

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-13

merijn-hos-at-mini-galerie-recap-14

Eltono – New Mural in Besançon

21/03/2016

Nuovo aggiornamento per Eltono, il grande artista Francese nei giorni scorsi ha preso parte ad un bel progetto per le strade di Besançon in Francia.
Organizzato da Juste Ici, il progetto vede l’interprete lavorare insieme ai bambini degli Istituti la Butte e la Grette della cittadina Francese. Dopo nove giorno di lavoro, dove hanno partecipato 125 ragazzi, Eltono presenta quest’ultima pittura dal titolo “Cité des 408”.
L’intervento vede l’artista combinare una serie di forme differenti, tipiche del processo di costruzione e decostruzione della forma che accompagna le produzioni di Eltono, attraverso differenti alterazioni cromatiche. Giocando con una precisa scala cromatica, e con il sostanziale cambiamento degli elementi incastrati, e con i differenti intrecci degli stessi, l’autore continua a portare avanti la personalissima indagine estetica.
Alcuni scatti del making of e le immagini del bel risultato finale, in calce al nostro testo. Dateci un occhiata.

Pics by The Artist

eltono-new-mural-besancon-02

eltono-new-mural-besancon-03

eltono-new-mural-besancon-04

eltono-new-mural-besancon-05

eltono-new-mural-besancon-06

eltono-new-mural-besancon-07

eltono-new-mural-besancon-08

eltono-new-mural-besancon-09

eltono-new-mural-besancon-10

eltono-new-mural-besancon-11

Edoardo Tresoldi in Santa Maria di Siponto

17/03/2016

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-01

Andare oltre. Andare oltre l’esigenza di sviscerare personali immagini o visioni creative, andare oltre la personale capacità artistica. Abbracciare e pungolare le sensazioni e le percezioni dello spettatore, immergendolo in un bagno emozionale di colori, forme ed immagini differenti.
Viviamo in un momento storico in cui tutto ciò che vediamo e percepiamo ci viene dato in pasto a velocità vorticose. Senza il tempo di una giusta digestione, passiamo ad altro, ad altro ancora, finché saturi non spegniamo i sensi. Così, giorno dopo giorno, senza un attimo di respiro, senza quella possibilità di assaporare davvero ciò che stiamo percependo ed osservando.
Ho sempre pensato all’arte come qualcosa di emozionale, in grado di scuotere e cambiare stati e sensazioni personale, intercettare determinati spiriti emotivi. Mi è capitato diverse volte di rimanere interdetto, e credo e spero soprattutto che ciò continui ad accadere, in quella che diviene una piccola ricerca personale, mai sazia.

Andare oltre significa confrontarsi indirettamente con la velocità del tempo in cui esistiamo, e di come questa vada ad influenzare inevitabilmente lo spazio fisico. Si tratta di un rapporto complesso, dove lo spazio reagisce al muoversi ed al mutare del tempo, con l’essere umano come parte sia attiva che passiva di questo costante cambiamento. L’uomo ha saputo infatti adattarsi alle variazioni del tempo e contemporaneamente ne ha accelerato l’influenza sullo spazio, attraverso la propria stessa opera attiva.
È però interessante notare come l’essere umano agisca singolarmente su soltanto uno di questi elementi. Manipola lo spazio a proprio piacimento, ma è ancora soggiogato dal tempo e dal suo ineluttabile scorrere in avanti. Ed è proprio in questo preciso punto che va a collocarsi l’ultima opera realizzata da Edoardo Tresoldi. L’intervento dà la sensazione di riavvolgere il tempo, di poterne disporre a proprio piacimento, andando a collocarsi all’interno di uno spazio fortemente influenzato dallo stesso.

Peculiarità delle produzioni di Edoardo Tresoldi è anzitutto l’intrinseca capacità di mutare in relazione all’ambiente in cui prendono vita, di relazionarsi quindi con lo stesso in modo costante e mutevole appunto.
Questo senso ‘liquido’ si pone come particolare antitesi alla rigidità strutturale attraverso la quale le opere si sviluppano. Si tratta di un intreccio di reti metalliche che vanno formare la silhouette di elementi e forme differenti. Non c’è una sostanza, anzi questi profili appaiono come vuoti, venendo unicamente ‘riempiti’ dal paesaggio circostante, che diviene inevitabilmente parte attiva, e non solo palcoscenico, nella fruizione dell’opera.
Appare chiaro come il lavoro di Edoardo Tresoldi passi per una meticolosa attività scultorea, proiettata verso una raffigurazione legata al vero ed al reale, presente nello stesso, ed al contempo così profondamente connessa con le percezioni e le sensazioni di chi osserva. Ecco la scintilla.
Il senso di ‘vuoto fisico’ delle figure proposte dall’autore italiano, viene letteralmente colmato da chi osserva, che riflette, all’interno delle stesse sagome, spunti ed emotività personali. C’è quindi un fortissimo senso di introspezione attraverso la quale Edoardo Tresoldi riesce a intercettare, il senso di meraviglia epidermica ed emozionale. L’artista ne imbriglia l’essenza all’interno delle peculiari reti metalliche, producendo un riverbero fisico, che si traduce in visioni silenti ed altamente riflessive.
La figura dell’uomo è presente, ma attraverso un aspetto vacuo, vuoto, etereo, viene svuotata della carne, posta a contatto con il panorama circostante, che ne diviene parte stessa, in una costante escalation tra vuoto e pieno, tra elemento fisico e tangibile, riflessioni personali ed astratte, che si piegano al tempo, alla luce, agli odori ed ai suoni del momento.

L’autore ha quindi saputo rivolgersi all’uomo come principale interlocutore e co-protagonista, d’altronde la natura dei suoi lavori pone lo spazio come imprescindibile elemento di spicco, e non solo scialbo contorno.
In particolare ho sempre avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una vibrante riflessione sul senso di isolamento e solitudine, che così fortemente stanno caratterizzando questo momento storico e sociale.
È l’atto stesso di osservare, di porsi in silenzio di fronte ad un panorama ed all’opera che dialoga con lo stesso, di non curarsi del tempo che scorre, a stabilirsi come ideale e potente antitesi verso i ritmi frenetici della società. All’illusione e l’isolamento dettato dai social network, viene contrapposta una solitudine emozionale. Il ritrovarsi con se stessi, guardarsi interiormente, scoprirsi nelle piaghe metalliche dei volti appena accennati, nei corpi che si torcono, e nei silenzi che ne avvolgono la presenza.
Se l’uomo è, ed ha continuato ad essere, spunto fisico delle opere dell’interprete Italiano, ricordiamo ad esempio la splendida collaborazione con Borondo (Covered), lo stesso ha saputo spostare la propria attenzione verso elementi più vicini all’architettura.

Nasce infatti l’idea di generare uno spazio all’interno dello spazio. Un nido percettivo ed emotivo, che al tempo stesso potesse mantenere intatto l’elemento di forte congiunzione con l’ambiente circostante. Ma c’è di più.
Questo approdo, sviluppato mantenendo inalterata la presenza fisica del fili metallici, il loro senso di esistenza non invasiva, viene pensato come spinta e propellente ad una interazione differente. Se prima infatti le opere passavano per uno sguardo d’insieme, che coinvolgeva soggetto compiuto e paesaggio circostante, ora l’intervento diventa fruibile. Chi osserva è invogliato a trapassare l’architettura generata, interagendo all’interno della stessa, in un modo, nuovo ed inedito con ciò che circonda l’intervento. Lo sguardo si posa sui dettagli e su come gli stessi dialoghino dall’interno verso l’esterno, in un nuovo step capace di raccogliere percezioni emotive differenti e del tutto nuove.
Le architetture di Edoardo Tresoldi appaiono come prive di limiti fisici, eteree, poetiche nel loro impatto interpersonale e esteriore. L’installazione realizzata a Marina di Camerota (Covered) ne rappresenta un valido esempio, quest’ultimo lavoro, alza però decisamente l’asticella, conducendoci verso una dimensione differente.

Il tempo diviene mutabile. Non c’è una DeLorean a trasportarci fisicamente all’interno di una precedente o futura sequenza temporale, è l’artista stesso che attraverso la sua opera riesce a produrre un riverbero che si congiunge al passato, riemergendo nel presente cambiato nelle viscere, restando immutato nella forma. Una dimensione nuova ed inaspettata.
Curato da Antonio Oriente, che prosegue la tradizione di progetti di altissimo profilo in Meridione, l’intervento rappresenta lo starter di un nuovo modo di fare cultura. A cavallo tra archeologia ed arte contemporanea, l’opera si prefigge anzitutto di valorizzare il sito archeologico di Santa Maria di Siponto in Puglia, attraverso una ricostruzione dell’antica basilica paleocristiana.
Unico ricordo della costruzione sono i resti di basamenti, un mosaico, alcune tombe, una dimensione schiacciata dal tempo, dal terremoto che ne ha cancellato la presenza. Una fisicità appiattita e bidimensionale che torna ora ad un nuovo slancio verso l’alto, acquistando fisicità ed una nuova terza dimensione.
È bene ribadirlo immediatamente, i volumi che costituiscono questa struttura, composti come è lecito aspettarsi da reti metalliche trasparenti, non rappresentano una mera copertura protettiva degli scavi, ma una vera e propria rilettura ed interpretazione dell’antica basilica.

Edoardo Tresoldi raccoglie qui gli aspetti peculiari del proprio operato, delle ultime incarnazioni, realizzando un installazione che per dimensioni, fisicità, e capacità emozionale, lascia interdetti.
Il dialogo con l’ambiente e lo spazio circostante, giunge qui a connettersi con il passato del luogo, ma anche con ciò che è già presente offrendo una lettura panoramica, tra presente e ciò che fu, del tutto nuova e moderna. C’è una conversazione tra la costruzione dell’artista Italiano e la Basilica minore presente a pochi passi, capace di rivelare una inedita amalgama.
Al tempo stesso l’interazione tra l’opera e l’uomo, non passa per uno sguardo passivo od una presenza labile e abulica. Ribadendo i concetti espressi e veicolati nelle ultime produzioni maggiormente architettoniche, Edoardo Tresoldi innesca una nuova interattività, un non-luogo che da astratto, diviene tangibile, fisico, capace di diventare esperienza viscerale. C’è la possibilità di esplorarne gli interni, di stimolare l’immaginazione, tentando di ricreare nella propria mente, forme, immagini e colori. La trasparenza della struttura, diviene nuovamente momento di confronto con gli elementi esterni che si inseriscono all’interno, innescando e scatenando sensazioni del tutto personali.
Cercavo una scossa epidermica, l’ho trovata in un opera che unifica aspetti tecnici ed emozionali complessi, trovandomi investito da un susseguirsi di stimoli che arrivano all’unisono, percezioni e stati d’animo eterogenei, agitazione dei sensi.
È un installazione che connette, ferma e riavvolge il tempo, ne raccoglie l’eredità amplificandone la dimensione fisica, emotiva, ambientale e percettiva.

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-02

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-03

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-04

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-05

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-06

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-07

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-08

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-09

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-10

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-11

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-12

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-13

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-14

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-15

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-16

edoardo-tresoldi-santa-maria-siponto-17

Sebas Velasco x Dulk – New Mural in Torreblanca

16/03/2016

Ci spostiamo a Torreblanca in Spagna, nei giorni scorsi Sebas Velasco e Dulk hanno infatti unito gli sforzi per realizzare questa nuova pittura.
L’opera, realizzata come parte del MIAU e dei progetti del dipartimento di cultura di arte pubblica, prende vita su questa grande palazzina di 3 piani, dove gli autori hanno miscelato con efficacia di diversissimi approcci estetici.
L’opera si presenta come una esplosione di fantasia. La contrapposizione tra l’approccio iper realistico di Sebas Velasco, con la sua pittura profonda, ruvida e particolarmente vibrante, crea la perfetta contrapposizione con l’immaginario impossibile di Dulk. L’interprete predilige colori accesi e saturi, con i quali dare forma e sostanza a personaggi, figure e characters impossibili.
Tra reale e fantastico, quella che emerge è quindi una composizione complessa. È presente una elevata quantità di dettagli, come le grandi palazzine visibili alle spalle della grande figura centrale dipinta da Sebas Velasco, oppure tutti gli elementi che contraddistinguono i curiosi mostri di Dulk.
L’abilità degli interpreti è stata quella di lavorare attraverso effetti di luce, attraverso i quali intrecciare e far interagire pittura differenti, per certi versi opposte, riuscendo a sviluppare una composizione coerente che trova proprio nelle sue divergenze, il punto di forza.
In attesa di nuovi aggiornamenti dai due interpreti, vi lasciamo agli scatti in calce con tutti i dettagli di questa bella collaborazione. Dateci un occhiata.

sebas-velasco-dulk-new-mural-torreblanca-02

sebas-velasco-dulk-new-mural-torreblanca-03

sebas-velasco-dulk-new-mural-torreblanca-04

sebas-velasco-dulk-new-mural-torreblanca-05

Interesni Kazki – New Mural in Varkala by Waone

16/03/2016

Come da tradizione, Waone del duo Ucraino Interesni Kazki si trova in India, qui a Varkala ha da realizzato questa nuova pittura, caratterizzata da una inedita direzione pittorica.
Come avrete già notato, abituati al bagno cromatico tipico delle produzioni degli Interesni Kazki, qui Waone sceglie un approccio unicamente in bianco e nero, ma non solo.
L’autore spiega di essere stato influenzato dalla scoperta di alcune rare incisioni presso la biblioteca dell’abbazia St.Ottilien in Germania nell’ottobre del 2012. Da quel momento son passati quattro anni, e finalmente ecco il primo esperimento in bianco e nero su muro dell’interprete.
L’opera è una personale riflessione sul caldo anomalo che sta investendo l’India in questi giorni. In particolare l’interprete riflette sul cambiamento climatico che hanno avuto luoghi come questo luogo così distante dalle regioni ‘civilizzate’. Il tutto viene confrontato con il mite clima di Gainesville in Florida, l’inverno più freddo di sempre, dove gli Interesni Kazki hanno dipinto negli scorsi mesi, subito dopo aver patito il freddo di New York. Tutti spunti che avvalorano l’idea di un forte e sostanziale cambio climatico nel mondo.

