GORGO

Archive for febbraio, 2016

Ricky Lee Gordon – New Mural in Oakland

29/02/2016

Ricky Lee Gordon aka Freddy Sam, si trova a Oakland dove, in collaborazione con Athen B Gallery ha terminato di dipingere questa grande parete.
Con la volontà di lavorare da questo momento, senza uno pseudonimo, e supportato dal RVCA Artist Network program, Ricky Lee Gordon continua a portare avanti la personale pittura riflessiva.
Recentemente l’autore sta accentuando il senso introspettivo delle sue produzioni – leggi l’editoriale – portando avanti una approccio sia estetico, ma soprattutto tematico, particolarmente coinvolgenti. Quest’ultima produzione, dal titolo “I am human through the reflection of your humanity back at me”, segue in questo senso la scia delle ultime fatiche realizzate negli scorsi mesi.
Ricky Lee Gordon continua a proporre una produzione incentrata su una riflessione sia sull’essere umano, sia sulla società in cui viviamo. L’opera affronta temi come la disuguaglianza e l’odio. L’autore Sudafricano riflette su come la storia dell’essere umano si infarcita di ingiustizia, pregiudizi, intolleranza, discriminazione, unilateralità, razzismo, settarismo, segregazione e apartheid. La pittura va ovviamente contro questi sentimenti di odio, ponendo come riflessione su sentimenti comuni, dove tutto è collegato, dove tutti noi siamo collegati, come fratelli e sorelle, dove la sofferenza di tutti e la gioia di tutti appartiene a tutti.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Brock Brake

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Phlegm – New Mural in Wellington, New Zealand

29/02/2016

Ci spostiamo a Wellington in Nuova Zelanda, qui Phlegm nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa bella pittura per il Wellington Street Art event.
Dopo il bel progetto “The Forest” – leggi l’editoriale – l’autore con base a Sheffield torna su parete andando a realizzare una delle sue iconiche pitture. A caratterizzare l’opera la massiccia presenza degli iconici characters di Phlegm, che vanno a tracciare qui la forma di un grande volto. Il riferimento ai proiettori cinematografici, presenti in grande numero all’interno della pittura, è direttamente ispirato a quello in possesso del proprietario della parete, che diviene quindi principale stimolo per tutta l’opera.
Uno sguardo alle immagini è d’obbligo, ma restate sintonizzati, l’interprete Inglese in questi giorni si trova a Dunedin per realizzare una nuova pittura con Roa, stay tuned!

Pics via San

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Pixel Pancho – New Mural in Primavalle, Rome

29/02/2016

Dopo l’apertura di “Androidei” – leggi l’editorialePixel Pancho si è spostato in strada dove nei giorni scorsi ha terminato di realizzare questa nuova pittura a Primavalle, sempre a Roma.
L’opera prende vita su questa grande parete su Via Pietro Bembo ed è prodotta dalla Galleria Varsi, che ospita lo show dell’interprete Italiano, in collaborazione con Muracci Nostri, l’Associazione Vengo da Primavalle e Ater Roma.
Intitolata “Teseo e il Minotauro”, il murale vede Pixel Pancho anzitutto ispirarsi alla famosa mito di Teseo, attraverso una rielaborazione che passa qui verso un nuovo ed interessante approccio estetico. L’artista affronta infatti la grande superficie con una pittura scandita da piccoli pennelli, che ne aumentano vistosamente i livello di dettaglio e coinvolgimento, realizzando la silouetthe dei suoi iconici robot e degli elementi ornamentali naturali, attraverso piccoli e minuziosi tratteggi.
In attesa di scoprire un eventuale prosegue per questo inedito indirizzo estetico, vi lasciamo con i dettagli del making of e gli scatti dell’opera conclusa, enjoy it.

Thanks to TheBlindEyeFactory for The Pics and Video

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Friends and Family Group Show at Delimbo Gallery (Recap)

26/02/2016

Remed, Hell’o Monsters, Okuda, Jon Fox, Zosen, Mina Hamada, Nano4814, tutti riuniti in Friends and Family, nuovo e corposo group show da poco aperto presso la Delibo Gallery.
Continuano la serie di esibizioni di primissimo livello proposte dalla galleria Spagnola che raccoglie qui i lavori di alcuni degli artisti più interessanti del panorama internazionale, tra cui alcuni precedentemente ospitati dalla gallery. Lo show appare come visione eterogenea legata anzitutto al colore, con i differenti approfondimenti estetici e tecnici proposti da ciascuno degli interpreti in mostra. Tra elementi figurati ed astratti, tra forme e characters, ciascuno degli artisti ha proposto una serie di inediti e vecchi lavori attraverso i quali approfondire il particolare approccio estetico.
In attesa di scoprire chi sarà il prossimo artista ad occupare gli spazi della galleria, vi lasciamo ad una bella e lunga serie di scatti con i quali possiamo immergerci in Friends and Family, enjoy it.

Delimbo Gallery
Calle Pérez Galdós, 1,
41004 Sevilla, Spagna

Pics by The Gallery

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Felipe Pantone for POW! WOW! Hawaii

26/02/2016

C’è anche Felipe Pantone tra i nomi di spicco al lavoro per le strade del distretto di Kaka’ako ad Honolulu in occasione della nuova edizione del POW! WOW! Hawaii Festival.
L’artista Argentino con base a Valencia per la rassegna Statunitense porta in dote tutto il suo iconico approccio estetico.
Particolarmente attivo in quest’ultimo periodo, ricorderete “Stereodynamica” corpo solo show aperto recentemente negli spazi della Backwoods Gallery di Collingwood in Australia, continua a sviluppare anche in strada la peculiare visione.
Le produzioni di Felipe Pantono sono caratterizzate dall’utilizzo di materiali differenti, ma soprattutto da un estetica fortemente influenzata da un aspetto digitale. L’interprete miscela graffiti ed un impulso cinetico per dare vita a forme ed elementi irregolari capaci di generare sistemi complessi, glitch e figure diversificate. Emerge un senso di caos ordinato, un impulso dinamico ed in costante mutamento, che prende spazio per mezzo di un ‘liquidità’ intrinseca nelle soluzioni estetiche scelte ed al temo stesso, capace di porsi come momento di riflessione e di catarsi personale, in chi osserva.
Qui le immagini ed il making of di quest’ultima fatica, c’è stato il tempo di trasformare anche un piccolo veicolo. Dateci un occhiata.

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Gola Hundun – “Intelligenza Vegetale” Show (Recap)

26/02/2016

Lo scorso 20 Febbraio siamo andati a Bologna per vedere da vicino “Intelligenza Vegetale”, ultima esibizione firmata da Gola Hundun all’interno degli spazi della Galleria Portanova12.
Lo show raccoglie appieno la fascinazione a carattere naturale che coinvolge la totalità delle produzioni dell’interprete, proiettandoci all’interno del suo particolare immaginario.
È importante sottolineare come l’allestimento sia composto in modo omogeneo da lavori di dimensione differente, dalle piccole opere su carta, passando per le grandi produzioni su canvas. Denominatore comune, oltre alla natura, il dettaglio, che continua ad essere anche qui propellente magnetico. Abilità dell’artista è infatti quella di lavorare a ciascuna delle sue composizioni naturali attraverso un altalena di tonalità, tutte riconducibili al verde, attraverso le quali dare forma e sostanza a minuscoli e (quasi) impercettibili dettagli. Il risultato di questo approccio pittorico, è evidenziato dalla capacità di ogni singola opera di trasmettere spunti differenti, ogni qual volta viene scrutata, ponendo quindi lo spettatore in una posizione attiva.
La natura, e tutta la biosfera, continuando ad essere i protagonisti assoluti delle produzioni firmate Gola Hundun. Nello spirito estetico e tematico dell’autore italiano c’è la volontà di porre in essere una costante riflessione sugli elementi naturali, accompagnando quindi chi osserva all’interno di una sintesi degli stessi. In particolare l’artista riflette sul rapporto tra uomo e biosfera, natura ed animali e piante, ed in senso più ampio l’intero pianeta. Per Gola si tratta di un rapporto viscerale ed ancestrale, dai toni per certi versi onirici e mistici, che ci conduce nelle profondità di un legame che l’uomo moderno ha deciso deliberatamente di inclinare, portando avanti politiche distruttive e cancerogene.
L’interprete stesso rinnega il ruolo centrale, l’antropocentrismo che caratterizza la nostra epoca, gettando attraverso le proprie produzioni, in particolare le installazioni, un senso di legame pacifico e paritario nei confronti del pianeta.
Attraverso le proprie opere Gola Hundun sottolinea questi aspetti. Innesca un viaggio interpersonale, partendo da elementi minuscoli, minuziosamente raffigurati, fino ad arrivare a plasmare l’aspetto di animali, volti. Un percorso in crescendo scandito dalla presenza di intrecci cromatici, rami, rampicanti e piante che suggellano, celando spesso al loro interno, la vastità del mondo naturale raffigurato dall’autore Italiano.
In questo nuovo viaggio, le grandi tavole presentate, permettono all’autore di amplificare ed ampliare l’impatto dei mondi naturali raffigurati. Le singole opere presenti in allestimento avvolgono ed avviluppano chi osserva, sensazione sostenuta ed accentuata dai rumori naturali che fanno da sottofondo audio, proiettandoci all’interno degli universi immaginati dall’interprete, ora percepiti in modo ancora più viscerale ed epidermico.

Galleria Portanova 12
Via Porta Nova, 12
40123 Bologna

Pics by Mario Covotta

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Andrew Hem x Ekundayo for POW! WOW! Hawaii

25/02/2016

Ancora aggiornamenti dal POW! WOW! Hawaii Festival di quest’anno, Andrew Hem e Ekundayo hanno infatti da poco terminato di dipingere questa piccola parete.
L’opera segna il ritorno in strada del famoso illustratore, insieme ad uno dei nomi di spicco della scena locale. Andrew Hem e Ekundayo rappresentano al meglio lo spirito di cooperazione tra gli artisti presenti nella Hawaii, e quelli che ogni anno vengono chiamati a lavorare in occasione della famosa rassegna Statunitense.
Il risultato di questa collaborazione è un opera in cui uno degli iconici characters di Hem viene messo a confronto con uno dei particolari personaggi di Ekundayo.
In calce al nostro testo alcune immagini del making of, nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti dalla rassegna.

Work in progress pics by Supersonic

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Johannes Mundinger – New Mural in Berlin

25/02/2016

In occasione dell’apertura della sua prossima personale “Unterm Nebel”, Johannes Mundinger ha da poco terminato di dipingere l’iconica parete esterna della Urban Spree Gallery di Berlino, sede dello show.
L’intervento raccoglie appieno gli stimoli pittorici di Johannes Mundinger declinandoli attraverso il tema cardine dello show che l’autore si appresta ad aprire il prossimo 4 di Marzo. Come per l’allestimento quindi, anche per quest’opera l’interprete riflette sul concetto di reminiscenze emotive.
L’idea di Johannes Mundinger è infatti quella di rappresentare attraverso la propria pittura, dandone forma e sostanza, frammenti delle prime influenze personali. Sono sensazioni sfocate e quasi perdute, immagini appannate, percezioni, suoni ed odori quasi del tutto dimenticati. Tutti elementi vaghi che però hanno contribuito a plasmare la nostra coscienza, formandoci come persone e influenzando le nostre vite, sebben non li ricordiamo perfettamente.
L’autore stuzzica queste reminiscenze attraverso una pittura densa di colori e tonalità, un approccio estetico che si riconnette con l’inconscio, esplorandone gli aspetti più reconditi e personali.

Pics by The Artist, Streetartbln and Lucky Cat

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Mural im Rahmen der Ausstellung "Unterm Nebel", Urban Spree Galerie, Berlin

Mural im Rahmen der Ausstellung “Unterm Nebel”, Urban Spree Galerie, Berlin

RUN – New Mural in Essaouira, Morocco

25/02/2016

Ci spostiamo ad Essaouira in Marocco, qui nei giorni scorsi RUN ha terminato di dipingere questa grande opere a Mogador, piazza più importante della città.
L’opera ha visto il grande autore Italiano al lavoro sulla grande superfice della piazza, già patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO, per circa una settimana. Ben 280 litri di vernice naturale per completare un intervento di 6400 metri quadrati.
Dal titolo “Les Rives”, il dipinto propone due iconici personaggi di RUN comunicare tra loro, il primo sta ascoltando il secondo che intento a suonare un piccolo strumento musicale. Le due figure sono sedute su due sponde differenti, divise da un ruscello, un fiume o un mare.
L’intervento è stato sviluppato attraverso una mappatura della piazza, con l’aiuto dell’amico e produttore di film Gastone, in ascolto con walkie talkie mentre l’interprete si trovava su un edificio di 4 piani limitrofo.
L’opera è ancora una volta intrecciato alla cultura e le tradizioni del posto, che ospita uno dei più interessanti festival musicali del territorio, il Festival Gnaoua. Dopo il salto alcune riflessioni sull’esperienza da parte dell’artista.

I know Maghrebian people since I am young, in Italy they have been [probably the first external population to come in my country. The fame for young Moroccan that cross the see to come in europe isn’t always been the best, but as my people, in my country, once we are in our own confine we are better people, more welcoming and careful to show a good side of us… any way in Morocco as soon you step in you are a guest treated with so much respect that it make you feel good from the first moment.

I know Maghrebian people since I am young, in Italy they have been [probably the first external population to come in my country. The fame for young Moroccan that cross the see to come in europe isn’t always been the best, but as my people, in my country, once we are in our own confine we are better people, more welcoming and careful to show a good side of us… any way in Morocco as soon you step in you are a guest treated with so much respect that it make you feel good from the first moment.

The painting now is there, it has been hard, something I didn’t know how to do but I did. I had no technology to help me doing the painting but I didn’t need it. The drone came the last day when everything was done, to take some aerial picture… it was the first time after I started the Place Mullay Hassan that I was finally seeing what I did… It worked, it was a bit distorted from the high rise balcony that I had available to check the progress time to time … It was amazing to see the whole thing. The people, small dots are like ants moving on this gigantic illustration.
Painting a wall now seems to me a walk in the park, from the moment that I can see what I am doing all proportions and plans are easier much easier.
I miss these seagull, those cats and the people, all.
Even the more assholing of the street seller.
Since I am back from Essaouira every morning I woke up thinking that I still have to finish the painting i the square.

Pics by The Artist

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Niels Shoe Meulman – New Mural for St+art Delhi 2016

24/02/2016

Tra gli artisti al lavoro per l’ultima edizione dello St+art Delhi Festival di quest’anno anche Niels Shoe Meulman che ha terminato questa bella pittura.
L’autore ha avuto modo di lavorare sull’intera superficie di questa grande struttura, cambiandone completamente l’aspetto attraverso il proprio immaginario. Le produzioni di Niels Shoe Meulman continuano ad essere caratterizzate da un approccio legato al lettering. La lettere viene declinata attraverso un forte e rimarcato stimolo calligrafico, una intrinseca bellezza pittorica profondamente legata quindi al gesto.
Per il festival, piuttosto che irretire lo spazio attraverso una combinazione o ripetizione di lettere, l’autore sceglie un approccio più morbido. La superficie viene quindi innanzitutto trasformata attraverso un bel texture pittorica, con l’opera completata da una serie di frasi sparsi che vanno a comporre la personale riflessione dell’interprete sul luogo di lavoro.