Pics by The Artist

interesni-kazki-varkala-by-waone-02

interesni-kazki-varkala-by-waone-03

interesni-kazki-varkala-by-waone-04

interesni-kazki-varkala-by-waone-05

interesni-kazki-varkala-by-waone-06

interesni-kazki-varkala-by-waone-07

interesni-kazki-varkala-by-waone-08

Agostino Iacurci – “Long Story Short” Show (Preview)

16/03/2016

Il prossimo 17 Marzo Agostino Iacurci si appresta ad aprire “Long story short” nuova esibizione, all’interno degli spazi della Die Kunstagentin di Colonia in Germania.
Questa nuova esibizione rappresenta l’ideale proseguo del lavoro fin qui portato avanti dal grande interprete Italiano. Lo show continua la riflessione sugli equilibri, tra spazio e tempo, tra forme fisiche e sintesi delle stesse. Si tratta di una riflessione sulla creatività, sui suoi limiti e suoi rischi, e sulla sua capacità di raggiungere la bellezza e la conoscenza.
In particolare, continua ad essere presente, lo spirito associativo che contraddistingue le opere di Iacurci, con un costante gioco di opposti e contrapposizioni che ‘fioriscono’ in una personale raffigurazione naturale. L’essere umano o l’elemento umano, protagonisti assoluti attraverso characters e oggetti tra i più differenti, vengono associati o circondati da piante, fiori, alberi, nuvole ed uccelli. Una tranquillità apparente che richiama un equilibrio in procinto di ‘rompersi’.
In attesa di mostrarvi tutte le immagini dell’allestimento, vi lasciamo ad alcuni scatti in preview con Agostino Iacurci al lavoro sulle opere dello show, all’interno del suo studio di Roma, enjoy it.

Die Kunstagentin
Maastrichter Str. 26
50672 Cologne

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by TheBlindEyeFactory

agostino-iacurci-long-story-short-show-preview-01

agostino-iacurci-long-story-short-show-preview-02

agostino-iacurci-long-story-short-show-preview-03

agostino-iacurci-long-story-short-show-preview-04

agostino-iacurci-long-story-short-show-preview-05

agostino-iacurci-long-story-short-show-preview-06

Rone – New Mural in Melbourne

15/03/2016

Ci spostiamo a Melbourne, nei giorni scorsi, in occasione delle festa delle donna, Rone ha terminato di dipingere questo nuovo pezzo.
Famoso per i suoi iconici ritratti femminile, il grande autore Australiano coglie l’occasione per rendere omaggio ad alcune autrici locali.
L’approccio estetico e tematico di Rone va oltre la semplice riproduzione iper realistica di volti femminili. La donna rappresenta certamente lo stimolo unico e principale del lavoro dell’artista. Ma al tempo stesso nelle produzioni dell’interprete è presente una forte sensibilità. L’idea è quella di una riflessione a tutto tondo sulla bellezza, che diviene quindi il vero protagonista delle sue opere. Approfondendo l’artista sceglie di soffermarsi sul valore effimero della bellezza, laddove con il passare del tempo questa va irrimediabilmente a svanire. L’idea è quella di cogliere, attraverso la realizzazione dei complessi e dettagliatissimi ritratti, l’istante di bellezza intrinseca.
Su questa grande parete, Rone realizzare tre differenti ritratti. Si tratta dei volti di Stanislava Pinchuk aka Miso, Bianca Chang and Hana Davies.

Pics via San

rone-new-mural-melbourne-02

rone-new-mural-melbourne-03

rone-new-mural-melbourne-04

rone-new-mural-melbourne-05

rone-new-mural-melbourne-06

Alexey Luka for MB6 Street Art Project

15/03/2016

Tra gli artisti al lavoro per l’ottimo MB6 Street Art Project, c’è anche Alexey Luka, l’artista Russo ha terminato nei giorni scorsi questa bella pittura a Marrakech.
Il progetto, realizzato in occasione dei lavori per la 6^ Biennale dell’arte di Marrakech in Marocco, ha visto 10 artisti di fama internazionale lavorare in strada e sui tetti all’interno della città rossa o Medina.
L’intervento realizzato da Alexey Luka, prosegue nel portare avanti il particolare immaginario dell’artista. Come ribadito più volte le produzioni dell’interprete sono caratterizzate da una forte estetica astratta. Idea dell’autore è quella di sviluppare una rielaborazione grafica, attraverso un processo di distruzione e costruzione di elementi e forme differenti. La forte sensibilità geometrica, scompone ed arrangia figure differenti che giungono allo spettatore come vere e proprie reminiscenze di volti, oggetti o paesaggi, ed infine come sintesi di un pensiero, una riflessione od un concetto.
Qui le immagini dell’ultima fatica realizzata da Alexey Luka, dateci un occhiata, siamo certi che non mancherete di apprezzare.

Thanks to The Artist for The Pics
Work in progress pics by Ian Cox/Wallcandy
Follow the artist here

alexey-luka-for-mb6-street-art-project-01

alexey-luka-for-mb6-street-art-project-02

alexey-luka-for-mb6-street-art-project-03

BLU has buffed his Murals in Bologna

15/03/2016

blu-has-buffed-his-murals-bologna-01

Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Immagino l’avete sentita molte volte questa frase, forse un po’ banale è vero, ma parecchio efficace per descrivere lo scenario, da ‘causa/effetto’ che sta interessando Bologna in questi giorni. Una bella frase ridondante, di quelle da usare nelle pubblicità o come reclaim per qualche film – in effetti mi viene in mente The butterfly effect, produzione hollywoodiana basata proprio su questo concetto – Qui però c’è una bella differenza, uragano e battito d’ali sono legati dallo stesso posto, e ciò che ne è seguito, ha le sembianze di una vera e propria tempesta.

Ho dovuto prendermi un paio di giorni per riflettere, per conto mio, senza dare peso ad una timeline di Facebook letteralmente invasa da stati, foto e prese di posizioni dirette ed indirette. C’è stata una mobilitazione di massa, non poteva essere altrimenti visto lo spessore e il blasone del nome chiamato in causa e soprattutto della risposta. Tutti, ma davvero tutti, hanno deciso di schierarsi apertamente e dire la propria, di manifestare il proprio sostegno verso un accaduto che di precedenti non ne ha, se non teniamo in considerazione l’analoga vicenda Berlinese (Covered).

In precedenza avevo deciso di tacere, di non schierarmi, scegliendo piuttosto un approccio equilibrato, e cercando di farmi un idea precisa della situazione, parlando con i diretti interessati. Perché? Perché le polemiche non fanno per me e perché reputo Gorgo non un contenitore per acchiappare link – sarebbe stato facile provocare ed unirmi al coro di dissenso, aumentando di conseguenza le entrate sul sito – ho scelto di farmi una mia e precisa idea, chiarendo il mio punto di vista a chi di dovere, ascoltando e riflettendo, e rispondendo apertamente, esponendo le mie perplessità, in privato e senza aizzare e fomentare la polemica. Son sempre convinto che il dialogo, educato ed onesto, abbia ancora la sua ragione di esistere.
Il perché allora di questo testo? Il motivo è semplice, davanti alla criticità, all’impatto di un gesto come quello di BLU, ma soprattutto oltre un semplice schierarsi da una o dall’altra parte, mi son chiesto, e adesso?

blu-has-buffed-his-murals-bologna-02

Andiamo con ordine, giusto per far chiarezza a chi la situazione non l’ha ben presente. Il prossimo 18 di Marzo apre a Bologna “Street Art. Banksy & co”. Nulla di strano, in mostra la Street art, come quelle che siamo soliti mostrarvi le immagini, viene da pensare. Invece no. L’allestimento dello show, che ha dalla sua parecchi nomi di spessore della scena internazionale, ha tra i lavori in mostra, alcune opere letteralmente staccate, restaurate ed infine esposte, di BLU. Ad alimentare ulteriormente la polemica, è la direzione del progetto in mano a Genus Bononiae, nella persona di Fabio Roversi Monaco. Il suddetto ha dalla sua un curriculum di questo tipo: membro della loggia massonica Zamboni – De Rolandis, dal 1985 al 2000 rettore dell’università, ex-presidente di Fondazione Carisbo e Bologna Fiere, presidente Banca Imi, Accademia di Belle Arti ed appunto Genus Bononiae. Sangue al cervello.
Sul terremoto mediatico e sociale che una mossa del genere ha scatenato, penso non ci sia bisogno di spendere ulteriori parole. Tanto è stato detto e scritto.

Partiamo da una riflessione personale su uno dei punti della mostra, quello che ha dato il via agli ‘stacchi’. Credo che il problema – se così vogliamo chiamarlo – della conservazione delle opere in strada, sia qualcosa di assolutamente attuale e su cui qualche considerazione vada espressa o comunque provare ad aprire un dibattito, sia per una posizione che per il suo opposto. In particolare penso a tutte quelle opere, spesso di grandi dimensioni, realizzate nel corso di festival o progetti che, giocoforza, nel corso del tempo andranno incontro ad un deterioramento. Sto parlando di opere legali, dipinte all’interno di contenitori che spesso hanno il patrocinio dei comuni, prodotte quindi come risultato degli sforzi collettivi, di associazioni, enti ed appassionati. Si tratta di interventi che in breve tempo segnano profondamente l’aspetto del territorio, diventandone simbolo, così come di interi quartieri e della loro collettività.
Realizzare un piano di conservazione, che coinvolga e sia in accordo con lo stesso l’artista, penso sia un argomento caldo e sui cui vada la pena riflettere. È anche vero che si tratta di un territorio del tutto nuovo, che si stacca – scusate il termine – con l’idea di street art tradizionale. Che nasce dalla situazione attuale, con l’impazzare di festival, progetti e mostra in tutto il mondo e con il passaggio ad una pittura più orientata verso una ‘decorazione’. Vengono infatti prodotte molte opere, e tra queste, alcune sarebbe davvero un peccato andassero perse.
Al tempo stesso, con un azione del genere, si perde completamente il senso di effimero. Elemento che ha da sempre distinto tutto ciò che gravita ‘in strada’. Penso poi al problema su chi debba decidere cosa effettivamente vada mantenuto e cosa lasciato, tutte questioni vere e reali a cui probabilmente ne seguirebbero altre fin qui non prese in considerazione. Già vado in tilt, preferisco allora lasciare che sia la strada ed il tempo a decretare cosa resterà, al netto di soluzioni interessanti ed eticamente coerenti, che per ora latitano.

blu-has-buffed-his-murals-bologna-03

Se lo scopo di “Street Art. Banksy & co” è quello di far riflettere sull’esigenza o meno di una conservazione, non c’è affatto riuscita. La percezione che in questo momento ha la mostra, è quella di un grande mercato, dove, pagando il biglietto, vado a vedermi gli stacchi di BLU e le opere di alcuni artisti di blasone. Gli stacchi non sono in vendita, è bene dirlo, ma non credo dopo lo scossone provocato dal grande artista Italiano, che questa percezione negativa dello show, cambi al giorno dell’apertura.

Il primo problema son proprio gli stacchi stessi, la loro presenza, la loro ragione d’essere, e le modalità con i quali vengono proposti. C’è più l’impressione di una manovra economica che artistica. La street art nella sua conversione è si entrata in galleria, creando già qui una frattura nel senso ‘puro’ del termine, ma lo ha fatto tenendo conto e dandosi delle ‘regole’ differenti e proprie. Gli artisti stessi in primis.
Lo stacco, non autorizzato dall’artista, è stato eseguito su opere che diversamente sarebbero state distrutte dalla demolizione del fabbricato che le ospitava, va decisamente contro l’idea di arte effimera e popolare, ma anzi viene associato, nell’immaginario collettivo, ad una vendita compulsiva e poco etica. Il denaro che entra a gamba tesa in un movimento con cui, per valori etici condivisi dagli autori stessi, ha davvero poco a che fare. Non importa quindi che al restauro ci abbiano lavorato persone decisamente competenti, che hanno trattato pitture di artisti tradizionali e storici, e che nel caso specifico potevano sviluppare spunti, anche tecnici, rilevanti per prendere una posizione, o semplicemente per togliere qualche curiosità, sul senso e sui tecnicismi legati ad una conservazione delle opere su muro.

In breve, i problemi della mostra sono molteplici. Si parte dalla figura che c’è dietro, dall’idea di far pagare il costo del biglietto, ma soprattutto a cosa viene proposto, ed al modo in cui lo stesso viene proposto.

blu-has-buffed-his-murals-bologna-04

Se in un primo momento c’è la stata una pioggia di critiche da più parti, in secondo luogo è arrivata la vera e propria tempesta, a guidarla lo stesso BLU. Esattamente come lo show si è fregiato di un nome così rilevante, e capace di conseguenza di calamitare l’attenzione, l’artista ‘sfrutta’ la sua nomea rispondendo nel modo più incisivo e ridondante possibile.
La città che più di tutte (?) ospitava le sue opere, ora per ciascuna delle stesse, ha ora un ‘bel’ muro grigio. Cancellazione totale di ognuno dei suoi dipinti. Tutto è andato perso per sempre. Faccio un bel respiro e mi dico che questi sono i fatti.

Se da una parte BLU continua a sottolineare il proprio dissenso per la mercificazione della propria arte, dall’altra utilizza la propria stessa popolarità per attaccare in modo diretto, esprimendo un NO gigantesco. D’altronde l’artista ha sempre continuato a lavorare al di fuori di un ‘sistema’ ora consolidato, rifiutando festival ed eventi, non partecipando a mostre, lavorando special modo negli ultimi anni all’interno di contesti sociali, terreno decisamente fertile per le sue produzioni. Ed è qui la grande differenza.
Per capire BLU bisogna anzitutto comprendere che siamo di fronte ad una figura atipica e slegata dal panorama attuale. Per le sue produzioni non si tratta di semplice pittura, non è una rielaborazione estetica di una fascinazione, di un concetto, di un tema, con la sua successiva evoluzione stilistica. È vero e proprio dissenso, espresso attraverso un disegno, piuttosto che con parole, musica e qualsiasi altro strumento creativo, che prende vita in strada e segue le regole della strada. Un azione politica e sociale che quindi diviene imprescindibile rispetto al luogo in cui prende vita. Semplificando, la ragione d’essere di ogni opera dell’artista è strettamente legata al tema, alla riflessione che lo stesso vuole sviluppare, all’interno di uno specifico ambiente sociale.
Il meccanismo è piuttosto semplice e ben collaudato. La popolarità di BLU è tale che, ogni qualvolta l’interprete sceglie di approfondire una determinata causa, la conoscenza ed il dibattito sulla stessa vengono di conseguenza amplificati. Ben cosciente di questo – mi piace pensarla così – e particoalrmente sensibile a temi di questo genere, non stupisce quindi la scelta di affrontare determinate vicende politiche, sociali ed economiche, ora amplificate attraverso la sua capacità pittorica.
Spesso in modo diretto ed incisivo, BLU ha saputo quindi veicolare messaggi potenti attraverso la forza di un mezzo come la pittura in strada.
L’idea quindi di usare e sfruttare quanto dipinto dall’interprete, ma soprattutto eliminare il suo contesto sociale, politico e collettivo, all’interno del quale poggia e trova la sua stessa ragione d’essere, spostandolo all’interno di quattro mura, è già di per se decisamente un azzardo.
La reazione è stata di quelle spropositate. Ma è di reazione politica che si tratta, esattamente come ciascuna delle pittura di BLU e per questo non stupisce affatto.

E adesso? E adesso ho l’impressione che ci troviamo in un momento cruciale, sono state scoperchiate tutte le perplessità, le contraddizioni che il movimento si trascina da anni. La contrapposizione tra strada e museo, il ruolo delle gallerie, la questione degli stacchi, pratica che sempre più sta prendendo piede, sia in modo legale che illegale. L’artista e il senso intrinseco della sua produzione, ora più che mai non più legata ad un discorso di dissenso sociale, ma maggiormente rivolta verso un idea più artistica.
Si tratta di temi molto caldi ed a cui si fà spesso fatica a trovare un punto comune, un ordine, e che quindi ogni singolo interprete digerisce e sviluppa nel modo che sente più suo ed opportuno.
La cancellazione di ogni singola pittura fin qui realizzata a Bologna assomiglia quindi anzitutto ad un urlo, una nuova presa di posizione di BLU. L’artista sembra dirci, ciò che viene fatto in strada è effimero, vive e muore in strada e qui deve stare. È anche un autotutela di quanto fin qui realizzato, con il chiaro tentativo di impedire un eventuale stacco bis. Ma soprattutto è una attacco diretto allo show, ed a questo modo di fare arte.

Sebbene mi renda conto della necessità e dell’esigenza di una risposta, sebbene capisca e comprenda la scelta dell’autore, sebbene mi trovi totalmente d’accordo con la forza di un gesto come questo e sui motivi che ne hanno spinto la mano, è per me un momento triste. Ho amato alcune delle opere ora perse, in particolare penso al lavoro realizzato all’XM24 (Covered), per me una delle cose più belle realizzate da BLU, e di cui, pensando in modo un po’ egoistico, mi è stata tolta la possibilità di confrontarmi. Si tratta quindi di una ferita profonda, un taglio netto dal quale sgorga sangue. Sebbene mi renda conto che sia proprio questa la sensazione che l’autore cercava di trasmettere, non posso fare a meno, spinto dalla mia passione, di ‘soffrirci’.
Questo gesto, riscrive gli equilibri di un movimento che nonostante tutto continua la sua corsa. Riporta l’artista e ciò che ha dipinto, come figura prominente, centrale, alimenta ed aizza il dibattito, puntando letteralmente il dito sulle contraddizioni di un città che prima opera una caccia alle streghe, e poi cerca di ‘farsi bella’ attraverso uno spettacolo. Ennesimo cortocircuito figlio dei tempi moderni.
Forse un altro artista avrebbe risposto in modo differente, dipingendo qualcosa magari, ma la reazione e lo scalpore sarebbero senza dubbio stati non gli stessi. Questo è, e di questo prendo atto.
E adesso? e adesso rimaniamo tutti con una ferita, senza possibilità, per ora, di guarigione. Schierati e doloranti.

Pics by Michele Lapini / Eikon Studio

blu-has-buffed-his-murals-bologna-05

blu-has-buffed-his-murals-bologna-06

blu-has-buffed-his-murals-bologna-07

Emilio Cerezo – New Piece in Hospitalet de Llobregat

14/03/2016

Torna Emilio Cerezo, l’artista Spagnolo nei giorni ha terminato questo piccolo intervento a Hospitalet de Llobregat, cittadina nella comunità autonoma della Catalogna in Spagna.
Per questa veloce pittura, Emilio Cerezo sceglie di tornare ad approfondire temi maggiormente oscuri, un ritorno quindi ad un approccio meno legata agli elementi naturali, spunti che avevano coinvolto le ultime produzioni. Come sempre per le pitture dell’artista, la chiave di lettura passa attraverso una personale analogia, oppure attraverso spunti e riflessioni del tutto soggettivi.
L’immagine che vediamo è quella di un grande teschio, elaborato attraverso la consueta ricchezza di pennellate e tracce cromatiche.
In attesa di vedere Emilio Cerezo nuovamente al lavoro ci godiamo questa sua ultima fatica.

Pics by Fernando Alcalá Losa via The Artist

emilio-cerezo-new-piece-hospitalet-de-llobregat-01

Dome – New Mural in Cyprus

14/03/2016

Nuovo aggiornamento per Dome, l’autore Tedesco si trova a Cipro dove ha da poco terminato di dipingere questa nuova opera per il Ayia Napa Street Art Festival.
L’opera prosegue nel portare avanti il particolare approccio estetico tipico delle produzioni di Dome. Due differenti percorsi figurativi, intrecciati e mescolati in un unico immaginario. Se i temi quindi sono spesso legati a riflessioni importanti su temi a carattere sociale ed economico, la pittura è cadenzata dal bianco e del nero e da due approcci di fatto opposti. Lavorando attraverso un forte intensità pittorica tridimensionale, Dome realizza elementi e figure attraverso una rimarcata accuratezza dei dettagli. Questo prima impulso pittorico, dà forma e sostanza agli elementi architettonici, alle figure e gli animali ed oggetti rappresentati. D’altro canto l’interprete, come a sottolinearne la presenza, realizza spessi characters in total black che, interrompendo la dimensione stilistica precisa e accurata, catturano l’attenzione dello spettatore sui temi proposti.
Qui le immagini di “Deep Seated”, ultima opera dell’artista, scandita da una inedita e parecchio rimarcata scelta di passare al colore. Enjoy it.

Pics by The Artist

dome-new-mural-cyprus-02

dome-new-mural-cyprus-03

Interesni Kazki – New Mural in Valladolid by AEC

14/03/2016

In questi giorni AEC del duo Ucraino Interesni Kazki si trova a Valladolid in Messico, l’artista ha terminato di realizzare questa nuova pittura per il Zentik project.
Dopo un periodo relativamente lungo di silenzio, siamo certi che ha breve ci saranno aggiornamenti legati a questi mesi, quest’opera ci offre l’opportunità di tornare ad approfondire il lavoro degli Interesni Kazki, a poche settimane dalla loro ultima mostra (Leggi l’editoriale).
Continuando a lavorare attraverso un immaginario ricchissimo di spunti ed elementi differenti, questa nuova opera, dal titolo “Petrified science or archeological recursion”, vede AEC riflettere su temi del tutto inediti.
Attraverso il consueto approccio stilistico, l’interprete coniuga qui una riflessione sulla scienza moderna e su come, gli aspetti tecnici e tecnologici, abbiano di fatto scansato lo spirito spirituale e mistico dell’universo.
In attesa di nuovi aggiornamenti sul lavoro degli Interesni Kazki, tutti i dettagli di quest’ultimo pezzo, nelle immagini in calce.

Pics by The Artist

interesni-kazki-valladolid-by-aec-02

interesni-kazki-valladolid-by-aec-03

interesni-kazki-valladolid-by-aec-04

interesni-kazki-valladolid-by-aec-05

interesni-kazki-valladolid-by-aec-06

interesni-kazki-valladolid-by-aec-07

“White On Black” Group show at Swinton Gallery (Recap)

11/03/2016

Aperto lo scorso Febbraio, andiamo a dare un occhiata a “White On Black” bel group show allestito all’interno degli spazi della Swinton Gallery di Madrid.
Con le opere di artisti nazionali ed internazionali quali: Alaniz, Sam3, David de la Mano, Suso33, Pablo S. Herrero, Donforty, Essu, Blaqk, Deno y Sins, Seikon, Tim Barnard, Por Favor, lo show si prefigge di esplorare le tecniche e le differenti modalità pittoriche di autori differenti. Denominatore comune, come facilmente intuibile dal titolo dell’esibizione, è la scelta di ciascuno degli interpreti, di lavorare unicamente attraverso il bianco ed il nero. Attraverso questi due colori esploriamo quindi le differenti estetiche e ricerche di alcuno dei nomi più interessanti del panorama, in aggiunta a qualche interessante e piacevole sorpresa. La gamma di stili passa dalla figurazione all’astrazione geometrica, alla pittura maggiormente realistica, arrivando all’arte del tatuaggio, gli stencil, la calligrafia e l’illustrazione.
White On Black è quindi anzitutto un piccolo viaggio attraverso differenti approcci estetici, ma anche stili differenti, tutti uniti da una comune scelta tonale.
Dopo il salto una ricca serie di scatti con tutti i dettagli dell’allestimento proposto dagli artisti. Se siete in zona c’è tempo fino al prossimo 9 Aprile per andare a darci un occhiata di persona. Enjoy it.