Pics by The Blind Eye Factory via Bsa

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Freddy Sam for POW! WOW! Hawaii

24/02/2016

C’è anche Freddy Sam tra gli artisti al lavoro per la nuova edizione del POW! WOW! Hawaii di quest’anno, per il festival di Honolulu il grande interprete Sudafricano ha da poco terminato questa bella pittura.
L’opera prosegue nel portare avanti la nuova identità pittorica dell’artista, abbiamo approfondito ciò nel nostro editoriale (Leggi), e vede l’artista insistere su temi particolarmente introspettivi.
Esattamente come per il precedente intervento realizzato a Phoenix, anche qui Freddy Sam concentra i propri sforzi in una pittura che ha nel mare il suo principale veicolo introspettivo. Attraverso una riflessione sul mare, l’interprete riflettere sull’interconnessione e sulla non-dualità dell’essere umano. Esattamente come l’onda sa di far parte dell’oceano, lo stesso percepisce l’onda come parte di se. Un meccanismo riflessivo con cui Freddy Sam indaga sull’uomo e sul suo particolare rapporto con la natura e ciò che lo circonda.
Ad accompagnare il nostro testo alcune immagini del making of e dello splendido risultato finale.

Piccola postilla, in occasione del festival hawaiano l’artista ha collaborato con 1xRun realizzato una splendida serigrafia. Come consuetudine per questo tipo di stampe c’è una deadline. Ci sono infatti ancora circa 9 giorni per acquistare la splendida opera, che racchiude al meglio lo spirito pittorico di Freddy Sam. La compri qui, hurry up!

Work in progress pics via Supersonic

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Pixel Pancho “Androidèi” at Galleria Varsi (Recap)

24/02/2016

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Se devo legare la mia infanzia televisiva ad un canale, non ci penso due volte. È stato Super3, emittente locale romana, ad aver impegnato, plasmato ed influenzato la mia immaginazione. Insomma se sono ciò che sono oggi, lo devo anche alle splendide serie animate che questo piccolo canale televisivo è stato in grado di regalarmi.
Ai più questo nome non dice nulla. Per chi come me è nato negli anni ’80 a Roma, l’appuntamento con certi cartoni animati, era praticamente d’obbligo. Tutto il meglio dell’animazione giapponese, spalmato all’interno di un palinsesto che sembrava infinito. Dal pomeriggio fino alla sera si susseguivano alcuni dei nomi di spicco dell’animazione orientale, serie che hanno verosimilmente influenzato i prodotti animati che vengono proposti oggi, sebbene il livello non sia lontanamente paragonabile.
Ricordo che tra tutte le innumerevoli serie, a spiccare erano quelle legate ai robot. Erano davvero tante e trasmettevano un fascino tutto particolare. Sebbene l’incipit era spesso comune, le trasformazioni, le armi, gli assembramenti, le meccaniche, le battaglie, riuscivano a catturare costantemente la mia attenzione e la mia immaginazione di bambino.
Si era ben lontani dalla maturità tematica e narrativa di un prodotto più moderni come Evangelion, ma queste prime serie, totalmente inedite sul territorio italiano, rappresentavano qualcosa di mai visto ed avrebbero influenzato me come tanti altri bambini tanto che, la successiva chiusura del canale, fu un piccolo colpo al cuore per tanti affezionati a questa emittente.

Lo scorso 19 Febbraio, i robot sono tornati a Roma e l’hanno fatto sotto le sembianze e le forti tematiche che contraddistinguono il lavoro di Pixel Pancho. Il grande artista Italiano ha presentato uno show vasto e vario, capace di raccogliere l’eredità del proprio immaginario, trasformando completamente gli spazi della Galleria Varsi. Un punto di approdo che trova le sue radici ed i suoi sviluppi non solo nella figura dei robot, ma che combina le riflessioni e gli ultimi sviluppi di un percorso in strada che ha saputo costantemente rinnovarsi e svilupparsi esteticamente.

Nelle differenti incarnazioni tematiche in cui l’artista italiano ha saputo sviluppare il proprio operato in strada, i robot hanno sempre rappresentato il protagonista assoluto. Un punto cardine sul quale evolvere la proprio estetica e sul quale sviluppare una propria e personale riflessione artistica.
Nell’immaginario collettivo, in special modo nei prodotti d’animazione giapponese, la figura della macchina è risultato dell’ingegno dell’essere umano. Prova inconfutabile della sua intelligenza, il robot, figlio dell’estro di uno scienziato, si ergeva come ideale analogia dell’uomo perfetto a difesa dello stesso. Il super-uomo, privo di difetti fisici, dotato di forza e guidato dai sentimenti più puri e giusti.
Osservando le produzioni di Pixel Pancho questo spirito di perfezione estetica, di ‘lieto fine’ disneyano, non è presente, viene anzi del tutto scansato per un approfondimento votato all’introspezione.
Intelligenza dell’autore è stata quella di non soffermarsi ad una semplice rappresentazione, una sintesi pittorica asettica e priva di sentimento, quanto piuttosto di cogliere, proprio attraverso la figura immaginaria della macchina, le differenti sfaccettature dell’essere umano. Un analisi indiretta, capace di sfruttare un immaginario collettivo, ribaltandone il senso, stuzzicando spunti e riflessioni personali.

Pixel Pancho tratta l’uomo, i suoi sentimenti e le sue fragilità in modo indiretto, come se la macchina ne abbia acquisito spirito e peculiarità, venendo investita e trasformata dalla grande mole di emozioni che caratterizzano tutti noi.
L’essere umano non è quindi presente come soggetto cardine, ma viene piuttosto suggerito, abbozzato e tratteggiato, nella forma e nell’aspetto dei characters dell’interprete. Indirettamente l’artista ci suggerisce stati d’animo, situazioni e tematiche differenti, riuscendo a calare e collocare lo spettatore e chi osserva, all’interno di questa narrativa.
I corpi stanchi dei robot, vengono posati e scagliati sulle pareti. La ruggine ne sottolinea la decadenza, mangiandone la ‘pelle’, il metallo freddo si rompe, creando varchi, corrompendosi al mondo esterno. La natura reclama il proprio spazio, scavando nelle viscere di queste imponenti creature, facendosi strada tra bulloni e strati di acciaio.
La macchina si avvicina ad una dimensione più umana e terrena, perdendo la sua dimensione di perfezione intrinseca. Di conseguenza attraverso essa viene mostrata implicitamente la decadenza dell’uomo moderno, i problemi e le fragilità che ne accompagnano la vita quotidiana.

Si tratta quindi di immagini incisive che, in senso più ampio, hanno per me rappresentato un analogia sulla parabola discendente dell’uomo. Ho sempre infatti avuto l’impressione che le opere non trattassero unicamente la fragilità ed un pessimistico tratteggio dell’essere umano ma che, proprio attraverso la figura ‘aulica’ del robot, a più ampio respiro, andassero a sottolineare anche il particolare contesto storico in cui viviamo.
Una società in rapida trasformazione capace di imporre una crescita accelerata, dove non sembra esserci più spazio per restare bambini. Dove bisogna crescere in fretta, dove l’immaginazione, la fantasia, gli eroi, così come i robot, non trovano più il loro seguito. Ed eccoli quindi apparire come dei caduti in disgrazia, dimenticati ed abbandonati al loro destino.

Il meccanismo innescato da Pixel Pancho funzione perfettamente. I robot, nell’immaginario collettivo sono fredde macchine, le cui azioni risultano essere il risultato di calcoli computerizzati. Inserendo in questi soggetti l’emozione umana, l’interprete riesce a creare un cortocircuito funzionale al proprio impianto tematico.
La macchina perde la sua caratteristica di perfezione intrinseca e, esattamente come l’uomo, viene soggiogata da sentimenti ed emozioni, restandone coinvolta. Si tratta di un acutezza estetica che pone chi osserva di fronte ad una sorta di specchio. Spiazzati osserviamo la nostra vera natura, restandone colpiti e scossi.
Al tempo stesso Pixel Pancho dona i suoi personaggi di un identità a metà tra perfezione ed imperfezione. Sono macchine nel loro cuore di metallo, nella pelle metallica, contemporaneamente sono esseri umani nella loro decadenza, nei sentimenti e nelle emozioni che percepiscono, sentono ed assecondano.

Pixel Pancho riflette sul senso della vita quindi. L’uomo è si robot, ma lo è in una parabola che lo vede ricercare l’immortalità, la trascendenza dal tempo. La carne diviene ferro, e come questo è destinata ad una decadenza, a scomparire, senza lasciare alcuna traccia di se.
Non è forse questa la paura più grande per tutti noi? Scomparire senza aver lasciato alcun segno del nostro passaggio. È un passaggio importante questo, sottolinea la profondità dei temi espressi dall’interprete.

La forte e sempre più rimarcata presenza naturale, funge infine da ideale collante tra la rappresentazione estetica dell’uomo, e la sua ricerca dell’immortalità.
La natura continua a intrecciarsi ai corpi, i volti ed alla forme delle macchine raffigurate dall’artista. Il lento intercedere della stessa tra le viscere dei robot, il suo inglobarne la ‘carne fredda’, il metallo che si piega, scoperchiato, al passaggio dei rampicanti, le foglie secche, completano l’immaginario decadente e rugginoso dell’autore. La natura scandisce il tempo, palesandosi come ciclo continuo di morte e rinascita, contrapponendosi all’esistenza determinata dell’uomo/macchina.

In “Androidèi”, questo il titolo dell’esibizione aperta dall’artista a Roma, Pixel Pancho raccoglie il suo immaginario immaginando i propri iconici characters prendere le sembianze di entità soprannaturali. Scandite nel tempo e dallo spazio naturale, queste figure con essi mutano, prendendo forme differenti, si evolvono in creature eterogenee, in relazione alle culture ed alle tradizioni che le producono.
L’autore torinese immagina i suoi personaggi come dèi caduti, dimenticati e persi nell’oblio. La natura, che ne accompagna e ne influenza l’aspetto, raggiunge qui l’apice della sua ragione d’essere, avviluppando lo spazio fisico della galleria romana, così come le opere che ne compongono l’allestimento.
In questo nuovo show Pixel Pancho accoglie lo spettatore all’interno del proprio universo narrativo, proiettandolo in una rappresentazione fantastica della realtà con un racconto che trascende dalla stessa e dal tempo.
La figura del robot diviene qui più che mai parabola del desiderio dell’uomo di immortalità, di utopistica perfezione. Nella sua intrinseca impossibilità di spingere oltre la propria esistenza, l’essere umano ha creato ed immaginato dèi e macchine. Razionalizzando l’inspiegabile attraverso i primi, proiettandosi verso l’impossibile con le seconde.
Gli Androidèi accolgono entrambi questi desideri, sfuggendo però al controllo, riflettendo su stessi tutte le paure, le fragilità, le speranze e la decadenza dell’essere umano.

Fino al 3 Aprile 2016

Galleria Varsi
Via S. Salvatore in Campo, 51
00186 Roma

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Jens Besser x Stefan Schwarzer – New Mural in Dresda

23/02/2016

Aggiornamenti dalla Germania, nella scorse settimane Jens Besser e Stefan Schwarzer si sono dati appuntamento all’interno di una vecchia fabbrica abbandonata, dove hanno terminato questa nuova pittura.
Dopo un breve check delle pareti legal, i due autori si sono spostati all’interno di una vecchia struttura nella periferia di Dresda, con l’idea di riprendere i fili di quanto iniziato nel 2010, con la precedente pittura, intitolata “Neue Welt” in combo.
Jens Besser e Stefan Schwarzer coniugano alla perfezione le rispettive fascinazioni e, lavorando attraverso una comune impostazione tonale, esercitano su questa particolare parete tutto il loro particolare immaginario. Il risultato finale è un opera che coniuga una sintesi estetica di elementi lineari con oggetti, figure e volti, in una peculiare raffigurazione capace di prestarsi a differenti e personali chiavi di lettura.

Thanks to The Artists for The Pics

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Borondo for POW! WOW! Hawaii

23/02/2016

Dopo il recente exploit in India (Leggi l’editoriale), Borondo si è spostato ad Honolulu per prendere parte ai lavori della nuova edizione del POW! WOW! Hawaii Festival.
Questa nuova opera prosegue il filone inaugurato dal grande autore Spagnolo proprio in occasione della precedente partecipazione allo St+art Delhi 2016. Lavorando su due distinti spazi adiacenti tra loro, Borondo realizza una nuova e sensibile pittura. Ancora una volta non sono presenti figure umane, quanto piuttosto paesaggi, scenari e location in una nuova contrapposizione che mantiene inalterata la tipica sensibilità poetica che accompagna le produzioni dell’interprete.
Nella parte sinistra Borondo dipinge un corridoio, ponendo nel mezzo la sagoma di un animale, nella parete destra l’autore traccia l’aspetto di un bosco, dove in mezzo vediamo una sedia.
L’opera ancora una volta si presta a differenti e personali chiavi di lettura, sottolineando la capacità dell’interprete di stuzzicare e toccare, nuovamente, le corde più sensibili. Un nuovo viaggio introspettivo che siamo liete di continuare a percorrere.

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Axel Void – New Mural in Aalborg, Denmark

23/02/2016

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C’è un immagine in particolare che, puntualmente, viene in mente quando mi imbatto nelle produzioni di Axel Void. È uno scatto di qualche anno fà, a cui non riesco a dare una collocazione precisa forse Palermo (?), che vede l’autore giocare una partita di calcio nel luogo dove ha da poco terminato di dipingere una delle sue opere.
Una semplice fotografia che proietta la figura dell’artista ad una dimensione meno ‘aurea’, più umana e terrena, e che al tempo stesso intercetta alla perfezione lo spirito pittorico che accompagna ognuna delle sue produzioni.

Il fascino di uno sport che viene praticato il tutto il mondo e che specialmente in strada, vive forse la sua passione e ragione d’essere migliore. Esattamente come il calcio, concepito come sport popolare prima di diventare palcoscenico, teatro e macchina da soldi, l’arte in strada, per come la intendo personalmente, se possibile, non può slegarsi dal contesto in cui esercita la propria presenza. Nel processo pittorico l’artista dovrà quindi lasciarsi inevitabilmente influenzare, traducendo le percezioni e le sensazioni del momento, oppure gli stimoli, le storie, le immagini e gli elementi umani, sociali e politici, che contraddistinguono un determinato luogo. Diversamente l’opera assume un aspetto estraneo, un corpo posto all’interno di una dimensione non sua, perdendo quindi di efficacia, sia agli occhi di chi vive questi luoghi, sia agli occhi di chi, di riflesso, si ritroverà ad osservarne la presenza.

In questo senso Axel Void rappresenta la perfetta incarnazione e coniugazione di uno spirito pittorico votato al dialogo.
I ‘cicli’ pittorici dell’interprete sono scanditi da settimane di lavoro intense, seguite da momenti di break, che vedono l’artista spostarsi in giro per il mondo, tra festival e personali escursioni verso terre e realtà spesso lontane e molto differenti dalle nostre. Una quantità di opere incastonate all’interno di tessuti urbani differenti che riescono costantemente a non perdersi, lasciando un segno, un istante di riflessione personale. Si susseguono, aprendo la mente verso lidi e racconti dapprima sconosciuti, ora più chiari, e ben scolpiti nella mente.
Scuote, segna e punge l’interprete, lo fa attraverso una pittura profonda, ma soprattutto raccogliendo temi differenti, incentrando il proprio approccio tematico a situazioni differenti, quasi offrendo uno spaccato personale, ramificato ed eterogeneo, di un altro mondo, spesso troppo distante, mai come ora vicino. A tratti così malinconico che perfora la carne, producendo riverberi di pensieri introspettivi.

Parlando di Axel Void è imprescindibile sottolineare come l’ambiente di lavoro ne influenzi profondamente l’operato. Il contatto con il luogo continua infatti ad essere prerogativa principale per l’autore, una sorta di spinta intrinseca, che esercita tutto il suo fascino nelle potenti rappresentazioni.
L’impressione è quella di trovarsi a confronto con una personale curiosità verso tutti quei luoghi, quelle culture e quelle situazioni di forte e radicato, disagio sociale. Spesso Void si è trovato calato all’interno di contesti di povertà, disagio e malessere sociale. Senza alcun spirito critico, privo di pregiudizi, l’artista ha scelto di inoltrarsi all’interno di queste realtà, quasi sfidandone le etichette, con la ferma convinzione che proprio qui, in questi posti spesso dimenticati e bistrattati, risiede la vera natura umana. Una ricerca incessante che parte da un calarsi all’interno dei luoghi, respirane gli odori, la polvere e le cenere, per riaffiorare inevitabilmente cambiato, pronto al ‘racconto’.
È chiaro quindi come l’autore voglia anzitutto bagnarsi delle tradizioni e della cultura dei luoghi che visita, cercando di scoprire quanto più possibile. Axel Void, guarda alla storia dei luoghi, alla vita ed alla quotidianità delle persone che vivono lì, per poi riversare all’interno delle sue produzioni una peculiare analisi e riflessione su quanto percepito, ascoltato e digerito.
La narrativa dell’autore parte quindi dal reale, raccoglie dallo stesso per proporre una lettura differente, estranea ovviamente, ma che al tempo stesso riesce ad inserirsi perfettamente all’interno del tessuto sociale di un determinato luogo. Chi osserva ne comprende il significato, ne coglie la profondità tematica, riconoscendo, attraverso il linguaggio dell’interprete, il messaggio o la riflessione apportate dallo stesso. Non c’è quindi alcun tipo di barriera tra l’artista ed i locali, quanto piuttosto la volontà di offrire agli stessi l’opportunità di esprimere il loro disagio, di raccontare le loro storie, attraverso un mezzo potente ed impattante come la pittura, con l’autore che riesce a tradurne l’esperienza di vita e le sfaccettature di un determinato luogo, attraverso il proprio talento.

Al tempo stesso tutto ciò offre uno sguardo toccante ed introspettivo. Attraverso gli occhi e le percezioni dell’artista, così come le sue parole che spiegano ed accompagnano le pittura, c’è l’opportunità di approfondire luoghi e paesi differenti. Axel Void coglie aspetti legati alla tradizione ed al folklore, alle difficoltà della vita, decisamente differenti rispetto a quelle delle società moderne ed occidentali. Si tratta di uno sguardo lungo, un ponte immaginario che si frappone tra chi ne osserva le opere, l’autore stesso e chi vive da vicino e quotidianamente queste storie di vita.
Sono quindi colpi di pennello che si traducono in stilettate, sottili ed appuntite, colpi secchi, inferti a chi ha l’intelligenza di osservare e comprendere, di non voltare lo sguardo, ma di approfondire il messaggio, il racconto, il malessere e le difficoltà che si celano dietro un volto, un paesaggio, un istantanea scattata dallo stesso interprete e rielaborata su parete. Emerge la volontà di sottolineare l’umanità e soprattutto il forte spirito di condivisione che accompagna le persone che vivono in questi luoghi difficili, coloro che di materiale hanno poco, e che a livello umano, hanno molto da offrire. Quasi a voler ancora una volta ribadire che i soldi ed i beni non sono poi in fondo ciò che davvero conta.

I temi trattati sono quindi legati ad una ricerca all’interno del territorio, ad uno scambio continuo, ed alla volontà dell’autore di immergersi all’interno di un determinato luogo, con l’impressione di una costante ricerca sul vero valore della vita, che riecheggia palesandosi attraverso lo spessore comunicativo, all’interno della sua stessa pittura.

A tematiche così impegnative, Axel Void affianca infatti una pittura profondamente legata al reale, scegliendo un approccio pittorico profondo e sfaccettato che attecchisce alla stesso, ma da cui che al tempo stesso si discosta per interpretazione.
Lo spessore comunicativo passa per la capacità dell’interprete di rielaborare le istantanee di luoghi, volti e paesaggi legati al contesto di lavoro. Questi vengono interpretati attraverso tonalità malinconiche, per certi versi oscure, quasi a volerne sottolineare la profondità e la sensibilità tematica.
La grande ricchezza di pennellate, compone dettagli vivissimi, tracciando un percorso che, da vicino, diviene introspettivo, intrecciato ed influenzato dal costante intersecarsi di tonalità differenti. Da lontano gli effetti di luce ed ombra, il senso di messa a fuoco dei temi affrontati, i tratti dei volti rappresentati, provocano un impatto notevole – abbiamo ancora negli occhi la stupefacente opera realizzata in India lo scorso anno (Covered).
Chi osserva si trova a fronteggiare un elevato numero di dettagli, raccolti all’interno di una immagine unica, scandita, segnata e sovrastata da una parola.
Componenti di rilievo, le parole per Axel Void rappresentano l’ideale collante tra ciò che viene espresso attraverso la pittura, ed il tema scelto per la stessa. Rappresentano ed identificano l’opera, ma più profondamente sono una sintesi delle sensazioni, delle percezioni e degli stimoli vissuti epidermicamente dall’autore stesso, che traduce e raccoglie, in questo secondo canale comunicativo, tutta la sua esperienza del momento.

Lo scorso Luglio Axel Void ha presentato all’interno degli spazi della BC Gallery di Berlino “Sehnsucht“, corposo solo show incentrato sul concetto di mondanità. In particolare l’autore con base a Miami ha proposto una nuova serie di dipinti attraverso i quali riflettere sullo scopo della vita di tutti i giorni.
Dopo la seconda guerra mondiale, una corrente chiamata Absurdism ha riflettuto sull’assenza di significato intrinseco della vita. Durante il conflitto, la ragione esistenziale, la sopravvivenza, la lotta contro la libertà, presero infatti il sopravvento. Successivamente si innesco un senso di intorpidimento, protrattosi poi nel tempo fino ai giorni nostri.
Proprio l’esibizione firmata dall’interprete, parte da questi concetti per riflettere sulla confusione e sullo stato di benessere, apparente e vacuo, che i tempi moderni ci stanno lasciando in dote. Privo di una direzione od uno scopo, l’essere umano va alla deriva, nutrendosi di un desiderio inappagabile di qualcosa di differente.
Senza dubbio interessante sottolineare come un artista particolarmente sensibile alle vicissitudini di luoghi difficili, abbia volutamente spostato la propria attenzione verso l’intorpidimento emotivo e percettivo che scandisce la vita quotidiana all’interno della società moderna.
Temi del genere rappresentano in un certo senso l’altro lato della stessa moneta, e vengono sottolineati dalla scelta di realizzare una serie di ritratti dove i volti, vengono opportunamente coperti e sigillati. L’analogia è potente. Viviamo come strozzati da queste pellicole di plastica, senza uno scopo, completamente assorti nella nostra routine giornaliera. Giorno dopo giorno, dopo giorno, fino alla nostra morte.

Da questa tematica così forte e profonda, sembra nascere questa recente pittura realizzata da Axel Void ad Aalborg in Danimarca, un intervento realizzato in occasione dei lavori per l’eccellente WE AArt Festival dello scorso anno.
L’autore ancora una volta raccoglie appieno dagli stimoli del luogo, in particolare si sofferma sul significato della parola “Hygge”. Si tratta di un termine squisitamente danese, difficile da spiegare e tradurre di conseguenza. Identifica infatti uno stato percettivo di benessere. La parola è figlia dei tempi moderni e pare racchiudere un ampio concetto. Un atmosfera accogliente e piacevole, una situazione intima, i piaceri della vita, sono tutti elementi che compongono l’immaginario di questo vocabolo.
Appare piuttosto riuscita quindi la scelta di produrre una frattura visuale tra la parola scelta e l’immagine dipinta. Axel Void raccoglie l’eredità della precedente esibizione ponendo in essere uno riflessione che eredita al meglio i principi della sua pittura, e le riflessioni dell’ultimo show.
Il risultato finale è un nuovo ritratto, un gigantesco volto avvolto e soffocato, sul quale svetta proprio la parola danese.

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BR1 – “El Gigante de Melilla” in Marocco

22/02/2016

Andiamo a dare un occhiata ravvicinata all’ultimo progetto firmato BR1, l’artista italiano ha presentato, nelle scorse settimane a Melilla, “El Gigante de Melilla”.
Non è la prima volta che ci occupiamo della particolare situazione migratoria ai confini della Spagna, ricorderete infatti l’opera realizzata da Axel Void a Tarifa che, specularmente, affrontava già il problema (Covered), torniamo su questi temi, con un nuovo progetto ad ampio respiro.
Melilla è situata nella costa del Marocca, rivolta verso il Mar Mediterraneo, segna il confine tra Europa ed Africa attraverso una recinzione di sei metri d’altezza. Il Valla, protetto da sistemi di sorveglianza di ultima generazione, rappresenta la linea di confine tra sogno e realtà per coloro che vogliono arrivare in Europa.
La città è ben nota per i migliaia di profughi che tentano di attraversare illegalmente il confine, ma anche per la forte miscela sociale, con cristiani, ebrei, musulmani e comunità berbere che convivono pacificamente.
BR1 raccoglie la particolare identità e situazione sociale del luogo dando vita ad una figura grottesca, ma soprattutto una danza che investe le strade della città. Il gigante, interamente fatto a mano e realizzato durante i giorni in residenza d’artista per Kahinarte, vede l’artista proporre una personale lettura della difficile situazione di Melilla. BR1 attraverso la danza di questa figura, propone una sorta di antico rituale, un esorcismo della paura che si trasforma presto in divertimento.
Approfondendo la danza è si un momento di divertimento, dovrebbe suggerire al tempo stesso la storia di un uomo appartenente alla comunità nomade Issawa, che ha saltato la recinzione di confine, ed approdato in Europa per demolire e distruggere la xenofobia. La stessa paura che tormenta l’Europa, la paura di sperimentare la miseria e l’umiliazione che i migranti percepiscono quotidianamente, la paura verso ciò che non si conosce e che quindi spaventa.
El Gigante de Melilla e la sua danza divengono quindi per BR1 opportunità per abbracciare questi luoghi, per raccogliere l’eredità di un non-luogo posto ai confini dell’Europa, dove ci sono muri, recinzioni e sistemi di sorveglianza che si ergono come baluardo contrario al passaggio di essere umani, interrompendo sogni e sperenze.

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Fintan Magee – New Mural in San Juan

22/02/2016

L’ultima pittura firmata da Fintan Magee prende vita a San Juan, Porto Rico, dove l’autore Australiano ha terminato di dipingere questo bel lavoro.
L’opera, realizzata su questo grande contenitore cilindrico, vede l’interprete lavorare come sempre attraverso una totale immersione nel panorama circostante. Attraverso una forte e rimarcata interazione Fintan Magee produce l’ennesimo intervento in grado di fondersi alla perfezione con l’ambiente prossimo. Al tempo stesso l’opera, sviluppata attraverso il consueto tratto iperrealistico, riesce ancora una volta a raccogliere e contemporaneamente staccarsi dalla realtà, andando a trattare un tema particolarmente importante.
Fintan Magee con “Glass Half Full”, questo il titolo dell’opera, vede l’autore realizzare una forte e potente analogia visiva. L’opera raffigura un ragazzo del posto traportare un iceberg attraverso il piccolo e fragile mondo, mentre il livello dell’acqua sale intorno a lui. L’intervento è una riflessione a tutto tondo sull’inquinamento che, nonostante le basse emissioni di C02 da parte dei piccoli stati Caraibici, continua ad influenzare l’economia di questi Stati. L’aumento infatti del livello del mare, le calamità naturali ed i cambiamenti climatici provocati dai paesi limitrofi, vanno ad incidere fortemente nell’economie di questi luoghi, fortemente connessi alla pesca, all’agricoltura ed al turismo.

Pics via San

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Ericailcane – New Mural in Santa Fe, Bogotá

22/02/2016

Nuovi aggiornamenti dal Sud America per Ericailcane, il grande artista Italiano ci mostra questa recente opera realizzata a Santa Fe, Bogotá in Colombia.
Ericailcane, dopo la recente combo realizzata con Bastardilla (Covered), prosegue nel portare avanti la personale pittura riflessiva. Ancora una volta l’estetica pittorica dell’autore Italiano ruota intorno ad una personale analogia visiva dove, la rappresentazione di animali differenti, diviene stimolo per tracciare le criticità dell’uomo moderno. Il personale spirito di critica dell’autore trasforma i suoi personaggi in figure antropomorfe, calando bestie differenti, all’interno di contesti, spunti e riflessioni, tipicamente appartenenti all’essere umano. Laddove, attraverso queste ‘caricature’ sociali e politiche, viene amplificato il senso di riflessione ed importanza dei temi trattati.

Pics by The Artist

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Duncan Passmore – New Mural in Edinburgh, Meadowbank

19/02/2016

Nuovo aggiornamento per Duncan Passmore, l’artista ha da poco terminato di realizzare questo nuova pittura a Edinburgh, Meadowbank.
Con quest’opera l’autore prosegue nel portare avanti il proprio particolare approccio estetico ed al tempo stesso, vede l’interprete lavorare attraverso inedite soluzioni. Abituati infatti a confrontarci con elementi tonali legati al paesaggio circostante, alla superficie di lavoro, qui Duncan Passmore sceglie un approccio più estremo. La scelta dei colori, decisamente più frizzanti ed accesi, impone un impatto differente all’opera.
Il risultato finale, continua però ad essere legato alla profonda pittura viscerale dell’artista. Sono ancora una volta le profonde pennellate, l’alternanza e la sovrapposizione di elementi differenti, a scandire un processo pittorico figlio di stati d’animo e sensazioni legate al momento. Una pittura catartica quindi che prosegue la sua evoluzione attraverso un senso di movimento costante, ciclico e latente. Curiosi di vedere un eventuale prosieguo.

Pics by The Artist

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Giorgio Bartocci – New Mural at Labas in Bologna

19/02/2016

Ci spostiamo a Bologna, è Giorgio Bartocci l’ultimo artista al lavoro all’interno degli spazi del Labas Occupato.
Dopo Crisa (Covered) ed Andrea Casciu (Covered) ecco il grande autore Italiano. L’artista, durante i giorni dell’Artefiera 2016, si è impegnato in una nuova produzione che porta con sé uno spirito pittorico inedito. Giorgio Bartocci sceglie qui un approccio maggiormente legato al colore.
Abituati a confrontarci con poche tonalità, capaci di dare forma e sostanza alle iconiche figure dell’interprete, la danza tonale tipica dell’artista viene qui incentivata dall’utilizzo di differenti colori.
L’impatto generato da una ricchezza tonale di questo tipo, è volutamente cercato dallo stesso artista come personale riflessione sul nuovo anno. C’è un senso di positività che accompagna l’opera, uno slancio nuovo, aperto verso la novità ed una prospettiva futura differente. L’intero spazio esterno, nonché la parte interna della struttura, vengono quindi completamente irretite dal pattern organico di Giorgio Bartocci.
La lettura, come sempre legata a sensazioni e stati d’animo personali, passa per la grande quantità di dettagli sviluppati dall’artista. Possiamo trovare riferimenti alle guerre nel mondo, passando per spunti legati alla maternità ed alle donne in guerra. Un calderone di pensieri che prende forma e sostanza attraverso schegge impazzite, passate di vernice capaci di cambiare totalmente la percezione dello spazio.