Swinton Gallery
C/ Miguel Servet 21
28012, MADRID, Spain

Thanks to The Gallery for The Pics

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-01

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-02

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-03

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-04

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-05

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-07

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-08

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-09

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-10

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-11

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-12

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-13

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-14

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-15

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-16

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-17

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-18

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-19

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-20

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-21

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-22

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-23

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-24

white-black-group-show-at-swinton-gallery-recap-25

CORPOC x BGM Crew: Sickquence Project

11/03/2016

#Sickquence 01

Pubblicato da Sickquence su Venerdì 11 dicembre 2015

Gli amici di CORPOC sono da poco fuori con Sickquence, un nuovo ed interessante progetto realizzato in collaborazione con Bergamasterz, nota crew di writers con base a Bergamo.
Il progetto vede il noto studio di serigrafia unire gli sforzi con BGM Crew, solida realtà che da oltre vent’anni porta avanti il proprio operato dividendosi tra differenti discipline ed approcci artistici.
Sickquence è un progetto incentrato sul lettering, sulla lettera quindi, sviluppato ed articolato attraverso differenti percorsi. Il primo è una tiratura in edizione limitata di 5 alfabeti, ciascuno per ogni membro della crew (Luca Font, Verbo, Hemo, Gonzales, Loathin). Ogni serigrafia, realizzata a mano da CORPOC su carta cotone Hanemuhle 50×70, 260 gr, stampa in nero su bianco con inchiostro a base acqua, esce in edizione limitata di 30 pezzi.
Ciascuno degli alfabeti proposti, oltre a mettere in evidenza il particolare e singolare approccio di ciascuno dei membri della crew, vuole essere un momento di riflessione sull’evoluzione dello stile e la ricerca nel mondo del writing, alla costante evoluzione del processo.
L’idea è quella di autofinanziare Sickquence attraverso la vendita delle stampe tramite shop online e coinvolgere progressivamente altre realtà Italiane ed Internazinoali, creando quindi una ricca serie di alfabeti differenti.
In attesa di nuovi aggiornamenti, con nuovi ingressi e collaborazioni, e siete interessati è online il portale dedicato. Fatti un giro.

Thanks to CORPOC for Pics and Info

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-02

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-03

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-04

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-05

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-06

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-07

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-08

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-09

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-10

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-11

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-12

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-13

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-14

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-15

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-16

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-17

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-18

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-19

corpoc-bgm-crew-sickquence-project-20

BLU – New Mural in Naples

11/03/2016

Nei giorni scorsi BLU si è spostato a Napoli, qui sulla facciata esterna dell’Ex OPG Occupato, ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura.
L’opera prende vita sulla facciata esterna dell’ex ospedale psichiatrico, prima abbandonato, ora sede dell’organizzazione locale Je So’Pazzo. L’intervento prosegue il legame tra BLU ed i poli sociali cittadini che, attraverso il proprio operato, recuperano zone ed edifici in forte stato di abbandono, proponendo una programmazione votata alla cittadinanza. Aldilà del legame sempre più forte che intercorre tra queste realtà ed il famoso autore Italiano, sottolineiamo ancora una volta la capacità di BLU di lavorare senza alcun ponteggio o cestello, unicamente attraverso una serie di corde, tutto molto artigianale.
L’opera, già ribattezzata “Green Giant”, vede BLU utilizzare l’intera struttura in modo tridimensionale. Sull’intera superficie compare quindi il corpo di una figura di un prigioniero, la struttura era stata utilizzata come carcere psichiatrico, in total green. Gli occhi vuoti, e la bocca aperta in una sorta di grido, vengono accompagnati dalla sensazione che il personaggio stia tentando letteralmente di afferrare le pareti dell’edificio. Approfondendo l’intervento sottolinea il forte cambiamento adottato dalla struttura, ora focalizzata sul sociale, sulla creatività e sul senso di libertà.
Il grande artista Italiano continua quindi ad abbinare il proprio nome ed il proprio operato a realtà che lottano costantemente contro l’oppressione, la mala autorità, portando avanti valori come la tolleranza, integrazione, la non discriminazione. Avanti tutta.

blu-new-mural-naples-01

blu-new-mural-naples-02

blu-new-mural-naples-03

Invader – New Pieces in Paris, France

10/03/2016

Nuova serie di lavori firmati da Invader, il famoso artista è tornato a lavorare per le strade di Parigi, dove ha realizzato due nuovi ed inediti interventi.
Le basi dell’operato di Invader lo sappiamo bene poggiano sull’idea dell’artista di incollare una serie di grandi o piccole piastrelle raffigurati i personaggi famosi del gioco 8bit Space Invaders. In questi ultimi anni
abbiamo notato un progressivo distacco, o almeno in parte, da questi soggetti sempre più sostituiti da un immaginario che si rifà ai miti ed ai personaggi degli anni ’80 così come quelli dei primi ’90. Da un calderone così sfaccettato e complesso, emergono quindi nuovi personaggi dei videogame, specialmente quelli di Nintendo, characters appartenenti al mondo cinematografico, a quello dei cartoni animati e dei videogams in genere.
Un cambio sostanziale che segna la volontà di Invader di dare ampio sfogo a tutto quella grande sottocultura che così fortemente ha influenzato i temi odierni.

Pics by Alexandre Feuvrier

invader-new-pieces-paris-france-02

invader-new-pieces-paris-france-03

invader-new-pieces-paris-france-04

invader-new-pieces-paris-france-05

Pixel Pancho – New Mural in Youssoufia, Morocco

10/03/2016

Nuovo aggiornamento per Pixel Pancho, il grande artista Italiano in questi giorni si trova in Marocco dove ha terminato di dipingere questo nuovo intervento, parte dei lavori per il Street Art Caravan Festival di Youssoufia.
Dopo la bella mostra aperta recentemente presso la Galleria Varsi di Roma, ve ne abbiamo parlato nel nostro editoriale, e la grande parete dipinta sempre nella capitale (Covered), Pixel Pancho si sposta quindi in Marocco. Più che mai epicentro di questi freddi mesi invernali, grazie anche ai lavori per il MB6 Street Art Project.
L’opera vede l’artista ancora una volta lavorare attraverso il personale immaginario legato alla figura dei robot, in una nuova rappresentazione scandita dalla scelta di lasciare invariato il background della parete a disposizione, lavorando e concentrando i propri sforzi unicamente sui due volatili robotici rappresentati.

Pics via San

pixel-pancho-new-mural-youssoufia-01

pixel-pancho-new-mural-youssoufia-02

pixel-pancho-new-mural-youssoufia-03

pixel-pancho-new-mural-youssoufia-04

pixel-pancho-new-mural-youssoufia-05

Guerrilla Spam x Hoppn – New Mural in Camorena

10/03/2016

Ci spostiamo a Camorena, nei pressi di Orvieto, qui i Guerrilla Spam e Hopnn hanno da poco terminato di dipingere un nuovo intervento profondamente legato agli accadimenti storici del luogo.
A pochi passi dal piccolo muro dipinto, di fianco allo spiazzo dove è presente una grande quercia, vennero fucilate sette persone (Ulderico Stornelli, Federico Cialfi, Dilio Rossi, Raimondo Lanari, Alberto Poggiani, Amore Rufini, Raimondo Gugliotta). Si tratta di una esecuzione fascista, e rappresenta uno degli eventi più sanguinosi della storia locale.
L’iniziativa, organizzata da “Banano Connection” e promossa dal Comune di Orvieto, vede quindi gli interpreti rielaborare secondo le personali estetiche l’eccidio del 29 Marzo 1944.
L’opera si presenta ricchissima di elementi e spunti che rimandano, attraverso una personale rielaborazione estetica, agli accadimenti del posto. Sia i Guerrilla Spam sia Hopnn scelgono di plasmare il proprio lavoro in funzione degli eventi. Il risultato funziona, con una doppia rielaborazione che ci ha particolarmente impressionato.
I Guerrilla Spam scelgono di raffigurare un gigantesco braccio che uccide i sette ragazzi. Nell’atto di morire i sette salvano la testa di una statua. Quest’ultima rappresenta l’Italia, la patria e più in generale i valori di libertà. Il grande braccio nero, anche la scelta del colore non è un caso, perpetra l’eccidio con una grande spada, con l’impugnatura caratterizzata dalla presenza del simboli del fascismo. Nel petto trova posto un imbuto rovesciato, particolare simbolo fiammingo per l’ignoranza (nulla può entrare dentro un imbuto rovesciato). L’idea qui è quella di sottolineare come la violenza nasca dall’ignoranza, con una velenosa sotto trama critica e riflessiva che vuole porre l’accento su coloro che ancora oggi la violenza per imporre le proprie volontà, ed a coloro che negano le morti causate dal fascismo.
Alla sensibilità dei Guerrilla Spam, si unisce l’intelligenza di Hopnn nell’applicare la personale pittura, legata alla bicicletta, a temi e riflessioni decisamente importanti. Anche qui non da meno, l’interprete pone lo spettatore di fronte ad una ricchezza di elementi e di letture differenti.
Hopnn raffigura una macchina nera, simbolo del fascismo, della violenza e del terrore, che letteralmente investe sette biciclette rosse. Una rappresentazione cruda e diretta della morte dei sette martiri. La macchina a sua volta viene però distrutta da un altro personaggio, sempre in bicicletta.
Si tratta della rottura del circolo violento fascista. Il tutto viene amplificato dalla bandiera rossa che il character porta con se, simbolo della lotta partigiana, dipinta con tante piccole biciclette a formare una texture che vuole ricordare le tanti morti avvenute durante gli anni del regime, della guerra e della resistenza. Chapeau!

Pics by Chiara Calanca

guerrilla-spam-hoppn-camorena-01

guerrilla-spam-hoppn-camorena-02

guerrilla-spam-hoppn-camorena-03

guerrilla-spam-hoppn-camorena-04

guerrilla-spam-hoppn-camorena-05

guerrilla-spam-hoppn-camorena-06

guerrilla-spam-hoppn-camorena-07

guerrilla-spam-hoppn-camorena-08

guerrilla-spam-hoppn-camorena-09

guerrilla-spam-hoppn-camorena-10

guerrilla-spam-hoppn-camorena-11

guerrilla-spam-hoppn-camorena-12

guerrilla-spam-hoppn-camorena-13

guerrilla-spam-hoppn-camorena-14

guerrilla-spam-hoppn-camorena-15

guerrilla-spam-hoppn-camorena-16

guerrilla-spam-hoppn-camorena-17

guerrilla-spam-hoppn-camorena-18

guerrilla-spam-hoppn-camorena-19

guerrilla-spam-hoppn-camorena-20

guerrilla-spam-hoppn-camorena-21

guerrilla-spam-hoppn-camorena-22

guerrilla-spam-hoppn-camorena-23

guerrilla-spam-hoppn-camorena-24

guerrilla-spam-hoppn-camorena-25

guerrilla-spam-hoppn-camorena-26

guerrilla-spam-hoppn-camorena-27

Francesco Barbieri – “The way you’re told to live” Show (Recap)

09/03/2016

Andiamo con piacere a dare un occhiata a “The way you’re told to live”, ultimo show firmato da Francesco Barbieri all’interno degli spazi della Peekaboo Gallery di Pistoia.
Lo show rappresenta una concreta opportunità per tornare ad approfondire il lavoro dell’artista Italiano, attraverso un allestimento che riesce profondamente a scolpire l’immaginario, e la riflessione dell’autore.
Francesco Barbieri continua a rivolgere il proprio interesse alla città, a quei luoghi non luoghi che costantemente attraversiamo ed a cui la mente non da bado. L’interprete osserva, immagazzina e ripropone attraverso la propria ‘vista’ immagini e visioni appartenenti alla città. L’uomo non è presente, non è affatto protagonista, lo sono piuttosto i cieli acidi, le case, i binari, i treni, i pali dell’elettricità, i palazzoni, gli elementi industriali, soggetti e protagonisti di qualsiasi realtà ferroviaria Italiana.
L’impressione, osservando le tele proposte da Francesco Barbieri, è quella di trovarsi di fronte a grandi finestrini, come un viaggio in treno dove la vista e la mente addormentate, colgono i dettagli di un cielo tetro, di architetture che si arrampicano nel cielo, di strade possibili ed immaginate. Arriva quindi un bagno cromatico e cognitivo all’interno di paesaggio appena percepiti, non immagazzinati, visioni di passaggio, che avviluppano sensi e percezioni e che si trasformano presto in momento di riflessione introspettiva.
Lo show rimarrà aperto fino al prossimo 20 Marzo.

Peekaboo Gallery
Via Carducci Giosue’, 31
51100 Pistoia PT

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-04

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-05

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-06

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-07

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-08

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-09

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-10

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-11

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-12

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-13

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-14

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-15

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-16

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-17

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-18

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-19

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-20

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-21

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-22

francesco-barbieri-the-way-youre-told-to-live-show-23

Petro AES – New Mural in Niksic, Montenegro

09/03/2016

Ci spostiamo a Niksic in Montenegro, in occasione dei lavori per la Dukley European Art Community, Petro AES ha da poco terminato di realizzare questo nuovo intervento.
L’approccio estetico di Petro AES è senza dubbio legato all’esperienza come writer dell’autore Russo. Partendo da una astrazione della lettera, l’interprete ha successivamente variato il proprio approccio estetico abbracciando ‘tout court’ un impeto geometrico.
Le forme irregolari dell’interprete, scandite da un forte cadenza cromatica, vengono proposte attraverso continui stimoli tridimensionali, dando vita ad un intreccio criptico che rivela e suggerisce al suo interno, una frammentazione delle lettere.
Per questa sua ultima fatica Petro AES trasforma completamente l’aspetto di questa vecchia costruzione architettonica. Si tratta di un edifico inizialmente ideato come polo culturale che, a causa dei problemi economici degli anni ’80, non è mai stato portato a termine. Proprio attraverso il lavoro dell’artista, il più grande murale fin qui dipinto in Montenegro, ora l’edificio può tornare alla sua originale ragione di esistere.

Pics by The Artist

petro-aes-new-mural-niksic-montenegro-02

petro-aes-new-mural-niksic-montenegro-03

petro-aes-new-mural-niksic-montenegro-04

petro-aes-new-mural-niksic-montenegro-05

SBAGLIATO for Creature Festival in Lodi

09/03/2016

sbagliato-for-creature-festival-lodi-01

Avete presente quelle domande complesse? Quelle riflessioni che per la loro profondità richiedono un cospicuo dispendio di energie mentali e che, spesso e volentieri, preferiamo non affrontare, coscienti che è un eventuale risposta, vada a sfociare inevitabilmente in intriganti e filosofeggianti sentenze?
Devo ammettere che è un po’ che rifletto sul senso e sul significato di realtà. Mi son chiesto se forse ciò che interpreto per me come realtà, non sia altro che una serie di consuetudini, elementi fisici ed interpretazioni di ciò che mi circonda, da parte della mia stessa mente. Partendo da questo inevitabilmente ciò che per me è ‘realtà’, per qualcun altro è un fattore esterno, che non viene preso in considerazione, trasformando quindi il mio senso di realtà, in qualcosa di personale. Strettamente legato alla mia persona, alle mie esperienze, gusti e pensieri.
Esistono però dei punti fermi, degli appigli visivi che modellano e tracciano l’aspetto del nostro personale universo. Sono forme, architetture ed oggetti immutabili e che quindi, per la loro stessa natura, diventano comuni a chiunque. Riempiono la città, offrono un contesto che solo, e successivamente, attraverso le nostre percezioni ed emozioni viene alterato dal punto di vista emozionale, ma non visivo. Si tratta quindi di una realtà fisica, tangibile, che non può in alcun modo essere modifica da elementi e fattori personali. Ma non ne sono più così certo.

Ho scritto e parlato di SBAGLIATO innumerevoli volte. Avrei potuto scegliere per questo editoriale uno dei loro lavori su grande dimensione, cogliendone il forte impatto quindi, crogiolandomi sulle dimensioni massive, e sullo sforzo ed il processo artistico compiuto. Ho pensato invece di parlarne attraverso un lavoro più contenuto, di dimensioni più piccole, maggiormente personale, ma che senza alcun dubbio, a parer mio, rappresenta l’anima e core centrale dell’esperienza artistica che il gruppo romano sta portando avanti in questi anni.

Riflettevo sul senso di realtà emotiva e tangibile, e di come quest’ultima rappresenti il contenitore della prima. Ma se invece i poli si invertissero? Se piuttosto all’interno del tessuto urbano fosse applicata una forze esterna? Un impeto in grado di cambiare, sconvolgendone, il senso della realtà, offrendoci una realtà differente. Parte da qui l’attrazione per le produzioni di SBAGLIATO, gli autori attraverso le loro installazioni trasformano attivamente lo spazio urbano, ponendo all’interno dello stesso dei cortocircuiti, delle fratture, che vengono evidenziate in particolare da coloro che vivono e respirano queste realtà.
Immaginatevi per strada, diretti al lavoro ad esempio. Tutti i giorni la stessa strada alla stessa ora, conoscete la conformità della pavimentazione oramai, conoscete perfino le persone che vi si parano di fronte in questo tragitto, così come gli elementi che ne compongono lo spazio. Uno ad uno i vostri segnali, la vostra personale realtà, vi vengono incontro. A questo punto c’è un dettaglio che vi colpisce, una fessura, un qualcosa di differente che fino a ieri non c’era, o forse vi è sfuggito, ma ciò non è possibile, è un immagine in grado di far crollare qualsiasi certezza, qualsiasi schema rigido, riportando il caos laddove di fatto, non è mai stato neppure contemplato.
Ecco la scintilla.
Me lo immagino così il passante ignaro che si imbatte in qualcosa di SBAGLIATO – no il gioco di parole non è affatto casuale – che viene sorpreso e si ritrova, una volta compreso ciò che ha di fronte, con un sorriso, con una nuova identità per la sua personalissima realtà. Una modifica quindi, una nuova e cosciente parte attiva che attrae, sconvolge e altera lo spazio cittadino, una modifica ma non una negazione. In modo armonico questa si inserisce assecondando gli elementi già presenti, ed al tempo stesso, ricavando una propria identità ed unicità.

Le fratture visive degli autori hanno avuto nel corso del tempo forme e conformazioni differenti. Denominatore comune è la volontà di raccogliere l’eredità della strada. Non si tratta di immagini fittizie, quanto piuttosto di un vero e proprio campionamento di architetture, forme ed elementi appartenenti all’ambiente urbano. Da qui segue la volontà di reinterpretare la realtà, inserendo all’interno di un differente tessuto cittadino, qualcosa di vero. Una nuova possibilità estetica che pone in luoghi possibili, elementi possibili. Dove prima era presente una parete spoglia ed anonima, sorge ora l’ingresso di un giardino, dove prima un muro grigio accompagnava la vista fino alla fine del marciapiede, ecco comparire finestre e davanzali.

Si tratta quindi di una finzione visiva che poggia però le proprie basi estetiche su elementi assolutamente reali. Grazie a questo funziona. Grazie alla capacità degli interpreti di interagire al meglio con lo spot, di inserire nello stesso qualcosa che sia al tempo stesso possibile che si trovi li, e contemporaneamente capace di sorprendere coloro che ben conosco questo spazio.
In questo contesto la linea che divide quindi la realtà tangibile da quella emotiva e decisamente sottile. Ma andiamo con ordine.
L’intelligenza degli autori è stata quella di non soffermarsi unicamente ad una riproduzione seriale, le campionature sono anzitutto sempre differenti, ma soprattutto assecondare questa metodologia lavorativa, questo processo ideologico, che accompagna le loro produzioni. Quella che emerge non è una ricerca del ‘colpo a sensazione’, quanto piuttosto una attenta evoluzione dell’alfabeto visivo fin qui proposto. La conseguenza di tutto ciò è un livello di interazione maggiore, tra opera e spettatore, un livello di cripticità e di ‘inganno sensoriale’ decisamente amplificati.
Le continue sperimentazioni hanno portato SBAGLIATO ad interagire in modo differente con lo spazio urbano. È importante sottolineare come in particolare c’è la volontà di aprire veri e propri varchi dimensionali.

La dimensione delle loro opere, trattandosi di immagini su carta, è inevitabilmente legata al 2D. Questo limite intrinseco viene letteralmente scansato attraverso una ricerca dello spot, e soprattutto attraverso le immagini con cui lo stesso viene trasformato. Una semplice parete diviene ideale spazio per porre al suo interno l’inizio di porticato, la porta semi aperta per un giardino nascosto, il sottopassaggio di un treno.
A cambiare è quindi l’aspetto dimensionale e la profondità delle opere. Gli artisti rompono le barriere, proiettando il passante e lo spettatore, all’interno di una nuova realtà, una nuovo tipo di percezione che sappiamo impossibile, ma che per la sua natura così reale e perfetta nella sua intrinseca collocazione, ci appare possibile. C’è un senso di attrazione magnetica per questi luoghi impossibili, la volontà di attraversarne lo spazio, di evadere dalla realtà schematica, programma e noiosa che ci accompagna giorno per giorno.
Il senso di nuovo ed inesplorato, il mistero che si cela dietro questi cunicoli appena accennati, è un canto di sirena che ci ammalia, accompagna la vista, induce nella tentazione di voler assecondare questa realtà, che diviene ora parte del nostro mondo. Da impossibile, sbagliata ed irreale, diviene possibile, armonica e reale, legandosi alle nostre sensazioni, alla naturale curiosità dell’essere umano verso l’ignoto e la scoperta.

L’operato di SBAGLIATO è di quelli epidermici. Appare infatti complesso distinguere fin dove l’irreale e la finzione possono spingersi, dove la realtà travalica l’immaginato. Lo sguardo, le percezioni ed i pensieri si muovono rapidamente all’interno dello scenario imbastito dagli autori. Risulta naturale e coerente, cosicché la mente viene ingannata, laddove appare difficile delimitare l’azione percettiva di queste fratture visive.
In questo meccanismo complesso appare chiaro come la strada e lo spazio urbano non siano unicamente un semplice palcoscenico. La città diviene principale ispirazione ed al tempo stesso protagonista. Contemporaneamente emerge una riflessione sulla condizione dell’uomo moderno, sul suo vivere all’interno di colossi in cemento e calce, all’interno di zone urbane soffocanti, identiche, strutturate e schematizzate. Un conforto fragile che proprio attraverso le produzioni degli interpreti romani, vive un momento di quiete. La realtà viene plasmata e rielaborata, esistono infiniti mondi immaginati, varchi da percorre con la mente, nuovi mondi e dimensioni.
C’è la volontà di proporre un momento di estraniazione totale, di viaggio percettivo ed introspettivo da accogliere ed assecondare, la magia più bella, dalla quale inevitabilmente non vogliamo staccarci.

Questo, fin qui, inedito lavoro di SBAGLIATO, realizzato a Lodi durante i giorni dell’ottimo Creature Festival, ben rappresenta e raccoglie l’eredità tecnica ed estetica degli artisti. La dimensione dell’opera ha un senso più personale. Gli autori giocano con la profondità dello spazio immettendo l’immagine di un grande portone in ferro aperto che cela al proprio interno un nuovo varco. Ancora una volta a cavallo tra realtà immaginata e percepita, l’opera appare parte stessa del panorama, al quale si lega, diventando possibile e percorribile, producendo un opportunità inaspettata e tremendamente reale.

Thanks to The Artists for the Pics
Pics by TheBlindEyeFactory

sbagliato-for-creature-festival-lodi-02

sbagliato-for-creature-festival-lodi-03

sbagliato-for-creature-festival-lodi-04

sbagliato-for-creature-festival-lodi-05

Peeta – “Different Equilibria” at MAGMA Gallery (Recap)

08/03/2016

Andiamo con piacere a dare un occhiata a “Different Equilibria”, ultima esibizione firmata da Peeta all’interno degli spazi della MAGMA Gallery di Bologna.
Lo show, che inaugura il percorso espositivo del nuovo spazio Bolognese, ospita uno degli artisti tra i più noti della nostra scena. L’esibizione è caratterizzato dalla presenza di alcune opere realizzate da Peeta dal 2011 ad oggi, molte delle quali inedite, ed in grado di ben rappresentare la ricerca estetica e tematica che l’interprete sta portando avanti.
Il confronto con le produzioni dell’autore italiano passa per le particolari forme scultureo con cui lo stessa esercita le personali fascinazioni. Partendo dalle singole lettere che compongono il suo pseudonimo, Peeta realizza una trasformazione in forma armonica. Tra punte affilate e curve morbide, i giochi di luci ed ombre, le forme dell’artista sono in risultato degli studi compiuti in design industriale e sulla scultura, intersecati con i graffiti.
Il risultato è una pittura tridimensionale, un ritmo estetico fluido, scandita dalla generazione di forme eteree, quasi organiche, profondamente interconnesse con le sensazioni e percezioni dell’artista stesso. C’è un senso di calma e quiete, di movimento costante ed ineluttabile,
Lo show si pone quindi come principale obiettivo quello di mostrare al meglio le differenti incarnazioni visive, estetiche e processuali, del percorso fin qui portato avanti da Peeta. In mostra fino al prossimo 19 Marzo.