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Pics by Angelo Jaroszuk Bogasz

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Truly Design – New Piece in Stabio, Switzerland

18/02/2016

Nuovo lavoro firmato dai Truly Design, il collettivo Italiano ha nelle scorse settimane dipinto questo nuovo intervento indoor a Stabio in Svizzera.
L’opera vede proseguire i Truly Design nella realizzazione di pitture anamorfiche. Queste particolari produzioni sfruttano lo spazio a 360^ generando un immagine trasversale all’interno dello stesso, e visibile nelle su integrità, unicamente da uno specifico punto.
L’opera, intitolata “Space Oddity” vede gli artisti realizzare un grande cerchio attraverso l’intersezione di cerchi più grandi. Il lavoro, visibile unicamente dall’estremità del corridoio, è caratterizzato da una progressiva trasformazione con l’avvicinarsi verso l’altra estremità. Camminando infatti verso la porta, la composizione di ‘evolve’ in una serie di elementi geometrici ed astratti capaci di proiettarci proprio verso la via di uscita.

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MP5 – “Of Changes” at Wunderkammern Gallery (Preview)

18/02/2016

Il prossimo 20 di Febbario gli spazi della Wunderkammern Gallery ospiteranno “Of Changes” nuovo solo-show firmato da MP5.
L’autrice Italiana, attraverso gli studi accademici in scenografia per teatro ed animazione, ha saputo sviluppare un estetica visiva personale, raccogliendo il fascino della cultura underground e del mondo illustrativo. Nasce così un approccio pittorico essenziale, diretto ed incisivo, un spirito estetico volto a riflettere sulla realtà e sull’essere umano.
Il senso mitologico della produzioni di MP5 incontra in questa nuova esibizione una riflessione ed un indirizzo tematico inediti. L’artista riflette sui concetti di casualità e caos, partendo dalla visione filosofica orientale, sintetizzata nel ‘Libro dei Mutamenti’.
Partendo dall’antico testo orientale, l’interprete attraverso questo nuovo allestimento rifletterà sulla crisi individuale e collettiva del mondo occidentale, sia in senso culturale sia in quello psicologico.

Wunderkammern Gallery
Via Gabrio Serbelloni 124
00176 Roma

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HENSE – New Mural in Norfolk, Virginia

18/02/2016

Andiamo a dare un occhiata all’ultima pittura realizzata da HENSE, l’autore con base ad Atlanta nelle scorse settimane ha avuto modo di dipingere questa grande parete a Norfolk in Virginia.
Dopo l’eccellente pittura realizzata in occasione dei lavori per il CityLeaks Festival 2016 (Covered), HENSE continua a lavorare su grandi dimensioni immettendo nello spazio tutta la sua visione pittoriche.
L’opera prosegue nel portare avanti l’approccio estetico dell’interprete Statunitense. In particolare HENSE insiste nel proporre forti elementi cromatici, lasciando che forme, elementi e geometrie differenti, vadano direttamente ad irretire lo spazio di lavoro. Un esplosione pop figlia delle sensazioni del momento che ne scandiscono l’aspetto e l’impatto all’interno del paesaggio circostante, quest’ultimo principale stimolo emotivo per l’interprete stesso.

Pics by The Artist

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OX – New Piece at LE M.U.R. Saint Etienne

17/02/2016

Primo ricambio per LE M.U.R. Saint Etienne, il neonato progetto Francese ha visto nei giorni scorsi il grande OX prendere possesso dello spazio pubblicitario.
L’idea, esattamente come per le altre ‘pareti in movimento’, è quella di creare uno spazio fisso da offrire di volta in volta ad autori differenti. Una galleria dinamica che, dopo l’exploit Parigino, è stata riproposta in più parti e più volte in giro per la Francia.
Dopo MP5 (Covered) è quindi uno dei pesi massimi della scena Francese ha prendere possesso di questo spazio. Decisamente a proprio agio su un medium di questo tipo OX realizza una delle sue iconiche installazione su billboards andando a rompere la linearità del luogo di lavoro. Abbiamo infatti spesso ribadito la grande capacità dell’autore di interagire con lo spazio e l’ambiente circostante, sottolineandone la necessità di una rottura o di uno stravolgimento degli spazi pubblicitari. Attraverso le proprie opere l’artista prosegue e riordina ciò che è già presente intorno alla superficie, oppure decide volutamente di scombinarne l’equilibrio visivo attraverso l’inserimento di elementi del tutto inaspettati. Proprio come in questo caso.

Pics by Benrch via Le Mur

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KAWS at Yorkshire Sculpture Park (Recap)

17/02/2016

Aperta lo scorso 6 di Febbraio, andiamo a dare un occhiata all’ultimo show/installazione presentata da KAWS presso lo Yorkshire Sculpture Park nel Regno Unito.
Come intuibile l’esibizione mette in particolare a fuoco la vena scultorea dell’interprete, una direzione questa intraprese nel 1999 con l’uscita del suo primo toy in vinile. Con dimensioni sempre più grandi, KAWS ha sempre di più incentrato la propria attenzione sui suoi companion, divertendosi a variare materiali, estetica e pose.
Questo nuovo spettacolo, oltre a mostrarci nuove e vecchie tele, eredita tutta la potenza dei riferimenti pop dell’interprete. KAWS sceglie di installare alcune delle sue figures più storiche, alcune già viste nelle precedenti esibizioni, altre inedite. Il risultato finale, tra gli scorci naturali dello splendido parco, ci ha decisamente impressionato.

Pics via AM

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Luzinterruptus – “Plastic Island” New Piece in Trafalgar Square, London

17/02/2016

Lo scorso Gennaio i Luzinterruptus sono stati invitati a prendere parte al Lumiere Festival 2016, per il quale hanno realizzato questa nuova installazione dal titolo Plastic Island.
Le installazione del collettivo sono legate alla volontà degli artisti di portare avanti una produzione riflessiva. Affrontare quindi i problemi della società moderna, attraverso l’utilizzo di opere luminescenti ed altamente interattive.
Questo nuovo progetto riflette sull’ottavo continente. Si tratta infatti di una replica, in scala ridotta, di tutta la plastica e l’immondizia presente in quantità massiccia nell’Oceano Pacifico. Si tratta di un massa critica di 22 mila chilometri e 4 tonnellate presente nelle profondità dell’oceano, che sta distruggendo la maggior parte della fauna marina, trasformando per sempre l’ecosistema.
Con ben 13.000 bottiglie, opportunamente chiuse ed illuminate, installate all’interno delle fontane della storica piazza Londinese, la resa finale di questo nuovo progetto è come sempre di primissimo impatto.

Pics by The Artist

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Watch: Carne | “Risalita” New Mural in Udine

16/02/2016

Fuori ora un bel video recap sull’ultima pittura realizzata da Carne, un nuovo lavoro dipinto all’interno di questa struttura ad Udine in occasione di Bandus.
L’evento, tre giorni di conferenze, workshop, incontri, installazioni, spettacoli e musica live all’interno dell’ex caserma Osoppo, ha visto tra gli artisti al lavoro anche Carne.
L’artista Italiano presenta “Risalita. L’opera eredita tutto il fascino delle produzioni dell’interprete, i tratti scuri, il senso di profonda riflessione introspettiva, i costanti giochi tridimensionali. Il tutto viene spostato dalle abituali e consuete zone abbandonate, tanto care all’artista, in una dimensione differente, meno personale forse, ma comunque capace di calamitare sensazioni ed esperienze cognitive eterogenee.
Con il video in calce abbiamo l’opportunità di vedere tutte le fasi del making of dell’opera, mettetevi comodi e schiacciate play.

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Zilda – New Piece in Rennes

16/02/2016

Nei giorni scorsi Zilda si è spostato a Rennes, qui l’artista ha terminato di realizzare un nuovo lavoro parte della nuova edizione dell’URBAINES 2016.
In occasione della rassegna di arte e cultura della cittadina Francese, Zilda si è quindi impegnato in una nuova opera che richiama tutto il peculiare tono poetico delle sue produzioni.
Nel nostro raccontarvi le opere di Zilda, abbiamo sempre sottolineato la forte spinta emotiva che accompagna le immagini. Al lavoro per le strade della sua Napoli, l’artista ha saputo tracciare un immaginario riconoscibile, profondamente legato allo spot, all’ambiente circostante. Proprio l’ambiente riviste un ruolo di protagonista, laddove, alla ricerca costante di luoghi ispirati, l’interprete lega le sue composizioni.
Quest’ultima magia, intitolata “L’ Ange du soir”, è ispirato al The Evening Angel del pittore Francese Alexandre Cabane.

Pics by The Artist

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Borondo – New Mural for St+art Delhi 2016

16/02/2016

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Il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti inevitabilmente coinvolge anche chi scrive, osserva e commenta le opere degli artisti. L’elevato numero inevitabilmente si traduce in una ricerca quasi ossessiva della scintilla, di un determinato lavoro che posso scuotere e lasciare interdetti. Tutto parte dal personale gusto e sensibilità, ma ci sono autori che puntualmente hanno saputo sorprenderci e proiettarci in una dimensione percettiva ed emotiva sempre differente. La ricerca quindi, ancora una volta, rappresenta un caposaldo imprescindibile. Fuoco con il quale nutrire ed evolvere l’estetica, talvolta lasciando inalterati i temi, altre volte sconvolgendo e trattando anche nuovi argomenti o stimoli.

Transizione. Ci sono periodi in cui un artista è portato a sperimentare nuove direzioni estetiche, nuovi temi ed altrettanti sviluppi pittorici in grado di evolverne la ricerca.
Inevitabilmente questi momenti sono accompagnati da una precarietà estetica, cambi alcune volte repentini, altre volte più delicati, che vengono accompagnati da sperimentazioni che non sempre trovano la giusta armonia. Sono fasi intrinseche in cui inevitabilmente ogni autore incappa e che servono proprio da propellente ideale per lo sviluppo successivo. Una scossa quindi.

La transizione ha accompagnato Borondo negli ultimi mesi. L’autore Spagnolo ha sempre rappresentato motivo di stupore, grazie alla sua capacità di toccare e pungere le corde più emotive. Di mettere a nudo, non solo metaforicamente ma anche visivamente parlando, aspetti reconditi, stimoli e stati d’animo appartenenti a ciascuno di noi. La capacità di immedesimazione, l’abilità di parlare attraverso un linguaggio universale, introspettivo, hanno sempre caratterizzato le opere dell’artista. Perfino nella sua transizione, con le opere che hanno assunto un aspetto sempre meno definito, con i fondali neri presto abbandonati, nelle scene di vita e nei soggetti scelti, l’artista ha cercato di infondere il personale diktat tematico ed estetico, alcune volte stupendoci, come l’opera dipinta a Łódź (Covered), altre volte lasciandoci con un senso di incompiuto.
Tutto l’impatto tipico di Borondo torna in questa sua ultima pittura, un opera differente da quanto siamo soliti aspettarci, profondamente inserita nell’ambiente circostante, priva di soggetti e figure umane, totalmente proiettata nel dialogo con lo spettatore.

Borondo rappresenta uno degli artisti più atipici del panorama della street art: un blog personale poco aggiornato, una pagina facebook sulla quale viene unicamente postata la mappa dell’ultimo lavoro senza alcuna immagine. L’artista ci parla invitandoci a vedere i suoi interventi dal vivo, in strada e non attraverso uno schermo, ponendosi quindi in totale controtendenza con lo spirito attuale del momento.
Internet, per la sua stessa natura, ha reso l’immagine dell’opera infinita. Si è perso il valore di effimero dell’arte in strada, quello che caratterizzava il movimento precedentemente alla sua esplosione e riconoscimento sulla rete, in favore di una velocità e ‘digestione’ degli interventi certamente maggiore. Arriva prima la foto dell’opera (spesso scattata male ) la si osserva e si passa all’immagine successiva, in un circolo continuo in cui si rischia di distogliere l’attenzione dall’esperienza, dal lavoro in se, nonché dal particolare approccio che lega una certa stilistica ad un autore.

L’astista non vuole essere condizionato dalla tecnologia e dai socials. Ne accetta la presenza ma cerca di sottrarsi il più possibile dalla loro morsa, dall’inevitabile perdita d’identità in favore di un’immagine costruita e ricamata, uno specchio non vero capace di proporre una visione distorta di sè. L’interprete sceglie piuttosto di spostare il baricentro verso l’opera. Nell’interprete vive una sorta di lotta interiore: da una parte l’esigenza di portare avanti il proprio operato, dall’altra la volontà di rimanere quanto più fedele possibile ai propri principi, disconoscendo quindi parte delle dinamiche che stanno caratterizzando il movimento.
L’artista sviluppa i propri interventi partendo dal contesto in cui va ad operare, non è legato quindi alla bellezza in sé dello spot, ma piuttosto all’esperienza stessa dell’atto di dipingere. Un romanticismo connesso al personale percorso in strada, sviluppato da sensazioni personali, dagli stimoli delle stesse, e dal rapporto dell’intervento verso chi abita un determinato luogo, capace puntualmente di trasmettere una scossa a livello emotivo.

Nel lavoro dell’artista c’è una riflessione sia sul contesto, per cui una fabbrica abbandonata non può avere lo stesso approccio di una parete in città ad esempio, sia sulla bellezza dell’arte nel senso più spirituale e non legata strettamente ai soldi.
Borondo rifiuta il sistema attuale, all’interno del quale non c’è possibilità di tessere legami con le persone, innescare la naturale condivisione del lavorare in strada. Piuttosto si va in un determinato luogo per dipingere, si finisce e si riparte, tutto in rapidità e in totale controtendenza con il vero aspetto sociale intrinseco della street art. E’ difficile lasciare intatti i propri ideali in un sistema scandito dalla velocità costante in cui conta unicamente essere presenti: dipingere dieci pareti in un mese, senza effettivamente contribuire al luogo, alla città, attraverso un lavoro sensato e in grado di raccoglierne gli stimoli, ma piuttosto arricchire il proprio e personale ego e portare avanti un lavoro basato più sulla quantità che sulla qualità.

Per Borondo l’artista moderno è più vicino ad un prodotto, legato al denaro e non strettamente allo spirito artistico, definisce il sistema dell’arte senza troppi giri di parole una sorta di ‘McDonalds’. Per Borondo lo street artist si sta trasformando in ignaro esecutore della gentrificazione, chiamato dalle istituzioni, dalle gallerie, abbagliato dall’oro mediatico, dall’esigenza di dover produrre a tutti i costi e con sempre maggiore velocità e costanza. Si sta perdendo il contatto con la gente ‘reale’ in favore della platea dei social networks. Gli autori sono portati ad assecondare i gusti del proprio pubblico, a proseguire un particolare percorso artistico condizionato dai like su facebook che si sono sostituiti ad una critica costruttiva. Siamo di fronte ad un impoverimento stilistico della scena artistica: sta venendo a mancare uno spirito di ricerca, gli stimoli differenti che possono inevitabilmente influenzare l’aspetto e l’equilibrio di un intervento.
Il risultato finale è un inevitabile staticità nell’evoluzione dello stile.