MAGMA Gallery
Via Santo Stefano n. 164
40125 Bologna

Thanks to The Gallery for The Pics

peeta-different-equilibria-recap-02

peeta-different-equilibria-recap-03

peeta-different-equilibria-recap-04

peeta-different-equilibria-recap-05

peeta-different-equilibria-recap-06

peeta-different-equilibria-recap-07

peeta-different-equilibria-recap-08

peeta-different-equilibria-recap-09

peeta-different-equilibria-recap-10

peeta-different-equilibria-recap-11

108 x El Euro – A New Mural

08/03/2016

108 ed El Euro negli scorsi giorni si sono dati appuntamento all’interno di questa vecchia fabbrica abbandonata, dove hanno avuto modo di lavorare ad una nuova pittura.
L’intervento ben riflette le differenti identità stilistiche ed estetica dei due interpreti italiani. 108 continua la personale astrazione della forma, proponendo una grande figura in total black, con un intermezzo rosso posto all’estremità destra. Si tratta di uno spirito di rielaborazione estetica e percettiva di forme ed elementi appartenenti alla natura. D’altro canto El Euro, tra gli artisti maggiormente attivi all’interno di luoghi abbandonati e precari come questo, insiste nel sviluppare una pittura maggiormente figurativa. L’interprete propone qui una nuova serie dedicata alle nature morte, con ortaggi e frutta dotati di espressione propria.
Un bel video recap ed alcuni scatti, per documentare al meglio questa bella combo, enjoy it.

Thanks to The Artists for The Pics

108-el-euro-new-mural-02

108-el-euro-new-mural-03

108-el-euro-new-mural-04

108-el-euro-new-mural-05

108-el-euro-new-mural-06

Elian – New Mural in Buenos Aires

08/03/2016

In questi giorni Elian si è spostato a Buenos Aires, qui il grande artista Argentino ha terminato di realizzare questa nuova e bella pittura.
Dal titolo “Cuerpo de Adaptación – Ensayo de Proceso Inverso”, l’intervento ben riflette sul particolare approccio estetico e tecnico che accompagna le produzioni dell’artista. Elian continua infatti ad essere legato ad una pittura fortemente legata al luogo di lavoro. Agendo attraverso un impeto prettamente legato alla forma, un estetica astratta quindi, il dialogo dell’artista è concentrato nella generazione di forme ed elementi in simbiosi con la superficie e lo spazio. In particolare l’Argentino riflette sull’architettura, sulle forme delle strutture e sul paesaggio circostante, realizzando opere di fatto simbiotiche e fortemente intrecciate con le peculiarità estetiche.
Quest’ultimo intervento riflette sull’identità storica delle pareti degli edifici. Approfondendo, Elian indaga qui sullo scorrere del tempo e su come la città, ed i suoi edifici, siano di fatto un organismo dinamico e costantemente influenzato da ciò che succede ogni giorno. Dal clima, agli accadimenti sociali, politici ed economici, tutti elementi che si riflettono sullo spazio, diventando parte attiva di un processo ciclico e cinetico, adottato dall’essere umano per costruire il proprio habitat ideale.

Thanks to The Artist for The Pics

elian-new-mural-buenos-aires-01

elian-new-mural-buenos-aires-02

elian-new-mural-buenos-aires-03

Aris – “Layered Silhouettes” New Fanzine by Stickit

07/03/2016

Gli amici Olandesi di Stickit hanno da poco fatto uscire una nuova fanzine, protagonista assoluto il grande autore italiano Aris.
La fanzine è una raccolta di fotografie con alcuni degli ultimi lavori realizzati da Aris per la sua celebre Freight Train Series. La serie, che probabilmente identifica perfettamente la coscienza e la ricerca artistica dell’interprete, vede l’autore italiano lavorare e sperimentare direttamente sui vagoni di alcuni treni merci.
Ben 24 pagine all’interno delle quali possiamo respirare ed approfondire i livelli, i volti, forme e sagome di corpi, di esseri intangibili e liquidi, di forme motorie così fortemente aggrappate alle sensazioni e stati d’animo dell’artista.
Acquista la tua copia QUI.

aris-layered-silhouettes-new-fanzine-02

aris-layered-silhouettes-new-fanzine-03

aris-layered-silhouettes-new-fanzine-04

SeaCreative for Memorie Urbane 2016

07/03/2016

Riparte il Memorie Urbane Festival, la rassegna con base a Gaeta inizia questa nuova edizione con due nuovi interventi firmati da SeaCreative a Formia.
Dopo la grande escalation di intervento dello scorso anno, con numerosi artisti al lavoro in altrettante città, alla grande mappa del festival si aggiunge l’artista italiano. Due differenti pareti dove SeaCreative continua la personale narrazione e riflessione interpersonale.
Ancora una volta sono gli iconici personaggi dell’autore a rappresentare gli assoluti protagonisti di queste due ultime pitture. L’interprete gioca come sempre sulle percezioni ed esperienze personali di chi osserva, offrendo ancora una volta allo spettatore ampia possibilità di lettura e riflessione introspettiva.
In attesa di nuovi aggiornamenti sia dall’artista che dal festival, vi lasciamo ad una bella serie di scatti con le fasi del making of e le immagini delle due opere concluse. Enjoy it.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Flavia Fiengo and Arianna Barone

seacreative-for-memorie-urbane-2016-01

seacreative-for-memorie-urbane-2016-02

seacreative-for-memorie-urbane-2016-03

seacreative-for-memorie-urbane-2016-04

seacreative-for-memorie-urbane-2016-05

seacreative-for-memorie-urbane-2016-06

seacreative-for-memorie-urbane-2016-08

MadC for MB6 Street Art Project

07/03/2016

C’è anche MadC tra gli artisti al lavoro per il MB6 Street Art Project, l’artista Tedesca per il progetto Marocchino ha realizzato questo nuovo pezzo.
Il progetto nasce in occasione dei lavori per la 6^ Biennale di Marrakech, ed ha offerto ad una decina di artisti di fama internazionale ampi spazi dove esprimere la propria visione artistica. All’interno della città rosso o Medina di Marrakech, il cuore storico della città, gli interpreti si sono stati invogliati da una parte a raccogliere il tema della Biennale, “Not New Now”, dall’altra ad interagire profondamente con lo spazio e con la gente del posto.
Il dialogo innescato da MadC come sempre passa per una personale astrazione della forma, una decostruzione e ricostruzione che assume le sembianze di grandi ‘passate’ di vernice e che raccoglie lo spirito e la ricerca dell’autrice.

madc-for-mb6-street-art-project-01

madc-for-mb6-street-art-project-02

Watch: NEMCO on Graffiti Tv by Spray Daily

04/03/2016

Fuori ora un nuovo episodio di Graffiti TV, il bel progetto video di Spray Daily, tutto incentrato sul nostro NEMCO.
Graffiti TV è una serie video sui graffiti nata con l’idea di catturare lo stile e la tecnica di alcuni dei migliori e più importanti writers in giro per il mondo. L’idea è quella di mostrare tutto il processo, dallo sketch al pezzo finito, nel giro di tre minuti, per comprendere al meglio il lavoro di ciascuno di questi autori.
Mettetevi comodi e schiacciate play.

watch-nemco-graffiti-tv-by-spray-daily-01

Pastel – New Mural in San Juan, Puerto Rico

04/03/2016

Ci spostiamo a San Juan, Porto Rico, qui nei giorni scorsi l’artista Argentino Pastel ha terminato di dipingere questa nuova opera fortemente connessa con il luogo di lavoro.
Ancora una volta Pastel sceglie un approccio profondamente connesso con le vicende storiche, sociali e politiche. Volontà dell’autore è infatti quella di entrare in contatto con il background e la storie dei luoghi di lavoro, rielaborandone, attraverso una personale sintesi pittorica, le vicissitudini. Attraverso una pittura legata in particolare agli elementi naturali, l’interprete trasforma lo spazio attraverso i suoi iconici intrecci organici.
Per questa sua ultima fatica, intitolata “Transgenic fails”, Pastel sceglie di riflettere sulle vicende storiche dell’isola dalla sua conquista Europea. In particolare l’Argentino è attirato dai cambiamenti della società, causati da elementi esterni, che di fatto hanno cambiato il senso di abitare in totale armonia con la natura. È infatti qui che l’identità locale cresce e si rafforza, nonostante le modifiche ed i venti di cambiamento provenienti dall’occidente.

Thanks to The Artist for The Pics

pastel-new-mural-san-juan-puerto-rico-02

pastel-new-mural-san-juan-puerto-rico-03

pastel-new-mural-san-juan-puerto-rico-04

pastel-new-mural-san-juan-puerto-rico-05

Phlegm – New Mural in Dunedin Part 2

04/03/2016

Continua il soggiorno di Phlegm a Dunedin in Nuova Zelanda, il grande artista con base a Sheffield ha da poco terminato questa nuova e grande pittura.
Divenuta ormai tappa fissa negli spostamenti dell’interprete in giro per il mondo, Dunedin si sta rivelando terreno fertile per le sperimentazioni estetiche di Phlegm. Sempre qui infatti ricorderete le inedite pitture a colori realizzata dall’autore (qui e qui).
L’ultimo intervento non vede l’artista lavorare attraverso tonalità differenti dal consueto nero, quanto piuttosto sperimentare nuovi approcci pittorici attraverso i quali dare forma e sostanza ai suoi iconici personaggi. Come infatti ribadito diverse volte, i characters dell’interprete rappresentano fulcro centrale della sua narrativa, slancio tematico e pittorico, attraverso il quale portare avanti il particolare universo visivo.
Lavorando su questa lunga parete, Phlegm realizza un gigantesco animale, servendosi di un tratto certamente più cupo e grezzo, ci ricorda molto ROA, cavalcato da alcuni dei suoi personaggi. Tutti i dettagli dopo il salto, nei prossimi giorni, nuovi e succosi aggiornamenti.

phlegm-new-mural-dunedin-part2-02

phlegm-new-mural-dunedin-part2-03

phlegm-new-mural-dunedin-part2-04

phlegm-new-mural-dunedin-part2-05

phlegm-new-mural-dunedin-part2-06

phlegm-new-mural-dunedin-part2-07

Gola Hundun – “Naturart” Project (Preview)

03/03/2016

Diamo un primo sguardo a Naturart, nuovo progetto firmato da Gola Hundun per No Title Gallery all’interno del Festival dei Giardini di Pordenone.
L’opera è di fatto una sinergia tra architettura, arti visive e progettazione tecnica di giardini. Allontanandosi quindi dal consueto ‘habitat’ espositivo, No Title Gallery chiama uno degli artisti certamente più sensibili al lavoro con e sulla natura.
Appare chiaro quindi l’esperienza che si sta sviluppando proprio in questi giorni, la fiera si terrà dal 5 al 13 Marzo, nasce come unione di intenti. Gli architetti Massimiliano Dellamaria ed Arianna Dorissa, l’esperienza dell’agronomo e progettista Nicola Van Den Borre, la pittura di Gola Hundun, vengono impiegati nella realizzazione di un unico e grande progetto, curato da Ester Buruffaldi. Lo scopo finale è quello di proporre un sistema di sinergia architettonica in campo urbano, attraverso l’arte come strumento lavorativo, la natura diviene punto cardine ed imprescindibile del processo e del suo risultato finale.
Gola Hundun per questa nuova sfida realizzerà “Santuario della Fauna Urbana. Si tratta di un potente ibridazione tra pittura e flora verticale, un idea che vede l’interprete portare avanti, verso un nuovo livello, le precedenti sperimentazioni installative, tra cui “Arniul“ realizzata in occasione del Lago Film Festival di Lago di Revine.
Qui un primo sguardo alle fasi del making of, nei prossimi giorni daremo un occhiata approfondita al risultato finale. Stay tuned!

Thanks to No Title Gallery for The Pics
Pics by TheBlindEyeFactory

gola-hundun-natuart-project-preview (1)

gola-hundun-natuart-project-preview (2)

gola-hundun-natuart-project-preview (3)

gola-hundun-natuart-project-preview (4)

gola-hundun-natuart-project-preview (6)

gola-hundun-natuart-project-preview (7)

gola-hundun-natuart-project-preview (8)

gola-hundun-natuart-project-preview (9)

gola-hundun-natuart-project-preview (10)

gola-hundun-natuart-project-preview (11)

gola-hundun-natuart-project-preview (12)

gola-hundun-natuart-project-preview (13)

gola-hundun-natuart-project-preview (14)

gola-hundun-natuart-project-preview (15)

gola-hundun-natuart-project-preview (16)

2501 – New Mural in Bovisa, Milan

03/03/2016

Nei giorni scorsi 2501 si è impegnato in questa nuova pittura andando a trasformare completamente una grande parete a Bovisa, quartiere di Milano.
L’opera vede il grande artista Italiano continuare a portare avanti il particolare approccio estetico, attraverso un intervento che eredita gli ultimi sviluppi della sua personale ricerca. Legato sempre ad una astrazione della forma, e sopratutto alla volontà di lavorare attraverso un approccio in divenire, 2501 genera qui un nuovo intreccio di forme e figure irregolari.
L’opera, intitolata “Il Guardiano”, coinvolge tutti gli aspetti tipici della pittura di 2501. Troviamo la volontà di interagire con lo spazio, con le peculiarità della parete che divengono tutt’uno con l’opera, un identità viscerale, con l’interprete focalizzato nel tracciare le iconiche linee attraverso differenti pennelli con le quale dare forma e sostanza a emozioni e stati percettivi del momento.
In attesa di scoprirne i prossimi spostamenti, ci godiamo quest’ultima e grande produzione. Enjoy it.