Le immagini che riempiono la rete sono sempre più il risultato del meccanismo attuale che premia la fotografia e non l’opera in sé. È più importante il filtro, la posizione, è più importante lo scatto. Si dipinge in funzione di una pubblicazione sulla rete, ponendosi in totale disinteresse verso il pubblico vero, quello che vedrà l’opera davanti ai propri occhi in strada.
L’autore Spagnolo da queste riflessioni, sceglie di vivere la strada tentando di assaporarne le esperienze, cogliendo in prima persona gli stimoli della gente, le loro storie e le emotività che riescono a offrirgli. Persegue un approccio legato ad impulsi passati ponendosi in netto contrasto con le dinamiche attuali, nelle quali non si riconosce. Rifiuta la velocità, la staticità della forma e della stilistica, l’idealizzazione dell’arte come strumento, piuttosto che come personale stimolo, e infine il condizionamento di internet.
Uno spirito non corrotto quindi, con una venatura punk, capace di porsi in controtendenza, di guardare la strada con un piglio antico, raccogliendone tutti gli aspetti catartici e reinserendoli, attraverso il proprio tratto, all’interno del tessuto urbano per il proprio piacere, per la gente, per l’esperienza, per l’arte.

L’opera dipinta per questa nuova edizione dello St+art Delhi catalizza tutta l’essenza dell’interprete. Raccoglie l’eredità di un lavoro proiettato al dialogo con il luogo, la capacità intrinseca di Borondo di relazionarsi e dialogare con lo spettatore, aggiungendo una dimensione nuova e del tutto inedita.
Il senso di trascendenza e di onirico che ha sempre accompagnato i corpi dipinti e tratteggiati dall’autore, viene ora scansato per far spazio ad un piano visivo differente. Lo Spagnolo apre qui una dimensione inedita, proiettandoci all’interno dello spazio, sfruttando la fessura della parete e la pianta rampicante come parte stessa dell’opera. Un nuovo universo, una fessura verso un mondo differente, intanto, non sporcato dalla presenza dell’essere umano.
Il compimento della bellezza dello spazio attraverso l’architettura e la natura, priva di protagonisti, priva di figure eteree. L’opera è per chi osserva, per chi vuole estraniarsi ed addentrarsi tra le colonne, per chi vuole evadere, per chi cerca la pace dei sensi, per chi soltanto per un attimo abbia voglia di compiere un balzo altrove, nel silenzio, nell’introspezione. L’interprete pone qui il suo dialogo in un ottica differente, crea l’atmosfera, il palcoscenico, lasciando lo spettatore libero di spaziare, di lasciarsi coinvolgere, di trovarsi unicamente con se stesso, abbandonandosi a pensieri e stati d’animo differenti.

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Domenico Romeo – “Disfluenze Letterali” Exhibition (Recap)

15/02/2016

Nuovo progetto firmato Domenico Romeo, l’artista italiano ha inizio del mese è stato ospite del Ladodo Design di Milano, dove ha presentato una bella serie di nuovi lavori.
Raccolte sotto il nome di “Disfluenze Letterali”, questa nuova serie di lavori vede Domenico Romeo continuare a portare avanti la personale ricerca estetica e tematica. L’artista continua ad essere legato all’idea di un alfabeto visivo in grado di ereditare sensazioni e stati d’animo differenti. Al tempo stesso le ultime sperimentazioni stanno portando l’interprete ad interpretare la forma delle sue lettere in modo meno canonico. Uno stimolo maggiormente viscerale ed istintivo che giunge qui sotto forma di nuova ed interessante indagine.
Domenico Romeo riflette sulla disfluenza verbale, comunemente nota come balbuzie, traducendone il senso in segno. Le disfluenze letterali dell’autore sono quindi segni e lettere deformi, incomplete e contorte. Il gesto che genera il segno si ripete, prolungandosi nello spazio, inceppandosi e spezzando la linearità del tratto, mutando l’aspetto e generando un senso del tutto inaspettato. Non più parte di un concetto, ma singola stesura di un messaggio o di un idea.
L’artista presenta un approccio disarmonico, andando controcorrente, sviluppando un idea non più legata a ciò che viene detto, quanto piuttosto vicina alle pause, alle ripetizioni ed alle difficoltà di esprimersi. Tutti spunti e riflessioni quanto mai attuali.

Thanks to The Artist for The Pics

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Broken Fingaz – New Mural in London

15/02/2016

UNGA e DESO dei Broken Fingaz nei giorni scorsi si trovavano a Londra dove hanno terminato di dipingere questo nuovo lavoro su Red Church Street ad East London.
Attivi fin dal 2001, i Broken Fingaz sono ben noti per la particolare miscela grafica e tematica delle loro produzioni. Tra scenari surreali, elementi horror e pop, riferimenti espliciti ed una forte connotazione splatter, si istaura un senso di totale disinibizione che, attraverso colori accessi e scena al limite del trash, coinvolge completamente lo spettatore.
Prima di tornare nella loro Tel Aviv, gli autori si sono quindi impegnati in quest’ultima produzione, differente dalle ultime uscite basate su temi sessuali, e più incentrata sulla realizzazione di una figure singola, un Sikh, accompagnando il tutto con scritte ed altri elementi decorativi.

Pics by The Artists, Work in progress pics by Hookedblog

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MOMO – New Mural in Sydney

15/02/2016

Recentemente MOMO si è spostato a Sydney dove ha da poco terminato di dipingere questo nuovo lavoro proiettando nuovamente tutto il suo particolare approccio estetico.
Dopo la bella serie di lavori realizzati per il Philadelphia’s Mural Program (Covered), il grande artista vola in Australia dove, invitato dall’amministrazione cittadina, ha dipinto questa lembo di strada.
L’opera vive attraverso una trasformazione attiva che coinvolge la pavimentazione, e le pareti che circondano la stessa. Il risultato finale vede Momo cambiare completamente la percezione dello spazio attraverso la generazione di un nuovo intreccio di textures, forme ed elementi astratti, che offrono un senso di profondo movimento.

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Escif – “Vegetales” New Piece in Valencia

14/02/2016

Nuova incursione di Escif a Valencia, il grande autore Spagnolo presenta “Vegetales” opera ispirata a Federico García Lorca, famoso poeta e drammaturgo spagnolo ucciso dal regime franchista.
Per questo ritorno per le strade della sua città, Escif sceglie una tematica orientata verso la politica, ricordando come la morte dal famoso autore Spagnolo, sia stata ordita dal regime a causa del suo orientamento sessuale.
Il 23 Aprile 2015 è stato infatti reso noto un rapporto di polizia basato su una ricerca condotta nel 1965 che non solo confermava l’esecuzione di Lorca, ma spiegava come lo stesso fosse stato tradito, ed etichettato come socialista ed omosessuale, da un ‘amico’ etichettato con il nome generico di Homero.

Pics by The Artist

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Invader – New Piece in Clermont-Ferrand, France

14/02/2016

Nelle ultime settimane il grande Invader si è spostato a Clermont-Ferrand in Francia, ultima tappa della sua ‘invasione’ in giro per il mondo.
Il globetrotter, in città per la proiezione del suo film Art4Space al Festival International du Court Métrage, l’autore Francese ha avuto modo di realizzare una nuova serie di opere in strada profondamente ispirate al festival del cortometraggio.
Il film proposto dall’autore, interamente girato in 25 mn, svela i retroscena e la fasi di sviluppo del progetto che ha visto una delle iconiche caselle dell’interprete volare nello spazio.
Tra i lavori proposti per questa nuova invasione, con le innumerevoli citazioni a carattere cinematografico, spicca l’opera più grande. Invader rende infatti omaggio al leggendario cantante Francese Serge Gainsbourg attraverso un personalissimo ritratto.

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Pener – “Electrocardiogram” New Mural

13/02/2016

Dopo parecchie settimane di silenzio Pener torna a lavorare in strada, l’autore polacco ha da poco terminato “Electrocardiogram”, nuova ed esuberante pittura.
Il confronto con le produzioni dell’artista passa per una personale commutazione della forma attraverso una spiccata sensibilità geometrica. Partendo dai graffiti, Pener ha successivamente rivolto il proprio sguardo verso una ricerca dove, le forme taglienti ed irregolari, ma soprattutto la forte sensibilità verso lo spazio di lavoro, rappresentano gli indiscussi cardini estetici.
Abituati a vederlo spesso trasformare completamente la percezione dello spazio a disposizione, ricordate l’intervento di Washington (Covered)? in quest’ultima fatica notiamo una crescente ed ascensionale trasformazione della forma, con intrecci, figure di dimensione differenti, forme quadrate, che scandiscono tutta la superfice di lavoro.

Pics by The Artist

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Watch: Canemorto | Amo-Te Lisboa – An ignominious street a̶̶r̶̶t̶̶ movie

13/02/2016

Dopo la serie di presentazioni in giro per l’Europa, i Canemorto rilasciano ora in versione completa Amo-Te Lisboa – An ignominious street a̶̶r̶̶t̶̶ movie.
Il film è il risultato delle scorribande compiute dal trio italiano per le strade di Lisbona. La città portoghese diventa teatro e palcoscenico per sessanta giorni di immersione totale. Senza alcun tipo di autorizzazione i Canemorto si sono spostati dal centro, sui tetti, sui pilastri dell’autostrada, sul lungolinea del treno, trasformando completamente l’aspetto della città attraverso un numero incredibile di pezzi.
E’ il momento di mettersi comodi e di gustarsi tutta la follia, e sopratutto il credo artistico dell’eccentrico trio.

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MrFijodor – A Series of New Pieces

12/02/2016

A distanza di tempo torniamo con piacere ad approfondire il lavoro di MrFijodor, l’artista italiano ci presenta un nuovo progetto pittorico, legato ai luoghi abbandonati.
Da sempre legato ad una rappresentazione spontanea e surreale, MrFijodor unisce qui i suoi iconici personaggi a luoghi di lavoro ai limiti della società moderna. Questi particolari spot diventano ideale teatro e palcoscenico per figure irreali, ominidi goffi, minotauri allucinati, pesci pantagreuelici e dinosauri imparauti.
A differenza di quanto abbiamo visto in passato, qui non c’è un legame, od una riflessione diretta con le fragilità e le emotività dell’uomo moderno. MrFijodor si concentra piuttosto sulla propria immaginazione, dando forma e sostanza alla stessa. Al contempo l’autore italiano parte dalle personali annotazioni su sogni ed incubi, da un indagine sulle mitologie arcaiche, le leggende metropolitane e gli esseri legati alla criptozoologia. Questi elementi condiscono una miscela grottesca che traccia la forma delle paure ataviche, dei sogni e dei mostri che abitano il nostro inconscio.
Il risultato finale sono una serie di figure che si legano perfettamente al paesaggio circostante, nuovi protagonisti che riflettono il modo in cui l’essere umano si pone verso l’ignoto e ciò che non conosce o comprende.

Thanks to The Artist for The Pics
Pics by Livio Ninni

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Nevercrew – New Murals for St+art Delhi 2016

12/02/2016

Nuovo aggiornamento da Nuova Delhi, per l’ottimo St+art Delhi 2016 al lavoro anche i Nevercrew, il duo Svizzero ha terminato due differenti interventi interconnessi tra loro.
Raccolti in unica grande opera, seppure in due posti differenti, la doppia pittura s’intitola “see through / see beyond”. Christian Rebecchi e Pablo Togni aka Nevercrew continuano a perfezionare un immaginario scandito da due differenti identità pittoriche. Una spinta tra realtà e fantasia, che avviluppa lo spettatore proiettandolo all’interno di una dimensione impossibile.
La prima parte dell’opera è realizzata a Lodhi Colony nella zona centro-sud di New Delhi, e vede il duo interagire con la particolare superfice della parete. Punto di contatto con il secondo intervento, è l’astronauta posto nella parte superiore del muro, che diviene protagonista assoluto della pittura realizzata suoi container del WIP Show allestito per il Festival.

Thanks to TheBlindEyeFactory for The Pics
Last 3 pics by The Artist

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Ericailcane x Bastardilla – New Mural in Bogotá

12/02/2016

Ci spostiamo a Bogotá, in Colombia, qui nei giorni scorsi Ericailcane e Bastardilla hanno nuovamente unito gli sforzi per realizzare questa bella pittura.
Dopo l’uscita di “Come quando fuori non piove”, Ericailcane si lancia in una nuova produzione in strada, proseguendo il sodalizio con la grande autrice Colombiana, attraverso un nuovo murale che unisce i rispettivi immaginari.
Lavorando attraverso una comune scala cromatica, unicamente scandita dal grigio, Bastardilla ed Ericailcane realizzano un nuovo intervento scandito come sempre temi e spunti importanti. L’opera sembra riflettere sullo sfruttamento delle risorse naturali e la deturpazione del territorio Colombiano, raffigurata morente e su una barella.

Pics by The Artists

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Blaqk – New Mural in abandoned factory in Greece

11/02/2016

Particolarmente attivi ed in vena di sperimentazioni, il duo Greco Blaqk torna a colpire all’interno di una vecchia fabbrica abbandonata in Grecia.
Il duo formato da Simek e Greg Papagrigoriou ha fatto dell’unione delle differenti fascinazioni estetiche il proprio punto di forza. Se il primo guarda maggiormente ad un approccio legato alla forma, ad una sintesi geometrica, equilibrata e simmetrica, il secondo preferisce un approccio maggiormente vicino ad una spinta calligrafica, con forme irregolari che ricordano quelle di un alfabeto criptico. Combinando ancora una volta assieme i personali stimoli, i Blaqk si appropriano di questa porzione di parete per tracciare un nuovo intervento.
Scandito dall’insolito utilizzo del verde, nella parte centrale, l’opera trasmette un senso oscuro, una sorta di esplosione che parte dal centro e che avviluppa parte dello spazio fino ad piombare sul pavimento circostante. Curiosi di vedere un seguito.

Thanks to The Artists for The Pics
Pics by Dimitris Vasiliou

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Sten & Lex – New Mural in Bangkok

11/02/2016

Tra i nomi di spicco al lavoro per il BUKRUK Urban Arts Festival, ci sono anche Sten & Lex, il duo romano ha da poco terminato questa nuova potente opera dal titolo “Storm”.
Sempre più affascinati dalla svolta astratta intrapresa dal grande duo Italiano. Sten & Lex continuano a sperimentare nuove soluzioni estetiche, lasciando tuttavia inalterato l’approccio lavorativo delle loro composizioni. La loro particolare tecnica di stencil è infatti il filo conduttore tra la precedente produzione, scandita dalla riproduzione di volti e soggetti comuni, e questo nuovo setting tutto legato alla forma.
La nuova maturità lavorativa di Sten & Lex passa per la distruzione della matrici che compongono le loro opere. Le immagini, così come le linee che le compongono, non sono più legate ad un diktat estetico. Libere di spaziare, di compiere piroette e di lanciarsi nello spazio compiendo balzi, accartocciandosi ed aprendosi a nuove ed inaspettate soluzioni. Un contatto differente quindi che passa per impulsi e stati d’animo personali e che arriva allo spettatore, forte e deciso, colpendone le corde più emotive e viscerale. Una tempesta appunto.

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Freddy Sam – New Mural in Phoenix

11/02/2016

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Uno dei primi progetti editoriali, mi ha visto ‘volare’ verso un continente inesplorato, solo immaginato, alla ricerca di artisti che potessero esprimerne lo spirito e la grande passionalità dell’Africa.
FOCUS on South Africa nasceva come ponte immaginario, sospeso tra due realtà. Connessione personale atta a togliere il velo su una scena distante, differente dalla nostra, con stimoli e principi estetici differenti, e proprio per questo motivo particolarmente interessante.
Tra gli artisti presi in considerazione c’era Freddy Sam. L’autore aveva appena portato in Sud Africa artisti del calibro di Know Hope, Gaia e JAZ. Tutti e tre impegnati in una fruttuosa residenza di un mese sfociata in una serie di opere in strada, con “Acrylic Walls” , ed infine una bella esibizione ospitata all’interno degli spazi del laboratorio/galleria A Word of Art (Covered).
Avevamo fatto così la conoscenza dell’interprete, di riflesso, osservando le produzioni di altri ed al tempo stesso, interessandoci e restando colpiti dal particolare piglio tematico con cui lo stesso portava avanti, già in quel periodo, la sua ricerca.

C’è un senso di profondo attaccamento alla propria terra che si lega alle produzioni di Ricky Lee Gordon. Parte dalla scelta del nome, che unisce quello dei nonni, in una nuova incarnazione fanciullesca. Freddy Sam, come un personaggio irreale. Come una figura eterea affamata di storie di vita e con il potere di penetrare pensieri e sensibilità differenti. Freddy Sam come sagoma irreale capace di cogliere la bellezza della natura, di intrecciarne le forme con quelle dell’uomo, dando vita ad una poetica profonda ed avvolgente.

Approfondendone il lavoro in questi anni, è emerso come la collocazione geografica, inevitabilmente giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo estetico e tematico nelle produzioni dell’autore. Rappresenta una sorta di fattore principale, di scintilla, che influenza e caratterizza la totalità delle sue opere.
Il radicato senso di appartenenza ad un determinato luogo, in primis per lo stesso artista, è elemento imprescindibile di una pittura che guarda al dialogo come primo ed importante tassello.
Ognuna infatti delle opere realizzate in questi anni vive in simbiosi con il luogo di lavoro, raccogliendone l’eredità sociale ed emotiva. Frammenti di vita, frammenti di natura che si intrecciano producendo un riverbero. Il confronto passa anzitutto per un approfondimento sociale e culturale, in grado di porsi come potente connessione tra l’artista, il luogo, arrivando infine a chi come noi osserva le sue produzioni.
Questo costante volontà di dialogo, si è spesso espressa con progetti specifici e sensibili in grado di porre l’accento su determinati luoghi, culture e problematiche sociali.
Il risultato è stato un percorso pittorico che ha visto la rappresentazione di potenti istantanee: uomini, donne e bambini appartenenti a luoghi remoti, come ad esempio bella serie di interventi realizzati ad Antananarivo in Madagascar (Covered).
Un flusso di persone e soggetti interconnessi con lo spazio di lavoro. Un riflesso che passa per gli occhi e le percezioni dell’interprete stesso. Che arriva a noi come catarsi personale, esplodendo in spunti, stimoli e sensazioni differenti.

Il senso di appartenenza ha al tempo stesso sviluppato un secondo binario. Una strada parallela con cui l’autore ha voluto istaurare un dialogo più personale. Un fare introspettivo che vede la natura, nelle sue differenti incarnazioni, come personale filo conduttore.
Tra passato e presente, tra quelli che erano i primi approcci dell’artista in strada, con animali e piante appartenenti ai suoi luoghi, e la sua attuale maturità pittorica, la natura rappresenta quindi il secondo ed importante tassello.
Chiariamolo subito, non si tratta di una semplice riproduzione realistica di elementi naturali. L’intreccio pittorico a cui l’interprete sembra mirare, è una idea in cui la natura diviene parte stessa dell’uomo. Elemento imprescindibile con il quale l’essere umano, volente o nolente, dialoga costantemente. Prende le sembianze di uno spirito attraverso il quale riversare pensieri, emozioni e sensazioni differenti e che, proprio per il suo essere così introspettivo, ben si presta a rappresentare tutte le differenti sfaccettature emotive che caratterizzano l’uomo.

Natura ed Essere Umano. Due entità che ora più che mai vivono (quasi) in antitesi. Due universi in realtà imprescindibili uno dall’altro, che tornano ad un unirsi all’interno delle pitture dell’artista.

C’è un crescendo nelle produzioni di Freddy Sam. Un senso di crescita costante, nei temi espressi, nel dialogo con il luogo di lavoro, nelle rappresentazioni naturali ed umane. Ognuno di questi elementi ha visto un incremento, equilibrato e direttamente proporzionale a quello degli altri, sfociando infine in quella che è l’attuale e particolare, momento dell’autore.
Freddy Sam cambia punto di vista. Agisce come uno specchio riflettendo letteralmente sull’esistenza dell’essere umano all’interno della natura, ed esplorando contemporaneamente la ‘presenza’ fisica e spirituale della stessa.
Questi temi, trattati per la prima volta in “The Nature of our Presence”, vengono successivamente sviluppati e portati avanti nell’attuale filone.

La nuova identità e maturità estetica e tematica di Freddy Sam trasmette un acceso senso poetico. Le opere si pongono come riflessione sulla presenza della natura all’interno della vita dell’essere umano. Lo fanno con toni onirici, servendosi di visioni differenti, di frammenti in grado di offrirci una nuova immagine di noi stessi.
Ciascuna delle schegge proposte riconduce ad un elemento naturale e viene contrapposto a lembi emotivi in grado ci mutare percezioni e stati d’animo, in quella che diviene presto una pittura meditativa.
Sta qui l’evoluzione. Nel dialogo che diviene maggiormente introspettivo, coinvolgendo elementi (quasi) spirituali, spingendo chi osserva ad una riflessione interpersonale. Domande esistenziali.
Negli elementi pittorici proposti, ora più che mai legati ad un realismo particolarmente rimarcato, a grandi e piccole caselle che compongono l’aspetto finale delle opere, a brevi testi, al limite della poesia, che richiamano il tema degli interventi e che fungono da propellente tematico e riflessivo.

In questo nuovo contesto tematico ed estetico emerge l’ultima fatica dell’interprete. Realizzata a Phoenix in Arizona, l’opera concentra, esalta e propone al meglio il nuovo Freddy Sam.
Lo spazio di questa struttura viene diviso in due distinte sezioni irregolari. La parte sinistra dipinta con l’immagine di uno specchio d’acqua, con una impressionante resa finale. Nella parte opposta prende vita la silhouette di un cavallo. I toni qui sono oscuri, con la forma dell’animale appena percettibile su un background scuro.
Entrambe le sezioni vengono unicamente interrotte da due dettagli. Il primo è una piccola fessura che illumina la parte centrale dell’opera, come una sorta di finestra di luce atta a ribadirne il concetto . È però il secondo a scatenare e sviluppare il tema cardine del lavoro.
L’autore sceglie di accompagnare la pittura con un frase che attraversa la totalità dello spazio e che recita: “Through the reflection of your beauty i am beautiful”.
Attraverso una duplice lettura, visiva e letterale, lo spettatore prende quindi coscienza della riflessione che l’intervento porta con se.
Freddy Sam vuole qui ribadire la bellezza intrinseca della natura, la bellezza dell’essere umano attraverso, per causa e con la stessa. Va addirittura oltre qui, definendo e ribadendo come l’uomo sia in realtà parte della stessa e di come distruggendo la natura, in realtà distruggiamo noi stessi. Meditazione.

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SeaCreative for Urban Canvas in Varese

10/02/2016

Continuiamo a seguire con interesse gli sviluppi dell’Urban Canvas, il progetto Varesino ha ospitato nei giorni scorsi SeaCreative che ha terminato di dipingere questo nuovo intervento.
il progetto, sviluppato in questi mesi dall’Associazione WG Art in collaborazione con il Comune di Varese, ha come scopo principale la valorizzazione degli spazi cittadini attraverso interventi specifici.
Esattamente come per i precedenti interventi, l’opera prende vita sulla parete di un sottopasso. La particolare collocazione, nonché la sua peculiare conformazione architettonica dello spazio, vengono sfruttate dall’interprete per realizzare un opera ricca di novità.
SeaCreative sceglie anzitutto un approccio in bianco e nero attraverso il quale dare forma e sostanza ad un incredibile serie di characters differenti. Intorno agli stessi si scatenano un vasto numero di elementi urbani, scritte e figure naturali. Una vera e propria esplosione intensificata dall’inedito effetto ‘strappo’ con una serie di sezioni in arancione ad interrompere la linearità cromatica dell’intervento.

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Pics by Sten

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Agostino Iacurci – New Murals for St+art Delhi 2016

10/02/2016

Continuiamo il nostro recap sull’ottimo St+art Delhi 2016, tra gli artisti al lavoro per la rassegna Indiana anche il nostro Agostino Iacurci.
Il grande artista Italiano, esattamente come Borondo (Covered), è tra i partecipanti al Wip Show parallelo al festival, dove ha potuto dipingere una serie di container. È però il lavoro più grande a catturare la nostra attenzione. Si tratta di una pittura che prende vita su tutta la facciata esterna della Guvind Puri Subway Station di Nuova Delhi.
L’intervento vede Agostino Iacurci immettere tutta una serie di personaggi, elementi e figure differenti, ispirate in parte al contesto Indiano, in parte al particolare immaginario del famoso interprete italiano. Il risultato finale è come sempre di primissimo impatto.

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Aryz – New Mural in Bangkok

10/02/2016

Anche Aryz al lavoro per le strade di Bangkok per il BUKRUK Urban Arts Festival, il grande autore Spagnolo ha terminato questa nuova e peculiare pittura.
Dopo le recenti incursioni in Phnom Penh in Cambogia (Covered), Aryz si sposta quindi in un’altra regione dell’Asia portando a termine una pittura ancora una volta legata agli stimoli del posto.
Lo spagnolo sceglie infatti di concentrare i propri sforzi nella realizzazione di una serie di biciclette. Se l’approccio pittorico rimane invariato, con il consueto range cromatico, a caratterizzare l’opera troviamo piuttosto una costante sovrapposizione di dimensioni e profondità differenti. L’intreccio proposto confonde lo spettatore che si trova coinvolto quindi all’interno di direzioni estetiche eterogenee e frammentate. Ci piace.

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Violant – “Virtvtibvs Maiorvm” New Mural

09/02/2016

Il ritorno di Violant è di quelli potenti, l’artista Portoghese ha da poco terminato di dipingere questa nuova opera, una nuova riflessione che coinvolge uno dei simboli di Lisbona.
Le sottili e velenose produzioni dell’autore sono spesso legate a temi che riguardano l’uomo e la società moderna ma più frequentemente abbracciano un universo fantastico. Violant attraverso una pittura rude e per certi versi violenta ha saputo porre l’accento su tematiche e perplessità piuttosto delicate, non disegnando di estraniarci dalla realtà attraverso lavori maggiormente di fantasia.
Con “Virtvtibvs Maiorvm”, questo il titolo dell’opera, l’artista torna potente e deciso. Sceglie di colpire uno dei simboli di Lisbona, la grande statua che si innalza all’ingresso dell’Arco da Rua Augusta, centro nevralgico della città. Violant sceglie questo simbolo come decadenza e delle difficoltà che il paese sta passando, immergendolo nell’acqua. Con, letteralmente e figurativamente, l’acqua alla gola, la statua perde tutta la sua magnificenza, diventando il simbolo delle problematiche del Portogallo.

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Emilio Cerezo – New Mural in Mongat

09/02/2016

Ci spostiamo a Mongat, Emilio Cerezo ha infatti terminato di dipingere quest’ultimo lavoro su questa struttura abbandonata nella cittadina catalana.
Dopo averlo visto al lavoro su uno spazio di grandi dimensioni (Covered), l’autore spagnolo torna ad impegnarsi su questa piccola struttura mostrandoci il suo consueto approccio estetico e tematico. Se la pittura è scandita da una tavolozza cromatica piuttosto variegata, legata a tonalità scure, i temi rappresentano come sempre il valore aggiunto delle sue produzioni.
Emilio Cerezo spinge infatti su tematiche introspettive, giocando con lo spazio e sopratutto con i temi delle proprie opere attraverso profonde analogie tra il titolo dei suoi lavori e ciò che effettivamente gli stessi mostrano. Qui le immagini di “Introspección”, titolo dell’ultimo intervento, con l’artista che attraverso la profondità dello spazio e di quanto dipinto spinge l’osservatore ad un confronto personale.

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Boris DELTA Tellegen “∇” at Alice Gallery (Recap)

09/02/2016

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Si può imbrigliare il caos? Si può plasmarne l’aspetto e le sue intrinseche conseguenze, cercando quindi di conferirgli un ordine personale? Queste domande non trovano risposta certa, ma diventano spesso punto focale di ricerche e personali fascinazioni estetiche, di molti artisti contemporanei.
L’essere umano, cercando una comprensione di eventi apparentemente inspiegabili, ha tracciato dapprima un idea di mondo deterministico. Era infatti comune, specialmente nel secolo scorso, associare un qualsiasi evento ad una causa ed al suo successivo effetto. Esattamente quindi come un orologio, regolato da rapporti lineari, l’interpretazione, e di conseguenza la conoscenza, era legate a questo dictat.
Con il procedere delle scoperte e delle conoscenze, sopratutto in ambito scientifico dove in particolare l’attenzione è passata dal macrocosmo al microcosmo, l’essere umano ha compreso che l’interpretazione degli eventi, se approfondita, passa inevitabilmente per elementi legati al caos.
Il caos diviene processo dinamico in grado di generare complesse relazioni ed effetti. Ma soprattutto chiave di volta per concepire, comprendere ed approfondire la realtà che ci circonda, in un modo completo ma al tempo stesso complesso e sfaccettato.

Il percorso del grande artista olandese Boris Tellegen aka DELTA, rappresenta il risultato di differenti realtà. Un intreccio di spunti personali ed esperienze che miscelandosi, vengono costantemente influenzate da variabili inattese. Il caos si palesa come possibilità di lettura in un percorso duplice che ha nell’ordine, la sua naturale contrapposizione.
Non si tratta però di due strade divergenti, l’idea dell’artista Olandese è quella di far coesistere e convivere due elementi all’apparenza distanti, capaci, nell’unione estetica e processuale portata avanti negli anni, di produrre una ricerca che si rivolge e plasma in modo personale la materia.
Ma andiamo con ordine.