2501-new-mural-bovisa-milan-02

2501-new-mural-bovisa-milan-03

2501-new-mural-bovisa-milan-04

2501-new-mural-bovisa-milan-05

Blaqk – “Moving from A to B” Exhibition (Recap)

03/03/2016

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-01

“Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde” è tra i romanzi probabilmente più conosciuti. L’opera di Robert Louis Stevenson, è stata nel corso degli anni riarrangiata su medium differenti, con il protagonista in particolare, che è diventato una vera e propria icona letteraria e cinematografica.
La doppia e ben nota personalità del Dottor Jekyll, rifletteva, in senso spirituale, morale ed intellettuale, sull’essere umano. In particolare sulle differenti sfaccettature emotive e psicologiche dell’uomo, amplificandone e raggruppandone l’impeto, attraverso due opposti come il bene ed il male.
È innegabile come Jekyll ed Hyde siano in verità la stessa persona, o meglio un estremizzazione a due poli opposti, parti però di un unica entità. Questa è portata alla deriva da azioni meschine, nate, controllate e sepolte nel subconscio del primo, raccolte, esplose e catalizzate dalla violenza del secondo. Si tratta però dello stesso ed unico soggetto, è bene ricordarlo questo, attraversato però da impulsi differenti ed in questo caso contrari. Positivo e negativo, caos ed ordine, bene e male, bianco e nero.

Nell’ambito dell’arte urbana il concetto di duplice identità giunge attraverso una differente interpretazione. Non si tratta di uno sdoppiamento della personalità, non c’è una pozione ad attivare sentimenti ed emozioni che teniamo nel nostro subconscio, quanto piuttosto della volontà di lavorare spesso a quattro mani, riuscendo ad innescare differenti percorsi estetici, influenzati dalle peculiarità di uno e dell’altro autore.
Tra i nomi a cui mi sento maggiormente legato ci sono senza dubbio i Blaqk. Il duo Greco composto da Simek e Greg Papagrigoriou, si congiunge sotto un unico nome, innescando un rapporto simbiotico, generando un’unica figura eterea che vive proprio delle contrapposizioni pittoriche, estetiche e sulle differenti direzioni della ricerca dei due artisti. Opposti che non si respingono, ma che anzi attraendosi, generano una pittura che raccoglie il meglio delle differenti ricerche portate avanti in solitaria.
La pozione, il meccanismo di innesco, per i Blaqk, risiede proprio nella volontà di unificare, di lasciar interagire le due differenti anime, libere di spaziare singolarmente eppure, se unite, capaci di acquistare maggiore vigore. A differenza del Dottor Jekyll, la miscela o pozione, agisce come catalizzatore ed aggregatore.

Di combo, o di lavori in coppia ci siamo spesso interessati. In questa tipologia di opere gli autori coinvolti coniugano le differenti estetiche andando a creare un immagine armonica e capace al tempo stesso di ereditare differenti identità eterogenee degli artisti coinvolti. La differenza sostanziale risiede nella scelta in cui due autori di unire gli sforzi per produrre un progetto, con un idea, una ricerca ed una identità, congiunti, figlia però delle differenti esperienze e ricerche.
La duplicità del tratto, dell’estetica e della ricerca, crea inevitabilmente un differente tipo di equilibrio. I fattori da considerare non sono più unicamente legati ad una specificità o singolarità, quanto piuttosto alla capacità dei due artisti di far convivere nello stesso spazio le differenti e personali visioni. Inevitabilmente in questo processo deve esserci un punto di contatto, un intersezione tra due cerchi differenti che possa farli coesistere razionalmente ed esteticamente.

Ambedue le identità dei Blaqk partono da un preciso punto di partenza, l’astrazione della forma. Se questo è lo starting point, la successiva strada intrapresa da Greg Papagrigoriou e Simek, è decisamente differente e molto personale.
Nonostante le differenti intenzioni pittoriche, è interessante sottolineare come in questi anni, gli autori siano riusciti a far evolvere la loro personale ricerca ed al tempo stesso mantenere inalterato l’equilibrio tra le differenti identità che compongono le loro produzioni congiunte.
Quello che poteva essere un deterrente per l’amalgama ricercata dai due autori Greci, diviene quindi un eccezionale propellente in grado di confermare la bontà del progetto pittorico dei due, ma soprattutto proporre una pittura in costante mutamento. Esattamente come avviene con qualsiasi autore, e di talento aggiungo io, il processo e la ricerca vengono costantemente stimolati per raggiungere risultati inediti e diversificati.
Sia singolarmente, sia in coppia, i Blaqk quindi funzionano. Merito di una ricerca personale fortemente radicata e di una duplice e comune sensibilità, che sfrutta proprio le divergenze estetiche, per generare un impianto pittorico tipico e facilmente riconoscibile.

Nella contrapposizione tra forme così personali, così fortemente radicata nelle pitture dei Blaqk, un altro punto di contatto risiede nella scelta di lavorare esclusivamente attraverso il bianco ed il nero.
La volontà di utilizzare queste due uniche variabili tonali, alimenta il senso di pulizia e sintesi ed al contempo, permette a chi osserva di cogliere al meglio le divergenze tra la mano di Simek e quella di Greg Papagrigoriou, e di conseguenza, dello loro personali ricerche.
L’antitesi delle due identità dei Blaqk vive quindi sia nella differente generazione di forme proposte, sia nella comune esigenza di dispiegare le stesse attraverso una comune chiave cromatica, in grado di sottolinearne le differenze ed al tempo di equilibrarne l’associazione. È quindi importante anzitutto separare i percorsi del duo, per comprenderne al meglio l’amalgama innescata nella combinazione finale.

L’operato di Simek è scandito da una profonda attrazione geometrica. Le figure dell’autore Greco, sin dalle prime evoluzioni, risultano dirette ed incisive, irregolari nel loro aspetto. Volontà dell’interprete è quella di sviluppare un percorso pittorico dove l’essenzialità, la pulizia e lo spirito geometrico, vengono elaborati attraverso la costruzione e decostruzione di volumi eterogenei.
Nell’idea dell’artista, attraverso un dialogo con lo spazio di lavoro, la sperimentazione di tonalità differenti, la generazione di elementi opposti e contrari, vi è la volontà di porre in essere un forte senso percettivo. Le figure proposte emergono all’interno dello spazio attraverso continui e ripetuti effetti di tridimensionalità e profondità. C’è una costante ricerca di ordine ed equilibrio, espresso attraverso una processo di decostruzione e costruzione perenne. Simek è quindi la parte più razionale.
D’altro canto Greg Papagrigoriou agisce attraverso una differente spinta pittorica. La ricerca dell’autore parte da una impostazione maggiormente viscerale. È l’istinto che prende vita, che si forma, confluendo in un personale spirito calligrafico. L’idea dell’interprete è quella di non sottrarsi alle sensazioni del momento, quanto piuttosto di sviluppare una pittura altamente emotiva e personale che ne assecondi le sensazioni. Il gesto ed il processo pittorico sono quindi il risultato degli stati percettivi dell’interprete che, combinandosi con una sintesi estetica personale, generano figure eterogenee.
La calligrafia di Greg Papagrigoriou si plasma in forma, diviene ruvida nelle pennellate, in netta contrapposizione con i volumi pieni di Simek. Il moto gestuale accompagna il processo, diventando principale impulso creativo e pittorico.

Sono cinque anni che i Blaqk sperimentano e sviluppano nuove e differenti alterazioni della forma all’interno dello spazio.
Aperta lo scorso 12 di Febbraio “Moving From A to B” rappresenta un punto di fermo, un momento di riflessione sul lavoro fin qui portato avanti da due identità differenti, unite sotto un’unica estetica.
Lo show, ospitato all’interno degli spazi dello splendido Optimism Psinakis di Calcide in Grecia, è composto da una nuova serie di tavole che rappresentano al meglio l’evoluzione compiuta dai due interpreti in questi anni. È l’ultimo approdo, maggiormente sintetico e puliti, capace di ereditare al meglio i processi estetici di entrambi gli interpreti. È un punto fermo sul dialogo portato avanti dal duo, che emerge qui in tutta la sua profondità e sensibilità.
Le opere esposte, intercettano il senso di equilibrio, pulizia e combinazione, che caratterizzano il percorso dei Blaqk. Le forme, ora linee sintetiche e piene di Simek, si intrecciano con le frazioni calligrafiche, ora ‘sporche’ e ‘grezze’ di Greg Papagrigoriou.
Si tratta di costruzioni sensate, a cavallo tra razionalità ed istinto, visioni criptiche che si lasciano osservare, ammaliandoci, spingendoci ad osservarne l’apertura, lo sviluppo e la chiusura, forme che restituiscono un senso di galleggiamento e che intaccano, stuzzicandole, le corde più sensibili di chi osserva.

Optimist Ψινάκης
Κριεζώτου 5 – Calcide

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Dimitris Vasiliou

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-02

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-03

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-04

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-05

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-06

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-07

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-08

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-09

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-10

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-11

blaqk-moving-from-to-b-exhibition-recap-12

GoddoG – New Mural in Marseille

02/03/2016

Nuovo aggiornamento per GoddoG, l’autore con base ad Avignone in Francia ha da poco terminato questa bella pittura in occasione dei lavori del Cité des arts Marseille.
L’opera rappresenta anzitutto un cambio sostanziale nelle dinamiche estetiche e pittoriche di GoddoG. Osservando le produzioni dell’interprete, siamo infatti abituati a confrontarci con interventi caratterizzati da una forte spinta cromatica, con contaminazioni grafiche ed astratte ed cadenzare lo spazio di lavoro. Ai colori ed alle textures, capaci di tracciare forme, characters e geometrie differenti, l’autore per questo suo ultimo progetto sceglie di concentrarsi sulla linea.
L’opera è una sviluppata unicamente attraverso il nero, con un background bianco, ed attraverso un sistematico intrecciarsi di linee. Il risultato finale vede quindi GoddoG generare una infinita serie di forme, elementi e figure eterogenee, dalle quali emergono volti e chiavi di lettura differenti.
Dopo il salto alcuni scatti del making of, siamo curiosi di vedere se l’artista continuerà su quest’idea anche nelle prossime uscite.

Thanks to The Artist for The Pics

goddog-new-mural-in-marseille-01

goddog-new-mural-in-marseille-02

goddog-new-mural-in-marseille-03

goddog-new-mural-in-marseille-04

goddog-new-mural-in-marseille-05

Fabio Petani – A Series of New Pieces

02/03/2016

Nuovo e corposo aggiornamento per Fabio Petani, l’artista Italiano ci mostra le ultime sperimentazioni dove continua il processo di contaminazione e interazione con lo spazio di lavoro.
Nelle produzioni di Fabio Petani la componente astratta, come è facilmente intuibile, rappresenta la principale leva pittorica. In particolare nelle sue produzioni l’interprete Italiano lavora attraverso linee, forme ed elementi irregolari, proponendo una interazione tra gli stessi attraverso l’utilizzo di tonalità tenui. L’idea è quella di suggerire una sorta di armonia, sia nell’intersecarsi ed intrecciarsi dei volumi proposti, sia nella scelta cromatica degli stessi. Si tratta, approfondendo, di un processo volto ad una sintesi estrema che, specialmente negli ultimi lavori, sia su muro che su carta, sta volgendo il proprio sguardo al luogo di lavoro.
L’interazione con quest’ultimo passa infatti per la volontà di Fabio Petani di inserire all’interno delle sue opere una forte componente chimica e molecolare. Questa volontà si manifesta attraverso l’inserimento di parole e sintesi grafiche di elementi differenti.
Qui uno sguardo alle ultime produzioni dell’autore, presente insieme a Corn79, MrFijodor, Etnik, Vesod, Livio Ninni e Riccardo Colombo, a “Mesmerize”, corposo group show in apertura il prossimo 13 Marzo all’interno degli spazi della Galleria Punto618 di Venaria, di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.