Boris DELTA Tellegen è il risultato due matrici distinte, decostruite e rassembrate in una coesistenza equilibrata e profonda. Esattamente come le sue stesse opere, l’estetica dell’interprete è composta da strati differenti che attingono da esperienze personali, dalla strada, dagli stimoli e fascinazioni, arrivando infine ai personali studi accademici.
La prima è DELTA, pseudonimo con il quale l’interprete si proietta in strada come pioniere nel mondo dei graffiti degli anni ’80. Questa prima incarnazione è scandita dalla volontà di approfondire un idea dimensionale, trascendere i confini dello spazio e della superfice murale. La profondità e tridimensionalità creata nei tag dell’interprete, rappresenta il primo tassello della sua successiva e costante evoluzione estetica.
La seconda matrice è rappresentata dall’esigenza di uno studio accademico da affiancare a quanto proposto in strada. Una naturale evoluzione quindi. Tellegen studia Industrial Design Engineering presso il TU Delft fino al 1994.
Da qui assistiamo ad un sostanziale cambio. La lettera viene in parte accantonata, con la forma e la volontà di ‘attirare’ lo spettatore all’interno delle sue opere, che diventano ora punti predominanti.
Si sviluppa quindi una nuova identità, legata allo spazio, alla superfice. Boris DELTA Tellegen si interessa ai piani architettonici, ai layout delle città, ai paesaggi industriali, che diventano stimolo imprescindibile con il quale sviluppare le proprie opere. L’ordine.

Ancora una volta è il processo a plasmare l’aspetto finale dei lavori. Boris DELTA Tellegen si avvale di materiali differenti, lavorando meticolosamente e sviluppando strati differenti, composti da forme nitide e pulite, che vanno a generare un avvolgente senso di profondità. L’idea è quella di portare avanti un indagine in grado di porsi come riflessione tra pianificazione e casualità. L’ordine che viene piegato da una sorta di caos schematico.
È proprio un processo legato al caos che quindi funge da spinta ascensionale per una produzione che risulta indomita. Prendono forma collages che ricordano paesaggi urbani, formati da strati differenti, distrutti, ricostruiti e rassembrati costantemente attraverso una continuata stratificazione, taglio e cesellatura di elementi eterogenei. Dalla carta al legno, si tratta di un processo che vuole replicare un senso di incontrollabilità.
È la percezione dello spazio a cambiare. Ciascuna opera riflette sensazioni e stati d’animo personali, gli effetti di luce ed ombra traciano ogni singolo strato e forma, generando direzioni, prospettive e realtà dapprima celate. Gli intricati livelli dell’autore, osservandone lo sviluppo con cura, sono avvertibili e percettibili. Un percorso a strati figlio di un accordo tra disciplina e spontaneità, dove gli elementi e le forme proposte, vengono proposti attraverso una pianificazione ed al contempo un processo casuale.

Sono passati cinque anni dall’ultima mostra di Boris DELTA Tellegen a Bruxelles. Ospitata nuovamente all’interno degli spazi della bella Alice Gallery, il grande artista apre “∇”. Il segno ∇, è il contrario del simbolo greco Δ – ovvero DELTA.
L’intero allestimento è caratterizzato dalla volontà dell’autore di lavorare attraverso una pratica ispirata ai graffiti ma al tempo stesso con l’idea di invertirne la tendenza.
Ciascuno dei lavori proposti dall’autore non vede quindi una esplorazione della superfice attraverso la bomboletta spray, quanto piuttosto una costruzione e decostruzione di elementi in legno e carta. Incollati, laceratati e tagliati, ricomposti e riassemblati sotto una nuova forma.
Il setting è infatti composto dagli splendidi collage di carta che insieme a due grandi collage multistrato in legno, un piccolo lavoro in bronzo, una scultura mobile in legno, compongono questo nuovo show.

Ancora una volta a cambiare sono le percezioni in funzione di un processo estetico che premia il tempo. Da una parte Lo scorrere del tempo viene infatti ‘materializzato’ attraverso lo spessore di ciascuna delle opere proposte.
La luce colpisce infatti il corpo di lavoro da angolazioni differenti con il passare delle ore, trasformando le opere ed aprendo la vista verso nuove e differenti interpretazioni sensoriali. Dall’altra ciascuno dei lavori proposti ha visto Boris DELTA Tellegen lavorare diversi giorni, in alcuni casi mesi, per creare il fitto intreccio di elementi e figure che ne compogono gli strati.
Il tutto raccolto nella complessa idea di equilibrio tra caos ed ordine.

Alice Gallery
4 rue du pays de Liège
1000 Brussels Belgium

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Borondo – New Mural for St+art Delhi 2016

08/02/2016

Tra i nomi di spicco dell’ultima edizione del St+art Delhi 2016 c’è Borondo, l’artista Spagnolo ha da poco terminato questa nuova pittura in occasione del WIP Group show realizzato durante i giorni del Festival.
A distanza di qualche mese, il grande autore torna quindi a lavorare proponendo un nuova pittura, che rappresenta un antipasto della grande parete su cui lo Spagnolo è al lavoro in questi giorni.
Dal titolo “Mirage”, l’intervento prende vita su una serie di container ed attraverso una esplosione di tonalità e colori differenti. Borondo traccia l’aspetto di quella che sembra una sala regale, proiettandoci all’interno della superfice e lasciando ancora una volta allo spettatore ampia possibilità di riflessione personale.
In attesa delle immagini del secondo lavoro, dopo il salto ricca galleria di scatti.

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Nychos – New Mural in Bangkok

08/02/2016

Proseguono i lavori a Bangkok per il BUKRUK Festival, Nychos in questi giorni ha infatti terminato di realizzare questa nuova pittura, una inedita ed inaspettata dissezione.
Dopo l’opera di ROA (Covered), è un altro nome di spicco della scena internazionale ha lavorare per le strade della città Tailandese.
Abituati a confrontarci con dissezioni di animali, legati perlopiù al luogo di lavoro, quest’ultimo intervento vede Nychos ‘occuparsi’ di una iconica paperella gialla. Tra realtà e finzione, l’oggetto viene sezionato mostrando all’interno in consueto range di dettagli ed elementi corporei.

Pics by The Artist

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JAZ – New Mural in Grottaglie

08/02/2016

Un po’ a sorpresa, nuovi aggiornamenti da Grottaglie. Nei giorni scorsi Franco Fasoli aka JAZ ha terminato di realizzare questo nuovo intervento per le strade della famosa cittadina Pugliese, già casa del FAME Festival.
L’opera vede è l’opportunità per vedere gli sviluppi del lavoro del grande artista Argentino, sempre più interessato al lavoro su carta. Lo scorso anno è infatti stato scandito dalla volontà dell’autore di sperimentare un approccio estetico differente, legato ai collages, con i quali dare nuova linfa alle proprie produzioni.
Nonostante quindi con le recenti uscite JAZ era tornato indietro sui suoi passi (Covered), questo nuovo lavoro evidenzia la volontà dell’interprete di voler unificare la spinta pittorica e viscerale, elemento che da sempre distingue le sue opere, con un approccio ‘materico’ e legato alla carta. Aspettiamo aggiornamenti.

Pics by Angelo Milano

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Watch: OFICIO Residence – Corto Documental

04/02/2016

A distanza di un anno esce ora un bel corto sull’ottimo OFICIO Residence, progetto murale realizzato dalla Kosovo Gallery di Córdoba in Argentina.
L’inverno dell’anno scorso, l’OFICIO Residence, attraverso un progetto di residenza d’artista, ha dato modo ad artisti internazionali e realtà locali, di dare nuova linfa alle strade della città di Córdoba. Autori come il nostro Pixel Pancho, Zosen, Mina Hamada insieme ad altri interpreti locali come El Marian, Pesk, Pedro Perelman, Pum Pum ed Elian, hanno realizzato una serie di interventi in città coadiuvati ad altri progetti collaterali come workshop, conferenze. Questo è il racconto di tutta l’esperienza, qui potete dare uno sguardo approfondito alle opere realizzate.

Miron Milic – New Mural in Dubrovnik

04/02/2016

Ci spostiamo a Dubrovnik in Croazia per andare a dare un occhiata all’ultima pittura firmata da Miron Milic, parte dei lavori per la candidatura della città a Capitale Europea della Cultura 2020.
L’approccio meticoloso ed iper dettagliato di Miron Milic, va nuovamente ad intersecarsi con gli stimoli ed temi legati al posto. In particolare l’autore Croato, particolarmente legato alla città – ha iniziato qui a disegnare per la prima volta da bambino – sceglie di rendere un omaggio a questi luoghi.
L’opera prende vita su questa grande parete che si affaccia direttamente sul porto della città. L’artista, lavora qui attraverso il personale approccio pittorico caratterizzato da linee sottili e da una spiccata propensione al dettaglio.
Il risultato finale è una personale analogia. Tra passato e presente Miron Milic sceglie di dipingere una mongolfiera, mezzo di trasporto differente dalle navi ed accomunati dalle stesse per il loro ‘lento’ procedere. L’intervento può anche essere letto come riflessione sui lenti cambiamenti della società moderna, ed uno sguardo verso il futuro, lasciando il passato alle spalle.

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Crisa – New Mural in Santa Teresa, Cagliari

04/02/2016

L’ultima pittura firmata da Crisa prende vita su questa grande parete nel quartiere popolare di Santa Teresa a Cagliari, e porta avanti tutti i temi cari all’autore Italiano.
Il rapporto tra spazio urbano e natura, continua a rappresentare tematica principale delle produzioni di Crisa. L’autore ancora una volte pone in contrasto questi due universi, sviluppando sull’intera facciata di questo grande edificio, una nuova, enorme, forma iper colorata.
L’utilizzo del colore, qui particolarmente rimarcato, è scandito da un bell’effetto gradiente, simile a quanto visto nell’ultima uscita firmata da BLU (Covered). Come sempre per le produzioni di Crisa, i temi e gli spunti tipici del suo lavoro sono ben riscontrabili nei dettagli dell’opera.
L’intervento parla di rinascita e speranza, ‘bucando’ letteralmente lo spazio ed i mattoni, con una serie di forme ed elementi organici ispirati alla natura ed al mare.

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Pics by Fabrizio Dessi

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Watch: Anthony Lister in Los Angeles

03/02/2016

Fuori ora un bel video che ripercorre le gesta di Anthony Lister durante le settimane precedenti all’apertura di “Mad Props Street Cred” per le strade di Los Angeles.
Il video, edito da The Creative Lives, è una sorta di mini documentario con l’autore che parla a ruota libera circa il suo lavoro, la pittura in generale, l’esperienze in strada, e la forte influenza astratta sempre più riscontrabile nelle sue ultime produzioni.
Tutto da vedere, se volete approfondire qui trovate il recap dello show aperto da Anthony Lister lo scorso autunno.

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Gola Hundun – “Intelligenza Vegetale” Show (Preview)

03/02/2016

Il prossimo 20 di Febbraio Gola Hundun si appresta ad aprire “Intelligenza Vegetale”, nuova esibizione, all’interno degli spazi della Galleria Portanova 12 di Bologna.
Nelle immagini in calce una piccola preview con l’artista italiano al lavoro su alcuni dei lavori che caratterizzano l’allestimento dello show Bolognese.
Come spesso ribadito le produzioni di Gola Hundun sono caratterizzate da un profondo legame con la natura. La biosfera nella sua interezza diviene protagonista assoluto, sintesi perfetta per tramutare in forma ‘fisica’ spunti e riflessioni differenti. A caratterizzare l’estetica dell’autore italiano un approccio pittorico scandito da colori acidi e particolarmente accesi che plasmano la forma e la sostanza di intrecci naturali, tra piante, fiori, bulbi, rampicanti, foglie.

Quello che sto per dirti può sconvolgerti ma dovrai accettarlo, che ti piaccia oppure no. è un fatto puro e semplice: gli umani non sono le creature più evolute del pianeta Terra.
Credimi, è la verità. Ci sono altri organismi che abitano questo mondo, diffusi intorno a noi in ogni angolo del globo e adattati a habitat estremi o inospitali, da cui dipendiamo in ogni aspetto della nostra esistenza.
Questi esseri hanno più di cinquecento milioni di anni di evoluzione alle spalle, hanno organi di senso infinitamente più sviluppati e possono contare su una rete globale di informazioni al cui confronto Internet è solo un giocattolo difettoso.
No, non sono strane creature aliene o entità interdimensionali, sto parlando delle piante.
Basandosi sul testo di Sandro Mancuso e Alessandra Viola “Verde brillante”, che raccoglie e analizza le ultime scoperte in materia di funzioni intellettive del mondo vegetale, Gola Hundun cerca di tradurre in immagini le capacità strabilianti della vita arborea per portarle alla tua conoscenza.
Metti da parte il tuo antropocentrismo e lasciati accompagnare tra messaggi chimici e radici neurali, alleanze di insetti e funghi, muffe in codice e moduli frattali nella vita sconosciuta delle piante. -Antonella Perazza

Galleria Portanova 12
Via Porta Nova, 12
40123 Bologna

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Pics by Bizzarre

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Hyuro – “Contradiction” New Mural in Vallecas, Madrid

03/02/2016

Il 1 Febbraio 1945 in Italia viene introdotto il suffragio Universale, per la prima volta quindi anche le donne possono votare. Dalle ceneri della guerra, il paese cercava di ripartire, tentando di dimenticare il passato, e proiettandosi verso il futuro con uno slancio in grado di rimettere in sesto valori e società.
Quella che all’epoca poteva apparire come una battaglia vinta, certificata dal primo referendum costituzionale in cui anche le donne votarono, oggi è un ricordo sbiadito. Uno status quo che appare normalissimo e fa riflettere sul valore di certe proteste sull’uguaglianza e parità, che tanto stanno interessando e scuotendo il paese in questo periodo.

L’uguaglianza tra uomo e donna appare ad oggi, più un concetto morale. Un tema su cui aggrapparsi ma che, in verità, è lontano da essere effettivamente applicato, sostenuto e portato avanti dalla stessa società moderna. È una società che in parte rinnega, lascia briciole e ‘contentini’ ma che, nella realtà delle cose, continua ad essere aggrappata a certi concetti e modi di pensare. La donna continua ad essere vittima di stereotipi e meccanismi etici e morali del tutto contraddittori. Lentamente ed a fatica si sta davvero arrivando ad una effettiva parità dei sessi?

La donna e l’universo femminile rappresentano principio e scintilla delle produzioni di Hyuro. Tema cardine attraverso il quale l’interprete Argentina indaga all’interno delle pieghe della società moderna. Con intelligenza, e servendosi spesso di potenti analogie visive, l’autrice innesca il seme del dubbio, della riflessione, sviluppando su parete temi e spunti differenti.

Anni fa fece scalpore la lunga parete dipinta dall’artista per la Living Walls Conference. Per quella edizione tutta al femminile del famoso Festival, l’artista aveva realizzato un lungo intervento con un frame by frame epico, che fu successivamente cancellato per la forte presenza di nudo femminile (Covered).
Aldilà di questa opera, particolarmente potente dal punto di vista estetico, uno dei lavori che centrano perfettamente lo spirito riflessivo delle sue produzioni, e che ci è particolarmente rimasto impresso per impatto finale e profondità tematica, è “24 Fragments of a Working Day“.
L’opera, realizzata lo scorso Marzo all’interno della Metro de Madrid, sbatteva letteralmente in faccia al passante casuale lo stato di alienazione della donna moderna. Attraverso i differenti frame proposti, Hyuro sottolineava il legame tra faccende domestiche e universo femminile. L’habitat auto imposto alla donna.
Ciascuna immagine poneva lo spettatore di fronte ad una particolare azione o faccenda, in cui la donna è costantemente impegnata e soggiogata durante la sua giornata.

È al tempo stesso importante sottolineare come la costante acutezza nei tremi trattati, vada di pari passo con una ricerca pittorica in costante evoluzione. Le protagoniste di Hyuro, che appaiono ispirate spesso alle sue stesse fattezze quasi a voler sottolineare la maternità dei temi trattati, dapprima scandite da colori tetri e grigi, hanno subito una rinascita.
Nel corso del tempo i corpi, i volti così come gli abiti e tutti gli altri elementi di contorno, hanno iniziato a brillare di una luce differente. Un cambio tonale importante, una nuova fioritura figlia della volontà dell’artista di impegnarsi in un approccio maggiormente legato al dettaglio, ricco di sfumature ed effetti d’ombra, sostenuti da proporzioni di lavoro certamente che con il tempo si sono fatte certamente più importanti.

Conseguentemente a questa maggiore sensibilità al dettaglio, negli ultimi tempi l’autrice ha iniziato a volgere la propria attenzione verso spunti differenti. Non più unicamente le donne come protagoniste ‘fisiche’, quanto piuttosto gli elementi di contorno, ad esempio gli abiti, a traslarne il pensiero e l’identità tematica.
In particolare l’artista sembra voler proporre vere e proprie scene di vita, con i soggetti raffigurati privi di volto e capaci quindi di proporre una immedesimazione maggiore rispetto al passato. Notando infine una cura maniacale per le textures e per gli abiti di queste figure.
La scelta non è per nulla casuale. La figura della donna all’interno della società, le sue conquiste e le sue lotte sono spesso andate di pari passo con la trasformazione del suo abbigliamento. L’esempio più comune è la lunghezza della gonna che, con il passare del tempo, è andato a ridursi fino ad arrivare agli ‘standard’ attuali.
Di pari passo con questo nuovo indirizzo estetico, la grande artista ha saputo negli ultimi tempi variare ed approfondire argomenti differenti, alcune volte legati al luogo di lavoro, mostrando tutta la sensibilità del proprio operato.

L’ultima opera di Hyuro nasce dal passato. Nasce dalla ferma intenzione di continuare a proporre una pittura riflessiva, ed al tempo stesso vive in un presente quanto mai ricco di sfaccettature eterogenee, sia pittoriche quanto tematiche.
Il murale, dipinto su questa grande parete a Madrid, esercita un nuovo tipo di fascino. Raccoglie l’eredità di una maggiore profondità pittorica, e contemporaneamente sviluppa un nuovo ed interessante tema maggiormente introspettivo.

Hyuro sposta qui la sua attenzione sulle contraddizioni interne, sui conflitti interpersonali che accompagnano e scandiscono la nostra esistenza. L’autrice concentra la propria attenzione sulle percezioni e desideri opposti che nutriamo verso le persone, le nostre idee e le semplice cose. In particolare l’opera vuole esprimere al meglio lo stato di negazione ed accettazione tra ciò che siamo e ciò che vorremmo in realtà essere. Sensazione questa particolarmente percepita in questo particolare momento storico e sociale. La società continua infatti ad imporre modelli socialmente definiti, attraverso una pressione generata da ideali fuorvianti, lontani dalla realtà e da noi stessi. Un cortocircuito a cui siamo sottoposti giorno dopo giorno e che inevitabilmente intacca il nostro modo di percepire noi stessi.
Stuzzica l’Argentina, e lo fa con una nuova analogia visiva che vede un volto girato rispetto al corpo, un volto femminile su un corpo dalle sembianze maschili. Contraddizioni. Negazione ed accettazione di noi stessi a tutto tondo, come intralci che ci privano di arrivare ad una comprensione di ciò che realmente siamo.

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Pics by Guillermo de la Madrid /Escrito en la pared

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DOA – New Mural in Chiang Mai, Thailand

02/02/2016

In queste settimane DOA si trova in Asia, spostatasi Chiang Mai, Tailandia, l’artista ha da poco terminato di dipingere questa piccola struttura.
Continuando a portare avanti la personale fascinazione naturale, DOA interviene nello spazio pubblico con la precisa intenzione di porre in essere una conciliazione tra lo stesso e la biosfera. L’autrice guarda al luogo di lavoro, dal quale ricava le piante e gli elementi naturali delle sue opere, trasformando gli spazi attraverso una presenza naturale attiva. Profondamente connesse con lo spazio di lavoro, le pitture dell’autrice esercitano una riappropriazione dello stesso da parte della natura.
Qui l’ultima opera ispirata alla ficus religiosa, particolare piante originaria dell’India, e caratterizzata da una profonda adattabilità con le condizioni meteorologiche che ne influenzano la caduta delle foglie.

Pics by The Artist

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Pelucas – New Mural in Vallecas, Madrid

02/02/2016

Ci spostiamo a Vallecas, quartiere di Madrid, qui nelle scorse settimane Pelucas ha terminato di dipingere questa grande parete come personale omaggio alla gente del posto.
C’è un senso ritmico nelle produzioni di Pelucas, l’artista Spagnolo riversa tutta la sua immaginazione attraverso un approccio estetico profondamente connesso all’utilizzo di tonalità sature, accese ed acide. Un eccentrico gusto pop accompagna le sue opere, che al tempo stesso vengono infarcite di elementi surreali, textures, pattern e forme bizzarre. L’artista traccia l’aspetto di bizzarri characters, divide lo spazio in sezioni differenti, caricandolo di spunti ed elementi eterogenei che si presentano allo spettatore investendolo completamente.
La sintesi estetica apportata da Pelucas appare quindi come una personale rielaborazione di ciò che circonda l’autore stesso. L’impressione è quella di una costante volontà di evasione dalla normalità per proiettarci all’interno di un universo personalissimo. La fantasia al potere.
Qui le immagini di quest’ultima opera ispirata alle persone che vivono il quartiere, dateci un occhiata.

Pics by The Artist

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Escif – New Murals in Font de la Polvora, Girona

02/02/2016

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Nel 2004 debuttava al cinema Banlieue 13, film prodotto da Luc Besson e diretto da Pierre Morel, nulla di memorabile. Tra scene d’azione e parkour, quello che spiccava era il contesto e soprattutto i temi forti che le pellicola andava, seppur in modo superficiale, a trattare.
Nella città moderna, ci sono dei limiti invalicabili. Banlieue 13 ripetute e disseminate che, a differenza di quanto accade nella pellicola, non sono divise da un grande muro di cinta, quanto piuttosto da un muro ideologico ed umano. Sono città nelle città che seguono proprie e personali regole. Diventano note al pubblico per gli insistenti problemi di ordine pubblico, per la delinquenza e situazioni di degrado sociale ed economico.

Questi luoghi visti da fuori assumono le sembianze di città di carta, fragili per la loro stessa natura, labirintiche nell’aspetto e difficili da interpretare a causa dell’isolamento, prima indotto e poi voluto, cercato ed infine raggiunto e conservato a denti destri, un appartenenza quindi.
Quello che sfugge è spesso uno sguardo dall’interno, l’opportunità di osservarne le sfaccettature, le regole, le contraddizioni e tutto il personalissimo ed eterogeneo tessuto sociale che vive e respira in simbiosi con i palazzoni ed i vicoli di questi quartieri città.
È infatti la gente che vive costantemente questi luoghi a tracciarne il carattere e la spiritualità, riuscendo a riflettere alla perfezione tutto il caleidoscopio di emozioni e fragilità, di odio e paura, di spontaneità e generosità, che contraddistinguono l’essere umano. Un altalena di continue contrapposizioni che ben identifica, spaventa ed accomuna ciascuna di queste realtà.

Escif non è un esploratore. L’artista Spagnolo non si è mai lanciato in progetti di esplorazione urbana. Ha trasformato Valencia nella sua personale tela, questo si, ha lavorato su grandi e piccole pareti, ma soprattutto è stato in grado di sviluppare un personale e riconoscibile alfabeto tematico e visivo ben noto a chi, come noi, ne segue gli sviluppi in strada.
Quello che ha sempre contraddistinto le produzioni dell’artista, è la sua capacità di esercitare e sviluppare attraverso riuscitissime analogie, concetti e riflessioni importanti. Risiede qui la magia delle sue pitture. Più il tema trattato è rilevante, più l’interprete spinge in là la sua vena creativa, sottoponendo lo spettatore a rebus ed analogie affilate e divertenti e che, proprio per la loro stessa natura, riescono a coinvolgere.
Risiede quindi uno spirito popolare nelle pittura di Escif. Un linguaggio semplice ed intuibile con cui l’autore tratta temi delicati e complessi, dialoga al passante casuale, sottoponendogli dubbi e perplessità, raccogliendo l’eredità sociale, politica ed economica della società moderna, piegandolo al proprio immaginario surreale.
L’impressione è quella di una chiave di volta che, servendosi di immagini chiare e semplici, riesce a scardinare argomenti sempre più complessi ed articolati, restituendoli alla gente comune.

Nelle scorse settimane Escif è stato coinvolto in un nuovo progetto. Contattato dai ragazzi del Milestone Project di Girona, il talento Spagnolo è stato invitato a dipingere all’interno del quartiere zingaro Font de la Polvora.
Font de la Polvora è stato costruito negli anni ’60 per accogliere coloro che non avevano posto nella città di Girona. Ad oggi si tratta di un vero e proprio ghetto, letteralmente separato dal centro storico da una piccola montagna. Per accedervi c’è solo un ponte, che ne limita quindi drasticamente le comunicazioni e gli accessi.
Il quartiere appare malridotto, ed è conosciuto unicamente per i casi di droga, la forte criminalità e l’emarginazione.

All’interno di questo contesto distaccato e difficile Escif sceglie di rendere omaggio alla gente del posto, coloro che vivono qui la loro vita quotidiana, cercando di districarsi tra i problemi di tutti i giorni.
Ancora una volta lo Spagnolo dimostra tutta la sua sensibilità realizzando una serie di opere ben in grado di tracciare la tradizione e l’identità del quartiere, la sua vivace vita di strada, la cultura e la particolare scena artistica locale.

Inserendosi in questo contesto Escif sceglie un approccio particolarmente criptico toccando temi importanti come l’integrazione sociale. il problema delle droghe, ed altri stimoli caratteristici, per certi versi surreali, che caratterizzano questo luogo.
In tutto il quartiere ci sono unicamente 3 attività commerciali. La più importante è certamente la pasticceria che rappresenta un importante luogo di incontro. Ispirazione per la prima opera, “Palmeras de azucar”, l’esercizio è una sorta placebo d’integrazione sociale. I bambini mangiano lo stesso zucchero, gli stessi conservanti, gli stessi aromi come i ragazzi dall’altra parte della montagna.
In “Amor” c’è invece un omaggio alla passione per i cardellini da parte dei Gitani del luogo, in “Jinete” la riproduzione di una fotografia di un uomo a cavallo.
Nel quartiere vivono circa 2000 persone. Tutti conoscono tutti e la maggior parte delle persone ha tra loro legami familiari. La struttura sociale, suddivisa in famiglie, ruota attorno alla figura del patriarca. Questi i temi di “Constelaciones familiares”.
L’artista prosegue la sua opera con riferimenti velati alla droga in “Acido Cítrico” utilizzando l’analogia tra la forma di un limone ed ‘simbolo’ gitano, e chiudendo la sua esperienza con “Los portugueses”.
All’interno del quartiere due blocchi di edifici sono infatti abitati da una minoranza di zingari portoghesi che formano un ghetto nel ghetto. Ad Escif è stato chiesto di dipingere un gallo portoghese sulla parte anteriore di uno degli edifici con l’idea che tutti devono sapere che quello è il loro blocco.

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Spogo – New Mural in L’Hopitalet del Llobregat

01/02/2016

Recentemente Spogo si è spostato a L’Hopitalet del Llobregat, per andare a realizzare questa nuova pittura, parte dei lavori per il 12 + 1 Project.
Organizzato dall’Associazione Cotorno Urbano, il progetto vedrà 12 artisti susseguirsi sullo stesso spazio. La parete sotto il ponte Torrasa a L’Hopitalet del Llobregat, borgo alle porte di Barcellona, verrà quindi trasformata attivamente per 12 mesi consecutivi, diventando il simbolo di questo distretto culturale.
Al termine del progetto, ciascuno degli artisti coinvolti avrà modo di esporre all’interno del Tecla Seca Cultural Center, spazio che sorge proprio accanto alla parete.
Primo artista al lavoro proprio Spogo che si è impegnato in questa nuova e frizzante pittura. L’opera segna la volontà dell’autore Spagnolo di sviluppare trame pittoriche maggiormente viscerali. Abbandonando quindi gli ‘schemi’ e gli elementi geometrici, l’artista sceglie qui un approccio tonale radicale servendosi di una pittura ricca delle consuete textuers e di corposi effetti.
In calce un bel video recap ed alcuni scatti dell’opera, presto nuovi aggiornamenti sul progetto.

Pics by Pink Mercury via The Artist

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ROA – New Mural in Bangkok

01/02/2016

Nuovo aggiornamento per ROA, il globetrotter Belga recentemente si è spostato a Bangkok dove ha da poco terminato di realizzare questa nuova pittura per il BUKRUK Urban Arts Festival.
Profondamente legato al mondo animale, ROA continua la personale indagine su di esso con una nuova pittura che prende ispirazione dalla fauna locale.
Per la rassegna il grande artista realizza due grandi elefanti, posti uno sopra l’altro, facendo interagire gli stessi con le particolarità architettoniche del luogo di lavoro. Il risultato è la consueta pittura rabbiosa e violenta, con i due protagonisti rielaborati attraverso il personale approccio pittorico dell’artista.
ROA continua infatti a proporre uno spaccato personale e riflessivo sul mondo animale, i suoi protagonisti trasudano emozioni contrastanti, forti, un senso malinconico e tetro che continua ad avvolgere ciascuna delle sue pitture.

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108 – “43 forme del caos” for CHEAP Festival

01/02/2016

Su il sipario sull’ultima meraviglia firmata da 108, il grande autore italiano ha terminato di realizzare questo bell’intervento site specific sul muro di cinta dell’Austostazione di Bologna.
Appuntamento ormai consolidato nel corso del tempo, anche quest’anno CHEAP Festival, in occasione di Art City Bologna 2016. Il Festival scalda i motori tornando a trasformare la lunga parete attraverso un opera incentrata sulla rigenerazione creativa, di tabelle affissive in disuso concesse dal Comune.
Dal titolo “43 forme del caos” l’intervento di 108 è un progetto composito che, come accaduto l’anno scorso con 2501 (Covered), vede l’artista Italiano interagire con lo spazio di 250 metri quadrati di muro e 43 spazi affissivi.
L’opera prende vita attraverso una trasformazione attiva dello spazio murale, ridipinto di turchese e scandito da una serie di elementi lineari. Questi vanno ad interagire con 43 poster differenti che vedono all’interno lo sviluppo di altrettante forme eterogenee.
Questo nuovo lavoro di 108 eredita tutta la profondità della ricerca sulla forma del grande autore Italiano. E’ una riflessione sul caos, il cui numero simbolico è appunto il 43, con una indagine che vede l’artista italiano tracciare l’aspetto di differenti forme. La totale assenza di colore, concentra l’attenzione unicamente sulle figure nere, divise in 13 moduli composti ciascuno da un trittico di bacheche, una centrale e due di dimensioni più ridotte.

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Pics by Michele Lapini

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