Thanks to The Artist for The Pics

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-01

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-02

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-03

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-05

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-06

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-07

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-08

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-09

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-10

fabio-petani-a-series-of-new-pieces-11

Remi Rough and LxOne for MB6 Street Art Project

02/03/2016

Continuiamo a seguire con interesse gli aggiornamenti da Marrakech, per il MB6 Street Art Project al lavoro anche Remi Rough ed LxOne che hanno da poco terminato due nuovi interventi.
Il progetto, curato da Urban Nation e BSA, prende vita come parte dei lavori della 6^ Biennale di Marrakech all’interno del quartiere storico ed antico della città.
Per questo evento Remi Rough ed LxOne elaborano sulle estremità di questa grande parete due personalissime figure astratte catapultandoci all’interno delle rispettive ricerche. Entrambi scelgono tonalità piuttosto cariche ed accese, ed entrambi riescono ad imprimere ai rispettivi lavori un forte senso di movimento e tridimensionalità.
Uno sguardo agli scatti è d’obbligo, nei prossimi giorni continueremo il nostro recap sul bel progetto.

mural - remi rough - marrakech

mural - lx.one - marrakech

Broken Fingaz – New Murals in Brazil

01/03/2016

Nuovo mad trip firmato dai Broken Fingaz, il collettivo Israeliano ci mostra le immagini del recente passaggio in Brasile di TANT, con una nuova serie di interventi.
In questa nuova infornata di interventi i Broken Fingaz continuano ad essere influenzati dai luoghi che visitano, raccogliendo l’eredità delle tradizioni, del folklore e degli aspetti sociali del luogo di lavoro. Tutti spunti inediti che vanno a miscelarsi con il particolare immaginario che caratterizza le loro produzioni.
Innegabile infatti la propensione degli artisti ad esagerare, a lavorare sopra le righe, attraverso un trama ricchissima di stimoli e spunti. L’influenza pop, l’inflessione horror, i contenuti sessuali, il trash, l’inusuale e lo splatter, sono solo alcuni degli elementi che contraddistinguono la formula estetica che accompagna ciascuna delle produzioni degli interpreti.
In attesa di nuovi aggiornamenti, ci godiamo gli scatti di quest’ultima serie di lavori, dateci un occhiata!

Pics by The Artists

broken-fingaz-in-brazil-01

broken-fingaz-in-brazil-02

broken-fingaz-in-brazil-03

broken-fingaz-in-brazil-05

broken-fingaz-in-brazil-06

Lucy Mclauchlan for MB6 Street Art Project

01/03/2016

Lucy Mclauchlan si trova a Marrakech in Marocco dove nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova pittura parte dei lavori del MB6 Street Art Project.
Il MB6 Street Art è un progetto parallelo nato in occasione dei lavori per la 6^ Biennale di Marrakech, e vede ben 10 artisti di fama internazionale lavorare in strada e sui tetti all’interno della città rossa o Medina di Marrakech.
Come spesso accade per progetti di questo tipo, l’idea è quella di coniugare le differenti estetiche degli artisti selezionati, per porre in essere un dialogo con lo spazio e la gente del posto. In particolare gli organizzatori, BSA ed Urban Nation, hanno voluto da una parte raccogliere il tema della Biennale, ovvero “Not New Now”, dall’altra lavorare all’interno di un contesto particolarmente affascinante come la città fortificata.
Nei prossimi giorni vi mostreremo altri lavori dei primi artisti, tra cui c’è anche il nostro RUN, nel frattempo uno sguardo a quest’ultima pittura realizzata da Lucy Mclauchlan, enjoy it.

lucy-mclauchlan-for-mb6-street-art-project-03

mural - lucy mclauchlan - marrakech, place des epices

MP5 – “Of Changes” at Wunderkammern Gallery (Recap)

01/03/2016

mp5-of-changes-recap-01

Il bianco ed il nero, ed in particolare il loro accostamento, travalica l’idea di due semplici colori che, posti all’unisono, semplicemente funzionano. Si tratta di un concetto maggiormente evocativo, per certi versi spirituale, che raccoglie l’eredità di un binomio che da sempre e quotidianamente scandisce la nostra esistenza.
Capace di riversarsi in differenti ambiti, non solo artistici, questo sodalizio tonale è stato spesso tradotto attraverso un significato di opposizione e imprescindibilità uno dall’altro.
Nella cultura orientale in particolare, il bianco ed il nero vengono utilizzati per spiegare visivamente una delle filosofie più importanti d’oriente, raccolta poi sia dal Taoismo che dal Confucianesimo, quella dello Yin e Yang.
Il bianco nella sua purezza, nell’immaginario collettivo ha sempre avuto il ruolo positivo, la luce, il bene. D’altro canto al nero è toccata la sorte inversa, con il buio, e tutte quelle emozioni cupe e tristi, tradotte spesso con questo colore. Si tratta quindi di opposti, ma che al tempo stesso hanno un origine reciproca uno nell’altro, sono interdipendenti, laddove l’uno non può esistere senza la presenza dell’altro.

Non stupisce affatto la scelta di MP5 di lavorare unicamente attraverso il bianco ed il nero. Per i temi affrontati dall’interprete, reputo fondamentale l’utilizzo di un approccio estetico non esuberante, quasi ipnotico, e quanto mai capace di tenere lo spettatore concentrato su ciò che sta osservando, ed in secondo luogo, sul tipo di tema trattato.
Il forte senso di equilibrio visivo che questi due colori riescono a sviluppare, rende le opere dell’autrice Italiana, terreno fertile per incisive riflessioni interpersonali. Non c’è una distrazione, il tratto stesso è diretto, forte, pulito, capace di dare forma e sostanza alle iconiche silhouette antropomorfe che contraddistinguono il suo lavoro. C’è quindi una personale rappresentazione dell’essere umano alla base dell’operato dell’artista, sviluppata attraverso due entità cromatiche, ed incentivata dalla volontà di trattare ed approfondire tematiche di spessore.

Come spesso accade, sono le esperienze e gli studi personali ad influenzare il lavoro di un artista. Il fascino dell’underground e della controcultura, l’appoggio ai movimenti femministi e queer, gli studi di scenografia, il lavoro con il teatro sperimentale, tutti elementi e spunti che inevitabilmente hanno influenzato ciò che ad oggi sono l’estetica e le tematiche care ad MP5. Un calderone di esperienze e vissuti, che si innescano attraverso differenti identità artistiche che l’interprete, ha saputo mantenere ed esplorare nel corso degli anni.
Sono però probabilmente il mondo del fumetto e dell’illustrazione ad aver plasmato fortemente e maggiormente la particolare direzione estetica dell’autrice. Un influenza questa che si è sviluppata attraverso una personale interpretazione estetica della realtà, del quotidiano, del corpo umano e di ciò che ne smuove le emozioni. L’interprete guarda al mondo attraverso un filtro cromatico, il bianco ed il nero sono gli unici interlocutori estetici attraverso i quali risvegliare sentimenti, emozioni e spunti eterogenei. Il colore, quando presente, viene utilizzato per porre l’accento, per sottolineare ed incentivare un determinato elemento, parte dell’opera e probabile chiave di volta per comprenderne al meglio il significato.

La dimensione estetica e tonale dell’universo pittorico di MP5, rappresenta quindi il naturale risultato di ciò che la stessa sceglie di approfondire. Il bianco diviene base e background all’interno della quale far muovere le linee nere dei corpi. L’intreccio dei volti e degli sguardi fermi raffigurati, funziona, nella sua primordiale alchimia cromatica, affrontando l’uomo nelle sue recondite viscere, nei suoi istinti e passioni.
La narrativa dell’autrice, coglie aspetti critici, sociali, politici ed interpersonali. Si tratta di una rappresentazione personale della realtà. Un alterazione, o meglio sintesi estrema, in cui l’unico elemento di contatto diviene il corpo umano.
Nella sua capacità di trasmettere sensazioni, stati d’animo ed emozioni differenti, il corpo diviene specchio delle riflessioni di MP5. Non c’è una riproduzione fedele dei lineamenti del volto, anzi l’impressione è quella di una ricercata massificazione nelle caratteristiche facciali dei personaggi. Sono piuttosto le pose, le azioni suggerite e gli elementi che le accompagnano, a comporre i pensieri e gli spunti a cui l’artista vuole riferirsi.
Chi osserva quindi viene investito da codici fisici che ben conosce, laddove la spersonificazione dei volti, riesce a sviluppare un coinvolgimento maggiore, ponendo lo spettatore in una dimensione di immedesimazione costante. Il coinvolgimento, e la conseguente riflessione interpersonale sui temi trattati, appaiono quindi come una diretta conseguenza.

MP5 in questi anni ha saputo innescare ed approfondire temi e spunti differenti, siamo particolarmente legati all’opera realizzata per CHEAP Festival (Covered). Dopo mesi di silenzio, interrotti unicamente dall’opera che ha inaugurato il progetto Le M.U.R. a Saint Etienne (Covered), ed a distanza di anno circa dall’ultima esibizione “DOG“, l’autrice torna in uno spazio chiuso presentando “Of Changes”.

L’esibizione, aperta lo scorso 20 di Febbraio all’interno della sede romana della Wunderkammern Gallery, segna un nuovo ed importante step per l’autrice Italiana.
Lo show anzitutto raccoglie le differenti anime creative di MP5 proponendo un allestimento, un intervento esterno nel quartiere di Torpignattara a Roma, una performance audio-video, durante l’evento di apertura, ed infine la pubblicazione di un nuovo libro.
Come il titolo dello stesso show suggerisce, l’esibizione apre ad un cambiamento sostanziale nel modo in cui l’interprete percepisce la realtà che la circonda. L’artista parte da una nuova riflessione per raccogliere al meglio l’eredità dei tempi moderni, legandosi al passato ed all’oriente, per meglio comprendere quelle che sono le differenti crisi e fragilità che così tanto stanno investendo il mondo occidentale.
MP5 abbraccia appieno i concetti di casualità e caos, facendoli propri, ribaltandone il senso prettamente occidentale, per coglierne piuttosto gli spunti filosofici derivati dalla cultura orientale.
Come lo psicoanalista e teorico Jung sosteneva, la scienza occidentale si basa su un concetto di casualità come verità assiomatica, tutto ha una precisa spiegazione in base alle leggi della natura. D’altro canto la filosofia orientale rivolge il proprio interesse ad una miscela di singole e differenti componenti, laddove sia la casualità che le eccezioni vengono prese in considerazione e risultano parte integrante.
Questa particolare divergenza è sostenuta dal Libro dei Mutamenti, conosciuto come I-Ching. Si tratta di uno dei pilastri della cultura orientale, uno dei più antichi testi cinesi, usato come metodo di divinazione e base per la filosofia legata al caos. In particolare l’importante libro rappresenta tutti i possibili stati di cambiamento del cosmo e della vita umana.
Lo stesso Jung, nei suoi studi sull’I-Ching, si proponeva di trovare un modo per definire tutti quegli aspetti legati all’inconscio, non prettamente legati quindi alla propria e personale esperienza di vita. Jung giunge all’idea di quanto piuttosto, essendo collegate e comuni all’intera umanità, certe percezioni ed emozioni viscerali, accomunano ciascuno di noi.

In questa sua nuova indagine MP5 coglie proprie gli spunti di Jung e del Libro dei Mutamenti per dare vita ad un personale interpretazione della realtà. Attraverso un allestimento caratterizzato da una inedita serie di opere su legno e su carta, l’autrice pone in essere una riflessione sulla crisi individuale e personale dell’essere umano che, inevitabilmente, si riflette in modo collettivo.
Partendo proprio dall’idea di stati percettivi ed emotivi comuni, legati al subconscio, l’autrice alimenta la propria riflessione sul mondo occidentale, attraverso immagini particolarmente introspettive e capaci di cogliere differenti aspetti interpersonali che giungono come lettura dei tempi moderni.
Il risultato sono una serie di opere dai significati differenti, decisamente più intime, capaci di scuotere e produrre una propria e personale lettura di se stessi, raccontando frammenti di vita emotiva, sciogliendo nodi psicologici.

Quello che emerge è quindi un viaggio interpersonale, MP5 ci porta per mano all’interno del nostro subconscio, toccandone le corde più emotive, le profondità viscerali che teniamo celate perfino a noi stessi. Pone dubbi e quesiti, tra bianco e nero risoluti, puliti ed efficaci, esattamente come la sua pittura.

Fino al 24 Marzo 2016

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni, 124
00176 Roma, Italy

Pics by TheBlindEyeFactory

mp5-of-changes-recap-02

mp5-of-changes-recap-03

mp5-of-changes-recap-04

mp5-of-changes-recap-05

mp5-of-changes-recap-06

mp5-of-changes-recap-08

mp5-of-changes-recap-09

mp5-of-changes-recap-10

mp5-of-changes-recap-11

mp5-of-changes-recap-12

mp5-of-changes-recap-13

mp5-of-changes-recap-14

mp5-of-changes-recap-15

mp5-of-changes-recap-16